DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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RE: RECENSIONE AL LIBRO "San Nicola, il dialetto barese e..." di VITTORIO POLITO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Apr 13, 2014 10:36 am

Caro Felice

ti ringrazio e ti sono molto grato per la tua ricercata recensione del mio libro e per quanto benevolmente scrivi. Ho cercato di fare del mio meglio ed il risultato non è certamente esaustivo dell’argomento ma vuole essere un contributo a San Nicola, alla baresità ed anche ai poeti ed agli scrittori che hanno lasciato nel tempo versi e prose per il nostro grande Protettore.
Per quanto riguarda l’anonimo estensore della nota da te citata, è evidente che si tratta di una polemica senza senso poiché la leggenda non è stata pubblicata su alcun testo, il Bollettino che lo riporta è regolarmente citato a pag. 44 del mio libro che si avvale della presentazione del Priore della Basilica di San Nicola.

Vittorio
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RECENSIONE DI FELICE DI MAGGIO DEL "QUOTIDIANO DI BARI" DEL 25 APRILE 2014 - PAG. 8

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Apr 25, 2014 6:12 am


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U VANGÈLE DI LUIGI CANONICO - GIORNALE DI PUGLIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Mag 01, 2014 5:55 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/05/i-quattro-vangeli-in-dialetto-barese-di.html



1°  MAGGIO  2014

I quattro Vangeli in dialetto barese di Luigi Canonico

Bari, Territorio
5/01/2014 06:53:00 PM




di Vittorio Polito

- Vangelo (o i Vangeli), che vuol dire ‘buona novella’, è il nome dato ai quattro primi libri del Nuovo Testamento detti ‘canonici’, in quanto accolti nei canoni della Bibbia che a sua volta è il complesso delle Scritture sacre dell’ebraismo e del cristianesimo, comprendente cioè i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Luigi Canonico, noto poeta dialettale barese, che ha pubblicato alcuni libri di poesie, proverbi ed altro, si è cimentato, questa volta, con un’ardua e complessa opera, la traduzione in dialetto barese dei Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Il notevole lavoro fatto da Canonico si intitola «U Vangèle chendate da le quatte evangeliste: Matté, Marche, Luche, Giuanne veldate a la barése», Stampa Pressup, Roma 2014).

Tradurre in dialetto barese il Vangelo è una grande responsabilità in quanto bisogna trasporre in un’altra lingua, in linea di massima senza regole condivise, quanto scritto della vita di Gesù da quattro persone timorate di Dio Lo stesso autore che ha dedicato tanto studio alla lettura ed interpretazione delle varie Bibbie scrive «iì non zò nu speggialiste de la lèngua grèche usate da le scretture de tanne, me so abbeggiate a ttande veldate modèrne strafìne de la Bibbie, ca, come discene le cchjù ddotte ndra le chidde ca stedièscene chisse cose, s’avvecinene de cchiù a le scritte oreggenale». I Vangeli, com’è noto, furono scritti in lingua greca, ad eccezione di quello di Matteo che fu scritto prima in lingua ebrea e poi tradotto in greco.

La traduzione in dialetto barese del Vangelo è importante poiché consente ad un maggior numero di persone di conoscere il comportamento di Gesù sulla Terra e cosa ha trasmesso in relazione al suo sacrificio e l’utilità che noi possiamo trarne da tale vicenda.

Canonico ha inserito (in dialetto barese) anche alcune parole, poco conosciute, inserite nei Vangeli come Dazzìire (agenti delle tasse), Dècapele (distretto comprendente dieci città abitate da greci ed ebrei al tempo di Alessandro Magno), Senèdrie (corte giudiziaria), ed anche il significato di alcuni nomi: Abraàme (Attane de na marè de ggènde); Giacobbe/Giagheme (Ca s’arrobbe u poste – ca nonn’è u su); Sabbèdde (U Ddì mì iè abbennanze), ecc.

Infine, c’è la scionde (aggiunta o aggiornamento) con un elenco di “Chìsie cattoliche e protèstande”, di “Combositure, scretture, puète ca chiamene Ddì cu nome su Gèove”, di “Museca saggre”, la “Conglusione sope o nome de Ddì” ed anche l’elenco dei testi principali consultati dall’autore facenti parte della sua biblioteca privata. Non manca neanche un piccolo vocabolario delle parole usate nel libro

Un lavoro, quello di Canonico, degno della massima attenzione e per il quale non si può che esaltare il suo lavoro per avere contribuito ad arricchire il dialetto barese con un’opera non comune e originale che rimarrà nella storia di Bari.
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U VANGÈLE DI LUIGI CANONICO - QUOTIDIANO DI BARI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Mag 03, 2014 8:08 am



3  MAGGIO  2014 - PAGINA 8

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"SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E..." RECENSIONE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Mag 03, 2014 8:36 am



3  MAGGIO  2014 - PAGINA 6  

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DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO " DEL 6 MAGGIO 2014

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mag 06, 2014 7:28 am

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SAN NICOLA E IL DIALETTO BARESE: INTERVISTA A VITTORIO POLITO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Mag 07, 2014 6:18 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/05/san-nicola-e-il-dialetto-barese.html#.U2pwpMuKCcw



7  MAGGIO  2014

San Nicola e il dialetto barese: intervista a Vittorio Polito

Cultura e Spettacoli, Libri, Territorio
5/07/2014 05:04:00 PM
 di Roberta Calò - «Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici» (proverbio cinese). In questo viaggio a ritroso verso le proprie origini, lo scrittore e giornalista Vittorio Polito, presenta il quarto volume «San Nicola, il dialetto barese e ... Miracoli, leggende, curiosità» (Levante ed. pp 152, euro 24).

L'autore, già noto per le numerose e meritevoli pubblicazioni «Baresità e ... maresità (2008), Baresità, curiosità e... (2009), Pregáme a la barése (2012) (in coll. con Rosa Lettini Triggiani)», riprende il suo cammino alla scoperta di quel substrato di storia che ci appartiene ma che non tutti conoscono.

Lui, che così meticolosamente scandaglia il nostro passato, si rifà alla figura del santo dei baresi per eccellenza, San Nicola. Quello che si palesa dinanzi ai nostri occhi non è un mero studio agiografico, ma piuttosto portare alla luce dettagli, informazioni, documenti, leggende, lettere, curiosità riguardanti «chidde brave marenare, nu Sande che non dande calcolame» ma che «Jé u Pritettore neste che nge chiame».

