EVENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO IL 14 MAGGIO 2010

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EVENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO IL 14 MAGGIO 2010

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mag 10, 2010 6:04 am

APPUNTAMENTO A VENERDI' ALLE ORE 11 ALLA
TECA DEL MEDITERRANEO

CON VITTORIO POLITO, VITO SIGNORILE E MICHELE FANELLI
SI ESIBIRA' L'ATTORE E REGISTA FELICE ALLOGGIO
TESTIMONIAL: DANIELE GIANCANE



Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Gio Mag 20, 2010 9:33 am, modificato 3 volte

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OGGI APPUNTAMENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO ALLE 11

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Mag 13, 2010 6:29 pm

DA BARISERA DEL 13 MAGGIO 2010. PAG. 21





Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Dom Ago 01, 2010 3:56 am, modificato 2 volte

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OGGI 14 MAGGIO 2010, ORE 11 EVENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO

Messaggio  felice.alloggio il Ven Mag 14, 2010 7:45 am


LA BARESITA' DAI GIORNALI DI OGGI 14 MAGGIO 2010

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Re: EVENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO IL 14 MAGGIO 2010

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mag 17, 2010 6:05 am

ANCORA COMMENTI E RECENSIONI SULLA "BARESITÀ" DELLA TECA DEL MEDITERRANEO



DA:
http://www.bcr.puglia.it/tdm/documenti/2010/building/1405/bar.doc

"Baresità, curiosità e... di Vittorio Polito", Edizione Levante

In questo libro rivivono personaggi, vicende, tradizioni, espressioni proverbiali, tratti caratteristici che si incastonano come tessere preziose di un mosaico originale, un affresco antologico di una realtà cui siamo legati. E si dipanano lungo il fil rouge di una narrazione che va dai tempi antichi ad episodi più recenti. Completano questa ricca e ponderosa rassegna alcune vibranti e partecipi note dedicate ad un personaggio divenuto già in vita un’icona della baresità: Vito Maurogiovanni.
Prefazione di Corrado Petrocelli, Magnifico Rettore dell’Università di Bari, contiene scritti di Felice Alloggio, Linda Cascella, Franz Falanga, Lorenzo Gentile e Giovanni Panza. Copertina del Maestro Michele Damiani.
Vittorio Polito, giornalista pubblicista, ha ricoperto per 40 anni il ruolo di Assistente bibliotecario presso la Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Bari. Ha curato e coordinmato due edizioni del volume "Il dialetto, dignità di comunicazione, dignità sociale".
È autore del volume “Baresità e… maresità” con prefazione di Vito Maurogiovanni. Collabora con il quotidiano Barisera, e con i periodici La Vallisa e Confcommercio Magazine.
14 maggio 2010


DA:
http://www.quindici-molfetta.it/building-apulia-il-14-maggio-il-quinto-appuntamento-dedicato-alla-baresita-_19230.aspx
martedì 11 maggio 2010

Building Apulia, il 14 maggio il quinto appuntamento dedicato alla "Baresità"
Presenti Polito, Signorile, Fanelli, Alloggio e Giancane

BARI - La "Baresità" è il tema del quinto appuntamento di "Building Apulia, costruendo l'identità della Puglia", la rassegna sulla 'Puglia che scrive, che edita e che parla di sé', giunta quest'anno alla settima edizione, organizzata dalla Biblioteca Multimediale del Consiglio Regionale della Puglia, Teca del Mediterraneo.
Nel quinto incontro saranno presentate tre opere: "Baresità, curiosità e..." di Vittorio Polito, Levante Edizione, "Ce se mange iòsce? Madonne ce ccròsce!" di Vito Signorile, Edizione Gelsorosso ed infine "Bari vecchia porte aperte. Odori, sapori, superstizioni, liti, bestemmie" di Michele Fanelli, Edizione Progedit.

