DEDICATO A VITO MAUROGIOVANNI

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DEDICATO A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Mar 08, 2009 7:45 am



da Barisera del 7 marzo 2009, pag. 18

Il libro di memorie dello scrittore e giornalista scomparso qualche giorno fa

IL “COME ERAVAMO” DELLA BARI DI MAUROGIOVANNI
di Vittorio Polito
Vito Maurogiovanni, la grande memoria storica di Bari, appena scomparso, ha scritto per i suoi concittadini il corposo e bel volume “Come eravamo”, con la presentazione di Lino Patruno, edito in elegante veste tipografica da Levante Editori, una delle importanti case editrici baresi che danno lustro alla nostra città.
Ricordo questo volume perché, Maurogiovanni, il cantore della nostra Bari, ci teneva tanto: “Come eravamo”, infatti, è il titolo della fortunata rubrica firmata dallo stesso Maurogiovanni e che La Gazzetta del Mezzogiorno pubblica da diversi anni e che Vito, nonostante la sua infermità, ha continuato a scrivere fino a qualche giorno fa. Rubrica molto seguita dai lettori per gli importanti contenuti che l’autore riportava e ricordava di volta in volta.
Le opere del grande giornalista, drammaturgo, commediografo e scrittore, non si contano e non finiscono mai di stupirci: passano, infatti, dalla cultura popolare, al teatro, ai racconti, alle tradizioni, a San Nicola, al dialetto, al quale ultimo ha dato dignità letteraria e teatrale.
Monsignor Cacucci, Arcivescovo di Bari, disse in occasione del suo 80° compleanno «Che la città deve a lui l’aspetto migliore per la sua profondità culturale, mai ostentata, la sua fede, la sua umiltà. Si coglie nella sua persona un tratto di storia di Bari». Il volume è una rassegna di storie, personaggi e fatti accaduti nella nostra città negli anni passati che, Maurogiovanni, da acuto ed attento testimone ed osservatore ha puntualmente annotati e memorizzati per ricordarli ai meno giovani e lasciare ai posteri cronaca, nomi e storia della nostra città, quella città che Vito ha tenuto sott’occhio da antica data, e che, l’autore dell’immagine di copertina, Carlo Fusca, ha ben rappresentata sotto lo sguardo bonario dell’autore.
La prima pagina di questo libro Vito l’ha dedicò a don Mario Cavalli, suo grande amico ed editore, fondatore della casa editrice Levante, scomparso qualche anno fa, un esempio mirabile di uomo, padre e amico che, grazie al notevole attaccamento al lavoro, al grande spirito di sacrificio e, soprattutto, alle referenze di stima e carisma che ha collezionato nel corso dei decenni da parte di coloro che lo hanno conosciuto, ha creato una casa editrice di grande prestigio.
Nella bella pubblicazione si parla di cinema, eventi, personaggi, dei luoghi della memoria, di scuola, di guerre, di treni e di ferrovieri, di sarti, di viaggi, di Natale e feste comandate e di teatro. Ma uno dei capitoli più interessanti ed avvincenti è quello dei personaggi nel quale si incontrano molte persone ormai scomparse anch’esse: da Michele Campione, indimenticabile e simpatico giornalista, a Vito Lozito, scrittore e docente di storia della chiesa, all’arcivescovo Mariano Magrassi, arcivescovo di Bari, a Nunzio Schena, editore di Fasano, a Donato Marrone, grande direttore d’orchestra, direttori di quotidiani, uomini politici, attori, attrici, ecc. Ma si parla anche di personaggi viventi: Raffaele Nigro, Carlo Fusca, Luigi Giacopino, Rino Bizzarro, Nino Lavermicocca, Antonio Castorani, Padre Bova, attuale Priore della Basilica di San Nicola. Insomma sono citati centinaia e centinaia di personaggi tra persone comuni, autorità, sindaci, giornalisti, monaci, registi, generali d’aviazione, ecc. Tutte persone che si sono avvicendate nella storia di Bari molte delle quali sono ancora sulla scena. Va sottolineato che delle persone citate, non compaiono solo i nomi, ma anche fatti e vicende a loro legati che all’attento cronista Maurogiovanni non sono sfuggiti e che ha puntualmente annotato.
L’opera è completata da un appendice di ricordi e testimonianze. Un “Come eravamo” a cura di Gianni Cavalli. Si tratta di una serie di riflessioni che mettono in evidenza il concetto che “mondo è, mondo era e mondo sarà” e rappresentano una carrellata di immagini che, scorrendo come in un film, testimoniano ancora una volta il passare impietoso e implacabile del tempo.
Nella stessa appendice si fa anche la storia della rivista letteraria “Fragile”, che raggiunse gratuitamente tutte le librerie d’Italia. Nata da un’idea di Raffaele Nigro, diretta da Gianni Cavalli, edita e distribuita da casa Levante, vide tra i protagonisti Manlio Rossi Doria, Luigi Lombardi Satriani, Leonardo Sciascia, Francesco Bellino, Michele Campione, Ettore Catalano, Michele Dell’Aquila, Maria Marcone, Vito Maurogiovanni, Antonio Rossano, Domenico Cara, Sergio D’Amaro, Leo Sforza, Francesco De Martino, Giorgio Saponaro, Lucio Zinna, Alberto Mario Moriconi, Mario Lunetta, Gilberto Finzi, Pasquale Voza, Geno Pampaloni, Nino Palombo, Gigliola De Donato, Franco Manescalchi, Tito Spinelli e Silvano Folliero.
Tommaso Fiore scrisse di lui: «Non è un poeta, cioè potrebbe anche essere un poeta e non fare nessuna impressione. Invece questo uomo si distingue facilmente, mi ha colpito sempre per qualcosa di singolarmente puro, ecco, francescano. La sua faccia, come di un bambino senza pelo, bianchissima, gli occhi grandi e neri pensosi e assorti, sempre. A che cosa pensa? Non so, ma ha sempre qualcosa cui pensare… Non è facile far nascere la poesia dalle comuni vicende quotidiane. Invece tutta la poesia a stampa di questo poeta non è che un appendice dell’uomo. Scrive “Quando mia madre era ammalata” per un fatto reale, scrive “Il cappotto” perché gli hanno rubato il cappotto e la moglie si è messa a piangere davvero». D’altro canto la sua attività di giornalista e scrittore di chiara fama non poteva non regalarci l’avvincente pubblicazione di cui parliamo, da leggere attentamente e consultare alla bisogna.
Grazie Vito per averci regalato con tanta finezza, amore ed eleganza una delle tante testimonianze della vita di Bari, della quale molti di noi sono stati protagonisti e/o testimoni, ma che devono conoscere anche i giovani, dal momento che è guardando il passato che si può leggere il futuro.
Non si può che convenire con Lino Patruno che nella presentazione scrive, «I suoi ottant’anni sono immortali perché egli sopravvivrà sempre a se stesso». Vito, infatti, se ne è andato con discrezione, come era il suo carattere, non ha voluto disturbare nessuno e con le chiavi della città, consegnategli dal primo cittadino qualche tempo fa, ha chiuso silenziosamente la porta.
Mi sia consentito, infine, il mio personale ringraziamento e viva gratitudine al caro Vito, che nonostante le sue precarie condizioni di salute, volle onorarmi della sua prefazione ad una mia recente pubblicazione.


