DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, CURIOSITA', INFORMAZIONI ED ALTRO
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DA BARISERA: BARESITÀ AL CIRCOLO UNIONE

30 NOVEMBRE 2011, PAG. 22


Vittorio E. Polito- Messaggi: 533
Data d'iscrizione: 17.02.08
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U MADREMONNIE DE CELLUZZE DI DOMENICO TRIGGIANI AL TEATRO DI CAGNO

http://www.giornaledipuglia.com/2011/12/spettacoli-u-madremonnie-de-celluzze-al.html
2 dicembre 2011
‘U madremonnie de Celluzze’ al Teatro Di Cagno
di Vittorio Polito

Il Laboratorio Teatrale dell’Università della Terza e Libera Età “Auser” con il patrocinio del Comune di Bari e Antenna Sud, presenta al Teatro Di Cagno, giovedì 15 dicembre, la commedia di Domenico Triggiani (1929-2005), scrittore e commediografo, “U madremonnie de Celluzze”.
La vicenda viene rappresentata con 10 personaggi: Jannine (madre dello sposo, Anna Quarto), che con decisione mette in risalto i compiti di una madre alle prese con un figlio da sistemare, nonostante le difficoltà del suo carattere; Beneditte (padre dello sposo, Giuseppe Guida), che si trova ad affrontare una difficile situazione; Mechèle e Geditte (genitori della sposa, Enzo Rizzo e Rosalba Citarella), il primo apparentemente iettatore, la seconda sempre pronta a difendere la figlia dal mormorio dei vicini; Giacchine (fratello della sposa, Mario Mitolo)), Vastiane e Felomène (zii della sposa, Alfonso Paulicelli e Katia Antonicelli), tutti e tre sempre disponibili a “dare una mano”; Leciètte (la sposa, Tonia Salomone), in un ruolo ingenuo e ricco di difetti; Celluzze (lo sposo, Vittorio Triggiani), che affronta un personaggio non facile, dimostrando una finta ingenuità. La vicenda si svolge in presenza di un monaco, Don Felisce (Piero Genchi), che la sa lunga, sempre prodigo a proporre soluzioni, anche in situazioni che esorbitano dal suo ruolo di sacerdote. Regia di Tonio Del Core.
I pregi di questa commedia sono numerosi e appariscenti, tipici delle commedie di Domenico Triggiani, che tenta in ogni modo di recuperare la più genuina baresità. Il progetto matrimonio rappresenta, per ogni famiglia, agiata o no, un impegno notevole e pieno di difficoltà. A Triggiani, esperto della materia, poiché autore di altre commedie in dialetto (All’aneme de la bonaneme, No, u manecomie no!, Che le surde jè mugghie a jèsse mùte, So ffatte sé’!, Nge ne sìme ascennùte, U rètorne de Giacchìne Mùratte, A cchiànge stù muèrte so làggreme perdùte, No, u muèrte non u vògghie!, Nessciùne u sàpe, Le barise a Venèzie, La candine de Cianna Cianne), va dato atto delle sue ottime qualità di commediografo e ricercatore, più volte affermate da qualificati critici e riconosciute anche dai premi e dalle attestazioni ricevute. Non va dimenticato che Domenico Triggiani si è dedicato con passione ed entusiasmo alla rivalutazione del dialetto, alla salvaguardia delle tradizioni ed alla baresità.
La vicenda viene rappresentata con 10 personaggi: Jannine (madre dello sposo, Anna Quarto), che con decisione mette in risalto i compiti di una madre alle prese con un figlio da sistemare, nonostante le difficoltà del suo carattere; Beneditte (padre dello sposo, Giuseppe Guida), che si trova ad affrontare una difficile situazione; Mechèle e Geditte (genitori della sposa, Enzo Rizzo e Rosalba Citarella), il primo apparentemente iettatore, la seconda sempre pronta a difendere la figlia dal mormorio dei vicini; Giacchine (fratello della sposa, Mario Mitolo)), Vastiane e Felomène (zii della sposa, Alfonso Paulicelli e Katia Antonicelli), tutti e tre sempre disponibili a “dare una mano”; Leciètte (la sposa, Tonia Salomone), in un ruolo ingenuo e ricco di difetti; Celluzze (lo sposo, Vittorio Triggiani), che affronta un personaggio non facile, dimostrando una finta ingenuità. La vicenda si svolge in presenza di un monaco, Don Felisce (Piero Genchi), che la sa lunga, sempre prodigo a proporre soluzioni, anche in situazioni che esorbitano dal suo ruolo di sacerdote. Regia di Tonio Del Core.
I pregi di questa commedia sono numerosi e appariscenti, tipici delle commedie di Domenico Triggiani, che tenta in ogni modo di recuperare la più genuina baresità. Il progetto matrimonio rappresenta, per ogni famiglia, agiata o no, un impegno notevole e pieno di difficoltà. A Triggiani, esperto della materia, poiché autore di altre commedie in dialetto (All’aneme de la bonaneme, No, u manecomie no!, Che le surde jè mugghie a jèsse mùte, So ffatte sé’!, Nge ne sìme ascennùte, U rètorne de Giacchìne Mùratte, A cchiànge stù muèrte so làggreme perdùte, No, u muèrte non u vògghie!, Nessciùne u sàpe, Le barise a Venèzie, La candine de Cianna Cianne), va dato atto delle sue ottime qualità di commediografo e ricercatore, più volte affermate da qualificati critici e riconosciute anche dai premi e dalle attestazioni ricevute. Non va dimenticato che Domenico Triggiani si è dedicato con passione ed entusiasmo alla rivalutazione del dialetto, alla salvaguardia delle tradizioni ed alla baresità.

