DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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FELICE ALLOGGIO E LA LETTERATURA ITALIANA IN DIALETTO BARESE

Messaggio  felice.alloggio il Sab Ott 25, 2014 3:33 pm

Grazie per la recensione all'amico giornalista Vittorio Polito. Spero che il testo possa essere utile a quanti volessero allestire spettacoli e serate culturali da dedicare alla poesia e alla prosa vernacolare dei nostri grandi scrittori e poeti.
Felix.

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DAVIDE CEDDÌA: PÌINZE CHE LA CAPA TÒ - Edizioni dal Sud

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Dic 30, 2014 6:28 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/12/davide-ceddia-e-il-suo-contributo-al.html



lunedì 29 dicembre 2014
Davide Ceddìa e il suo contributo al dialetto ed alla cultura


di Vittorio Polito

Da qualche giorno è in libreria il tascabile “Pìinze che la capa tò” di Davide Ceddìa (Edizioni dal Sud – pag. 65 - € 10), un piccolo testo con vari racconti scritti in uno dei dialetti baresi. Dico uno dei dialetti baresi dal momento che gli autori scrivono “a modo loro”, a causa della mancanza di regole autorevoli condivise per poter scrivere in modo uniforme la nostra prima lingua. In sostanza gli autori che scrivono in dialetto barese usano la nostra “lingua” come una coperta elastica, ognuno la tira dalla sua parte. Ma questa è un’altra storia.
Davide Ceddìa, noto come cantautore, attore, sceneggiatore, autore di colonne sonore, racconti e poesie, meglio conosciuto con la voce dello storico gruppo rock “Camillorè”, oggi dedica un po’ del suo tempo anche al dialetto barese, pubblicando sui social network alcuni video, molto simpatici, divenuti subito ‘virali’ e già visualizzati migliaia di volte. Nel suo recente tascabile, Ceddìa presenta una serie di brevissimi, originali e piacevoli racconti, con titoli accattivanti che stuzzicano la curiosità del lettore. Insomma un piccolo testo da non perdere, ottimo per una strenna agli intenditori del nostro vernacolo.
Vito Signorile, direttore artistico del Teatro Abeliano, apre la sua breve presentazione scrivendo che «Mentre rumoreggiano schermaglie di vacui duelli su come si scrive, su come si legge il dialetto barese, che molti vorrebbero lingua viva, ma la feriscono con termini desueti e pronuncia arcaica, altri si attardano con pensierini e dedicucce, tanti si dicono poeti e tanti detentori del verbo… […]. È davvero una bella soddisfazione constatare che la gente non è quel “popolino” che molti vorrebbero ammansire con dialetti sguaiati al servizio di risate grasse e volgari. Il popolo di F.B. ha promosso la raffinata e colta ironia di Davide che usa il dialetto barese per far ridere e sorridere, per commuovere e pensare». Non si può che condividere quanto scrive Signorile, anche perché è obiettiva la “raffinata e colta ironia” di Ceddìa che, oltre a diffondere il dialetto di casa nostra, contribuisce anche a divulgare cultura. Come per dire “fa ridere e riflettere”. Vi pare poco?


Vittorio E. Polito

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FIABE E NOVELLE DEL POPOLO PUGLIESE DI S. LA SORSA - EDIZIONI DI PAGINA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Dic 31, 2014 4:24 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/12/fiabe-e-novelle-del-popolo-pugliese-di.html



30 dicembre 2014

Fiabe e novelle del popolo pugliese di Saverio La Sorsa narrate nei vari dialetti e in lingua



di Vittorio Polito

A distanza di un novantennio circa dalla prima edizione di Casini Ed., le “Edizioni di Pagina” ripropongono le “Fiabe e novelle del popolo pugliese” di Saverio La Sorsa (1877-1970).
Un repertorio ricchissimo, comprendente 287 testi raccolti in oltre 90 località della Regione, dal Gargano al Salento, trascritti nei dialetti originali con traduzioni in lingua. Un’opera originale e ineguagliabile per estensione, capillarità e varietà delle testimonianze presenti.

Le Edizioni di Pagina hanno voluto racchiudere in un volume unico (551 pagine, € 18), i tre tomi originali, anche per far emergere la tenacia dell’autore in relazione alla sua lunga  ricerca delle fonti ed alla passione per la sua terra.

Le novelle o favole in Puglia sono dette “storie”, ovvero racconti quasi sempre inventati, in cui è nascosto un principio morale o una massima. Si tratta di fatti di indole religiosa, satirica, burlesca che non hanno nulla di irreale o di impossibile, ma ritenuti come fatti veri e creduti dal popolo. Tutti hanno avuto occasione sin dalla piccola età di sentirle raccontare e di nutrire il suo spirito infantile come substrato di future conoscenze, prima base del proprio sapere.