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RE: E QUESTA LA PREFAZIONE AL MIO LIBRO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Mar 08, 2009 4:30 pm

E questa la prefazione
da Baresità e… Maresità” di Vittorio Polito
(Levante editori)


Prefazione

di
VITO MAUROGIOVANNI

Un buon presentatore ha la buona regola di non occupare molto spazio allorché ha l’onore e il piacere di presentare un’opera: per non togliere al lettore il gusto di scoprire da sé i contenuti delle belle pagine che seguono. Deve inoltre, il buon presentatore, aver il buon gusto di sfuggire alla tentazione di giocare con le sue osservazioni in un lavoro che già si presenta con vivo interesse nei suoi aspetti antologici, saggistici e di sistemazione di quella complessa materia che è il dialetto barese e la sua copiosa produzione, soprattutto poetica. Autore di cotanto interessante tomo è Vittorio Polito, da alcuni anni giornalista vivace e brillante, attento ai fatti di cronaca, soprattutto con l’occhio vigile alla variegata e abbondante produzione editoriale pugliese che segue con segnalazioni e recensioni sui giornali nei quali trova il suo opportuno e vivace spazio.
Questa sua opera prima racchiude nelle pagine una folta schiera dei protagonisti della poesia e della saggistica dialettale, una serie di personaggi interessanti, ancora sulla breccia, altri vivi nel ricordo dei cittadini attenti alla loro storia, e altri ben presenti nelle discussioni sui contenuti di quella che oramai è una vera e propria “lingua” barese.
Collocarli nei lori esatti ruoli non è possibile, anche per la preoccupazione di non salire in cattedra. C’è tanto da dire – specialmente nel bene – su questi protagonisti delle patrie lettere. A seguir la voglia di narrare quel che si sa e quel che s’è letto, la modesta introduzione prenderebbe altri aspetti e soprattutto altre voci.
Quel che mi preme dire è che i protagonisti di questa “baresità” sono docenti universitari e pasticcieri, impiegati di aziende pubbliche e private, insegnanti e pensionati, librai, qualche agricoltore, qualche giornalista, casalinghe, sarte, commercianti e Dio mi perdoni se ho lasciato nella penna altre categorie.
Questa indicazione, che mi pare finora non sia mai stata fatta nei pur sostanziosi saggi esistenti sull’argomento, è la prova che tanti ceti rivelano una grande attrazione per la letteratura popolare. Giocano vari fattori che sono alla base di questo interesse che chiameremo “sociale” per il cantar le nostre cose nell’alma lingua materna. Il primo è forse l’amore per quella lingua che ci è stata insegnata dalle nostre madri, negli infantili discorsi e soprattutto nelle nenie che ci cantavano quando eravamo fardelli nelle loro braccia. C’è poi la difesa della nostra lingua dalla critica degli altri per i suoni e le cadenze; e anche per la volgarità, spesso padrona di un certo linguaggio introdotto specie nei fatti rappresentativi – parliamo del teatro becero, ovviamente – perché la poesia ha alte frecce al suo arco. C’è poi l‘esigenza personale di raggiungere, attraverso la poesia popolare, quei riconoscimenti spesso negati all’uomo di provincia che vive in dimensioni isolate, lontano dai centri classici della produzione letteraria e anche – e questo non va sottovalutato – spesso non in possesso di vere peculiarità artistico-culturali.
Sono naturalmente solo alcuni aspetti dei fatti letterari provinciali tenendo però sempre ben presente che anche la Letteratura – quella con la elle maiuscola – si nutre anche di ben altre, forti aspirazioni ma anche di tante, altre meschine esigenze. L’arte dello scrivere insomma è complessa e, malgrado tutto questo, il cuore dei poeti è sempre pronto a cantare, a piangere, a protestare e a gioire. Come dimostrano i tanti canti, e i tanti saggi che riempiono queste belle pagine.
E qui lo scrupolo di compagno di cordata m’impone di buttarmi a un po’ di ricordi. Qualche citazione dei protagonisti di queste pagine bisogna pur farla, e non se l’abbiano coloro che, solo per ragione di spazio come più volte è stato ripetuto, non sono inclusi. Non si può così non ricordare Francesco Saverio Abbrescia (Bari 1813-1852), canonico, poeta, storico e oratore sacro, membro di varie accademie, tra cui la Pontaniana e l’Arcadia, insegnò lettere presso il Reale Liceo delle Puglie a Bari. Intrattenne rapporti di amicizia con illustri dotti del tempo come Angelo Mai. Partecipò ai moti liberali del 1848 diventando componente della Dieta di Bari. In seguito fu processato e perse l’insegnamento statale.
