DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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DA "IL SEGNALIBRO" N. 287 - SETTEMBRE 2012, PAG. 31

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Set 06, 2012 3:35 pm

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DA "BARINEDITA" - 28 LUGLIO 2012

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Set 07, 2012 6:24 am

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DA "TUTTOBARI.COM" DEL 2 MAGGIO 2011

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Set 08, 2012 3:55 pm


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DA "PUGLIA IN" DI SETTEMBRE 2012

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Set 17, 2012 6:13 am


PREGÁME A LA BARÉSE

La preghiera è un momento fondamentale nella vita di ciascun fedele che, in qualsiasi lingua, riesce a mettersi in contatto con il divino. Così alle preghiere “tradizionali” se ne possono aggiungere alcune provenienti da un personalissimo contesto socio-culturale made in Puglia, associando le preghiere “canoniche” a quelle più spontanee, provenienti dal cuore. È questo l’intento dei due autori del libretto “Pregáme a la barése” a cura di Vittorio Polito e Rosa Lettini Triggiani, i quali hanno affiancato alle comuni preghiere del cristiano, delle libere traduzioni in dialetto barese con le quali riescono a trasmettere la vera devozione del barese. Tra le invocazioni, le più diffuse sono quelle dedicate alla Madonna Odegitria, ma ovviamente un occhio particolare è rivolto ai protettori della città: san Sabino e soprattutto san Nicola
.



Pregáme a la barése (Levante Editori - Bari)
Pag. 112 - € 10


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IL COMMISSARIO NAVARRINI (La Gazzetta del Mezzogiorno 23.9.2012)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Set 23, 2012 6:30 am

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Pregàme a la Barèse

Messaggio  alisce fritte il Mar Ott 02, 2012 3:08 pm

RECENSIONE AL TESTO IN OGGETTO.
Per recensire un libro bisogna leggerlo e, per leggerlo bisogna comprarlo. Cosa che ho fatto. Ma la mia lettura di "Pregàme a la Barèse" si è fermata a pag. 68 perchè le restanti 18 pagine sono rappresentate da ritratti, fotografie, pubblicità. Francamente è la prima volta che mi succede di dover pagare per vedere la pubblicità di negozietti di Bari, di ritratti di uno degli autori,(pag. 71 e 93), ritratto che compare anche sul forum, e di foto di copertine di libri, tutti meno uno, editi da Levante Editori di Bari. Vi è inoltre fotografata un paio di volte la Chiesa di Sant'Antonio e, a fronte, la pubblicità di lingerie (pag.89) e gioielli (pag.75), tutti oggetti di consumo, anche di un certo valore venale, in netto contrasto con ciò che rappresenta la Chiesa di Sant'Antonio, in cui una volta e forse ancora oggi i francescani ospitano un collegio di orfanelli.
E veniamo alle pagine di testo. Semplice e banale traduzione delle preghiere dall'Italiano al Dialetto barese. Meglio sarebbe stato tradurre, come hanno fatto altri autori italiani che si sono muniti di registratore e hanno registrato e poi trascritto in dialetto le suppliche
e le preghiere che tanda gente e devoti fanno di propria mente. Sono espressioni che vengono dal cuore, cariche di sentimenti che ben si prestano ad essere poi trascritti sopra un libro. Sarebbe bastato ai due autori recarsi all'ora del vespro in Barivecchia e avrebbero visto sedute fuori ai sottani tante donne anziane recitare le proprie personali preghiere, vera musica per le orecchie. Ma come si sa oggi questo tipo di ricerca sulle tradizioni popolari religiose la fanno in pochi, e non è il caso dei due autori del libretto.
Si dirà che due sacerdoti hanno approvato. E ci mancherebbe, dopo aver tolto l'obbligo del latino, ogni lingua è buona per pregare, anche il dialetto, e questo hanno inteso ribadire i due prelati.
Infine una annotazione riguardante la preghiera dell'Ave Maria. Ad un certo punto la preghiera in Italiano e in Latino recita: "Tu sei benedetta fra le donne...", mentre nella traduzione in dialetto è scritto: "Tu si benedètte e benedìtte u frutte.." Scusate e il "fra le donne" in dialetto che fine ha fatto?
Insomma ho comprato il tascabile ma ho letto solo da pag.1 a pag. 68, poche e scontate pagine per ben 10 Euro, se si considera anche la pubblicità. Un libro una volta pubblicato appartiene a tutti, e spero che questo gli autori lo comprendano.
alisce fritte