La Sorsa ha al suo attivo circa cinquant’anni di pubblicazioni tra articoli, saggi monografici, interventi nelle più svariate riviste, insomma un infaticabile scrittore di argomenti relativi alla Puglia, sia in campo storico che in quello delle tradizioni popolari. A questo proposito mi piace ricordare il cofanetto “Folklore Pugliese”, antologia degli scritti di Saverio La Sorsa, curata da Anna Maria Tripputi, editi da Paolo Malagrinò.

Il volume si divide in sette parti: favole e apologhi, novelle di carattere morale, novelle d’argomenti famigliari, novelle d’argomento fantastico, fate e incantesimi, racconti di maghi e streghe e novelle a fondo religioso.

C’è  un vasto assortimento di fiabe e novelle per tutti i gusti e per tutti i dialetti pugliesi: sono citati 90 luoghi con altrettanti dialetti e 226 narratori. Insomma una enciclopedia di fiabe e novelle di casa nostra. Bari è presente con 10 racconti. La parte del leone la fanno Gioia del Colle e Giovinazzo con 17 narrazioni cadauno e Molfetta con 16 e così via.

Il testo, che si avvale della prefazione di Domenico Copertino, è corredato da tre indici (dei narratori, dei raccoglitori e dei luoghi di provenienza), ricavati da informazioni che l’Autore non mancava di annotare in calce ad ogni racconto. Va anche detto che in questa edizione i refusi sono stati corretti, come pure le anomalie dovute a scelte editoriali o a “distrazioni” dell’autore, ecc., mentre le modifiche significative del testo originale sono segnalate, ed a volte segnate in nota.
Le illustrazioni in prima di copertina sono di Mirko Lapomarda, mentre la mappa animata della Puglia in quarta di copertina è di Maurizio Nitti.

Curiosità
«Saverio La Sorsa è stato uno dei maggiori scrittori baresi. Ha trattato della Puglia e di Bari, con amore di ricercatore. Dalla sua penna sono riemerse tradizioni e leggende popolari, oltre che lavori storici di più vasto respiro» (Padre Gerardo Cioffari o.p., storico della Basilica di San Nicola).
Per quanto sopra il Bollettino di San Nicola n. 8-9 del 1980, ha ritenuto opportuno rendere omaggio allo scrittore molfettese, dedicandogli il Bollettino citato che ha per titolo “Leggenda poetica su S. Nicola”, una raccolta di quattro poesie in dialetto barese da cui emerge il sentimento religioso profondo e sincero, che raramente si riscontra negli autori.
Esse sono: “Nàscete de Sanda Necole”, “La fanciullèzze de Sanda Necole”, “Nu meracle de Sanda Necole” e “Sanda Necole libere da la carestia i barise”. Quest’ultima poesia non è di origine barese, ma di S. Agata di Puglia.


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EMANUELE BATTISTA PRESENTA "QUATTEFACCE"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Gen 16, 2015 5:30 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2015/01/emanuele-battista-presenta-la-commedia.html

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De Nobili, il suo Novecento e il dialetto

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Gen 28, 2015 11:15 am

http://www.giornaledipuglia.com/2015/01/de-nobili-il-suo-novecento-e-il-dialetto.html



De Nobili, il suo Novecento e il dialetto
mercoledì, gennaio 28, 2015 Attualità , Cultura e Spettacoli , Libri


di Vittorio Polito

Ettore De Nobili, quasi novantaquattrenne, è sempre sulla breccia. Dopo aver pubblicato tre volumi di poesie dialettali, oggi ci presenta un altro libro autobiografico “Il mio Novecento” (tutti editi da Wip Edizioni).
Appassionato sostenitore del dialetto barese, ha insegnato per un quarantennio presso la Scuola “San Filippo Neri” di Bari, collezionando numerose benemerenze e onorificenze, tra cui la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica “per l’opera particolarmente zelante ed efficace svolta a favore dell’istruzione elementare e della educazione infantile”.
In questa pubblicazione De Nobili fa emergere dai suoi ricordi fatti, pensieri e riflessioni della sua lunga e attiva vita di docente, con l’aiuto della prof.ssa Anna Argentieri che, oltre a firmare la prefazione, lo ha aiutato a ritrovare nel cassetto dei ricordi fatti e storie del passato, che puntualmente racconta nel suo libro.
E così ci parla degli affetti più cari, dei suoi genitori, di sua moglie Ida, della casetta di via Calefati, dove è nato e vissuto e dei giorni dell’adolescenza, dei carnevale barese, di Bari e del fascismo, del suo matrimonio, del concorso magistrale, della sua vita di maestro, del periodo della pensione, ecc. Il tutto ‘condito’ con alcune poesie scritte in lingua ed in dialetto barese.

Il testo di De Nobili non è un libro qualsiasi, egli ci parla anche del suo mondo di fede, di amore e di poesia con alcune meditate riflessioni. E non dimentica neanche un “Decalogo di amore per i nonni” di un ignoto autore, che è bene ricordarlo ai giovani.