Autore di versi in lingua, deve la sua fama soprattutto alla poesia in dialetto barese, di cui è considerato a buon diritto il fondatore. Gennaro Venisti, nella prefazione alla ristampa delle Rime baresi del 1887, lo definisce come l’unico, al suo tempo, in grado di «piegare la difficile dicitura del suo popolo alla fine misura del verso, vario e spontaneo come è nei rimatori più veri della prima letteratura dell’Italia meridionale».
Ed ecco Gaetano Savelli (1896-1977) fu poeta in lingua e in dialetto, saggista e, per lunghi anni, critico letterario – per le recensioni poetiche – de La Gazzetta del Mezzogiorno. Funzionario dell’Intendenza di Finanza, non tralasciò mai il suo ruolo di critico severo di giornali e riviste locali e di carattere culturale. Vasta la sua produzione letteraria, poetica e anche qualche incursione nel teatro popolare.
C’è Giovanni Panza (1919-1994) alto funzionario statale nell’ambito del Ministero dell’Agricoltura e attento osservatore delle cose baresi. La sua Checine de nononne è un viaggio per i cibi della tradizione culinaria barese e una finestra di vita vissuta all’ombra della chiesa della Santissima Trinità, di cui la famiglia era stata vigile custode.
Ed ecco i versi di Giuseppe De Benedictis (1895-1963), figlio di un rinomato commerciante di vini, noto a Bari con il nome di battesimo Colantonio nome con il quale era rinomata anche la sua osteria in via Pasquale Villari. Studente, fu allievo del grande professore Angelico Tosti Cardarelli “suo spirito poetico”. Laureato in medicina a Napoli si dedicò alla professione sanitaria come medico condotto e successivamente come Ispettore Sanitario dell’Ufficio Igiene e Sanità del Comune di Bari.
Don Vitantonio Di Cagno (1897-1977), barese, maestro di diritto civile e sindaco di Bari dal 1946 al 1952, fu un tal grande primo cittadino da essere definito da Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei ministri, il miglior sindaco d’Italia. Alle virtù amministrative, univa una forte vena poetica che si traduceva in versi dialettali nei quali dominavano una religiosità santamente laica, l’ironia, gli affetti familiari, un profondo amore per Bari e un vivo senso della musica. La musica anzi era il leitmotiv di tante sue composizioni poetiche sicché, a leggere in profondità i suoi versi pensati e scritti in vigoroso dialetto barese, par di sentire l’accenno di gloriosi libretti del teatro di tradizione. Vito De Fano (1911-1989), nato in quel di Lecce, molto dedicò alla poesia dialettale barese e anche al teatro popolare. Era uomo schivo e modesto ma quando s’abbandonava al suo estro poetico, e teatrale, tratteggiava uomini e cose e sentimenti con grande partecipazione. Il suo tratto stilistico era così vivo da dar spunto, nelle sue poesie, e nelle poche piéce alle quali si dedicò, a veri e propri quadretti di vita vissuta. Sotto tale aspetto si rivelava vero poeta dialettale attento cioè alla quotidianità e alle riflessioni che essa induceva; e calibrato nel riproporre, nella sua essenzialità, il linguaggio vivo e vero che l’attento osservatore popolare filtra ma fa suo nelle rese poetiche e spettacolari.
Per il passato bisogna ricordare anche Armando Perotti, Davide Lopez, Agnese Palummo, Nicola Macina, Giovanni Laricchia, Giuseppe Romito, Alfredo Giovine, Peppino Santoro, Giovanni Lotito, Saverio Micunco, Peppino Franco, Arturo Santoro, Marcello Catinella e il buon Lorenzo Gentile autore, con la figlia Enrica, anche di un valido vocabolario.
Nel presente ecco Giuseppe Gioia, gran verificatore di ponti e poeta sottile, l’estroso Franz Falanga che nella boutade porta un accento d’altra terra. Peppino Zaccaro e Luigi Canonico e il professore Ettore de Nobili,
Emanuele Battista, Vito Bellomo, Michele Fanelli, Santa Vetturi, Maria D’Apolito Conese e l’attore Vito Signorile che dà spazio teatrale alle espressioni dialettali. Ci sono tutti? Spero di sì, ma ora il sipario deve calare e l’applauso c’è per tutti, citati o non citati. Compresi coloro che il raccoglitore dei testi non ha avuto il tempo d’includere. Amen.
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RE: L'OMAGGIO DI GIUSEPPE GIOIA A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Mar 08, 2009 8:18 pm