Testimonial della giornata Daniele Giancane, docente di Educazione alla letteratura e gestione della Biblioteca, Storia della letteratura per l'infanzia e Teatro d'animazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Bari.
Durante la presentazione si esibirà l'attore e regista Felice Alloggio, l'incontro sarà coordinato da Alfonso Marrese, giornalista.
L'appuntamento è per venerdì 14 Maggio, ore 11, presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, Teca del Mediterraneo in Via Giulio Petroni 19/a, Bari.
DA:

http://www.puglialibre.it/2010/05/identita-pugliese-e-baresita-domani-a-building-apulia/

13 mag, 2010
Identità pugliese e baresità domani a Building Apulia

Dalla Rubrica Building Apulia
Scritto da Redazione

Si incentrerà sulla baresità l’incontro di Building Apulia che si terrà domani, 14 maggio 2010 presso la Teca del Mediterraneo. L’appuntamento, alla presenza della stampa e di alcuni studenti di scuole selezionate, verterà sulla presentazione di tre testi riguardanti le declinazioni della baresità nella gastronomia, nella superstizione e perfino nella bestemmia.
Ce se mange iòsce? Madonne ce ccrosce! (Che si mangia oggi? Madonna che croce!) è il testo di Vito Signorile che, come recita il sottotitolo, presenta «le tradizioni gastronomiche baresi raccontate da un buongustaio». L’edizione Gelsorosso è davvero pregevole: le pagine dalla grammatura pesante e color seppia presentano il testo delle ricette circondato da invitanti immagini culinarie, e le indicazioni per la preparazione degli invidiatissimi (in Italia, nel mondo) manicaretti baresi sono presentate con testo a fronte (consigliata la lettura in lingua originale). La sezione “Menù per stagione e per le feste importanti” (fèste terribbele) presenta menù settimanali che rispettano la prescrizione barese sul consumo dei cibi in base al giorno della settimana (assioma fondamentale: il ragù di sabato).
Il barese Michele Fanelli, autore di opere teatrali in vernacolo, racchiude in Bari vecchia porte aperteun repertorio di «odori, sapori, superstizioni, liti, bestemmie». Ad illustrare i cibi descritti e alcune situazioni della vita nel borgo antico contribuiscono le foto scattate dall’autore ed i disegni di Saverio Romito. I ricordi personali di Fanelli consentono di delineare con vivacità personaggi tipici, suoni (su tutti, quello della campana della Cattedrale), espressioni popolari e credenze (nell’“augurio della casa”, nelle misture dai poteri salvifici). Inframmezzano le descrizioni nostalgiche – nel ricordo tutto acquista una sfumatura piacevole – numerose ricette (a ribadire che il vero vessillo della baresità è il cibo) e poesie, rigorosamente in vernacolo.
Terzo volume in discussione domani, Baresità, curiosità e…èquasi una prosecuzione del precedente Baresità e maresità, prima opera di Vittorio Polito, pubblicista ed Assistente Bibliotecario per l’Università di Bari. Una copertina rigida, utile a proteggere le quasi quattrocento pagine del testo, racchiude altri tasselli dell’identità barese, introdotti dalla prefazione del Rettore dell’Università di Bari Corrado Petrocelli e compilati anche da altri cinque autori. Il vernacolo non è qui solo la lingua delle (numerose) poesie riportate, ma anche di interi paragrafi, e l’assenza di testo a fronte può creare qualche difficoltà al lettore. Elogi della focaccia e delle incontaminate (?) spiagge baresi sono testimonianze del profondo amore di Polito per la città di Bari, il cui popolo ha anche prodotto una interessante traduzione in vernacolo dell’Infinito leopardiano, riportata per il piacere dei lettori.
Carlotta Susca

DA:

http://www.consiglio.puglia.it/applicazioni/cadan/cms_AgenziaNotizie/data
view.aspx?id=158709
Puglia Notizie
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Consiglio Regionale della Puglia

