DIALETTO & POLEMICHE - da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 14.12.2006 e SEGUENTI

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DIALETTO & POLEMICHE - da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 14.12.2006 e SEGUENTI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 9:49 am

Il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Gaetano Campione, nel dicembre 2006 dette il via, attraverso una sua nota sui calendari in dialetto barese, ad una accesa e quasi furiosa polemica sul dialetto, a proposito di come si scrive, quali le regole da seguire, ecc. Intervenne un notevole numero di persone: cultori, artisti, scrittori, poeti, giornalisti, simpatizzanti. Da questa polemica scaturirono una serie di note ed interventi che sottopongo all'attenzione dei visitatori di questo sito, in modo che ognuno possa trarre le dovute e debite conclusioni.






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GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 20 DICEMBRE 2006

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:07 am

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GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 20 DICEMBRE 2006 - Lettera al Direttore

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:15 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 21 DICEMBRE 2006

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:24 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 27 DICEMBRE 2006

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:35 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 29 DICEMBRE 2006

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:45 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 30 DICEMBRE 2006

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:49 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 30 DICEMBRE 2006

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 10:55 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 5 GENNAIO 2007

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 11:18 am






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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 15 GENNAIO 2007

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 11:24 am

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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 24 GENNAIO 2007

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 12, 2010 11:30 am

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DA PARTE DELL'ADMIN

Messaggio  Admin il Ven Mar 12, 2010 5:18 pm

Devo fare le mie congratulazioni all'amico e sodale Vittorio Polito che ha arricchito in maniera congrua ed importante il nostro furum. Grazie a nome mio e dei forumisti!

franz falanga
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IL DIALETTO, DIGNITA' DI COMUNICAZIONE DIGNITA' SOCIALE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Feb 02, 2012 6:38 pm



Pubblicazione realizzata nell'anno 2000 (II edizione) a cura di:

FRANCESCO MININNI
MATTEO GELARDI
VITTORIO POLITO

Coodinamento di
VITTORIO POLITO

Disegni
MATTEO GELARDI E MASSIMO MONTEPARA

Patrocinio
COMUNE DI BARI

Pubblicazione realizzata
dall'Associazione Internazionale Ricerca e Recupero Disordini della Comunicazione Umana (AIERRE)

con il sostegno della
Fondazione della Cassa di Risparmio di Puglia


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Ven Feb 03, 2012 6:26 am, modificato 1 volta (Motivazione : IL DIALETTO, DIGNITA' DI COMUNICAZIONE DIGNITA' SOCIALE)
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GRAZIE

Messaggio  felice.alloggio il Sab Feb 04, 2012 5:05 pm

Grazie e bravo Vittorio,
ogni tanto fa bene rivedere e rileggere tutta quanto scritto sul dialetto, e i contributi di tanti cultori. Tutto ciò è un grande arricchimento e il lavoro che tu hai svolto all'interno del Forum è encomiabile. Inopportuno e stupido non apprezzarlo.
Ciao e buona serata.
Felice
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RE: GRAZIE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Feb 04, 2012 7:12 pm

Caro Felice,

mentre ti ringrazio per quello che scrivi, devo dirti anche che non servono grazie. Quello che faccio è nell'interesse del nostro dialetto, della nostra città e dei suoi protagonisti, quelli seri, che realmente apportano novità e serietà e non sterili polemiche finalizzate solo a mettersi in mostra. Il "nostro" forum comanacosaellalde ormai contiene centinaia di pagine con notizie, bibliografia, novità editoriali, recensioni, poesie, aggiornamenti e tante altre cose utili ai visitatori, baresi e non, ai cultori del dialetto ed a coloro che desiderano informarsi su fatti e curiosità del nostro idioma. E poi rispetto ad altri siti è il più semplice da consultare. Inoltre c'è anche qualche pagina dedicata ad altri dialetti.
Grazie ancora e saluti

Vittorio

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VOGLIONO AVER RAGIONE A TUTTI I COSTI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Apr 06, 2012 7:16 am