OMAGGIO DI GIUSEPPE GIOIA AL GRANDE E INDIMENTICABILE VITO MAUROGIOVANNI

A VITO MAUROGIOVANNI

Come u jacchieche dananze
serredènde e chjìne de criànze
jìnd’ò core tanne me pìgghie
nu dolge prjìsce e n'aggìgghje

ca prepotènde come vambàte,
me fasce sendì affertenàte
de canosce cusse crestiàne
ca jè frate e... attàne

E come fasce u mègghie fare
ca da lendàne chiàre chiàre
carrèsce da mènze all’onne
le varchecèdde peccenònne
e aspettànne n'arria nòve
se le strènge alle recòve,

adachesì Maurogiovanni
citte citte, da tand’anne,
la terra sò v'acchiamendànne
a ogne spunde e a ogne vànne
e che sèndemènde e ardòre
se la strènge fort’o còre

E da cudde core frevènde
che la fandasì e u sendemènde
assà storrie sò assùte
assà libbre se sò agnùte

de pausì e de calòre
de fiàte e d’amòre
ca jìnd’a Bare, rezzuànne,
Jìdde jàcchie a ogne vanne


Giuseppe Gioia
13.09.2004
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TESTIMONIANZA DI PASQUALE LOCAPUTO PER MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mar 09, 2009 7:41 pm

Riporto una mail che il prof. Pasquale Locaputo di Conversano ha indirizzato a me, sapendomi amico del grande Vito Maurogiovanni.

Caro Vittorio,

sono rimasto come fulminato dalla lettura del pezzo di Bari Sera per la morte di Maurogiovanni. Ho conosciuto personalmente il grande cuore di Bari: Lo invitai a Conversano per l'Associazione Sturzo e rimasi letteralmente affascinato dalla sua semplicità e dalla sua straordinaria ricchezza umana. Ricordo che l'uditorio lo ascoltò con un religioso silenzio e costante attenzione testimoniandogli una specie di venerazione nonostante la sua verve e ironia tipica della 'baresità' con cui riuscì a rendere leggera e vivace la serata. Un uomo che Bari meritava perchè di Bari aveva il cuore, l'anima più profonda, gli umori, la vivacità scanzonata. Voglio esprimere a te che gli sei stato amico il dolore per la sua scomparsa, il rimpianto più profondo per non essermi più spesso giovato della sua grande disponibilità. Contavo proprio quest'anno di incontrarlo presso l'editore Levante per pregarlo di preparare la presentazione del mio Dizionario. E anche questa è un'occasione perduta. Ma lo ricorderò con piacere ogni volta che leggerò nella mia biblioteca i dorsi delle sue pubblicazioni che ebbe la bontà di regalarmi.
È la parte del suo cuore che resterà intramontabile nel ricordo delle generazioni future. Addio Vito Maurogiovanni: ci hai raccontato la Bari più verace e più sana, quella che stiamo già rimpiangendo vedendola ogni giorno oscurata dalla distrazione e dalla volgarità di certi baresi di oggi.
Ciao.
Pasquale Locaputo
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PROPOSTA IN RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mar 10, 2009 12:17 pm

DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DEL 10 MARZO 2009



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ADDIO AL PIU GRANDE CANTASTORIE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Mar 12, 2009 7:39 am

DA EPOLIS BARI DEL 12 MARZO 2009, PAG. 6




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A MAUROGIOVANNI UN PREMIO DI «RIPARAZIONE»

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Mar 12, 2009 8:33 am

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GRAZIE DALLA FAMIGLIA MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Mar 21, 2009 7:31 am

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GIANNI COLAJEMMA E VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mar 30, 2009 5:55 am

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CANTATA PER VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Apr 01, 2009 6:27 am


DA APULI@21 ANNO II, NUMERO 1
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VITO MAUROGIOVANNI, CANTORE DELLA BARESITA'

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Apr 17, 2009 5:19 pm


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OMAGGIO DI BARI A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Dic 20, 2009 6:28 pm






OMAGGIO DI BARI A VITO MAUROGIOVANNI
Da oggi Bari annovera nel suo stradario «Largo Vito Maurogiovanni» in esecuzione della delibera della Giunta Comunale di Bari del 22 aprile 2009 che dispose di intitolare alla sua memoria il largo sulla muraglia di Via Venezia, sovrastante l’Arco che immette alla Basilica di San Nicola. Uno dei punti più belli di Bari e frequentato spesso da Vito.