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Pregàme a la Barèse

Messaggio  felice.alloggio il Mer Ott 03, 2012 10:32 am

Pregàme a la Barèse
alisce fritte Ieri a 5:08 pm

.RECENSIONE AL TESTO IN OGGETTO.
Per recensire un libro bisogna leggerlo e, per leggerlo bisogna comprarlo. Cosa che ho fatto. Ma la mia lettura di "Pregàme a la Barèse" si è fermata a pag. 68 perchè le restanti 18 pagine sono rappresentate da ritratti, fotografie, pubblicità. Francamente è la prima volta che mi succede di dover pagare per vedere la pubblicità di negozietti di Bari, di ritratti di uno degli autori,(pag. 71 e 93), ritratto che compare anche sul forum, e di foto di copertine di libri, tutti meno uno, editi da Levante Editori di Bari. Vi è inoltre fotografata un paio di volte la Chiesa di Sant'Antonio e, a fronte, la pubblicità di lingerie (pag.89) e gioielli (pag.75), tutti oggetti di consumo, anche di un certo valore venale, in netto contrasto con ciò che rappresenta la Chiesa di Sant'Antonio, in cui una volta e forse ancora oggi i francescani ospitano un collegio di orfanelli.
E veniamo alle pagine di testo. Semplice e banale traduzione delle preghiere dall'Italiano al Dialetto barese. Meglio sarebbe stato tradurre, come hanno fatto altri autori italiani che si sono muniti di registratore e hanno registrato e poi trascritto in dialetto le suppliche
e le preghiere che tanda gente e devoti fanno di propria mente. Sono espressioni che vengono dal cuore, cariche di sentimenti che ben si prestano ad essere poi trascritti sopra un libro. Sarebbe bastato ai due autori recarsi all'ora del vespro in Barivecchia e avrebbero visto sedute fuori ai sottani tante donne anziane recitare le proprie personali preghiere, vera musica per le orecchie. Ma come si sa oggi questo tipo di ricerca sulle tradizioni popolari religiose la fanno in pochi, e non è il caso dei due autori del libretto.
Si dirà che due sacerdoti hanno approvato. E ci mancherebbe, dopo aver tolto l'obbligo del latino, ogni lingua è buona per pregare, anche il dialetto, e questo hanno inteso ribadire i due prelati.
Infine una annotazione riguardante la preghiera dell'Ave Maria. Ad un certo punto la preghiera in Italiano e in Latino recita: "Tu sei benedetta fra le donne...", mentre nella traduzione in dialetto è scritto: "Tu si benedètte e benedìtte u frutte.." Scusate e il "fra le donne" in dialetto che fine ha fatto?
Insomma ho comprato il tascabile ma ho letto solo da pag.1 a pag. 68, poche e scontate pagine per ben 10 Euro, se si considera anche la pubblicità. Un libro una volta pubblicato appartiene a tutti, e spero che questo gli autori lo comprendano.
alisce fritte


Se legittima è la recensione, provo però a confutare alcune tesi.
E' scritto che sono state tradotte solamente la canoniche preghiere del catechismo, invece ve ne sono anche altre come quella alla Madonna Odegitria, quella a san Nicola, a sant'Antonio da Padova e la Preghiera del navigante. E' scritto che non sono state fatte ricerche sulla tradizione religiosa, d'accordo però questo potrà essere fatto in futuro anche da altri, questo libro può essere solo l'inizio. E' scritto che è presente pubblicità di sponsor, ebbene perchè sorprendersi, provi l'utente alisce fritte a rivolgersi ad un qualsiasi editore, oggi per pubblicare un libro o paghi di tasca tua o ti trovi degli sponsor. Si lamenta del prezzo rispetto al contenuto, ma francamente 10 Euro non sono poi tanti. L'impaginazione? Ma questa è responsabilità dell'editore e non degli autori. Nell'Ave Maria manca una piccola frase? Questo è il segno che il lavoro non è stato una semplice traduzione, bensì una personale interpretazione degli autori suppongo. Del resto perchè non chiederglielo direttamente a loro oggi pomeriggio? L'ingresso, alisce fritte, è libero e chiedere è un diritto. Ci faccia sapere domani sul Forum, perchè io purtroppo per impegni familiari non potrò essere presente.
Un affettuoso saluto a lei e agli autori del libro.
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DA "BARISERA" DI OGGI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ott 08, 2012 3:19 pm





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ANCORA SULLE REGOLE

Messaggio  Admin il Gio Ott 11, 2012 7:33 am

Nel 2004 con le Edizioni MENABO’ di Pescara scrissi il libro Nella terra dell’U / Storia di giovani e del Jazz a Bari. In un Capitolo mi esibii in una mia visione particolare del dialetto barese, sul come si scrive e sul come si pronuncia, arrivando addirittura alle declinazioni. In questi dieci anni molta acqua è passata sotto i ponti e ho affinato, me lo auguro, di molto le mie convinzioni su quest’argomento. Tornando al libro di cui ho dianzi parlato mi accorsi infatti, già a distanza di due anni, che molte mie regolette enunciate in questo libro erano errate e le modificai, nel mio altro libro Odadò Odadà edito da Adda editore in Bari, che uscì nelle librerie nel 2006. Questa mia storia personale che potrebbe peraltro non interessare nessuno, mi ha convinto ancora una volta che tentare di trovare regole definitive per la scrittura e per la pronuncia del dialetto barese e dei dialetti in generale, ancorchè opera meritoria, è assolutamente inutile, perché la materia è ancora magmatica e i risultati sono che ognuno liberamente, lo ripeto “liberamente”, scrive come meglio sa, come meglio può, come meglio crede. La grande difficoltà nel dialetto barese è la riproduzione grafica di certi suoni gutturali di questa parlata. Ho usato il termine tecnico “parlata” perché fa molto meglio comprendere che il problema esiste perché il barese è una parlata, come del resto tutte le altre parlate d’Italia. Alla scrittura cioè si sono aggiunte le sonorità, difficilmente riproducibili con le parole. Tutto qui. franz falanga
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RECENSIONE "Pregáme a la Barése" DI SALVATORE F. LATTARULO "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ott 14, 2012 9:52 am