In ogni dettaglio emerge un forte orgoglio campanilistico che però supera i confini della baresità per allargarsi all'Oriente e alla storia di questo legame tra due terre così diverse eppure così profondamente unite; un testo per tutti quei baresi che amano San Nicola e la propria terra per tradizione, ma che troverebbero in questo volume le motivazioni fondanti di questo forte e innato sentimento.

Abbiamo rivolto a Vittorio Polito alcune domande in merito al suo ultimo libro.

D - Come mai un titolo che coinvolge San Nicola nel dialetto barese?
R – È ormai acquisito che per Baresità s’intende tutto quello che riguarda Bari: dal dialetto alle tradizioni, al folclore, ai monumenti, alle chiese, ai proverbi, al teatro dialettale, nella quale rientra prepotentemente anche il nostro San Nicola e tutto quello che lo riguarda.

D – Quali elementi caratterizzano questo volume?

R – Ho raccolto una serie di poesie e di prose scritte in dialetto barese sul nostro San Nicola, coinvolgendo circa 50 poeti e scrittori che si sono interessati alle leggende ed ai miracoli del nostro Protettore, i quali hanno scritto di tutto e di più, non dimenticando alcune poesie in russo ed in inglese, tradotte in dialetto e dedicate al Santo di Mira, anzi di Bari. Inoltre ho inserito il poemetto in dialetto barese del secolo XVIII «La leggenda di San Nicola di
Bari», ripreso da un Bollettino di San Nicola del 1982, una vera chicca per i cultori e gli appassionati del nostro vernacolo. A tutto ciò si aggiunge la nota di Nico Veneziani “San Nicola nella storia di Bari” ed una serie di “Curiosità” inedite o sconosciute, da me curate, che vedono protagonista il nostro bel Santo. Il contenuto del libro è corposo e non si può in poche parole riassumerlo. Lascio al lettore il piacere di scoprirlo. È il caso di ricordare anche il contributo dell’amico architetto-scrittore-musicista Franz Falanga, che questa volta si è improvvisato commediografo con il lavoro teatrale «Bàre, Sànda Necòle, le marenàre provette la chièssjie de Ròme, le rìcche e le poverjìedde».

D – Si parla tanto del recupero del dialetto: qual è il suo pensiero al riguardo.
R - Il recupero del dialetto è assai importante per tramandare ai posteri, insieme alle tradizioni, il nostro passato e la nostra storia. Chiaramente mi riferisco al dialetto poetico, letterario, teatrale ed a tutti i contributi finalizzati al recupero ed alla valorizzazione della nostra parlata. Ovviamente vanno escluse quelle produzioni dialettali fondate su volgarità e imprecazioni che con il dialetto barese non hanno nulla a che vedere.

D – Quale simbologia richiama la copertina che riproduce San Nicola a cavallo del galletto?
R – L’immagine del nostro San Nicola è una figura legata inequivocabilmente a Bari. A questo proposito devo ringraziare l’artista Anna Maria Di Terlizzi, autrice della bella copertina, che con tanta disponibilità ha voluto mettere a disposizione la sua pregevole opera cortesemente e gratuitamente.
Ringrazio anche il priore della Basilica di San Nicola, padre Lorenzo Lorusso o.p., che mi ha onorato della sua presentazione e tutti i poeti citati nel testo che hanno consentito la realizzazione di questa pubblicazione, anche se non esaustiva dell’argomento. Un plauso all’Editore Levante per la particolare cura dedicata al testo.

D – Perché San Nicola ha scelto la città di Bari?
R – Con ogni probabilità un Santo come Nicola non poteva che dimorare a Bari, poiché la nostra città, al di là di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna, angioina, aragonese, identificando così il suo destino in quello del Santo Vescovo di Mira. E dal momento che San Nicola è anche patrono della Russia e della Grecia, protettore dei fanciulli, degli avvocati, dei mercanti, dei marinai, dei prigionieri e degli studenti, mi chiedo: perché non proclamare San Nicola anche Patrono e protettore del Mediterraneo e dell’Europa?

Una domanda, che l’autore si pone, a cui probabilmente noi lettori potremmo rispondere o a cui potremo unirci per dar sempre maggiore importanza, visibilità e continuità alla nostra memoria. Polito ci offre gli strumenti per far questo, offrendoci una vasta varietà di fonti che toccano la cultura, la politica, l’arte, la tradizione popolare, la musica, l’iconografia, riuscendo, in un contesto così aulico, ad avvicinare il santo e il fedele, «Ma abbuène abbuène, nu vìnde gendìle/scheduèsce le nuvue e iàbbr'u ciele/e da dà mènze, che nu ragge de sòle,/ièsse l’ecchie de Sanda Necòle!" strappando perfino qualche sorriso «Sanda Necole, ce nu zite tu me manne/Mannamiue ricche, sul' e senza mamme/. E c pè combinazione la mamma tenesse/ Cambasse tre ddì e po' meresse».
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RECENSIONE DI FELICE LAUDADIO SU "CONTRAPPUNTI" DI GIUGNO 2014

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mag 26, 2014 1:37 pm


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ALCUNI GIUDIZI SULLA RECENSIONE DI FELICE LAUDADIO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mag 27, 2014 10:38 am


27  MAGGIO  2014

Esprimo un ammirato giudizio sulla recensione di Felice Laudadio, certamente intenditore oltre che buongustaio

delle belle "cose" folkloriche e letterarie riguardanti il luogo di origine. Sono pienamente d'accordo con lui in tutto,

soprattutto quando definisce il dialetto "lingua materna o paterna".

Sia dunque fiero e lieto di ricevere recensioni come questa che ho appena letto.

Buona giornata,

Grazia Stella Elia

^^^^^^^^^^^^^^^^
Bravo Vittorio! Ci sei sempre e ovunque,  purché si celebri la nostra Bari.  Ne rappresenti un valente paladino.