Uno dei tanti motivi del riconoscimento scaturisce certamente da quanto ebbe a dire monsignor Francesco Cacucci, in occasione dell’80° compleanno di Vito: «La città deve a lui l’aspetto migliore per la sua profondità culturale, mai ostentata, la sua fede, la sua umiltà. Si coglie nella sua persona un tratto di storia di Bari».

Alla cerimonia per inaugurare il nuovo Largo in ricordo del caro Vito Maurogiovanni (1924-2009), poeta, scrittore, commediografo e giornalista, c’erano proprio tutti: rappresentanti delle istituzioni ecclesiastiche, civili, militari e accademiche, insieme ad amici, parenti ed estimatori di un grande uomo buono e pacifico, una persona che i baresi non dimenticheranno mai per tutto quanto ha lasciato in fatto di cultura, storia, baresità, teatro, dialetto, ma soprattutto la sua affabilità, laboriosità e bontà.

Hanno ricordato l’illustre concittadino il sindaco Michele Emiliano, il presidente della Provincia Francesco Schittulli, S.E. Monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto. Erano presenti a ricordare il grande Vito anche padre Damiano Bova, rettore della Basilica di San Nicola, Corrado Petrocelli, Magnifico Rettore dell’Università di Bari, gli editori Cavalli (Levante), Gino Dato (Progedit), Vito Signorile, Rino Bizzarro, docenti universitari, molti giornalisti ed estimatori. Erano presenti tra gli altri: Michele Monno (consigliere provinciale), Francesco De Martino, (docente Università di Foggia), Anna Di Terlizzi (scultrice barese) e tanti altri.

Grazie ancora una volta Vito per averci regalato con tanta finezza, amore ed eleganza le numerose testimonianze relative alla vita di Bari, anche perché attraverso il passato è possibile leggere il futuro, quindi una guida anche per i giovani.

Riporto dal volume “Baresità, curiosità e…” (Levante Editori) una significativa poesia dedicata a Vito dal poeta dialettale barese Peppino Zaccaro, scritta appositamente per ricordare l’illustre amico.
Vittorio Polito








Na Candate pe Ttè
di Peppino Zaccaro

Na candate pe ttè
ca sì regalate
a tutte le barìse
u mègghi’a mmègghie
du Cafè Andiche.
Na candate pe ttè
ca ngi sì racchendate
Jarche Vasce e Bare vècchie
ca te fascene aprì l’ècchie.
Chèdde ca sì allassate
sop’a stà tèrre
sò tande cose bèlle
pezzinghe la Caravèlle
sò probbete assà assà
ca non nze podene chendà.
Quanda pausì, quande chemmèdie:
La Passione de Criste, Aminueamare,
Sanda Necole ca menì da mare.
Ce bène e ce tesore
naskennute mmènze o core.
Che le chià ca sì avute
sì apjirte le porte du Paravise
e dassuse sì pertate
che nu bèlle serrise
u tjiaddre de le barìse.
Na candate pe Ttè
Vite Maurogiovanne
u candastorrie de la terra noste
de Bare tu sì u cchiù granne.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mar Gen 05, 2010 11:05 am, modificato 1 volta
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DA "BARISERA" - ONORE A MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Dic 21, 2009 7:39 pm



21 dicembre 2009, pag. 4

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Re: DEDICATO A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mag 24, 2011 5:28 pm


24 MAGGIO 2011, PAG. 21
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LA STORIA DEI TEATRI DI VITO MAUROGIOVANNI (Levante Editori)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Mag 26, 2011 8:55 am



http://www.giornaledipuglia.com/2011/05/libri-la-storia-dei-teatri-di.html


Libri: la Storia dei "Teatri" di Maurogiovanni
pubblicato
• mercoledì 25 maggio 2011
• in
• Etichette: Cultura e Spettacoli, Libri