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Redazione: Via Capruzzi, 204 - 70124 Bari - Tel 080.540.23.66 - Fax 080.541.40.64
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Agenzia nr. 758 del 14/05/2010
» Biblioteca
Building Apulia: nella Teca del Mediterraneo le tante forme della baresità

Si è parlato di “baresità” nella Teca del Mediterraneo, per il quinto appuntamento 2010 della rassegna “Building Apulia, la Puglia che scrive, che edita, che parla di sé”, organizzata dalla biblioteca del Consiglio regionale.Baresità, dunque, in tutte le forme della tradizione, da quella culinaria delle ricette di “Ce se mange iòce? Madonne ce ccròce”, scritto con mano leggera daVito Signorile per l’editore Gelsorosso, a quella enciclopedica diVittorio Polito, che in “Baresità, curiosità e…” (Levante) attinge all’universo della cultura popolare partendo da proverbi, soprannomi, superstizione.
“Bari vecchia porte aperte” di Michele Fanelli (edizione Progedit) è, invece,una sorta di amarcord della città vecchia degli anni sessanta, in cui odori, suoni,]sapori avevano la loro importanza, soprattutto per gli abitanti di quell’anti-mondo che erano i sottani.
“È la dialettica di due itinerari: quello della globalizzazione e quello della riscoperta delle radici”, ha detto Daniele Giancane, testimonial della giornata e docente dell’Università di Bari, commentando la riscoperta del folklore locale degli ultimi quindici anni. “La globalizzazione – ha aggiunto - è, in realtà, anche una spinta alle culture locali per riappropriarsi della propria identità”.
Dopo l’intervento degli autori, si è esibito l’attore e regista Felice Alloggio.
Moderatore dell’incontro, il giornalista Alfonso Marrese. (a.r).

DA:
[size=21]http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=31586
13/05/10
Bari - Building Apulia, V° appuntamento dedicato alla 'Baresità' con Polito, Signorile, Fanelli, Alloggio e Giancane.
La “Baresità” è il tema del quinto appuntamento di “Building Apulia, costruendo l’identità della Puglia”, la rassegna sulla ‘Puglia che scrive, che edita e che parla di sé’, giunta quest’anno alla settima edizione, organizzata dalla Biblioteca Multimediale del Consiglio Regionale della Puglia, Teca del Mediterraneo.
Nel quinto incontro saranno presentate tre opere: "Baresità, curiosità e..." di Vittorio Polito, Levante Edizione, "Ce se mange iòsce? Madonne ce ccròsce!" di Vito Signorile, Edizione Gelsorosso ed infine “Bari vecchia porte aperte. Odori, sapori, superstizioni, liti, bestemmie” di Michele Fanelli, Edizione Progedit.
Testimonial della giornata Daniele Giancane, docente di Educazione alla letteratura e gestione della Biblioteca, Storia della letteratura per l’infanzia e Teatro d’animazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Bari.

Durante la presentazione si esibirà l’attore e regista Felice Alloggio, l’incontro sarà coordinato da Alfonso Marrese, giornalista