Ancora una volta si registra l’ostinazione e l’arroganza ad insegnare agli altri come si scrive il dialetto, senza averne titoli e qualificazioni.
Leggiamo sulla Gazzetta la chiara e condivisibile risposta di Alfredo Mantovano, a proposito di come si scrive piagnucolone in dialetto barese, il quale ritiene che il vocabolo corrispondente all'italiano sia quello riportato da Barracano nel suo «Vocabolario dialettale barese» (Adda Editore, 1981), che scrive chiangiamìgnue e non chiangiamìuue, come si vorrebbe imporre. Maiorano bacchetta giustamente anche Manlio Triggiani, che ha frettolosamente riconosciuto un errore che non esiste.
A tal proposito va detto che il vocabolo chiangiamìuue non ha la paternità di De Santis. Infatti, già dal 1985 tale vocabolo è presente nel “Dizionario della lingua barese” di Giuseppe Romito (Levante Editori), ripreso nel 2007 da Enrica e Lorenzo Gentile nel “Nuovo dizionario dei baresi” (stesso editore), per cui il citato lettore non ha alcun titolo qualificante che lo abiliti a correggere gli scritti in dialetto barese di altri, né a dare disposizioni su come si scrive correttamente il dialetto barese.
Pertanto risultano del tutto inutili tali polemiche. Ancora una ennesima volta tutto ciò sta a dimostrare chiaramente che il dialetto ognuno lo scrive come gli pare e piace, nel senso di seguire un autore od un altro. Pertanto i contendenti sono invitati a starsene ognuno al proprio posto e «senza disquisire su argomenti difficili», senza averne autorità e competenza alcuna. La scelta di un vocabolo invece che un altro spetta esclusivamente a chi scrive.

Vittorio Polito




Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Ven Ago 29, 2014 5:48 am, modificato 3 volte
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DIALETTO & BALBUZIE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Apr 08, 2012 6:04 am



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da FACEBOOK SCRIVE PASQUALE LOCAPUTO (autore del "Dizionario della parlata conversanese" (Levante Editori)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Apr 08, 2012 3:50 pm

Pasquale Locaputo commenta le lettere sul dialetto: da Facebook dell’8.4.2012

«La difficoltà nel rappresentare con le lettere dell’alfabeto italiano i suoni del dialetto è a volte insuperabile perché i suoni della parlata dialettale, soprattutto barese, sono molto più ricchi e spesso troppo particolari, rispetto a quelli presenti nell'alfabeto italiano. E può così capitare che la parola chiangiamìgnue del vocabolario Barracano può generare sia il chiangiamìnue di Triggiani sia il chiangiamìuue di De Santis a seconda della sensibilità e dell’acutezza auditiva dello scrivente. Se proprio si vuol giungere a “una scrittura semplice e condivisa” come auspica Giovine bisogna rifarsi ad un autore “autorevole” quale può essere Barracano, cioè un vocabolario da tutti ritenuto un “classico”, cioè fonte unica e condivisa della scrittura dialettale. Altrimenti si cade nell’arbitrio di chi fa correzioni adducendo a sostegno della propria tesi se stesso o la propria produzione, peccando di presunzione e intorbidando le acque».


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Dom Apr 08, 2012 4:11 pm, modificato 3 volte
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A PROPOSITO DEI DOGMI