Nonni, decalogo per amarli

1. LASCIALO PARLARE perché nel suo passato ci sono tante cose vere.
2. LASCIALO VINCERE nelle sue discussioni, perché ha bisogno di sentirsi sicuro di sé.
3. LASCIALO ANDARE tra i suoi vecchi amici, perché è lì che si sente rivivere.
4. LASCIALO RACCONTARE storie già ripetute, perché vuol vedere se ami la sua compagnia.
5. LASCIALO VIVERE tra le cose che ha amato, perché soffre di sentirsi spiantato dalla propria vita.
6. LASCIALO GRIDARE quanto ha torto, perché egli ha diritto alla comprensione.
7. LASCIALO SALIRE nell’auto di famiglia quando vai in vacanza, perché l’anno prossimo avrai rimorso se lui non ci sarà più.
8. LASCIALO INVECCHIARE con lo stesso paziente amore con cui lasci crescere i tuoi bambini, perché tutto fa parte della natura.
9. LASCIALO PREGARE come vuole, perché l’anziano è uno che avverte l’ombra di Dio sulla strada che gli resta da compiere.
10. LASCIALO MORIRE tra le braccia pietose, perché l’amore dei fratelli sulla terra fa meglio presentare quello del Padre del Cielo.

L’autore del decalogo conclude con la seguente frase:
“Fa questo o vergognati di essere Uomo!”.

Vittorio E. Polito

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RECENSIONE SPETTACOLO TEATRALE ABELIANO "Skàusce"(il film di Michele)

Messaggio  felice.alloggio il Dom Feb 22, 2015 11:47 am

SKAUSCE (il film di Michele) - Skàusce (Dialetto altamurano. Trad.: avanzi della lavorazione del legno e del metallo, piccoli frammenti, anche avanzi nel senso di immondizia)
Noi conosciamo la Murgia barese secondo quanto il determinismo geografico ci ha insegnato, ossia come un'area arida, assolata e desolata , in cui quando si rivolta il terreno per coltivarlo appare la nuda pietra calcarea. Dopo aver visto lo spettacolo dell'autore, regista e interprete Roberto Corradino "Skàusce” (il film di Michele) lo spettatore ha avuto la consapevolezze che - nella tragicità della storia avvincente che rientra a pieno titolo nella Storia delle Tradizioni Popolari raccontata con il potente vettore del dialetto - la Murgia la si può vedere e toccare anche attraverso il recupero e la conservazione della memoria. Tali infatti sono i sentimenti di quelle persone che vivono lo spettacolo, emozioni tutte racchiuse nei suoni, nei canti e nella musiche tutti metacognitivi. Quadretti di vita popolare, attualissimi se si pensa oggi allo sfruttamento del lavoro minorile ancora imperante. Un ragazzino, Angelino, con i calzoncini corti che negli anni '50 e '60 il giorno di ferragosto in piazza "veniva venduto" dai genitori per pochi soldi e cibo (pane) per imparare a fare il pastorello e mangiare solo e sempre “cialdèdde” (pane bagnato, cipolle e patate). E questa sua sorte lo fa diventare un "mamàune" (sciocco e ignorante perché vivendo lontano dalla gente, non parlando con nessuno, tranne che con la sua pecora preferita Caterina, animale testardo e scemotto come lo sono tutte le pecore) agli occhi dei suoi coetanei che lo sfottono continuamente. E quando lui se ne rende conto e si ribella, ecco allora che l'adulto, sia esso il genitore, sia esso il massaro, lo colpisce a colpi di “cegnàte” (cinghiate) facendo diventare un bambino, una persona, semplicemente "la Skàusce" (avanzi, come trucioli di lavorazione del legno o del metallo ma, similarmente, anche come immondizia) Semplice e geniale l'impianto scenico in cui al di la di un telo grigio e trasparente in controluce si vedono lenzuola stese su cui vengono proiettate immagine della Murgia e articoli di giornali che già da allora denunciavano il triste fenomeno dello sfruttamento infantile. Ed ancora sempre dietro il telo l'immagine dolcissima della nonnina che prima canta una ninna nanna, poi canta la sua disperazione con una interpretazione suggestiva, così come divertente e, al tempo stesso, aderente ad un passato più o meno recente è l'interpretazione del giovanissimo attore che, a domanda, risponde "so de Rìuve” (sono di Ruvo) L'operazione dell'autore/interprete che narra, canta e si muove con garbo, e che a volte sta in piedi a volte seduto su una cassetta per la frutta, è soprattutto culturale, un'operazione che è anche una sfida tipica dei creativi come Roberto che, con questo suo lavoro, ha fra l'altro voluto restituire al dialetto, in questo caso quello di Altamura, un insospettabile vigore comunicativo ridente e disilluso. Questo perché l'autore è consapevole che il dialetto è soprattutto espressione vocale e che, in quanto interprete, l'amico Roberto Corradino ha messo bene in evidenza grazie alla sua formidabile interpretazione e vocalità.
Felice Alloggio

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QUATTEFACCE DI EMANUELE BATTISTA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Feb 26, 2015 1:28 pm


Vittorio E. Polito

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LA LETTERATURA ITALIANA IN DIALETTO BARESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ago 24, 2015 12:55 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2015/08/felice-alloggio-la-letteratura-italiana.html



Felice Alloggio: la Letteratura italiana in dialètte barèse


domenica, agosto 23, 2015 Cultura e Spettacoli , Libri


di Vittorio Polito - La letteratura è l’insieme delle opere di valore artistico affidata alla scrittura (e talvolta alla parola orale), in prosa e in versi e si divide in antica, classica e moderna.