Ciao.
Gino Canonico


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NUOVE POESIE BARESI E FAVOLE DI FEDRO TRADOTTE IN BARESE DA FRANCA FABRIS ANGELILLO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Giu 08, 2014 4:50 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/06/poesie-e-favole-di-fedro-in-dialetto.html#.U5SSqMtZqcw



domenica 8 giugno 2014
Poesie e favole di Fedro in dialetto barese di Franca Fabris Angelillo


di Vittorio Polito

Per la collana “Bibliotechina di Tersite” n. 52, curata da Francesco De Martino, la Levante editori ha pubblicato il volume «Nuove poesie baresi con le “Favole di Fedro” veldàte a la barése» della poetessa Franca Fabris Angelillo. Si tratta di una ulteriore pubblicazione che concede nuova linfa al panorama dialettale barese, alimentato anche da attuali novità editoriali.
Mi riferisco alle recentissime pubblicazioni «San Nicola, il dialetto barese e…» (Levante), «U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese» (Wip Edizioni) e «U Vangèle (chendate da le quatte Vangeliste Mattè, Marche, Luche e Giuanne veldate a la barèse» (Stampa Pressup).

«Certo – scrive Fabris nella presentazione – spetta a noi studiosi e cultori del dialetto mantenere vivo l’interesse per il nostro antico idioma, privilegiando un apprendimento leggiadro, che utilizza accanto alla poesia anche rappresentazioni teatrali qualificate. Infatti, in queste ultime, l’arte nobilita il dialetto evidenziando delle sonorità indubbiamente più accattivanti»

Franca Fabris dopo “Bari inCanto” torna, con lo stesso editore, a deliziarci con le sue poesie, impreziosite con le “Favole di Fedro”, note novelle animalesche riferite all’uomo e finalizzate a riflessioni moralistiche. Le “Favole di Fedro”, classico della letteratura di tutti i tempi, sono presentate per la prima volta in dialetto barese. Insomma una novità assoluta.
Nella  prima parte del volume, dedicata alla nuove poesie baresi, l’autrice richiama l’Italia, le nuvole, il tempo, la mamma, la discoteca, qualche mese dell’anno, il computer ed anche fatti di cronaca recentissimi come il femminicidio (Chìsse mbàme, sènza core, calpestànne u amore, mò accìdene la zite o pezzinghe la megghière – Questi infami senza cuore, calpestando l’amore, ora uccidono la fidanzata o perfino la moglie). Non manca neanche il ricordo del naufragio della “Concordia”, una crociera amara per i turisti.
Per le Favole di Fedro troviamo “Na vacche, na crape e na pèggre”, “U ciucce e u liòne cacciatore”, “La volpe e la cecogne”, “U ciucce e la museche”, “U gardiìdde e la lettìghe”, “U cane fedele”, “La volpe e l’uva” ed altre.

Franca Fabris ha insegnato per 40 anni nelle scuole medie, utilizzando in forma pionieristica l’animazione teatrale e il dialetto come mezzi di straordinaria efficacia didattica. Incontri fondamentali ed importanti sono stati quelli con Mario Piergiovanni, noto artista e poeta dialettale barese, Michele Campione, Michele Damiani, Francesco Bellino e Daniele Giancane, il quale ultimo firma la prefazione.

Scrive tra l’altro Giancane: «Il libro contiene una serie di favole di Fedro tradotte in dialetto barese: fatica improba, anche perché bisognerebbe tradurre dapprima dal latino in italiano, poi dall’italiano in barese: ma Franca Fabris riesce nell’impresa con leggerezza e spontaneità. Salutiamo perciò questo nuovo libro come un’opera importante, che pone il dialetto in un’aura finalmente dignitosa».


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mer Giu 11, 2014 3:18 pm, modificato 1 volta
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FABRIS E CANONICO RECENSITI DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Giu 11, 2014 3:06 pm



11 GIUGNO  2014  - PAG. XVIII

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DA "TELEDEHON" Amico Libro: San Nicola, Il dialetto barese e ... (Levante editori)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Giu 15, 2014 8:30 am

http://www.youtube.com/watch?v=vZKvCjXupk8
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DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DI OGGI 16 GIUGNO 2014

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Giu 16, 2014 9:43 am




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VINICIO COPPOLA DAL "QUOTIDIANO DI BARI" DI OGGI - PAG. 16

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Giu 17, 2014 5:24 pm




17  GIUGNO  2014

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DAL "GIORNALE DI PUGLIA" DI OGGI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Giu 20, 2014 9:16 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/06/un-pomeriggio-con-san-nicola-oggi.html



venerdì 20 giugno 2014

Un pomeriggio con San Nicola: oggi presentazione dell’ultimo libro di Vittorio Polito



di Roberta Calò

«Sanda Necòle iè assà grande/jìnd a Mire ière ‘mbortanne/ieère u vèscheve de cudde pajìse/ma u rebbaràrene le barìse».

Si spalancano così le porte della baresità celebrate dallo scrittore Vittorio Polito, autore di “San Nicola, il dialetto barese e...” (pp. 260, euro 24, Levante editori Bari); la sua carriera letteraria è costellata di numerosi volumi che narrano di avventure, tradizioni, cultura legate alla città di Bari e alla figura di San Nicola.

La curiosità di Polito nello studiare la vita del Santo tanto caro ai baresi, si traduce in sorpresa negli occhi dei lettori che forse sfogliando quelle pagine scopriranno di essere all’oscuro di vicende e dettagli che appartengono alle radici della nostra storia. “San Nicola, il dialetto barese e...” non è solo un raccolta di poesie, di aneddoti, documenti iconografici, quanto piuttosto la capacità di narrare attraverso un variegato e multisfaccettato ventaglio di fonti, il nostro orgoglio e la nostra fede. Il libro, con la bellissima copertina dell’artista barese Anna Maria Di Terlizzi, verrà presentato oggi 20 giugno alle ore 17 nell’Aula Magna dell’Università di Bari (Palazzo Ateneo), con il Patrocinio dell’Università degli Studi “Aldo Moro”.

Interverranno Antonio Felice Uricchio, Magnifico Rettore dell’Università di Bari; Corrado Petrocelli, ordinario di Filologia Classica nell’Università di Bari; Anna Maria Di Terlizzi, scultrice, Vittorio Polito, autore. Introdurrà e modererà Nicola Veneziani, cardiologo, cultore delle tradizioni popolari.