Messaggio  Admin il Dom Apr 08, 2012 3:51 pm

Più o meno dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, gli architetti e gli ingegneri che professionalmente si dedicavano al calcolo nel campo del cemento armato, arrivarono a una condivisa conclusione nella quale essi affermavano che, anziché dire dopo secoli e secoli di previsioni esatte tipo: questa trave così calcolata, con queste dimensioni e con questo peso, non collasserà mai, ritennero che era molto più corretto dal punto di vista scientifico dire che, anziché dire che una trave calcolata con certe dimensioni e con certi pesi non sarebbe mai andata in collasso, era molto più corretto dire, alla luce di nuovi calcoli e scoperte strutturali, che quella trave, o quella struttura, anziché avere una certezza incrollabile di solidità, aveva (faccio un esempio generico) quattro probabilità, su un milione di casi, di collassare. Un fatto del genere mandava finalmente in soffitta tutte le certezze che avevano dominato la cultura scientifica dei millenni precedenti. Per cui, tutti i depositari della verità assoluta in qualsiasi campo, furono definitivamente relegati in soffitta. Questo risultato è una delle grandi vittorie del meticciato culturale in tutti i campi della cultura dell’umanità, perché ha, una volta per tutte, sepolto, dal punto di vista culturale, tutte le affermazioni di coloro i quali si credono depositari della verità assoluta, dando posto invece alla straordinaria libertà di pensiero. Un fatto del genere ha portato alla nascita della formula che, chiunque esprima un particolare tipo di dogma (questa parola è ormai definitivamente desueta e definitivamente tramontata e sconfitta) debba, in ogni caso, aggiungere alle proprie affermazioni la frase “secondo me”. Questo fatto, ancora all’oggi, quasi mai avviene. Aggiungere la frase “secondo me” appartiene all’apertura mentale, al progresso, alla civiltà, alla curiosità intellettuale. franz falanga
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RE: A PASQUALE LOCAPUTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Apr 08, 2012 4:52 pm

A proposito di quanto scrive il prof. Pasquale Locaputo nel suo intervento, va detto che il vocabolo chiangiamìuue non ha la paternità di De Santis, ma di altri. Già nel 1985 tale vocabolo è presente nel “Dizionario della lingua barese” di Giuseppe Romito (Levante Editori), ripreso da Enrica e Lorenzo Gentile nel “Nuovo dizionario dei baresi” (Levante Editori, 2007), per cui De Santis non ha alcun titolo qualificante che lo abiliti a correggere gli scritti in dialetto barese di altri, né a dare disposizioni su come si scrive correttamente il dialetto barese.
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DIALETTO E POLEMICHE

Messaggio  felice.alloggio il Lun Apr 09, 2012 8:42 am

Riprendendo il suggerimento di Falanga di dire sempre: "SECONDO ME", si deve dedurre che tutti hanno ragione oppure che ciascuno è libero di dire inesattezze. Però è anche vero che se avessi bisogno di fare esattamente il mod. 730 mi rivolgerei ad un ragioniere commercialista, se dovessi arredare la casa andrei da un architetto-arredatore, se avessi da acconciare i miei capelli, mi recherei dal barbiere, se avessi un malessere da curare andrei dal medico. Questo vuol dire che nel proprio campo c'è sempre qualcuno che ne sa di più di quello che non è di quel settore. Anche per la lingua vale la stessa cosa e, pertanto, se una persona affermasse: "io ho andato", ci sarebbe pronto l'insegnante d'Italiano che lo correggerebbe, e che mai affermerebbe che dire "io ho andato” sia corretto" perchè, così facendo farebbe solo del male al primo. Ma allora perché per la cultura del dialetto non vale la stessa cosa? Se una persona si vuole cimentare nella lettura e scrittura di un testo dialettale a chi deve andare se non a chi il dialetto lo scrive e lo mastica da tanto tempo oppure semplicemente leggendo altri testi dialettali? E qui viene il punto: anch'io ho iniziato così, leggendo altri testi e ho scoperto che i padri del nostro dialetto lo scrivevano, a parte qualche comune "regola", tutti in modo estremamente diverso. Ora fino a quando questa diversità non comporta difficoltà, si può anche accettare e, con un po' di buona volontà capire, ma quando il modo di scrivere dialettale è assolutamente indecifrabile la persona che vuole imparare rinuncia e, in questo modo abbiamo allontanato una persona dalla cultura del dialetto. Si sono citati esempi illustri: Barracano, Gentile, Romita, aggiungo Giovine e tanti altri, ma, domando, se come afferma il Polito, nessuno si può ergere a paladino difensore e professore del dialetto barese, e ognuno può scriverlo come gli pare e piace, perché allora si devono leggere e tenere presenti gli scritti e i dizionari di questi illustri nostri antenati? Insomma perché oggi altri non possono fare altrettanto, cioè comporre un nuovo dizionario? E, non sarebbe meglio dunque, prendere il "vecchio", aggiungere il "nuovo" e pubblicare tutti insieme - voglio dire chiunque volesse partecipare in una sorta di "autori vari baresi" - un ricco Dizionario completo di elementi di morfologia, sintassi e analisi del periodo naturalmente in stretto dialetto barese? Immaginate che servizio si farebbe alla città di Bari, ai Baresi soprattutto se si pensa che tale evenienza, oltre ad offrire un'utilissimo strumento di lavoro che, allo stato, manca nelle librerie e nelle biblioteche locali, metterebbe fine per la prima volta nella storia dei baresi a quella cultura dell'individualismo e della litigiosità che da secoli ci opprime.
Stadeve buène Felice
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RE: DIALETTO & POLEMICHE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Apr 09, 2012 4:31 pm