Felice Alloggio, scrittore e commediografo, autore di prose, poesie e commedie in italiano e dialetto barese, si è cimentato, questa volta, in uno straordinario e meticoloso lavoro, quello di tradurre in dialetto barese, molti brani, o parti di essi, con lo scopo di divulgare, letteratura e dialetto ad un sempre più vasto numero di persone con il testo “la Letteratura italiana in dialètte barèse” (Wip Edizioni).

Ovviamente i più interessati sono i baresi, ma la curiosità investe anche qualche cultore della nostra Baresità e, perché no, anche gli “addetti ai lavori” nel campo letteratura italiana o della linguistica.

Nel lavoro di Alloggio troviamo molti autori, da Dante a Leopardi, da Boccaccio a Pirandello, da Leonardo Da Vinci a Giuseppe Ungaretti, da Francesco d’Assisi a Edmondo De Amicis, ma si leggono anche traduzioni di poeti moderni e contemporanei come Gabriele D’Annunzio, Pier Paolo Pasolini, Alda Merini, Salvatore Quasimodo e tanti altri. Se ne contano oltre cento con una o più opere che si leggono piacevolmente nella nostra prima lingua con tutti i commenti dell’autore.

È noto che molti scrittori e poeti dialettali si sono cimentati a tradurre nella nostra prima lingua importanti e conosciute opere letterarie di scrittori sia italiani che stranieri. Tra le tante opere, quella più nota è “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, tradotta da Gaetano Savelli in tre volumi, alla quale seguono altre opere non meno importanti come “La uerre di Troia” (Unione Tipografica), tradotta da Giovanni Panza; “La Fèmmena qualùngue” (Scèche-Spirre Guglièlme veldàte a la barèse e ’mbregghiàte da Vite Carofìglie, di Vito Carofiglio (Edizioni dal Sud); “U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese” di Augusto Carbonara (Wip Edizioni); “Pregàme alla barèse”, del sottoscritto in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani (Levante Editori) e, ultimo in ordine di tempo, “U Vangèle chendate da le quatte vangeliste Matté, Marche, Luche, Giuanne” di Luigi Canonico (Stampa Pressup - Roma), tutte chicche da non perdere.

Alloggio, che è anche responsabile e regista del Laboratorio Teatrale della Libera Università della Terza Età “Eurolevante” di Bari (LUTE), ha allestito dall’anno 2006 ad oggi ben 16 spettacoli sia suoi che di altri autori, ottenendo sempre un lusinghiero successo. Per quanto riguarda la scrittura dialettale, l’autore precisa nell’introduzione che «nella consapevolezza dell’assenza a tutt’oggi di una grammatica dialettale barese ufficialmente codificata […] ho cercato, attraverso l’ascolto del dialetto da parte dei baresi, e attraverso lo studio dei cosiddetti Padri del dialetto barese, di proporre una scrittura semplice ed il più possibile comprensibile».

Elena De Tullio, presidente dell’Università Terza Età Eurolevante, che firma la presentazione, scrive, tra l’altro, che il dialetto barese è “Un idioma capace di interpretare anche i sentimenti più nobili, i drammi e anche le tragedie, oltre che essere un vettore importante per non far dimenticare gli usi, i costumi e le tradizioni popolari…”.

Copertina del maestro Federico Cardanobile.

Non si può che complimentarsi ancora una volta con Felice Alloggio per le sue iniziative a favore della cultura, ma soprattutto del dialetto barese, che meriterebbe da parte degli autori molta più attenzione oltre che la rinuncia all’ardente desiderio di primogenitura di certe regole. Solo così facendo si riuscirebbe una volta per tutte a predisporre e realizzare una grammatica accettabile e condivisibile da tutti.

Ed ora gustatevi la poesia di Vincenzo Cardarelli (1887-1950) sul senso della vita.

Gaggiàne

No nzacce addò le gaggiàne nedèscene
addò iàcchiene la pasce.
Jì so com’a lore
sembe in vole.
La vite sfiòreche
come fàscene lore che l’acque
p’auandà u pèssce.
E com’a lore me piasce la quiète
u selènzie du mare calme,
ma u destìne mì iè cudde de vive
barcollànde jìnde a na tembèste.