Rosa Lettini Triggiani e Felice Alloggio declameranno brani tratti dalla pubblicazione.
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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Giu 23, 2014 3:16 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/06/presentato-nellaula-magna-dellateneo.html



lunedì 23 giugno 2014

Presentato nell’Aula Magna dell’Ateneo barese l’ultimo libro di Vittorio Polito


di Vito Ferri

Entrare nella splendida Aula Magna “Aldo Cossu” dell’ATENEO di Bari ci porta inevitabilmente ad alzare la testa per ammirare ciò che il genio dell’artista Mario Prayer ha saputo donarci. Non tutti sanno che questo veneziano trasferitosi a Bari, dove mise su famiglia sposando una ragazza del posto, era privo della mano destra e dipingeva con la sinistra per necessità e non perché mancino. In questo autentico gioiello lo scorso venerdì è stata presentata l’ultima fatica letteraria del giornalista-scrittore Vittorio Polito. Il volume dal titolo ‘San Nicola, il dialetto barese e…’ (Levante Editori) ha avuto un illustre maestro di cerimonia e moderatore nel cardiologo Nicola Veneziani, noto esperto di tradizioni popolari. Veneziani dopo aver fatto declamare da Rosa Lettini Triggiani e Felice Alloggio alcuni brani in dialetto barese, presenti nel libro e dedicati a San Nicola, ha ceduto la parola alla prof.ssa Achiropita Lepera, che ha portato il saluto del Rettore, assente per motivi istituzionali. Il moderatore ha presentato l’autore sottolineando che ormai con questo volume è a quota quattro sull’argomento baresità, tutti presentati in quest’Aula. Polito, com’è noto, nell’Università è di casa essendo stato assistente bibliotecario per 40 anni. Il cardiologo quindi ha fatto un excursus sul dialetto barese e su San Nicola, prima di sottoporre l’autore ad un fuoco di fila di domande.

Veneziani, tra le altre cose, ha chiesto a Polito come è nata l’idea del libro e cosa intenda per baresità. «Consentitemi di ringraziare il Magnifico Rettore che ancora una volta mi ha dato l’onore di farmi presentare il libro nel massimo tempio della cultura che è l’Università. È noto che per Baresità s’intende tutto quello che riguarda Bari, dialetto, tradizioni, folclore, cucina, monumenti, chiese, modi di dire, comportamenti, proverbi, soprannomi, usi e costumi, ecc., per cui ho la certezza che anche San Nicola rientri prepotentemente in questo capitolo. L’idea è stata realizzata, dopo aver visto in una personale l’affascinante opera di Anna Maria Di Terlizzi “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, che è diventata la copertina della pubblicazione. Da qui la decisione di curare un libro sul nostro rinomato Santo. Per questo ringrazio l’artista per avermi “suggerito” l’idea e contestualmente autorizzato a utilizzare la sua opera».

Altra efficace domanda è stata : “Vittorio ritieni che questa città stia riscoprendo la gioia di produrre cultura per tutti?” Polito, in questo caso, ha dimostrato di essere una persona che non disdegna la polemica:



«Ho iniziato a collaborare a testate locali, poi con quotidiani, per gioco e per passione, al punto da permettermi di pubblicare, secondo alcuni invidiosi, anche dei libri. Al momento sono quattro: due sulla baresità, uno dedicato alle preghiere tradotte in dialetto barese (in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani), e quello che stiamo presentando oggi. La fortuna di aver conosciuto Vito Maurogiovanni e Mario Cavalli (quest’ultimo fondatore della casa editrice Levante), mi hanno portato a contatto di un mondo affascinante e sconosciuto, un mondo permeato di ‘baresità’. Quanto sta avvenendo in questi minuti con gente che parla, ascolta, si conosce e riconosce, è testimonianza della baresità più pura. Oggi molti seguendo il mio esempio hanno deciso di pubblicare, pazienza se tutto ciò per qualcuno sembra lesa maestà, noi italiani abbiamo liquidato la maestà con un referendum e non è detto che noi baresi veraci non possiamo fare altrettanto con tutti coloro che ritengono il nostro passato e la nostra storia proprietà privata. In quest’aula vi è un vento che tutti noi abbiamo imparato ad amare e difendere da ogni sopruso: questo vento si chiama libertà».

Infine Veneziani ha chiesto all’autore se ha novità in programma ed ecco la risposta del coriaceo collega: «Sto studiando, mi sto informando, per alcuni perdo tempo, di certo non passo le mie giornate ad oziare ed ho in mente un progetto che riguarda Bari, in collaborazione con due compagni di viaggio, che per ora non mi autorizzano a rivelarne l’identità e che, se andrà a buon fine, prevedo di presentare per Natale 2015».

Ha quindi preso la parola la scultrice Anna Maria Di Terlizzi che ha mostrato il quadro originale dell’opera “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, spiegandone con dovizia di particolari le motivazioni e mettendo il pubblico a parte di meticolose ed esaurienti spiegazioni sulla genesi di un’opera in generale.

La declamazione di altri brani da parte di Rosa Lettini Triggiani e Felice Alloggio hanno concluso l’interessante pomeriggio dedicato a San Nicola e al dialetto barese, che ha visto i presenti premiati dal fatto che non hanno assistito all’infelice esibizione degli azzurri contro la Costarica. (Ogni impedimento è un giovamento continua ad imperare !).
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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Giu 24, 2014 2:14 pm



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COMMENTO RECENSIVO SULL'ABIURA DI GALILEO GALILEI

Messaggio  felice.alloggio il Gio Lug 10, 2014 5:18 am

Si trascrive in dialetto barese l'Abiura formulata da Galileo Galilei. Uno dei più grandi CRIMINI perpetrati dalla CHIESA contro la SCIENZA e L'UOMO.

Galileo Galilei (1564 – 1642)
Da: “L'abiura”
Il testo dell'abiura

U 1633, precisamènde u 22 du mese de sciugne, u libre de Galilèo Galilè, ndetolàte “Diàleghe sope alle màsseme sestème”, fu proibìte e destrutte, e u scienziàte accusàte d’erèsì fu renchiùse pe sèmbe jìnd’o carcere du Sant’Uffìzie e condannàte pure a recetà tutte le settemàne e pe tre ianne le salme penetenziàle.
Dope la sendènze però Galilè lescì, sottoscrìsse e fermò la renùnzie ca vene dò pubblecat’indegralmènne. Acchesì u scienziàte avì do Pape d’allore la commutazione de la pène ca fu schendàte o probbie domecìgghie e non chiù ngalère. Come se vede se tratte de nu dramme umàne e na sconfitte de la ragiòne. La Chiesie se rallegrò de la renùnzie (l’abiùre) percè acchesì riuscì a bloccà ogni tendatìve e conosciènze futùre ca ièvene condràrie o dogme e le precètte da ièdde prestabelìte e, pedènne, giudecàte erèteche.