14 OTTOBRE 2012 - PAG. 17

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Da http://www.cartantica.it/

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ott 21, 2012 3:43 am



CURIOSANDO TRA I LIBRI
“PREGÁME A LA BARÉSE” (Preghiamo in dialetto barese)
di VITTORIO POLITO E ROSA LETTINI TRIGGIANI. Editore: Levante Editore – Bari

Volumetto di 96 pagine con foto a colori e la riproduzione di diversi santi.
Il libretto raccoglie le preghiere tradizionali dei fedeli cristiani con la traduzione in dialetto barese. Alcune di queste preghiere sono quelle dedicate alla Vergine Santissima ed ai Santi maggiormente venerati dai baresi, primo fra tutti San Nicola. «La preghiera che è il canto del cuore, giunge alle orecchie di Dio anche se confusa in mezzo alle grida ed ai lamenti di migliaia di voci» (Kahlil Gibran).
Perché questo libretto con il dialetto barese? Gli autori nell’introduzione affermano: «Se in chiesa, ormai da qualche tempo, si prega in italiano, ci piace pensare che ciascuno di noi, nel suo personale e intimo rapporto con Dio, proprio perché la preghiera sgorga dal cuore, possa trovare le giuste espressioni e i toni più autentici per le sue invocazioni al Signore, nella nostra amata ‘lingua barese’».
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DAL "GIORNALE DI PUGLIA " RECENSIONE DI GRAZIA STELLA ELIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Nov 07, 2012 7:55 am

http://www.giornaledipuglia.com/2012/11/pregame-la-barese-un-piccolo-grande.html



7 NOVEMBRE 2012

«Pregáme a la barése» un piccolo-grande libro per pregare in dialetto
08:03 | Raccolto in: Cultura e Spettacoli,Libri | Pubblicato da: Giornale di Puglia

Grazia Stella Elia

Vittorio Polito, già noto per le sue pubblicazioni a carattere demologico, questa volta, in coppia con l’attrice–scrittrice Rosa Lettini Triggiani, pubblica con Levante Editori «Pregáme a la barése», un piccolo–grande libro di preghiere in lingua italiana con accanto la traduzione nel dialetto barese che, come tutti i dialetti, è una lingua. Sì, una lingua e, per giunta, per molti, la lingua del cuore, quella che i bimbi di Bari hanno appreso ed apprendono dalla loro mamma. Lingua materna, dunque e, come tale, lingua dell’amore più semplice e genuino; per di più lingua dalla piacevole sonorità, che può forse giungere gradita persino all’orecchio di Dio e dei Santi. E poi, non è forse il contenuto che conta? In italiano o in barese: l’essenziale è che si preghi!

Dopo questo breve incipit, entriamo in medias res. Il libro è introdotto da un pensiero molto pregnante di Kahlil Gibran:

La preghiera, che è il canto del cuore,
giunge alle orecchie di Dio
anche se confusa in mezzo alle grida
e ai lamenti di migliaia di voci.


Segue la presentazione di p. Lorenzo Lorusso, Priore della Basilica di San Nicola di Bari, il quale afferma che la preghiera «scaturisce dal cuore come sorgente spontanea»; importante è «fare di tutta la vita una preghiera. Pertanto si può pregare in diverse lingue e si può pregare anche in dialetto barese».

Dopo l’Introduzione degli Autori, ci si trova dinanzi alla poetica preghiera di Giovanni Panza ‘A la Madonne de Lurdesse’, in rima baciata, molto bella e musicale. Le pagine successive sono tutte di preghiere: dall’«Atto di adorazione» al «Padre nostro», dall’«Ave, Maria» al «Gloria al Padre», dall’«Angelo di Dio» a «L’eterno riposo», dall’«Atto di fede» all’«Atto di speranza», dall’«Atto di carità» all’«Atto di dolore», al «Credo», al «Santo rosario», alla «Salve, Regina» e alle preghiere ai Santi: San Nicola, Sant’Antonio e San Pio da Pietrelcina. Si continua con «I dieci comandamenti», «Il cantico delle creature» di San Francesco d’Assisi, ‘L’ore de l’Avè Marì’ di Peppino Franco (un affresco delicato e toccante dell’ora del tramonto) e, dulcis in fundo, «La Beata Elia» di Giuseppe Gioia, descritta nella sua povera solitudine, ricca della presenza del Crocifisso, che «dalla mattina alla sera / pregava con cuore sincero».

Un bel lavoro, dunque, realizzato alla luce delle competenze di due persone (Vittorio Polito e Rosa Lettini Triggiani), che con il dialetto hanno una consolidata dimestichezza. Le traduzioni dall’italiano evidenziano appunto una profonda conoscenza della lingua barese e dico ancora una volta “lingua” a ragion veduta, essendo i dialetti vere e proprie lingue.

Tanto per esemplificare, è bello leggere «benedetto il frutto del tuo seno, Gesù» volto in ‘benedìtte u frutte c’àda pertá nzíne, Gesù’. «Riposino in pace» tradotto in ‘Pásce a l’ànema lóre’. «Signore, che io possa goderti in eterno» reso in ‘Segnóre, fa ca non remànghe mertefecàte pe l’eternetá’.