Vittorio E. Polito

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"PENNELLATE BARESI" DI GIUDITTA ABATESCIANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Set 04, 2015 1:52 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2015/09/pennellate-baresi-in-libreria.html



«Pennellate baresi» in libreria





venerdì, settembre 04, 2015 Cultura e Spettacoli , Libri



di Vittorio Polito

Torna in libreria Giuditta Abatescianni con il nuovo libro “Pennellate baresi” edito da Palomar (pagg. 158 - € 15,50).
L’autrice, già conosciuta per aver pubblicato altri volumi, tra cui “U’ malevèrme”, con poesie in dialetto barese, propone questa volta poesie, racconti e commedie per la delizia dei cultori e degli appassionati del dialetto barese.

Il prefatore dell’opera, che sembra più orientato ad elencare i suoi titoli e fare promozione ad una associazione, scrive che «L’autrice, in questo volumetto, ha raggiunto, nella scrittura dialettale barese, un buon livello ortografico, dopo un “… rigoroso lavoro di fucina, …” (cfr. M. Castoro nella presentazione a ‘U malevèrme’), derivato dai contributi semantici del Seminario di Studio e di Approfondimento sul Dialetto Barese superando l’estemporaneo concetto errato che definisce i vernacoli una parlata». Da quel che è dato di sapere, il Seminario pare sia naufragato, soprattutto per il ritiro della maggior parte di qualificati “seminaristi”.

Tornando a “Pennellate baresi” e al “buon livello ortografico”, pare che tutto ciò sia smentito da una attenta lettura del volumetto: ad esempio ‘quando’ viene scritto in vari modi “a quande”, “aquande”, “acuànne”; ‘invece’ “nvesce”; ‘dieci ore’  è scritto“desc’ore” (?). A pagina 57 si legge s’appassèscene, scritto al plurale invece che al singolare. Le preposizioni  ‘del’ e ‘al’ tradotte rispettivamente “de u” e “au” (?), e molto altra ancora. A pagina 21, una poesia è titolata “Feissebbùkke “mentre nel testo è scritto  “fasebùcche” e “feissebbùke” , una parola straniera e non dialettale barese, tradotta con evidente spreco di consonanti. E non finisce qui…

Non entro nel merito dei contenuti che sembrano abbastanza buoni, ma nella scrittura è evidente che manca un lavoro di ricerca  e contrariamente a quanto scritto dal prefatore, credo sia necessario un ulteriore e reale proficuo lavoro di fucina, insieme ad una attenta ricerca.
In ogni caso lascio ai dialettologi la lettura del testo, poiché, con la loro particolare competenza, possano giudicare, meglio di me, la gran quantità di imprecisioni e di errori.

Anche nel precedente volume “U’ malevèrme”, si leggevano molti errori e improprietà nella scrittura, al punto che Mariella Castoro, che presentava il libro, scriveva, tra l’altro, che «La scrittura di Giuditta ha bisogno ancora di un più rigoroso lavoro di fucina…», cosa, che pur annunciato, non è stato fatto, anzi in certi casi si nota un peggioramento, forse a causa di cattivi consiglieri (?).

Purtroppo si fa molta confusione tra pronuncia e scrittura, che non è affatto la stessa cosa, ed io consiglierei all’autrice di lasciar perdere coloro che si sono improvvisati detentori della nostra prima lingua e che si ostinano a volerla insegnare. Così facendo avrà certamente molto più successo.

Vittorio E. Polito

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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ott 05, 2015 9:34 am



5 0TT0BRE 2015 . PAG.X

COMPLIMENTI A VITO SIGNORILE PER LA PREGEVOLE LETTURA, A GAETANO SAVELLI PER AVER TRADOTTO UNA DELLE PIU' BELLE OPERE DELLA LETTERATURA, ED A DANIELE MARIA PEGORARI COORDINATORE DELLE INIZIATIVE DANTESCHE.



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GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 26 OTTOBRE 2015

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ott 26, 2015 8:37 am


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RE: COMMENTO DI VITO ANTONIO CORSINI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Ott 27, 2015 6:37 pm

RICEVO DA VITO ANTONIO CORSINI IL MESSAGGIO CHE SEGUE

Ciao Vittorio,
Ho letto le diatribe puerili degli anonimi e dei nominati. Secondo me caro Vittorio "A LAVÀ" LA CÀPE O CIUCCE SE PÉRDE TÌEMBE JACQUE E SAPONE. I VARI contendenti DIALETTOLOGI venissero ALLO SCOPERTO PER UN SERIO CONFRONTO TRA CHI VERAMENTE AMA ED APPROFONDISCE OGNI GIORNO sul perché e sul percome del NOSTRO DIALETTO MUSICALE BARESE. HANNO ROTTO CON QUESTE DIATRIBE DISFATTISTE. BASTA. Se conoscono veramente il dialetto tutti saranno ben lieti di conoscere gli approfondimenti. È da stupidi non portare a conoscenza di tutti gli approfondimenti accademici eseguiti. Mi permetto di escludere a priori gli accademici che scrivono la doppia consonante ad inizio di parola. Certamente non conoscono il rafforzamento sintattico che esiste in tutte le lingue. Vittorio mi fermo qua e se vuoi, puoi anche pubblicare quanto innanzi e puoi dire che chi scrive è VITO ANTONIO CORSINI il  quale non è commediografo, regista, presidente, scrittore, poeta ecc. ecc. Ma un semplice appassionato cultore del verace vernacolo barese.