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SEMPRE SUL DIALETTO

Messaggio  Admin il Ven Mag 21, 2010 6:41 pm

La lingua ufficiale usata in Italia è l’Italiano. Quest’affermazione è di una banalità sconcertante, lo so benissimo, ma mi serve per preparare il terreno alla seconda affermazione, che, pur essendo anch’essa di una banalità sconcertante, rappresenta in ogni caso, secondo me, lo stato dell’arte dei dialetti in Italia.
Voglio qui dire, e su questo non ci piove, che in Italia sono parlati migliaia e migliaia di dialetti, dal sud al nord. Addirittura già nel XIV secolo si conoscevano più una dozzina di dialetti parlati in Italia. Ciò premesso veniamo ora all’argomento che voglio qui trattare. L’argomento che voglio sottoporre alla vostra attenzione lasciate che ve lo sottoponga utilizzando la forma interrogativa che è la seguente: è possibile codificare fino alle profondità più abissali le regole grammaticali, sintattiche, di pronunzia e di scrittura di un dialetto? Evidentemente il tipo di risposte, che penso peraltro molto variegate, potrebbero essere ricondotte a due soltanto. Ci troveremmo di fronte a chi risponderebbe sì e a chi risponderebbe no.
Per quanto mi riguarda la mia risposta è NO. Per tentare di dimostrare questa mia affermazione, proverò ad elencare alcune delle ragioni che mi fanno propendere per la risposta in negativo. Premetto che sono solo un dilettante dell’argomento, premetto ancora che con suprema arroganza intellettuale mi sono permesso di scrivere qualche cosa sull’argomento e che la mia arroganza senza limiti, che comunque tale è e tale rimane, è anche fondata sul fatto che al mondo, per esempio, fra i grandi esperti della musica barocca, i migliori conoscitori dell’argomento sono due dilettanti che tutto sono tranne essere storici della musica. Infatti due fra i più grandi esperti di Bach, sono un farmacista americano e un architetto veneto (quest’ultimo ha addirittura imparato il tedesco per potersi leggere i libri sull’argomento in lingua originale ed ha costruito diversi clavicembali); come vedete ambedue fanno tutt’altro mestiere. Vi prego di non saltarmi addosso, perché con questa mia ultima affermazione non volevo assolutamente mettermi fra gli esperti del dialetto barese, volevo solo sdrammatizzare l’atmosfera che attualmente aleggia sull’argomento e ridere allegramente di me stesso insieme a voi che mi starete leggendo.
Allora eccovi il mio pensiero, che ovviamente non interesserà nessuno tranne me stesso, ma ve lo esporrò lo stesso, confidando nella vostra cortesia nel leggermi e nella vostra pazienza nel cercare di comprendere le mie ragioni. Partiamo dunque.
Sono convinto che una lingua, sia essa lingua ufficiale dello stato o dialetto, siano categorie estremamente vive e come tali difficili da poter essere cristallizzate in regole e meccanismi. Sono altresì convinto che la stesura di regole dalle più semplici alle più complesse riguardanti la lingua nazionale sia comunque possibile, ben sapendo che le regole non possono essere mai definitive ma che abbisognano, magari anche in tempi lunghi, di essere aggiornate e modificate. Una grammatica