La renùnzie (Rennegamìnde de na dottrine professàte apprìme)

Jì Galilèo Galilè, figghie du dèfunde Galilè de Fiorènze, settand’ànne d’età, combàrse a gedìzie e ngenecchiàte nanze a Vù, Eminendìsseme e Reverendìsseme Cardenàle, Inguisitòre de la Repubbleca Crestiàne condre le malvagetà de l'erètece, cu Vangèle nanze all'ècchie ca jì attòccheche che le mane me stèsse, giureche d'avè sèmbe credùte e ca pure mò crèdeche, e che l'aiute de DÌ in futùre agghia crede sèmbe a tutte chèdde ca la Chiesie Sacra Cattòleche e Apostòleche sostène, prèdeche e nzègne a tutte.
Siccòme so state giudecàte da cusse Sand'Uffìzie sospètte d'eresì p'avè sostenùte e credùte ca la terre nonn’è u cendre du munne e ca se move, e seccòme so scritte e so date alla stàmbe nu libre addò so trattàte le stèsse scopèrte già condannàte, dopo ca so state avvesàte a mo de legge de lassà perde chèssa falz'openiòne percè nonn’è vere, no nze pòte defènne, no nze pòte nzegnà a nessciùne percè condràrie alle Sacre Screttùre, e dope ca so state condannàte percè so ditte ca u sole iè o cèndre de l'Unevèrse e ca sta fèrme, mèndre la terre aggìre attùrne a jìdde e nonn’è o cèndre de l'Unevèrse, jì renùngeche, maledìscèche e detestèsceche cusse grave errore mì chess’eresì, e comunque qualsiase iald’erròre ca ne pòte derevà, e giureche ca da mò denànze non agghia disce chiù in vosce e in scrittùre cose ca me pòdene fà sospettà arrète d'eresì. Po’ caso ma vènghe a sapè de nqualche iune ca pòte ièsse sospettàte d'eresì, jì giureche ca u denùngeche a chèssa Sand’Inquisizione.
Giureche angòre e promètteche d'adèmbie a ogni osservànze de tutte le penetènze che chèssa Sand’Inquisizione me vole fà patì, e caso ma non'avèssa mandenè tutte le giuramìnde, penetènze e promèsse fatte, e speriame ca Criste m'aiute, m'agghia sottomètte a tutte le pène e le castìghe previste pe chisse peccàte da le Legge Sacre.
Ca DÌ m'aiute u giureche sope a chisse Vangèle ca tenghe ndrà le mane.
Jì sottoscrìtte Galilèo Galilè so abiuràte, so giuràte, soo promèsse e me senghe obblegàte a chèdde ca so ditte fìne a mò.
In fède giùreche ca tutte la renùnge la so scritte che le mane mè e la so lette a iàlda vosce, paròle pe paròle dò a Rome jìnde o Chenvènde de la Menèrve, u vendidù du mese de sciugne du 1633. Jì Galileo Galilè, so rennegàte e sotte nge appònghe la firme.
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DA "TG NORBA" DEL 20 GIUGNO 2014 SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E...

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ago 03, 2014 7:12 am




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PRESENTAZIONE LIBRO "SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E..."
SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E...
DA "TG NORBA" DEL 20 GIUGNO 2014 — con Santoro Armando, Emanuele Battista, Pasquale Coratelli e altri 43Santoro Armando, Emanuele Battista, Pasquale Coratelli, Roberta Calò, Caradonna Felice, Maurizio Sarubbi, Vincenzo Triggiani, Basilica San Nicola, Augusto Carbonara, Ute Puglieuropa, Anna Gissi, San Nicola, Antonio Sgobba, Felice Alloggio, Felice Di Maggio, Cherola Lepera, Anna Maria Di Terlizzi, Rosario de Gaetano, Gino Paradiso, Matteo Gelardi, Salvatore Schirone, Christian Vito Ferri, Nicola Zuccaro, Nicola Lacalendola, Xenia Cannata, Teresa Gentile, Piero Muolo, Rosa Lorusso, Flora De Vergori, Elena Cannata, Elena Malerba, Rosanna Polito, Enrica Malerba, Giuseppe Polito, Piero Fabris, Carla Palone, Corrado Petrocelli, Antonio Uricchio, Tavole Magiche, Filippo Alicchio, Delio De Martino, Veronica Vuoto, Carla Greco, Giuseppe Muolo, Lello Martiradonna e Enrica Simonetti presso Aula Magna Aldo Cossu.


Anna Gissi Bravo Vittorio , complimenti!!!

Vittorio Polito Grazie Anna. Un carissimo saluto ad entrambi.

Elena Cannata Bravissimo Vittorio!

Vittorio Polito Grazie Elena. Un saluto a tutti.

Rosanna Polito Vittorio, sono fiera di avere un cugino come te!!!
Sei "grande quanto una montagna".
Bravissimo!!!!!!

Vittorio Polito - Grazie Rosanna, ma abbassiamo i toni.

Enrica Malerba Complimenti Vittorio. Un saluto affettuoso.

Piero Fabris Grande appassionato della tradizione autentica...ricercatore ...sentinella, instancabile divulgatore

Piero Fabris Grande Vittorio....studioso di razza....purtroppo in estinzione.

Vittorio Polito - Grazie Piero.

Corrado Petrocelli Grande Vittorio, memoria storica instancabile, attenta, critica di una città che troppo spesso perde sé stessa. Ti dobbiamo molto

Vittorio Polito - Grazie prof. Petrocelli, faccio quel che posso per la nostra Bari, trascurata da molti
.
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RECENSIONE DI TERESA GENTILE DI «IaRie d’u paiìse mì!» di Luigi Canonico

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Set 25, 2014 1:40 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/09/iarie-du-paiise-mi-di-luigi-canonico-un.html


giovedì 25 settembre 2014

«IaRie d’u paiìse mì!» di Luigi Canonico, un insieme di colori, sapori, tradizioni, saggezza e nostalgia



di Teresa Gentile - Vittorio Polito ha recentemente affermato che ogni dialetto rappresenta lo specchio delle nostre radici e consente di arricchire la nostra preparazione culturale e risvegliare l’interesse di coloro che se ne servono per esprimere i propri ricordi e sensazioni e migliorare il rapporto umano. Come sempre il nostro attento studioso ha colto nel segno. Ed è proprio questa la certezza che si è manifestata in me man mano che sfogliavo il testo «IaRie du paiìse mì!» del poeta dialettale barese Luigi Canonico.