Vittorio E. Polito

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U PRENGEPINE (IL PICCOLO PRINCIPE) IN DIALETO BARESE DI VITO SIGNORILE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Nov 10, 2015 9:38 am

http://www.giornaledipuglia.com/2015/11/signorile-e-gelsorosso-presentano-il.html



Signorile e Gelsorosso presentano “Il piccolo Principe” in dialetto barese

11/10/2015 09:48:00 AM Bari, Cultura e Spettacoli, Libri


di Vittorio Polito

“Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, è uno dei libri più conosciuti e diffusi al mondo, anche per le centinaia di traduzioni in tutte le lingue ed anche nei vari dialetti. Ci mancava quella in dialetto barese e ci ha pensato Vito Signorile, attore e direttore artistico del Teatro Abeliano di Bari, che ha dato alle stampe “U Prengepine”, con la “complicità” di Angela M. Lomoro e della “Gelsorosso Editore”.

Secondo Saint-Exupéry “Il Piccolo Principe” è un libro per bambini che si rivolge agli adulti. I vari piani di lettura possibili rendono il libro piacevole per tutti e offrono temi di riflessione alle persone di qualsiasi età.

L’edizione della Gelsorosso, che è indirizzata ad adulti e bambini, è pregevole, poiché contiene anche un CD nel quale Signorile interpreta alcuni capitoli con la sua voce calda e suadente, con lo scopo di facilitare la lettura del dialetto barese.

Scrive Signorile: «Come ogni lingua, anche il dialetto si evolve. Come ogni dialetto anche il nostro stimola dibattiti su come scriverlo, per la mancanza di poche, indispensabili, chiare, condivise regole, e per la testardaggine di soliti saccenti. Bisogna parlarlo e parlarlo, e bisogna scriverlo nel modo più semplice e leggibile. E dunque nel mio dialetto scritto reintrodurrò la j per ottenere, ad esempio, quell’inconfondibile suono gutturale barese nel dire “io” cioè “jì” e manterrò le e,  che sono mute nelle finali e quando non sono toniche, e userò gli accenti e gli apostrofi per semplificare la lettura».

E per darvi un assaggio del leggibilissimo dialetto di Vito Signorile, trascrivo la parte iniziale:
«Tand’e tand’anne fa, acquànne tenève sè iànne, jind’a nu libbre sop’a le forèste de na vòlde, ca se chiamàve “Stòrie vère de la nature”, vedìbbe nu bèlle desègne. Stève scritte: ‘Le serpìnde bò se gnòttene la prède sana sane, senza mastecàlle. Po’ non ze pòdene mòve chiù e dormene sè mise pe deggerì. Me mettìbb’a penzà all’avvendure de la giungle».

Il testo è illustrato con i disegni originali dell’autore che invitano ancor più a leggere il famoso libro di Antoine de Saint-Exupéry… e di Vito Signorile.

Il volume è stato presentato ad un numeroso e qualificato pubblico al Teatro Abeliano, da Vito Signorile, attore, fine dicitore e direttore artistico dello stesso Teatro, da Paola Romano, assessore alla Cultura del Comune di Bari, da Angela M. Lomoro, curatrice del progetto editoriale e da Paolo Comentale, attore e direttore artistico del “Granteatrino”. Presente Carla Palone, editore della Gelsorosso.

Una chicca da non perdere. Si legge piacevolmente e si apprezza molto il dialetto barese, così come è scritto e che, come è stato detto, rappresenta un plusvalore.



Vittorio E. Polito

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VITO SCIACOVELLI E LA STORIE DE BARE LA SAPE U FARE - WIP EDIZIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Gen 29, 2016 6:57 pm


http://www.giornaledipuglia.com/2016/01/vito-sciacovelli-presenta-poesie-e.html



Vito Sciacovelli presenta poesie e storielle in dialetto barese

1/29/2016 09:08:00 AM Cultura e Spettacoli, Libri



di Vittorio Polito

Il dialetto sta divenendo sempre più attuale, si parla sempre più della sua importanza, dei suoi rapporti con la lingua, di come e quando usare il dialetto, della sua utilità sociale come mezzo di comunicazione, ecc.

Da qualche anno si proclama la giornata nazionale del dialetto e Bari, recentemente, ha riservato due giornate all’avvenimento (Sala Consiliare del Comune e Circolo Unione), con un regista d’eccezione, Vito Signorile, direttore tecnico del Teatro Abeliano, con l’intervento di poeti, cultori e attori dialettali baresi. Evento che ha avuto un successo senza precedenti.