italiana di un secolo fa non credo sia perfettamente uguale a una grammatica italiana contemporanea, le differenze sviluppatesi nel tempo, ancorchè minime, sono comunque testimonianza della vivezza della lingua medesima. Ciò detto, prima di passare al mio teorema sul dialetto, vorrei prendere in esame alcuni scrittori appartenenti alla grande letteratura sia italiana che mondiale che si sono permessi il lusso di non seguire pedissequamente le regole già esistenti della loro lingua e che, ciò nonostante, hanno scritto dei capolavori assoluti.
Sto parlando di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, dell’Ulysses di James Joyce e di Saggio sulla lucidità scritto da Josè Saramago.
In questi tre capolavori, le cosiddette “regole” sono state stravolte, deformate, ignorate, soppiantate con altre impossibili, gufate, sospese in alcuni momenti e ripristinate in altri, criptate, esaltate, ridicolizzate, mutuate da altri linguaggi, sospese per tutto il capitolo o per buona parte del libro e così via di seguito. Non parliamo poi delle parole nuove, dei neologismi, delle regole di punteggiatura. Celebre la fiera magnaria di Gadda, il fiume di parole intraducibili dell’Ulysses, i periodi eccessivamente lunghi con punteggiature improbabili in Saramago. Qualche autorevole critico letterario ha addirittura fatto notare la quasi mancanza di congiuntivi in Moravia! La scrittura nazionale e mondiale è piena di esempi del genere.
Questa, chiamiamola elasticità, questa capacità di auto generarsi, a mio modestissimo avviso, è presente anche nei vari dialetti italiani, ed è la caratteristica che permette a queste parlate di non essere confinate nella categoria degli organismi geneticamente modificati, che nella maggioranza dei casi sono sterili. Questo non significa che gli sforzi di razionalizzare grammatiche, sintassi e modi di scrittura nei vari dialetti sia sforzo vano, non lo penso assolutamente, solo che questi sforzi appartengono ad una benemerita categoria di studiosi che sono assolutamente legittimati a impostare il problema nei modi e con le metodologie che più gradiscono, così come sono assolutamente legittimati quegli studiosi che invece preferiscono analizzare altri piani caratteristici dei dialetti parlati. Pensare di poter influenzare le varie maniere di scrivere le scritture, quali esse dovessero essere, ce ne passa eccome! La libertà di pensiero, la capacità di contaminare i generi e i meccanismi lessicali, gergali, sintattici, grammaticali fanno parte dello sterminato cotè della creatività che di tutto ha bisogno tranne che di padroni e di moralisti. Questo è almeno quello che io penso. Ciascuno imposta un qualsivoglia problema come meglio crede. I risultati appartengono a futuri remoti, futuri beninteso che avranno ovviamente bisogno di tutte le impostazioni che sono state in precedenza utilizzate. Quindi ben vengano le varie impostazioni che possono caratterizzare una qualsivoglia disciplina. La libertà di pensiero, ah! la libertà di pensiero!
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Re: EVENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO IL 14 MAGGIO 2010