Un plauso per la grafia: semplice, corretta, accessibile a tutti.

Ai lettori l’auspicio di leggere e… pregare!
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DA "CONFCOMMERCIO MAGAZINE ANNO IV, N. 3, 2012, PAG. 32-33

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Dic 19, 2012 5:59 am

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RECENSIONE di Michele Cristallo da "NEL MESE" N. 12, 2012 "Pregáme a la barése" (Levante Editori)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Dic 22, 2012 4:06 pm



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DA "GIORNALE DI PUGLIA" RECENSIONE "PUGLIA MITICA" DI F. DE MARTINO (Levante Editori)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Gen 03, 2013 7:06 am

http://www.giornaledipuglia.com/2013/01/la-puglia-mitica-di-francesco-de-martino.html



2 GENNAIO 2013

La Puglia Mitica di Francesco De Martino

20:35 | Raccolto in: Cultura e Spettacoli,Libri | Pubblicato da: Giornale di Puglia

]

di Vittorio Polito

Com’è noto la mitologia è il complesso dei miti, tradizionalmente tramandati, di un popolo, riferita essenzialmente a quella greca, romana, nordica, classica, greco-romana, ecc. Francesco De Martino, professore ordinario di Letteratura greca nell’Università di Foggia, ha recentemente curato il ponderoso volume “Puglia Mitica”, edito dalla Levante Editori di Bari, di ben 1310 pagine (€ 98).
Il curatore della imponente opera si è avvalso della partecipazione di una lunga serie di collaboratori di ogni estrazione culturale: docenti universitari e di scuola, letterati, politici, commediografi, artisti, registi, scrittori e giornalisti per evidenziare il più possibile la varietà di quelle che sono state le nostre origini, anche attraverso la narrazione fantastica, ma riferite soprattutto alla nostra bella Puglia. La Puglia mitica narrata in questo volume è soprattutto quella di chi quei miti non li ha dimenticati e in forme talora scontate o paludate li ha rievocati nei propri scritti o nelle proprie opere d’arte, la Puglia degli scrittori e degli artisti mitologici. Un lavoro, quello di De Martino, difficile per la difficoltà di recuperare letteratura e arte mitologica, ma soprattutto per la vastità della «tanta abundantia» di una produzione rivelatasi inaspettatamente corposa, marginale e sommersa, dispersa in biblioteche, un patrimonio ibrido, fatto di beni disparati con grandi e piccoli gioielli messi insieme a molta bigiotteria, ma prezioso e ingiustamente dimenticato da chi ci ha preceduto.
Il volume si divide in tre grandi parti: la prima, anche se preliminare, è dedicata ai Miti connessi a centri grandi e piccoli, offrendo un panorama diversificato, ma tutti confermano la centralità che i miti hanno avuto nella costruzione delle origini delle città. Accanto ai miti ci sono anche le Storie, che hanno avuto anch’esse un ruolo decisivo, come ad esempio quella di Annibale nella piana di Canne (216 a.C.). La parte seconda esplora la proliferazione dei prodotti letterari che attingono ai miti ed alla storia mitizzata, molto vasta, scandita in tre estesi ambiti che fanno capo ai grandi generi letterari, nella quale il curatore tratta dell’epica, della lirica, del teatro ed anche della narrativa. La parte terza, articolata anch’essa in più settori, è dedicata alle arti tradizionali, alla pittura ed alla scultura, al cinema, alla pubblicità, alla televisione ed alla musica.
Un cenno merita l’Arte dell’eleganza, alla quale è stato dedicato nel febbraio 2012 l’evento “Archetipi mitici dell’eleganza”, svoltosi nelle splendide Sale del Circolo Unione di Bari, attualmente presieduto da Giacomo Tomasicchio, attraverso l’esposizione di vari capi di moda ispirati al mito. Anche la Basilica di San Nicola con i suoi misteri e la sua vocazione ecumenica non poteva mancare in questa importante pubblicazione, come pure il dialetto barese che ricorda “La Capasèdde” di Giovanni Panza, una farsa quasi mitologica, attraverso l’edizione critica basata sulla copia d’autore curata da chi scrive in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani e Giuseppe Gioia, messa a disposizione da Emanuele Panza. Dello stesso autore si parla del poema epico “La uerre di Troia”. Anche Domenico Triggiani, noto commediografo barese, è presente con il volume “Da Adàme ad Andriòtte”, scritto con Rosa Lettini. Giuseppe Gioia (Pino), è presente nel capitolo “Cantari mitologici” con “Giudizio di Paride”, “Hera e Afrodite e “Cassandra”, scritti in dialetto con traduzione a fronte.
Nelle 1310 pagine del volume (da collezione) sono trattati, come detto, numerosi argomenti da altrettanti prestigiosi autori di vario rango e professione, per cui sarebbe difficile descrivere un panorama così vasto in poche righe, cosa che De Martino ha fatto benissimo con la professionalità che lo distingue ed al quale rimando.
Completa l’opera un album con le illustrazioni dei Teatri mitologici pugliesi, le opere di alcuni artisti ed alcune cartoline, l’indice dei personaggi mitologici e dei personaggi storici e degli autori antichi. Non manca neanche una corposa bibliografia alla fine di ogni capitolo o argomento
La copertina riporta “Il Trionfo delle Muse” di Raffaele Armenise che decora il magnifico Salone del Circolo Unione di Bari, mentre i risguardi (disegni ad inchiostro di china acquerellati) sono del maestro Carlo Fusca.