Questo autore vernacolare è nato a Mola di Bari, è innamorato della sua terra, Bari, ove ha trascorso infanzia e giovinezza tra popolani spontanei, veri, onesti, legati alla famiglia, operosi, ricchi di fede e tra portuali, naviganti, contadini, pastori, artigiani capaci di far presto e bene tanti mestieri. È così che ha compreso l’importanza della vita semplice, onesta, legata ai sacri ed inviolabili vincoli familiari per poter essere sereni ed in pace con se stessi e gli altri. I suoi versi ripercorrono sul piano della memoria storica un ricordo dei nostri padri pregno d’infinita tenerezza e ci offre un puro condensato di emozioni incastonate in versi sinceri, vibranti di nostalgia, ricchi di antica saggezza e capaci di tracciare un intenso itinerario spirituale strettamente legato al passato, a tante immagini care e ad una buona scrittura vernacolare.

Restiamo colpiti da una sorta di “bbuèffe d’aria nosta chelorate” che intenerisce il cuore simile ad una armonia suonata da un’orchestra costituita da paesaggi cari al cuore, strilli, voci, serenate, richiami di venditori ambulanti e dal ricordo del primo amore. Poi rimpianti, riflessioni, storia, costumi. figure e luoghi, erompono dallo scrigno del cuore con l’incanto della natura, la Fede in Dio, il sussurro vagabondo delle onde che si prendono per mano, gli odori del gelso e del melograno, la confusione dei ragazzini liberi come rondinotti in volo ed è allora che anche in chi legge escono lampi dagli occhi e tuoni dal cuore in una intensa condivisione di emozioni.

Splendide le pagine in cui ricorda il dispiacere dato alla mamma ubriacandosi e quelle in cui ricorda la nonna che è stata il suo primo amore e quelle ancora in cui ci parla di una popolana, Finella, che portava avanti una trattoria in un vicolo del centro storico barese, attraendo molti giovani con il gusto speciale e familiare di ‘sgagliozze’ e ‘popizze’ capaci con il loro sapore e profumo di conciliare il sorgere di un nuovo amore o di risolvere in poco tempo ogni litigio. Ed è così che chi legge resta avvolto da emozioni ed anche da profumi grati al cuore.


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RECENSIONE A DAVIDE CEDDIA, MUSICISTA E ATTORE

Messaggio  felice.alloggio il Dom Set 28, 2014 7:45 am

RECENSIONE

  Di solito in questa sezione si recensiscono libri, questa volta desidero dire qualcosa su un fenomeno artistico-culturale barese che da qualche mese sta imperversando su YOUTUBE con "corti" in cui utilizza il potente vettore che è il dialetto barese.
  Davide Ceddia, musicista, cantautore e attore, componente del Gruppo Musicale dei Camillorè Regno di Sghisghigno, nei suoi video racconta la nostra quotidianità e anche la Storia locale e Universale, con una musicalità dialettale eccezionale -  in barba ai tanti sedicenti professori, seminaristi ed accademici che pretendono di essere i detentori del  dialetto, e non capiscono ancora che il dialetto ogni bambino lo impara ascoltando i propri genitori e nonni, allorquando cominciano ad articolare suoni e parole -  e con una naturale e spontanea teatralità che gli fa davvero onore se si pensa che Davide Ceddia - almeno per quel che io sappia - non ha frequentato nessuna Scuola di recitazione.
  I video mostrano inoltre una notevole preparazione della Storia locale, nazionale ed universale - basta vedere il video in cui l’artista spiega perché a Bari si usa l'imprecazione “Le murte de Crestòfere Colòmbe"  con evidente riferimento alla scoperta dell'America del nostro navigatore, e quello relativo alla nomenclatura dialettale barese dei termini medici, per rendersi conto che il fenomeno artistico Davide Ceddia è il frutto non solo di talento naturale  ma anche di studio e preparazione.  E sono corti visti da tutti, dai Baresi, dai nostri corregionali e anche dagli Italiani perché il nostro artista, di cui ne ha parlato anche il quotidiano EPOLIS - talvolta ha molto opportunamente sottotitolato i suoi video.
  Un plauso e voti augurali dunque al nostro giovane artista, che ha finalmente sostituito la vecchia e noiosa comicità con una un'arte comica innovativa, colta, divertente e, al tempo stesso, pedagogica,per la quale i consensi anche da quel settore della borghesia barese ancora restio a capire l'importanza e la dignità culturale del dialetto nella Storia delle Tradizioni Popolari e nelle opere letterarie, sono certo arriveranno presto.
   Auguri amico caro Davide, ci siamo conosciuti nel mese di settembre 2013 presso il Teatro Abeliano di Bari quando insieme ed altri goliardi, sotto la guida del Talent Scout, Maestro Vito Signorile, scopritore del nostro artista, s'intraprese il viaggio in quello "ScècheSpìrre" di Vito Carofiglio, scrittore e docente universitario di Lingua e Letteratura Francese, che amava tanto tradurre opere importanti in dialetto barese e che Vito Signorile, molto opportunamente mise in scena con successo.
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Dialetto barese, amore e musica presentati alla Vallisa da Franco Minervini ed Elena Cascella con lo spettacolo 'Iècchie de Pèrle'