All’evento ha partecipato anche Vito Sciacovelli, barese purosangue, che in questi giorni ha pubblicato con la Wip Edizioni il volumetto di composizioni vernacolari baresi “La storie de Bare la sape u fare”.
L’autore in sostanza presenta una serie di poesie e racconti, nella nostra prima lingua ed alcune anche in italiano. Piacevole da leggere, soprattutto per i meno giovani, che oltre a leggere in dialetto, ricorderanno alcuni quadretti di vita del tempo trascorso a Bari.

Non dimentichiamo che il dialetto sa essere incisivo, diretto, spontaneo, difficilmente la traduzione può conservare la stessa ironia di alcune parole. In quei termini ormai in disuso c’è un patrimonio che non deve essere dimenticato, per questo è importante rivalutarlo e preservarlo ma dobbiamo anche tramandarlo alle generazioni future affinché, ereditandolo, possano ritrovare i veri valori per cui i nostri padri si sono sempre dignitosamente battuti.

Vittorio E. Polito

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DIALETTI: PRIMA LEZIONE DI DIALETTOLOGIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Mag 13, 2016 8:54 am

http://www.giornaledipuglia.com/2016/05/dialetti-prima-lezione-di-dialettologia.html

Dialetti: prima lezione di dialettologia
5/13/2016 09:19:00 AM



di VITTORIO POLITO — Come è abbastanza noto, il dialetto rappresenta un terreno di conservazione della nostra prima lingua e può rivelarsi anche un mezzo efficace di comunicazione. Lo si desume finanche dagli effetti “sonori" riscontrabili in certe cadenze dialettali. In Piemonte, ad esempio, si riconosce un’intonazione di stile francese, in Liguria i dialetti ricordano il portoghese, mentre nella parlata napoletana, traspare evidente lo spagnolo, mentre l’arabo è fortemente radicato in Sicilia.

In ogni caso i dialetti non sono una forma degradata dell’italiano, ma rappresentano anch’essi sistemi linguistici veri e propri. Come sostiene Franco Fanciullo, ordinario di Glottologia e Dialettologia dell’Università di Pisa nel suo libro “Prima lezione di dialettologia” (Editori Laterza).

Il tascabile di Fanciullo, interessante per i dialettologi, tratta vari argomenti: lingua e dialetti nella situazione italiana, i dialetti italiani e le lingue che li hanno preceduti, il vocalismo, il rafforzamento fonosintattico. Una vera lezione di dialettologia, soprattutto indirizzata agli “addetti ai lavori”.

Nella conclusione, Fanciullo, che dirige la rivista “L’Italia dialettale” e collabora alla redazione del “Lessico Etimologico Italiano” ed è autore di numerosi altri testi, sostiene che “Va da sé che il taglio scelto per queste pagine, espositivamente tradizionale, non è l’unico modo per avvicinarsi alla dialettologia; se qui lo si è preferito, è stato per poter soddisfare a un certo numero di intenti: distinguere nel modo più chiaro e possibile – cosa facile più a dirsi che a farsi – tra lingua e dialetto…”.

Lasciamo quindi che ognuno si esprima nella propria lingua, dal momento che i dialetti resistono contro l’assalto dei mezzi di comunicazione e costituiscono un ponte che dal passato va verso il futuro e rappresenta la vera espressione dei sentimenti.

Vittorio E. Polito

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LA VARCHE DE ZUELE DI ELISA FERORELLI. WIP EDIZIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Giu 07, 2016 6:33 am

http://www.giornaledipuglia.com/2016/06/nuovo-libro-di-poesie-in-dialetto.html



6 giugno 2016



Nuovo libro di poesie in dialetto barese di Elisa Ferorelli


di VITTORIO POLITO

Il dialetto, sempre più attuale, rappresenta un universo verbale, in qualche caso più colto dell’italiano piatto e banale, imposto dai mezzi di comunicazione e ulteriormente degradato dall’uso dei messaggi giovanili. Il dialetto, invece, è frutto di una stratificazione linguistica antica, in grado di testimoniare anche presenze storiche e significative ancorché dimenticate. Insomma, il dialetto rappresenta, come affermato da più parti, un terreno di conservazione della nostra prima lingua, preziosa e per certi versi insostituibile.

Elisa Ferorelli, più volte premiata per i suoi versi dialettali, si è classificata recentemente nella “Piedigrotta barese” al primo posto per il “Premio Francesco Saverio Abbrescia” per la poesia “Sendore”, ed ha pubblicato recentemente, per le Edizioni Wip di Bari, il libro di poesie in dialetto barese “La varche de Zuele”.

Zuele (corrispettivo italiano di Emanuele), è un marinaio abituato a vivere sulla sua barca in mezzo al mare, stabilendo una fratellanza con le forze della natura, fino a sfidarle volontariamente. Zuele dà solo il titolo ad una poesia e al volume che raggruppa molti altri versi con argomenti vari che l’autrice snocciola abilmente.