di Vittorio Polito

La Levante Editori ha pubblicato un volume postumo di Vito Maurogiovanni (1924-2009) “Teatri”, a cura di Francesco De Martino, ordinario di Letteratura greca all’Università di Foggia e direttore editoriale della stessa casa editrice (pagg. 348 - € 25).
La pubblicazione è stata fortemente voluta dall’indimenticabile Maurogiovanni. Non è infatti il libro dell’addio ma della “speranza a continuare a scrivere”. I teatri per Maurogiovanni sono anche “spazi di dignità” dove dare la possibilità a quegli eroi microscopici privi di ascolto, dei quali si era fatto appassionato cantore.
De Martino, insieme alla signora Anna ed alle figlie Elvira, Celeste e Giovanna Maurogiovanni e con l’aiuto di amici del caro Vito, si sono sobbarcati una notevole mole di lavoro per tentare di raccogliere il maggior numero possibile di “Scritti di Maurogiovanni”, ma soprattutto la raccolta degli innumerevoli “Scritti su Maurogiovanni”, cosa non facile per la notevole produzione dello scrittore e giornalista e della relativa critica. Si tratta di diverse centinaia di scritti, in riferimento solo a quelli di cui il curatore ha attentamente cercato, ottenuto e visionato, ma sicuramente c’è ancora altro materiale di cui non si è a conoscenza o non è stato possibile rintracciare.
Il curatore del volume ha stilato una lista chiamata “Teatro” che ha delineato la successione cronologica della produzione del mito e sorridente Maurogiovanni, ma anche l’intensità della produzione e le stagioni. In questa parte De Martino ha raccolto testimonianze di amici e artisti, riportando anche alcuni inediti che aiutano a definire alcune date, non solo delle “prime”, ed anche i titoli, per i quali sono testimoniate varianti d’autore, verificati quando possibile, sugli originali riprodotti nelle stesse pagine del libro. Un notevole lavoro che solo uno studioso di letteratura come De Martino, poteva ordinare in così bella trascrizione.
Per quanto riguarda la parte scritta da Maurogiovanni, egli traccia la storia e le vicende dei teatri più importanti d’Italia (La Fenice di Venezia, il Comunale di Bologna, La Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, Il Piccinni di Bari, ecc.), ma traccia anche un “Diario del Petruzzelli” nel quale narra dei periodi bellici, delle riviste, degli spettacoli, della “Caravella” e di Marietta (Wanda Rinaldi), la cassiera del Diurno di Corso Vittorio Emanuele, ecc. Quel teatro, inaugurato per la seconda volta, dopo un incendio, il 4 ottobre 2009, Vito non ha avuto il piacere di rivederlo. Il grande Vito non si è dimenticato neanche dei piccoli teatri (Kursaal Santalucia, Il Purgatorio, L’Abeliano, Il Piccolo Teatro “E. D’Attoma”), dei quali narra pure storie e vicende.
Per Maurogiovanni scrivere significava vivere ed ecco cosa scriveva a Gianni Cavalli della Levante Editori il 12 giugno 2008: “Caro Gianni (e intanto cari saluti al carissimo Lello - fratello di Gianni -) non mi chiamare grafomane. Eccoti i “Teatri”. A dicembre si aprirà il Petruzzelli, e allora ecco le storie di teatri importanti italiani: La Fenice di Venezia, La Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Piccinni ed il Petruzzelli di Bari, il Farnese di Parma (in questi giorni la TV ha ripreso di lì lo spettacolo di Fo e Albertazzi), il Comunale di Treviso. Conclude il libro “Il diario del Petruzzelli”, tanti articoli scritti sul teatro che delineano – dall’interno – attività non molto note di quello che fu il Massimo barese. Ti prego di leggerli, questi “Teatri”: se ti piacciono ne parliamo. T’abbraccio e dammi la speranza di continuare a scrivere. Vito”.
Nove mesi dopo Vito non era più tra noi e non ebbe la soddisfazione di vedere pubblicata l’opera sui Teatri, ma la sua principale preoccupazione, dal momento che non poteva parlare agevolmente a causa della sua malattia, era quella di continuare a scrivere, poiché la scrittura per lui era la vita. E per ricordarlo degnamente ancora una volta la famiglia insieme alla Levante Editori hanno voluto pubblicare il volume di cui sopra, affidando la cura a Francesco De Martino.
Il 24 maggio 2010 il volume è stato presentato nel Salone degli Affreschi del Palazzo Ateneo, in occasione in una manifestazione organizzata dall’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, con gli interventi di Corrado Petrocelli, Magnifico Rettore dell’Università di Bari, Grazia Distaso, docente di Letteratura Italiana della stessa Università e lo stesso Francesco De Martino, direttore editoriale della Levante Editori.
Per l’occasione gli attori: Mariolina De Fano, Tina Tempesta e Vito Signorile hanno letto brani di Maurogiovanni, intervallati da brani musicali eseguiti al piano da Roberta Peroni.
Qualche giorno fa il volume è stato nuovamente presentato nella splendida cornice del salone delle feste del Circolo Unione, con gli interventi del vicepresidente del Circolo, dr. Giacomo Tomasicchio, Vito Signorile, direttore artistico del Teatro Abeliano, e il curatore dell’opera, Francesco De Martino. Al piano il giovane pianista e medico Ignazio Rossiello ha suonato splendidamente tre pezzi di Chopin: “Notturno, Opera 9 n. 2” e “Valzer, Opera 64 n. 2 e n. 1”.
De Martino ha ricordato quindi la figura di Maurogiovanni, biografo, anzi quasi “auto-biografo” di Bari, illustrando il volume, uno dei suoi libri del cuore, insieme a “Cantata per una città” e “Come eravamo” (entrambi di Levante), che nell’insieme formano una trilogia della memoria, edita dallo stesso Editore, sempre vicino allo scrittore. Sono poi state proiettate alcune foto di scena di “Un re borbone e tre barboni”, il testo teatrale inedito del 1992 già ricordato nel libro, e andato in scena in prima nazionale il 5 maggio con la regia della stesso Signorile. In chiusura di serata è stata proiettata una parte di un raro filmato de “La passione de Criste” del 1979, diffuso anche dalla Rai, un altro “classico” indimenticabile dello scrittore barese.
Innamorato, fino all’ultimo attimo di vita della sua città, Maurogiovanni è stato il raccoglitore delle memorie di Bari, meritando tutto l’amore e l’onore che i baresi gli vanno sempre più ricambiando.
La copertina di Carlo Fusca, rappresenta il bozzetto dell’artista per la decorazione della cupola del Petruzzelli.
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OMAGGIO A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Gen 06, 2012 9:57 am