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Ott 04, 2014 7:12 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/10/dialetto-barese-amore-e-musica.html
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AVOLIO - LINGUE E DIALETTI D'ITALIA - RECENSIONE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ott 06, 2014 8:31 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/10/lingue-e-dialetti-le-diversita.html

lunedì 6 ottobre 2014

Lingue e dialetti: le diversità linguistiche in Italia




di Vittorio Polito

L’editore Carocci ha pubblicato il tascabile “Lingue e dialetti d’Italia” (pagg. 126 - € 12) di Francesco Avolio, docente di Linguistica all’Università dell’Aquila. L’autore, nel lamentare la scarsità di note riservate al tema dei dialetti nella produzione di manuali e in pubblicazioni di discipline affini o di carattere divulgativo, tenta con la sua pubblicazione di equilibrare, in modo “amichevole” le forze, nel vasto e composito mondo dei dialetti italiani.
Lo studio della varietà linguistiche che l’autore chiama italo-romanze, note ai più come “dialetti”, si è rivelato nel corso degli anni, un grande nemico di ogni pigrizia di pensiero. Esso obbliga, scrive Avolio nella premessa, a ritornare su vecchi pregiudizi e a riconoscerli come tali, oltre che aiutare ad avere piena consapevolezza che il patrimonio linguistico dell’Italia non è inferiore ad altri suoi patrimoni considerati “da primato” (archeologico, storico-artistico, ambientale, ecc.). Avolio nel suo testo tratta moltissimi argomenti, partendo dai concetti di base, ai sistemi dialettali italo-romanzi, ai rapporti tra lingua e dialetto con il repertorio delle sue varietà, il bilinguismo, differenza tra scritto e parlato, ecc. Interessante la nota relativa alla koinè dialettale. La koinè dialettale, o dialetto regionale, è una realtà linguistica che non si è estesa dappertutto e che si può definire come una varietà dialettale condivisa da un territorio relativamente ampio. In genere è il prodotto dell’espansione del dialetto di un centro urbano di particolare importanza socio-culturale ed economica e che, con il tempo, ha influenzato le parlate delle aree circostanti. Non meno importante, ricorda l’autore, è il contributo offerto nei secoli dai dialetti al lessico nazionale, citando alcuni vocaboli che da “dialettismi” o “dialettalismi” regionali, sono passati nella lingua nazionale: ciao (origine veneta), pizza (napoletano), ramazza (Piemonte), mugugnare e fonduta (Liguria), striminzito (Toscana), sbronza (Roma), abbuffarsi (Sicilia), michètta (Lombardia), scamorza (Abruzzo), ecc. Avolio auspica che l’impegno profuso nello studiare la materia come la dialettologia, possa servire non solo a fare apprendere nozioni, ma anche per imparare a guardare il proprio paese o luogo di provenienza con occhi diversi. Ovviamente la pubblicazione è destinata agli studenti universitari ed a coloro che intendono documentarsi su una delle più spiccate caratteristiche culturali dell’Italia contemporanea.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mar Dic 30, 2014 6:38 am, modificato 1 volta
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"SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E..." RECENSIONE DI TERESA GENTILE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ott 12, 2014 2:39 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/10/san-nicola-il-dialetto-barese-e-di.html





domenica 12 ottobre 2014

«San Nicola, il dialetto barese e…» di Vittorio Polito, una enciclopedia di baresità ecumenica, europea e mediterranea



di Teresa Gentile

È davvero entusiasmante leggere la recente opera di Vittorio Polito dal titolo molto intrigante “San Nicola, il dialetto barese e…miracoli, leggende e curiosità” (Levante Editori, pagg. 257 + 32 ill. € 24).

È una sorta di enciclopedia di una Baresità doc, ecumenica, europea e mediterranea, intessuta da storia, folclore tradizioni, cucina, soprannomi, miracoli, leggende, e poesie in prevalenza vernacolari. Essa ha la propria spina dorsale, il proprio fulcro in una sincera devozione nei confronti di San Nicola.

La inconfondibile copertina è dell’artista barese Anna Maria Di Terlizzi e riproduce un San Nicola con abiti liturgici ma sul gallo Barium ed ha un volto arso dal sole di un contadino o di un marinaio legato alla propria terra, al proprio mare ma soprattutto ad una devozione che ha radici profonde che si disperdono molto lontano tra i propri avi, e che è giunta sino a lui con poesie, preghiere, poemi, soprannomi, proverbi, ecc.

Ebbene Vittorio Polito che già conoscevamo per altre opere strettamente connesse allo studio approfondito della baresità, ancora una volta, da uomo aduso alla ricerca del sapere e alle biblioteche, in modo certosino e mirabile ha saputo trarre gemme preziose da testimonianze orali e scritte, ha consultato molti testi anche stranieri e poi ha disanimato attentamente testi e contesti storici, lingue e dialetti, racconti e di storie vere e prose scritte in dialetto barese di tutti i tempi, a partire da Francesco Saverio Abbrescia per finire ai giorni nostri. È riuscito a scoprire tracce di storia, preghiere, poesie, poemi e prose e rare traduzioni edite e inedite, realizzate in una sorta di progressiva contaminazione tra barese, francese, russo, tedesco, inglese e olandese ed ha così confermato come San Nicola, avendo illuminato il cuore di innumerevoli fedeli, sia in Oriente che in Occidente, abbia ancor oggi una straordinaria attualità e sia da considerarsi un autentico e credibile simbolo di pace e riconciliazione tra uomini appartenenti ad etnie diverse, a fedi diverse, ad opposte ideologie e fedi ma la sua straordinaria umanità è ampiamente testimoniata dalla grandezza dei miracoli compiuti. E proprio questo lo rende luminoso faro di Pace e comprensione sopranazionale.

Inoltre molto si deve della diffusione di questa devozione alla presenza di numerose, suadenti e ben ritmate poesie vernacolari baresi. Ancora una volta i dialetti confermano d’essere gli specchi più fedeli, più spontanei dell’interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico anche se, con le inevitabili traduzioni e “contaminazioni” a volte svuota ogni messaggio della primigenia vitalità capace di comunicare reali emozioni. Interessanti le note di Nico Veneziani su San Nicola nella storia di Bari, il cui testo è stato inviato a Pechino su richiesta dell’Ambasciata Italiana per la traduzione in lingua cinese, gentilmente concessa dall’autore.

Grazie a queste note veniamo a sapere della trasmigrazione dell’immagine di San Nicola anche nelle Americhe nel corso del primo viaggio di Cristoforo Colombo e poi della sua diffusione in Russia e varie altre nazioni. Davvero ricchi di notizie preziosissime anche i saggi di Augusto Carbonara su San Nicola, le preghiere di un anonimo, le note di Francesco Saverio Abbrescia, di Gaetano Savelli, Felice Alloggio, Vito Barracano, Francesca Romana Capriati, Anna Cassano, Maria D’Apolito Conese, Vincenzo Dammacco, Vito De Fano, Maria De Vanna, Stella Divella, Franz Falanga, Michele Fanelli, Peppino Franco, Pino Gioia, Alfredo Giovine, Mina Grandolfo, Rita Grasso, Natale Lattanzi, Leopoldo Laviosa, Vito Maurogiovanni, Saverio Micunco, Enzo Migliardi, Cristoforo Milella, Clement Clark Moore, Agnese Palummo, Giovanni Panza, Nicola Pende, Sabino Pollonio, Arturo Santoro, Andrea Sassanelli, Giorgio Seferis, Pasquale Traversa, Domenico Triggiani, Rosa Lettini, Santa Vetturi, Peppino Zaccaro e tanti altri poeti e studiosi di folclore, leggende e storia collegata a San Nicola.