Scrivere “come ti pare e piace” non significa letteralmente “scrivi come vuoi”, né tantomeno autorizza alcuno a scrivere in quella data maniera, soprattutto se certi consigli, o meglio imposizioni, provengono da sprovveduti e poco competenti, che avanzano ipotesi e addirittura certezze sbocciate nel prato della loro logica o, peggio, della loro fantasia... o da qualcuno che sale in cattedra senza avere regolari abilitazioni.
Le lettere che la Gazzetta del Mezzogiorno sta pubblicando in questi giorni su tale argomento, sono la prova lampante. Proprio il caso di dire “da che pulpito viene la predica”.
Dice bene Alloggio quando scrive che si sceglie una persona qualificata, a seconda delle necessità, quindi, per tornare al dialetto, sono disponibili alcune grammatiche (non una sola) e diversi dizionari, per cui non si capisce perché alcuni si ostinano a dare consigli su come si scrive o si legge correttamente (?), il nostro vernacolo. Insomma pare che solo alcuni sanno come si scrive il dialetto barese (?). Allora viene spontanea la domanda “Ci si alza apprime chemmanne?”.
È appena il caso di tener presente che i dialetti nella maggior parte dei casi sono parlate, per cui la trascrizione, come scrive Pasquale Locaputo nella sua nota su Facebook, può generare, come nel nostro caso, sia chiangiamìgnue che chiangiamìnue, a seconda della sensibilità e dell’acutezza uditiva di chi scrive, dopo aver ascoltato.
Per maggior chiarezza va detto che Vito Barracano nel suo “Vocabolario dialettale barese” (Adda Ed., 1981), scrive chiangiamìgnue (piagnucolone), mentre Giuseppe Romito nel “Dizionario della lingua barese” (Levante Ed., 1985), lo traduce chiangiamiuue (piagione, frignone). Lo stesso vocabolo di Romito viene ripreso da Enrica e Lorenzo Gentile nel “Nuovo dizionario dei baresi” (Levante Ed., 2007), con lo stesso significato di Romito. Pertanto il dilemma è: si scrive secondo Barracano o Romito? La risposta a questo dilemma non la può certamente dare con tanta arroganza uno sconosciuto qualsiasi che si erge a depositario della verità, senza averla accompagnata dalla struttura del lemma e dalla spiegazione etimologica (storia della parola), ecc. Ovvero senza l’opportuna dimostrazione del perché si sceglie un vocabolo invece di un altro ed il motivo di tale scelta.
Infine, in discussioni di questo tipo non c'è posto per l'umiltà, bensì servono conoscenza, documentazione e indagini perseveranti.

VITTORIO POLITO


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Lun Apr 09, 2012 5:02 pm, modificato 1 volta
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FELICE E VITTORIO

Messaggio  Admin il Lun Apr 09, 2012 4:46 pm

Ho letto quanto scritto da Felix e ne condivido evidentemente la giudiziosa esposizione. Mi ha illuminato la sua frase “le regole comuni sono pochissime” ed è da qui che mi interessa partire. Mentre nella lingua nazionale le regole sono indubbiamente parecchie e ben codificate, la difficoltà di quelli che tentano di studiare e di regolamentare le varie parlate dialettali (non è solo un problema del barese, la stessa cosa accade qui in Veneto dove abito) consiste nell’esiguità delle regole. Ci sarà pure una ragione che personalmente non sono ancora riuscito ad individuare. Secondo me, forse, l’unica regola certa è quella della “e” che si pronunzia quando è accentata e non si pronunzia quando NON è accentata. Inoltre come dice Vittorio Polito, esistono le sonorità del dialetto che sono difficilmente rendibili con la scrittura. Su tutto questo, oltretutto penso che sia assolutamente importante e fondamentale l’argomentare le proprie scelte, qualora venissero espresse pubblicamente. Sciorinare dogmi, invece, è contrario a quella scientificità alla quale tutti tendiamo molto difficoltosamente. franz falanga
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DIALETTI E POLEMICHE