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da "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" RECENSIONE DI RAFFAELE NIGRO PER "PUGLIA MITICA"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Gen 07, 2013 7:58 am

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DA "IL REGNO" - DICEMBRE 2012

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Gen 09, 2013 7:19 am

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"PREGÁME A LA BARÉSE", UN'ALTRA RECENSIONE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Feb 27, 2013 10:38 am

Teresa Gentile, giornalista, poetessa e scrittrice, ha pubblicato su Facebook il 27 febbraio 2013 la seguente recensione del volume “Pregáme a la barése” di Vittorio Polito e Rosa Lettini Triggiani (Levante Editori).

27 FEBBRAIO 2013

di Teresa Gentile
È una dolcissima avventura dello Spirito ed è un tuffo catarchico nel nostro passato leggere quella che per l’indubbio pregio letterario, educativo, cristiano, mi piace chiamare «Silloge dello spirito cristiano e dei fondamentali valori etici e spirituali dei nostri Avi». Ne sono autori il giornalista e scrittore Vittorio Polito e Rosa Lettini Triggiani, certosina studiosa, scrittrice e prestigiosa interprete in lingua ed in dialetto barese di varie commedie di Domenico Triggiani. In altri termini si tratta della pubblicazione “Pregáme a la barése” (Preghiamo in dialetto barese) di Levante Editori - Bari - con Presentazione di Lorenzo Lorusso, Priore della Basilica di San Nicola. Leggendo le preghiere scritte in lingua e tradotte in dialetto barese, è con emozione che ci è parso nitidamente di riascoltare le care ed indimenticabili voci roche dei nostri nonni e degli anziani che pregando invocavano dal Signore una grazia o la liberazione da un male o lo supplicavano per aiutarli a salvare se stessi o le persone care da pericoli imminenti e facevano questo, quando le campane suonavano l’Ave ed il sole tramontava inondando di vaghi colori l’orizzonte. Allora i tempi del lavoro e della preghiera si compensavano in pieno durante la giornata e costituivano linfa vitale per la psiche e la serenità interiore, per superare i marosi del vivere ed i momenti più bui del quotidiano, per trovare la giusta rotta da imprimere alla propria vita nei momenti delle grandi decisioni e per recuperare le forze necessarie per accettare ed affrontare le inevitabili difficoltà dell’esistenza. Era allora che grandi e piccoli si riunivano per pregare sia nei vicoli che nelle chiese o nelle casette sparse tra i campi. Vivere la vita in sintonia con Dio aiutava a vivere lontani dal Male. Le preghiere non erano recitate in modo meccanico, ma molto accorato ed erano un reale atto di fede con cui i cristiani sapevano porsi in concreto intimo rapporto con Dio, con la Madonna e con i Santi e poiché la preghiera dialettale sgorgava dal cuore, veniva espressa come se si trattasse di una dichiarazione d’amore pronunziata con molto trasporto ed a voce alta. Ed è evidente dal confronto tra italiano e dialetto come proprio nel dialetto con più facilità i nostri vecchietti trovassero le espressioni più sincere, toccanti, autentiche, vivide di profonda Fede.
La pubblicazione incastona come in un delizioso scrigno le più note preghiere tradotte in dialetto barese con traduzione a fronte: dal segno della croce, al “Padre Nostro”, al “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli”, al “Credo”, al Rosario, ecc., ed arricchito con la traduzione dei Comandamenti che nel dialetto… rivelano la loro sorprendente… attualità volta a indicare la via maestra della serenità interiore che si ottiene proprio con la Fede, non nominando in modo privo di rispetto il Signore, santificando le feste, rispettando i genitori, non uccidendo, non facendo cose vergognose, non adirandoci con nessuno, non dicendo bugie, non desiderando le donne degli altri e non desiderando ciò che appartiene agli altri. Molto toccante anche la traduzione, del Cantico delle Creature di San Francesco alcune preghiere religiose dedicate alla Madonna Odegitria, a Sant’Antonio, San Nicola, San Pio, ed alla Beata Elia… Gli autori hanno aggiunto anche alcuni componimenti dialettali a soggetto religioso dei poeti Peppino Franco, Giuseppe Gioia e Giovanni Panza.
Molto interessanti sono anche le immagini che abbelliscono il testo. Certamente è un pocket da serbar con cura, rileggere spesso e farlo leggere a ragazzi e giovani che vivono in un contesto sociale in cui Valori essenziali di matrice cristiana si stanno sfaldando a causa di un atteggiamento collettivo caratterizzato da un relativismo sconfinato dove tutto è permesso ma che non concorre a rendere più forti ma concorre a far crescere la fragilità, a non far prendere decisioni definitive che implichino un impegno “per tutta la vita”. E se non si prega, se non si ricorda la cara eco delle preghiere vernacolari dei nostri avi, non si dileguano le tempestose tenebre dei pensieri, è facile cedere alla disperazione, allo sconforto, alla tumultuosa intemperanza, all’abuso di droghe ed alcool, ricorrere alla violenza… nei confronti di deboli ed anziani (ed è questo l’atto più vile ed indegno di uomini forti, che si possa fare). Inoltre, se non si ricorre alla preghiera non è possibile scorgere tra le tenebre un bagliore sia pure tenue di Speranza e si finisce con il non apprezzare più neanche il miracolo della rinascita d’ogni nuova alba ed il ritorno dei fiori sui rami di pesco in ogni nuova primavera.