Non manca poi il capitolo interessantissimo relativo a tante…curiosità che sono tutte da scoprire e che in gran parte sono inedite: dalla palatinità della Basilica di San Nicola al significato del suo nome, alla motivazione del suo essere patrono, dei marinai, delle ragazze da marito ma povere, dei ladri, alla rievocazione della traslazione ed alle note filateliche, ecc. È un libro da gustare, da centellinare, da leggere e rileggere perché dalla figura “umana”, paterna e di saggia guida di San Nicola, in ogni latitudine del mondo... tutti abbiamo molto da imparare per evitare la crescente anestesia dei nostri cuori e debellare la crescente abitudine alla negatività, alla violenza, al disfattismo, alla fragilità, alla rassegnazione ed al disimpegno.

La presentazione è di padre Lorenzo Lorusso o.p., Priore della Basilica di San Nicola di Bari.
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FELICE ALLOGGIO E LA LETTERATURA ITALIANA IN DIALETTO BARESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Ott 25, 2014 2:19 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/10/felice-alloggio-e-la-letteratura.html



sabato 25 ottobre 2014
Felice Alloggio e la letteratura italiana in dialetto barese


di Vittorio Polito

Com’è noto molti scrittori e poeti dialettali si sono cimentati a tradurre nella nostra prima lingua importanti e conosciute opere letterarie di scrittori sia italiani che stranieri. Tra le tante, quella più nota è “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, tradotta da Gaetano Savelli in tre volumi, alla quale seguono altre opere non meno importanti come l’Iliade e l’Odissea (La uerre di Troia), tradotta da Giovanni Panza; “La Fèmmena qualùngue” (Scèche-Spirre Guglièlme veldàte a la barèse e ’mbregghiàte da Vite Carofìglie (Vito Carofiglio); “L’infinito” di Leopardi tradotto di Giuseppe De Benedictis; “U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese” di Augusto Carbonara; “Pregàme alla barèse” del sottoscritto in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani e, ultimo in ordine di tempo, “U Vangèle chendate da le quatte vangeliste Matté, Marche, Luche, Giuanne” di Luigi Canonico. Inutile dire che leggere questi testi nel nostro dialetto è di una delizia impareggiabile, considerando che la versioni italiane non fanno rivivere le stesse emozioni.

«Il dialetto letterario - scrive Vito Carofiglio nell’introduzione de “La fèmmena qualùngue” – è sia un valore in sé sia un valore relazionale: è un valore in sé, in quanto esso può funzionare autonomamente nella sua comunicatività ed espressività; è un valore relazionale, in quanto prende senso e coloritura in rapporto alla lingua-cultura nazionale, in confronto con questa».

Felice Alloggio ha voluto contribuire con una serie di traduzioni di brani di tantissimi autori: da Dante Alighieri a Francesco d’Assisi, da Niccolò Machiavelli a Francesco Petrarca, a Leonardo da Vinci, a Monsignor Giovanni della Casa, a Ludovico Ariosto, a Michelangelo Buonarroti, ad Alessandro Manzoni, a Vittorio Alfieri e tanti altri, partendo dai primi documenti in volgare per finire alla letteratura e poesia dagli anni ’50 ai giorni nostri, attraverso le varie epoche letterarie (lirica italiana del duecento, la scuola poetica siciliana e toscana, la poesia ‘comica’ e scherzosa, il trecento ed i trecentisti, l’umanesimo, il teatro durante il rinascimento, il melodramma, il romanzo e le idee romantiche in Italia, le poetesse fra fine ’800 e prima metà del ’900 e molti altri periodi storici senza dimenticare neanche la letteratura per ragazzi, il teatro ed il romanzo italiano del secondo novecento, per finire, come detto, ai giorni nostri con autori del calibro di Alfonso Gatto, Vittorio Bodini, Gianni Rodari, Alda Merini, Erri De Luca, Natalia Ginzburg, Edoardo Sanguineti, Dario Bellezza, Serena Maffia ed altri.

L’autore scrive racconti, saggi e commedie in lingua e in dialetto barese, convinto che quest’ultimo rafforzi la comunicazione fra individui con effetto facilitante e rendendo più ricco il messaggio.

Alloggio, che è anche responsabile e regista del Laboratorio Teatrale della Libera Università della Terza Età “Eurolevante” di Bari (LUTE), ha allestito dall’anno 2006 ad oggi ben 16 spettacoli sia suoi che di altri autori, ottenendo sempre un lusinghiero successo di pubblico e di critica.

Per quanto riguarda la scrittura dialettale, l’autore precisa nell’introduzione che «nella consapevolezza dell’assenza a tutt’oggi di una grammatica dialettale barese ufficialmente codificata […] ho cercato, attraverso l’ascolto del dialetto da parte dei baresi, e attraverso lo studio dei cosiddetti Padri del dialetto barese, di proporre una scrittura semplice ed il più possibile comprensibile».

E per darvi un assaggio del lavoro di Alloggio riporto una poesia di Aldo Palazzeschi (1885-1974) ripresa da “Poemi”: “Chi sono?”.

La lireche rappresènde n’autoretràtte in negative de l’autòre, Jìdde non rièsce chiù a scrive “pausì serie” e, come oramà tutte le poète europè assiste a cudde procèsse de progressiva corrosiòne de la fegùre du poète.

Ce so jì?

Ce so jì?
so forse nu poète?
assolutamènde no.
Oramà la penna de l’anema mè
scrive sole na paròla strane:
pazzì.
Ma allore so nu pettòre?
Nemmène.
Oramà la tavelòzza mè
tene sole nu chelòre:
malengonì.
So nu musecìste?
Nemmène.
Oramà jìnde alla tastìra mè
sta solamènde na note:
nostalgì.
Ma allore ce sò jì?
Me mètteche na lende
nanze o core
pe fàue vedè alla gende.
Ce sò jì?
Iune ca scherze che la vita sò.    
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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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