Messaggio  felice.alloggio il Lun Apr 09, 2012 7:25 pm

Nel “De vulgari eloquientia” di Dante Alighieri, il grande Poeta, mettendo in discussione la gerarchia tra le due lingue, il Latino e il Volgare, formula questa singolare teoria sull'origine e sull’importanza delle due lingue: “Il Latino, che i Romani chiamavano “Grammatica”, per il Poeta è una lingua artificiale inventata dopo l’episodio della Torre di Babele, il Volgare è superiore al Latino perché è lingua naturale in quanto creata da Dio e non dagli uomini, tanto che s’impara fin da bambini senza bisogno di regole grammaticali. Naturalmente la ricerca scientifica oggi ci dice che i volgari romanzi sono tutti di derivazione latina e che in antichità il Latino era comunemente parlato. È però interessante sapere che Dante Alighieri prediligeva il Volgare tanto da volerlo rendere stabile e regolare come il Latino, perché per lui un’opera scritta in Volgare poteva avere la stessa dignità letteraria delle opere passate scritte in Latino e, in più, poteva essere letta da un pubblico più ampio e non solo dai letterati.”
Prima di Dante altri autori hanno trascritto piccoli scritti in Volgare, ne trascrivo due, sia in Volgare che in Dialetto barese, presi da un'Antologia in uso negli Istituti d'istruzione superiore:
il primo è "L'indovinello veronese" trovato nalla Biblioteca Capitolare di Verona

L'indovinello veronese (Volgare, cioè non Latino)

Se pareba boves
alba pratalia araba
et albo versorio teneba
et negro semen seminaba

U ndevenìdde veronèse (dialetto barese)

spengève nanze le vove
aràve prate bianghe
tenève n'aratre bianghe
e semenàve nu sème gnore

U segnefecàte du ndevenìdde
U ndevenìdde fasce referemènne alla mane ca scrive: le vove sò le discete, le prate bianghe sò le foglie de carte addò se scrive, u aratre bianghe iè la pènna d'oche e u sème gnore iè u gnostre lassàte dalla pènna.

Il secondo è un documento giudiziario del '900 d.C. denominato “placito capuano”, e relativo ad una causa per una proprietà terriera fra un privato cittadino e il Monastero dei Benedettine di Capua. Il giudice dette ragione ai Benedettini per ditritto di usucapione e in quella occasione due testimoni, un monaco ed un chierichetto, distintamente giurarono, appunto in Volgare, ciò che il Cancelliere poi scrisse e cioè:


Placito capuano (Volgare, cioè non Latino)
Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene,
trenta anni le possette parte sancti Benedecti.

Sendènza capuàne (dialetto barese)
Sacceche ca chidde tèrre, jìnde alle chenfine descritte,
sò state pe trend’anne in possèsse de l’Ordene de San Beneditte.

Dopo questi primi scritti in Volgare, dopo Dante Alighieri, Pietro Bembo, Alessandro Manzoni, finalmente in Italia quasi sessanta milioni di persone parlano correttamente e con orgoglio la stessa Lingua, potendosi inoltre avvicinare alla cultura con più facilità, a differenza di un tempo passato in cui siccome si parlava e scriveva solo in Latino, una massa infinita di persone era di fatto esclusa dal sapere e dal vivere. Con le dovute distinzioni e senza che nessuno di noi possa certamente porsi al confronto con questi grandi personalità della cultura italiana, perchè si deve ritenere difficile e addirittura impossibile che fra cinquant'anni i baresi, solo 300.000 persone, possano parlare e scrivere in dialetto tutti allo stesso modo?
Ciao a tutti dal Vs. Felice

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Re: DIALETTO & POLEMICHE - da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 14.12.2006 e SEGUENTI

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