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4 MARZO 2013 - 4° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mar 05, 2013 6:59 am

http://www.giornaledipuglia.com/2013/03/re-borbone-e-tre-barboni-maurogiovanni.html



4 MARZO 2013

“Re borbone e tre barboni”, Maurogiovanni rivive in una sua opera postuma
09:17 | Raccolto in: Cultura e Spettacoli,Libri | Pubblicato da: Giornale di Puglia

Vittorio Polito

Ricorre oggi il 4° anniversario della scomparsa di Vito Maurogiovanni, un grande barese, un grande commediografo e drammaturgo, ed un grande giornalista e scrittore. Alcune delle sue pubblicazioni dimostrano abbondantemente il suo sviscerato amore per la nostra Bari: “Cantata per una città” (Fatti, cose e personaggi del Novecento); “Come eravamo”; “U Cafè antiche” e “Il Teatro”, tutti della Levante Editori. Questi ultimi due sono scritti quasi interamente in dialetto barese, quel dialetto tanto amato da Vito per il quale auspicava di poter ancora parlare della dignità e della nobiltà della nostra prima lingua. È il caso di ricordare che “Jarche vasce”, unico dramma dialettale barese e prima opera teatrale di Maurogiovanni, che rappresenta la ricostruzione dei cicli della vita e dell'anno, ha avuto un grandissimo successo, superando abbondantemente le 3000 repliche in 25 anni.

In questi giorni è stato pubblicato un ennesimo volume (postumo), di Maurogiovanni «Re borbone e tre barboni», una “ballata borbonica”, come l'ha definita l'autore, il cui dattiloscritto è emerso tra le sue carte, e pubblicato dalla Stilo Editrice (pagine 148 - € 12).
La “ballata” è stata messa in scena al Teatro Piccinni da Vito Signorile, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, e riproposta al nuovo Teatro Abeliano.
Si tratta del racconto del viaggio di Re Ferdinando II da Napoli a Bari, ma anche la parabola di un Regno (quello delle Due Sicilie) in declino e malato come il suo re e prossimo a scomparire (siamo nel 1859). Come per tutte le opere di Maurogiovanni la rievocazione storica non è priva di riferimenti al presente. Forse all'operazione “Mani pulite”. Nel testo è presente l'ironia e lo sperimentalismo linguistico di Maurogiovanni, calati in un'atmosfera tra il reale e l'onirico.

Va evidenziato che Maurogiovanni con la sua perizia ha inserito anche dialoghi in dialetto barese, un patrimonio linguistico che dimostra ancora una volta la dignità e la potenzialità artistica del dialetto di casa nostra. Uno spettacolo tutto pugliese che si svolge a Bari in occasione dell'arrivo da Caserta del Re Ferdinando II per il matrimonio del figlio Francesco. Ferdinando è malato, prossimo alla fine come il suo regno, ormai in mano a briganti e liberali unitari, ma nonostante le vicende drammatiche Maurogiovanni li stempera nella commedia e nella farsa.
Alla versione teatrale dell'opera hanno partecipato: per la regia Vito Signorile, scene e costumi di Tommaso Lagattolla, luci di Peppino Ruggiero, musiche di Gianni Giannotti, direttore di scena Michele Iannone, assistente alla regia Leonor Dhani. Interpreti: Paolo Panaro, Tina Tempesta, Alfredo Vasco, Franco Blasi, Antonella Genga, Enzo Sarcina e la partecipazione di Mario Mancini, Pino di Modugno, Gianni Giannotti e Sergio Lella.

I personaggi?: 'A Zellosa (tignosa); 'O Cecato (cieco); 'O Stuorto (storpio); Ferdinando II di Borbone (re delle due Sicilie); Maria Teresa d'Asburgo-Lorena (regina, moglie di Ferdinando dal 1837); Mustacchione (napoletano, attendente alla carrozza reale).
È auspicabile che le istituzioni non manchino di ricordare e onorare il suo illustre concittadino, considerando che Vito è stato il raccoglitore delle memorie della nostra città per cui non si può e non si deve dimenticare.