Sono molto grato a Teresa Gentile che, pur non avendo l'onore di conoscerla personalmente, ha voluto stilare la recensione del nostro libro "Pregáme a la barése - Preghiano in dialetto barese" (Levante Editori). Che dirle Signora Teresa se non ringraziarla per quanto ha scritto con evidente competenza e augurarmi di conoscerla personalmente appena possibile. Grazie anche da parte della Signora Rosa Lettini Triggiani. Non posso non ringraziare anche Flora De Vergori che ha "recitato" la parte del filo conduttore tra me e la Signora Gentile, accendendo così una nuova luce nel firmamento della preghiera e dell'amicizia. Grazie. Vittorio


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Ven Mar 01, 2013 8:36 am, modificato 1 volta
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UN COMMENTO (27.2.2013)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Feb 27, 2013 6:49 pm

Caro Vittorio

il piccolo volume "Pregáme a la barése" è veramente una grande opera.
Ti Abbraccio

Pino Gioia
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PREGÁME A LA BARÉSE", ANCORA UNA RECENSIONE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mar 01, 2013 8:53 am

http://www.puglialibre.it/2013/03/pregame-a-la-barese-di-v-polito-e-r-l-triggiani/



1° MARZO 2013

"Pregáme a la barése" di V. Polito e R.L. Triggiani
Dalla Rubrica LaPugliaChePubblica
Scritto da Redazione

«La preghiera, che è il canto del cuore, giunge alle orecchie di Dio anche se confusa in mezzo alle grida e ai lamenti di migliaia di voci», ha scritto Kahlil Gibran. «La preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma la orazione riconduce al cammino e all’azione», ha affermato papa Benedetto XVI nel suo ultimo Angelus di domenica scorsa, prima di terminare il suo pontificato. La frase di Gibran è posta in esergo al volumetto Pregáme a la barése di Vittorio Polito e Rosa Lettini Triggiani (Levante Editori, pp. 94, euro 10), e ne si comprende il motivo proprio immaginando l’atto della preghiera in una lingua diversa da quella comune, quale può essere appunto il dialetto, in questo caso di Bari. La frase di Joseph Ratzinger idealmente chiude il volume ricollegandolo all’attualità, quella di un papa che sceglie di compiere un gesto rivoluzionario, quello delle proprie dimissioni, amplificando il ruolo che la preghiera e la meditazione avranno, esattamente da oggi, per tutto il resto della sua vita, ancor più di quanto ne avessero negli anni in cui è stato a tutti gli effetti alla guida della Chiesa.
D’altra parte, come spiega nell’introduzione padre Lorenzo Lorusso, «ci possono essere preghiere che nascono da una situazione di gioia, di dolore, di rabbia, di gratitudine, di fiducia [...] Non serve chiedersi quale sia la preghiera che è più appropriata in un certo momento della mia vita [...] La cosa importante è imparare a pregare con le diverse forse di preghiera [...]; fare di tutta la vita una preghiera». L’intento del volumetto è quindi proprio quello di aiutare la preghiera in qualsiasi contesto e da parte di chiunque, dunque anche da parte di chi con il dialetto intenda stabilire un contatto più vicino tra sé e il divino.
All’interno di Pregáme a la barése non si troveranno però soltanto le preghiere più tradizionali del popolo cristiano (sempre con testo in italiano a fronte), dal Padre nostro all’Ave Maria («e beneditte u frutte / c’àda pertá nzíne», uno dei versi che meglio esprime la vivacità del dialetto), ma anche preghiere più legate al territorio di Bari e dei dintorni, come la Preghìre a Sànda Necòle e in particolare La Bìate Elìe (La Beata Elia), preghiera composta da Giuseppe Gioia, nella quale si coglie in apertura anche uno scorcio della città di Bari, quello del monastero delle Carmelitane che costeggia il tratto di via De Rossi da qualche anno intitolato, appunto, a Beata Elia: «O spunde de case, a pertàte de màne / sta u Monastère de le Carmelitàne / che na chiesiòdde sèmb’asseduàte / ca iè nu tresòre assà agrazziàte».

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U VANGELE ALLA MANERE DE MARCHE VELDATE ALLA BARESE DI AUGUSTO CARBONARA. WIP EDIZIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Lug 26, 2013 4:10 pm


26  LUGLIO  2013
Il Vangelo di Marco tradotto in dialetto barese da Augusto Carbonara
17:41 | Raccolto in: CRONACA, Libri | Pubblicato da: Giornale di Puglia

di Vittorio Polito

Com’è noto San Marco è uno dei quattro evangelisti che Augusto Carbonara ha voluto tradurre in dialetto barese e darlo alle stampe per la Wip Edizioni «U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese» (pagine 152 - € 10).