Secondo l’autrice il nome Zuele «evoca vicoli e voci della città vecchia, fischi e richiami popolari, atteggiamenti ruvidi e sbrigativi, ma autentici e fattivi, conoscenze concrete conquistate attraverso esperienze sofferte o ancestrali, quasi facessero parte di un patrimonio genetico: “si nasce marinai” verrebbe da dire», mentre la ‘varche’ (barca), nell’universo concettuale condiviso dall’autrice,  «è metafora di ‘mucchio’, ‘raccolta’, insieme ad altre sue numerose declinazioni gergali che fanno riferimento alle tante sfaccettature del vissuto concreto ed emotivo»

Molto validi i contenuti, scritti in un buon dialetto, se si eccettuano alcuni vocaboli e proposizioni, scritti in modo poco corrente (ad esempio le preposizioni ‘del’, ‘al’, ‘per’, tradotte rispettivamente ‘de u’, ‘a u’, ‘pe u’, o il numero ‘due’ che in dialetto sono riportati dalla maggioranza dei poeti e degli scrittori, con ‘do’ e ‘dù’.

Il volume, anche illustrato dall’autrice, sarà presentato venerdì 10 giugno alle ore 18.00, nell’accogliente cornice dell’Hotel Palace di Bari, alla presenza di cultori della materia e artisti baresi. Un evento letterario per amici, colleghi e appassionati, per immergersi negli ambienti della nostra tradizione e riconoscersi, con ironia ed emozione, nei valori fondanti delle nostre radici e del nostro dialetto.

Vittorio E. Polito

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DIALETTO E REFERENDUM

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Lug 29, 2016 5:23 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2016/07/spiegare-il-referendum-in-dialetto-un.html


Spiegare il referendum in dialetto? Un buco nell’acqua


29 LUGLIO 2016


DI VITTORIO POLITO

L’idea di far parlare in dialetto i “Comitati del No”, annunciata dall’on. Francesco Sisto per Forza Italia, viene da molto lontano. Non è altro che una scopiazzatura di quello che faceva Vito Barracano nel 1968, quando faceva comizi in dialetto barese in piazza San Ferdinando a Bari ad una marea di cittadini.
Non è affatto necessario scomodare lo “Speakers Corner’ dell’Hyde Park di Londra, ma basta andarsi a leggere qualche copia della “Gazzetta del Mezzogiorno” dell’anno citato per conoscere nei dettagli quello che avveniva in quel periodo. Gli animatori dei “Comitati dei No” che hanno pensato di spiegare su uno scanno le ragioni del “NO” a “quattro gatti” serve solo a ridicolarizzare il dialetto che invece fa parte ormai della cultura. Ricordo all’on. Sisto che in occasione delle campagne elettorali, o referendarie come nel nostro caso, molti escogitano stratagemmi di vario genere, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica a favore della propria idea o del proprio colore politico. Molti non sanno, ad esempio, che dopo il periodo bellico, Vito Barracano, un autorevole e prolifico poeta dialettale barese, autore tra l’altro del “Vocabolario dialettale barese” (Mario Adda Editore), tenne nel nostro caro dialetto, alcuni comizi in varie piazze di Bari, Trani, ecc.

I suoi primi successi in campo vernacolare, sensibilizzarono anche l’onorevole Michele Troisi, deputato del maggior partito politico italiano dell’epoca, che propose di tenere in piazza alcuni comizi in versi dialettali e Barracano non se lo fece ripetere due volte, accettò volentieri e con entusiasmo, certo di interessare i cittadini, indipendentemente dal colore politico che rappresentava. E così in una gremita piazza San Ferdinando, declamò i suoi versi ottonari in rima baciata, punzecchiando i vari partiti e rappresentanti politici, senza esclusione di colpi, passando dalla satira e dall’umorismo, al folclore, al sentimentalismo, alla fede religiosa, all’amore per la sua bella Bari. Fu un vero successo, grazie alla grande forza comunicativa del dialetto, e così il “giro” si allargò sempre più passando per Barletta, Noci, Cassano, Acquaviva, Bisceglie. Trani, Terlizzi, Giovinazzo, ecc. Pertanto onorevole Sisto l’idea fa solo un buco nell’acqua.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mer Dic 21, 2016 5:01 pm, modificato 2 volte

Vittorio E. Polito

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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Dic 21, 2016 5:00 pm

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Home » Bari , Cultura e Spettacoli »
La leggenda di San Nicola nelle poesie di Biagio Loconte

12/21/2016 08:48:00 AM

di VIP

Biagio Loconte, autore di poesie in lingua ed in vernacolo, ha pubblicato in questi giorni, per la delizia dei cultori della poesia in dialetto barese, un tascabile dedicato alle leggende di San Nicola.

Il volumetto, edito dalla WIP Edizioni, dal titolo “La Leggènde de Sanda Necòle”, è un breve poema relativo a storia, vita e miracoli di San Nicola, raccontato in versi e di facile lettura e comprensione.


La copertina mostra un bassorilievo del prof. Nicolò Patruno, sito nell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari

Un utile e simpatico dono per le imminenti festività.

Vittorio E. Polito

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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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