Vito Maurogiovanni

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RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI A 5 ANNI DALLA SCOMPARSA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mar 03, 2014 10:23 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/03/ricordo-di-vito-maurogiovanni-cantore.html#.UxRR5cuYacw



3 MARZO 2014
Ricordo di Vito Maurogiovanni, cantore della Baresità, a 5 anni dalla scomparsa




di Vittorio Polito

È trascorso un lustro dalla scomparsa del grande Vito Maurogiovanni (27.12.1924 – 5.3.2009), l’amabile scrittore, giornalista, commediografo e sceneggiatore, ma soprattutto cantore di Bari e della Baresità. Quello che sapeva tutto sulla nostra Bari, i suoi personaggi, i suoi fatti, la sua storia. Monsignor Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, in occasione del suo 80° compleanno disse che «La città deve a lui l’aspetto migliore per la sua profondità culturale, mai ostentata, la sua fede, la sua umiltà. Si coglie nella sua persona un tratto di storia di Bari». (Foto: V.Polito) Maurogiovanni, un galantuomo, esperto di cultura popolare, ha scritto, tra le tante cose, diverse farse in dialetto come ‘Aminueamare’, ‘Chidde dì’ e ‘U café antiche’, quest’ultimo, unico dramma in dialetto barese e prima opera teatrale dell’autore. C’è poi Jarche vasce, una ricostruzione dei cicli della vita e dell’anno secondo la cultura della tradizione. Per non parlare della famosa trasmissione radiofonica ‘La Caravella’, i cui testi li scriveva insieme ad altri autori. Vito era legato soprattutto a due volumi: ‘Cantata per una città’ (fatti, cose personaggi del Novecento), una vera romanza d’amore per la sua Bari, e ‘Come eravamo’ (entrambi eleganti edizioni della Levante Editori). Mi piace ricordare da ‘Cantata per una città’ il capitolo «Suonavano le fisarmoniche» (fatti, personaggi e cose viste di Via De Rossi), molto importante per Maurogiovanni dal momento che rappresenta, la strada in cui l’autore è nato e vissuto e che definisce “bella via mia”, ove era ubicato l’Antico Caffé, con il lampione rosso, i divani rossi, il quadro dei Mille di Garibaldi, tutti commossi e in camicia rossa. E un lampione bianco, luminoso, che s’accendeva nelle grandi occasioni, un bar, che ha rappresentato per Vito un po’ della sua vita, poiché dal 1860 al 1939 al civico 119 di Via De Rossi è stato ubicato quell’Antico Caffè. La sua notevole produzione letteraria su teatro, dialetto, commedie, San Nicola, al quale era molto legato, ricordandolo con il volume ‘Un gran Santo…’ (Levante Editori), e non ha dimenticato neanche i ragazzi pubblicando ‘San Nicola a fumetti’ (Bracciodieta Editore), tutte opere che sopravvivranno sempre a se stesso, a testimonianza della sua immortalità. Fortunata Dell’Orzo così scriveva in occasione della sua scomparsa «Colto di una cultura vera, vissuta, sperimentata, bevuta, mangiata e digerita nel quotidiano. Vito narrava divinamente anche le povere minuzie di un popolo che spesso è folla, cresciuta alle periferie di ogni impero e spesso all’ombra mitizzata di un Vesuvio che in realtà non ci appartiene. Gentiluomo, uomo, maschio passionale e perfetto, capace di amare di purissimo amore tutte le bellissime (e per lui lo eravamo tutte anche le ultraottantenni o le oversize come me) che incrociavano le sue vie». Insomma un uomo che Bari meritava perché di Bari aveva il cuore, l’anima più profonda, gli umori, la vivacità scanzonata. Se poi quest’uomo era una persona per bene, la tristezza per la perdita è ancora più profonda. Il grande Vito cantore e amante della Baresità, non può essere dimenticato, dal momento che si tratta di una persona che ha dato tanto ai baresi ed alla sua amata città. Peppino Zaccaro, noto poeta dialettale barese ha sintetizzato in pochi versi il grande Maurogiovanni con la poesia “Na Candate pe Ttè”.

Na Candate pe Ttè
di Peppino Zaccaro

Na candate pe Ttè
ca sì regalate
a tutte le barìse
u mègghi’a mmègghie
du cafè andiche.
Na candate pe ttè
ca ngi sì racchendate
Jarche Vasce e Bare vècchie
ca te fascene aprì l’ècchie.
Chèdde ca sì allassate
sop’a stà tèrre
sò tande cose bèlle
pezzinghe la Caravèlle
sò probbete assà assà
ca non nze podene chendà.
Quanda pausì, quande chemmèdie:
La Passione de Criste, Aminueamare,
Sanda Necole ca menì da mare.
Ce bène e ce tesore
naskennute mmènze o core.
Che le chià ca sì avute
sì apjirte le porte du Paravise
e dassuse sì pertate
che nu bèlle serrise
u tjiaddre de le barìse.
Na candate pe Ttè
Vite Maurogiovanne
u candastorrie de la terra noste
de Bare tu sì u cchiù granne.
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dal "QUOTIDIANO DI BARI"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mar 04, 2014 7:05 am



4 MARZO 2014 - PAGINA 9

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Re: DEDICATO A VITO MAUROGIOVANNI

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