Il Vangelo, che significa letteralmente “buona novella”, rappresenta il messaggio di redenzione e, più ampiamente, l’annuncio della parola di Cristo e dei valori cristiani.

Carbonara, ingegnere barese, esperto di costruzioni idrauliche, ha ricoperto per lunghi anni il ruolo di funzionario dell’Acquedotto Pugliese, ha affrontato il difficile compito di tradurre nella nostra lingua madre il Vangelo di Marco, il cui originale è datato intorno agli anni 70 d.C., dando soprattutto ai baresi la possibilità di gustare nel proprio dialetto i vari episodi della vita di Gesù.

In sostanza l’autore, che conosce molte lingue e dialetti, non si è limitato a tradurre sic et simpliciter la buona novella di Marco, ma è andato oltre attraverso la sua passione e competenza, avvicinandosi il più possibile al testo originale, che nel libro è riportato in latino.

Il volume in elegante veste editoriale si avvale della prefazione di Mons. Luigi Stangarone e della postfazione di Nicola Sbisà, il quale ultimo sottolinea che uno dei problemi che molti pongono all’attenzione è quello della grafia del dialetto barese. Sbisà evidenzia che «Più d’uno, anche in tempi recenti, si è paludato del ruolo di depositario della verità! Non esiste peraltro un insieme di regole chiare, indiscutibili e definitive cui fare riferimento». Non si può che concordare pienamente.

Infine, scrive ancora Sbisà, «Una lettura del testo, si rivela efficace e, soprattutto comprensibile. Il testo reso in barese conserva con la sua semplice immediatezza, la sua ispirata capacità di rendere ammaliante il racconto del quale la fede illumina anche i minimi particolari».

Scrive Carbonara, nella presentazione, che «Il dialetto barese è  stato sempre trascritto in modo differente dai vari autori ognuno dei quali ha adoperato le proprie regole. Molti avvertono la necessità di soluzioni condivise, ma i buoni propositi vanno a rilento. In attesa di un accordo, ho adoperato le regole più comunemente accettate specie dagli autori più antichi».

La bella copertina, che rappresenta la nostra Bari con in primo piano il Leone di San Marco, ed i disegni all’interno del testo, sono opera di Elena Carbonara (1929-2012), sorella dell’autore, mentre nella quarta di copertina è riportata la riproduzione di un quadro ad olio “Mater amabilis”, opera del pittore Giuseppe De Mattia (1803-1895), bisnonno dell’autore, che è presente con sei grandi tele nella Chiesa dedicata alla Madonna della Lama di Noicattaro.

Un ottimo lavoro quello di Carbonara dal quale si attendono ora gli altri tre Vangeli tradotti nella nostra lingua madre.


- See more at: http://www.giornaledipuglia.com/2013/07/il-vangelo-di-marco-tradotto-in.html#sthash.QcDBHDeh.dpuf
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A PROPOSITO DI "PREGÁME A LA BARÉSE" - RECENSIONE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Ott 05, 2013 2:46 pm

A proposito di “Pregáme a la Barése” di Vittorio Polito e Rosa Lettini Triggiani


di PIERO FABRIS

di Piero Fabris - Vittorio Polito è tra  i pochi  ricercatori (viventi) della nostra terra, da meritare l’appellativo di ‘Archeologo della tradizione pugliese’.
È un instancabile divulgatore di  cultura e saggezza, grazie alla quale si può apprezzare, in tutto il suo spessore, il modo di essere dei baresi.

Amico dei più grandi studiosi degli usi, costumi e vicende della regione, con  passione e orgoglio puro, riesce a indicare strade, corti e vicoli nei quali si ode ancora l’eco del bel dialetto (quello elegante, delle cui sonorità vibra la vita  autentica) e la storia di uomini capaci di riconoscere  nell’altro la vera ricchezza.
Vittorio, insieme a Rosa Lettini Triggiani, ci ha regalato il tascabile di “Preghiere” trafugate letteralmente all’oblio.

Il piccolo libro:  “Pregáme a la barése” (Levante Editori, pagine 95 -  € 10), non solo ha il merito di restituirci le sonorità vellutate del dialetto, le cui musicalità possono essere apprezzate se si rispettano gli accenti,  ma ci offre un ventaglio di litanie, per ogni avvenimento dell’esistere che è dono di modi di sentire.
Attraverso le preghiere, il dialogo intenso dell’uomo con l’Altissimo si riconoscono, prima ancora del colore delle parole, nel ritmo e nella cadenza ben calibrata, l’intensità della fede, gli stati d’animo di gente abituata a solcare il mare senza farsi abbattere dai venti contrari.
È un lavoro che salva la storia ed il vernacolo dal rumoroso, asfissiante e ingombrante quanto prevaricante forma sguaiata di usarlo. Il volume si avvale della presentazione di p. Lorenzo Lorusso o.p., Priore della Basilica di San Nicola di Bari.

Tutta l’opera di Vittorio Polito libera il dialetto da ogni volgarità e banalizzazione, prende le distanze da ogni associazione mentale che lo evoca come la voce dell’ignoranza e stupidità.
Leggendo, anzi accogliendo l’invito a “pregare in dialetto barese”si potrà cogliere il palpito dei sentimenti, il fascino e la dignità di certo modo di orare che nella franchezza e capacità comunicative ha note magnifiche, ossigeno per il cuore che si volge a Dio.