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Mag 22, 2010 9:59 am



DANTE ALIGHIERI, IL VOLGARE E IL DIALETTO BARESE

Pare che Dante Alighieri sia stato il primo ad elaborare e proporre una lingua nazionale “volgare”, non latina, senza tuttavia riuscirvi.
Il “De vulgari Eloquentia” (L’eloquenza in lingua volgare), composta forse tra il 1303 e il 1304, ha come tema la definizione di una lingua volgare illustre, in grado di accostarsi al latino con pari diritti o addirittura superiore. Il primo libro rappresentato da 19 capitoli dimostra la nobiltà del volgare illustre, in grado di affiancare il latino e in certi casi anche superiore, ma Dante la considera una lingua artificiale. Il sommo poeta ritiene che il volgare è una lingua naturale che viene appresa fin dalla nascita e senza studio alcuno ed a sostegno di tale tesi ricostruisce nella sua opera una sorta di storia universale delle lingue.
Iniziando dalla Torre di Babele, il monumento della superbia umana nella quale tutti gli uomini pur parlando lingue diverse si comprendevano, ed attraverso quella torre volevano arrivare a Dio, ma Questi la distrusse e confuse tutte le lingue. Da quel momento gli uomini non si capirono più e rimasero solo tre linguaggi fondamentali: nell’area greca, attraverso la koinè, la lingua comune, si creò la lingua artificiale del greco, nell’area latina si creò la lingua artificiale del latino. Nell’Europa Meridionale si stabilirono popoli che parlavano tre diverse lingue: la lingua d’oil e quella d’oc, parlate in Francia e la lingua del sì, parlata in Italia. Per queste diversità si crearono lingue artificiali, per cui quella latina era considerata la principale. Così Dante inizia a definire le caratteristiche dei tre volgari a cui corrispondono altrettante letterature e rivolge un’attenzione particolare al volgare italiano. In Italia si parlavano numerosi dialetti locali e Dante ne analizza solo 14 classificandoli su base geografica e linguistica e partendo dalla divisione geografica dell’Italia, dovuta agli Appennini, analizza 7 volgari a destra e 7 a sinistra. Ma nessuno di questi lo soddisfa, riconoscendo che il fiorentino e il toscano sono quelle che si avvicinano maggiormente alla sua idea di volgare illustre, dandone la definizione. Il volgare deve essere illustre, cardinale, regale, curiale. Illustre perché deve dare lustro e fama a chi ne fa uso nei suoi scritti; cardinale perché deve essere il cardine intorno a cui ruotano tutti gli altri volgari; regale perché se in Italia vi fosse una regina dovrebbe essere la lingua del palazzo; curiale perché risponde alle norme stabilite dagli italiani più prestigiosi che sono i dotti, gli intellettuali e i poeti e che rappresentano in mancanza della curia effettiva la curia ideale. La forma più degna del volgare è quella di maggiore nobiltà, cioè la canzone. Poi Dante fa la teoria degli stili: comico, medio, aulico. Teoricamente Dante non creò il volgare illustre, ma ci dice che ogni volgare se depurato dai suoi limiti provinciali può essere illustre; infatti i migliori poeti italiani lo hanno fatto, e cita siciliani, toscani, e bolognesi.
Dante giudica sfavorevolmente tutti i dialetti: quello dei Romani è il turpissimo di tutti i volgari italiani, non molto migliore quello degli Anconitani e degli Spoletani, dei Milanesi e dei Bergamaschi. I Sardi non hanno neppure il volgare, sono scimmie, che imitano il latino. Che dire poi dei Genovesi, il cui dialetto non esisterebbe più, se si togliesse la zeta: e dei Romagnoli, molli ed effeminati? Dei dialetti toscani si fa strazio: del volgare dei Fiorentini, dei Pisani, dei Lucchesi, dei Senesi, degli Aretini, quello dei Toscani è non un volgare, ma un “turpiloquio”, e i loro rimatori, con alla testa Guittone, sono detestabili, benché non siano mancati di quelli che hanno saputo usare il volgare illustre, come Cino da Pistoia. Del dialetto barese neanche l’ombra.
Dante, infine, definisce la lingua volgare (il dialetto) quella lingua che il bambino impara dalla balia (o dalla mamma), a differenza della grammatica (il latino), la lingua perfetta, in questo simile a quella latina. L’autore afferma che la più nobile è comunque la lingua volgare, perché è stata la prima ad essere pronunciata nella vita sua e dei suoi lettori: dunque, una lingua naturale. Sostiene che il volgare può trattare qualsiasi argomento, dall’amore alla moralità e alla religione.
Pertanto, da quanto sopra si evince che la Puglia, Bari e il dialetto barese [b]non sono stati elencati da Dante. Basterebbe questa semplice considerazione per portarci a pensare due cose: che ai tempi di Dante il nostro dialetto o non esisteva o non era noto a livello nazionale, donde ne discende il fatto che tutto quanto viene detto ed affermato sul dialetto barese va comunque preso con il solito granello di sale, considerando che nessuno degli studiosi venuti in seguito nel tempo non hanno ancora trovato la verità assoluta sulla grammatica, sul modo di scrivere e sulla sintassi del dialetto barese. Ne discende quindi che un punto fermo e definitivo sulla questione è ancora ben lontano dall’essere posto. Ne discende ancora che tutte le opinioni sono legittime ed hanno pieno diritto di cittadinanza all’interno delle dispute che ovviamente dovessero nascere. Ne discende ancora che la base della convivenza scientifica, culturale e civile deve poggiare su fondamentali pilastri della buona e corretta convivenza medesima. Vanno benissimo le passioni ma non una visione irata ed egoistica sull’argomento.
Vittorio Polito

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ANCORA SULL'EVENTO TECA DEL MEDITERRANEO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Lug 18, 2010 5:56 am


I VIDEO DEI TELEGIORNALI DI TELEBARI E DELLA 7 GOLD




http://www.youtube.com/watch?v=cBCDEVJo0hM

http://www.youtube.com/watch?v=8hcIUSrJ62Y


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Re: EVENTO ALLA TECA DEL MEDITERRANEO IL 14 MAGGIO 2010

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