Vittorio Polito è giornalista pubblicista, collabora con riviste e giornali, ha pubblicato alcuni volumi dedicati alla Baresità, tradizione e storia Pugliese ricevendo molti riconoscimenti.
Rosa Lettini Triggiani è attrice e scrittrice. È studiosa e ricercatrice del dialetto barese, soprattutto in relazione alla  grammatica. È autrice insieme al marito Domenico Triggiani del volume “Da Adàme ad Andriòtte” (romanzo storico-satirico in dialetto barese).
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FANDASI' DI EMANUELE ZAMBETTA - WIP EDIZIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Ott 15, 2013 4:44 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2013/10/libri-racconti-e-poesie-in-dialetto.html



15  OTTOBRE  2013

Libri: Racconti e poesie in dialetto barese della Wip Edizioni



di Vittorio Polito

Una recente novità editoriale viene presentata in questi giorni dalla Wip Edizioni. Si tratta del volume “Fandasì” (racconti e poesie in dialetto barese) di Emanuele Zambetta, un giovane poeta dialettale, premiato in alcuni concorsi di poesia (Piedigrotta barese (2012 e 2013) e Premio Internazionale di Poesia “Città di Bitetto (2012-2013).

“Fandasì” (pagine 118 - € 12) rappresenta la prima raccolta del giovane Zambetta  (27 poesie e 4 racconti), nella quale tratta diversi temi rispettando in 25 poesie lo schema metrico dell’ottonario. È incluso un piccolo glossario relativo ad alcuni vocaboli.

Nel volume non è riportata la traduzione a fronte creando qualche difficoltà al lettore non esperto dei vari modi scrivere il dialetto barese, dal momento che vi sono sempre molte differenze nella scrittura da parte dei vari autori.

Infine non si può essere d’accordo con l’autore quando scrive  «Ritengo il metodo di scrittura gioviniano, il più corretto, logico e semplice»,  senza fare gli opportuni confronti e spiegarne il perché, dal momento che sono in circolazione altre grammatiche, anche se tutte prive dell’assenso di autorità accademiche.
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MICHELE CRISTALLO DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" (BARI) DEL 27.10.2013 - PAG. VIII

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ott 27, 2013 7:49 am

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SCECHE SPIRRE

Messaggio  felice.alloggio il Sab Nov 09, 2013 5:41 am

LA RECENSIONE DEL PROF. CORRADO PETROCELLI GIA' M.R. DELL'UNIVERSITA' DI BARI ALLO SPETTACOLO "Scèche Spirre" DIRETTO E INTERPRETATO DA VITO SIGNORILE, E CON TIZIANA SCHIAVARELLI, NICO SALATINO, ROBERTO CORRADINO, ENZO VACCA, DAVIDE CEDDIA, FELICE ALLOGGIO E ROBERTO BARATTO. (Su Facebook è possibile vedere le foto dello spettacolo che sarà replicato sabato e domenica p.v. ed inoltre il 15-16 e 17 novembre 2013, e dal 20 dicembre 2013 al 1° gennaio 2014, digitando Teatro Abeliano)

Grazie, Vito per questa serata che ci avete regalato.
Intanto la discussione nel foyer del teatro. Vito Signorile ha ripercorso le ragioni e le tappe della ripresa del meritorio lavoro di Carofiglio e di quello che poi ha portato a quest'ultima fatica. Gli amici, accorsi numerosi, ascoltano, e quando ci si saluta dandosi appuntamento per le 21, è tenero vederli tutti, loro, gli attori, navigatissimi marinai di mille navigazioni fra gli spettacoli, con l'aria tesa e un po' preoccupata che precede sempre una prima, proprio come gli studenti si macerano prima dell'interrogazione.
E finalmente il teatro si riempie e mentre ancora ci si saluta riconoscendo quasi in ogni fila volti amici, le luci si spengono e salgono le note di una colonna sonora che ora briosa ora struggente accompagnerà l'intero spettacolo.
Il filo di Arianna che accompagna lo spettatore nel labirinto di trame e personaggi shakespeariani, disseminati fra i vicoli della città vecchia con le sue voci, gli odori, i colori è il sogno di una donna. E nel sogno sarà di volta in volta personaggio tra i personaggi: sue le prime e le ultime vibranti parole cantate.
Ispirata, poliedrica (ora struggente o disperata ora aggressiva o irridente) Tiziana Schiavarelli; convincenti e coinvolgenti Ceddia, Corradino e Vacca; due cammei preziosi di Alloggio e Salatino e poi un grande Vito ad occupare la scena nelle tormentate riflessioni di Re Lear e a mescolare con Falstaff l'ironia graffiante con l'umanità dolente della più antica e schietta tradizione popolare. E con il nostro dialetto modellato e scolpito ad illustrare i dialoghi.
Lunghi, ripetuti, calorosi gli applausi tributati da un pubblico attento ed entusiasta.
Forse era l'ora tarda, forse la penombra del teatro: a me è sembrato per un attimo che lì, in un angolo della sala più lontano dalle luci, Vito Carofiglio applaudisse con un sorriso franco e compiaciuto.
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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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