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DA "BARISERA" MENZIONE SPECIALE A VITTORIO POLITO

3 DICEMBRE 2011, PAG. 19


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SCOMPARSA FRANCESCA ROMANA CAPRIATI (1925-2011), VALENTE POETESSA DIALETTALE BARESE

6 DICEMBRE 2011, PAG. XVIII


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PROSSIMAMENTE UNA FIABA DI EMANUELE BATTISTA

Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Gio Gen 12, 2012 3:54 pm, modificato 1 volta

Vittorio E. Polito- Messaggi: 533
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RE: PROSSIMAMENTE UNA FIABA DIN DIALETTO BARESE EMANUELE BATTISTA

http://i41.servimg.com/u/f41/12/01/47/46/giorna27.jpg
2 GENNAIO 2012
Una fiaba di Emanuele Battista in dialetto barese
di Vittorio Polito
Torna Emanuele Battista sulle scene del Teatro di Cagno, e per la prima volta al Granteatrino “Casa di Pulcinella”, con una nuova commedia, anzi una fiaba, in dialetto barese “Iune mond’a la lune”, dal nome di un gioco di ragazzi conosciuto anche con come “cavallina”. Uno svago (per maschietti), che si svolgeva esclusivamente per strada o nei giardini pubblici e che vedeva coinvolti da 2 a 10 ragazzi.
Emanuele Battista, poeta, scrittore e commediografo, ha pubblicato nel 2000 una raccolta di commedie scritte in dialetto barese, dal titolo “Quattefàcce” (Ed. Pubblicità e Stampa), e nel 2008 “Bari, amore e… poesia” (Levante Editori). Ha ottenuto per la poesia, numerosi riconoscimenti e premi
Da alcuni anni si interessa di teatro per i ragazzi con una significativa produzione, guidando i laboratori teatrali scolastici, con l’intento di diffondere, la cultura popolare barese nella sua più autentica espressione, senza trascurare i valori che contano in ogni tempo che trasmette nei suoi lavori grazie ad una solida personalità artistica, alla sua forte umanità e alla generosa sensibilità sui grandi beni dell’essere e sulle emergenze sociali.
La fiaba, che è una rivisitazione un po’ fantasiosa della Bari anni degli ’50-’60, racconta di un calzolaio “Mèst Pierìne”, che oltre al suo lavoro, ha il compito di stabilire la pace tra le famiglie di palazzi attigui sempre in lite. Si contrappongono famiglie di classi sociali diverse, ricchi e poveri. I ‘signori’ mal sopportano i vicini, ritenuti cafoni, sporchi, volgari e fanno di tutto perché questi non usino la strada per lavorare, incontrarsi, giocare, mangiare. La vittima principale di queste angherie è proprio “Mèste Pierìne” che viene più volte invitato a lasciare quel posto che, a dire di una signora “facoltosa”, è deturpato nel decoro proprio per la sua presenza. Intanto il banchetto del ciabattino è meta di altri lavoratori ambulanti come lo scrivano, il riparatore di ombrelli, la venditrice di stracci vecchi e anche di un famoso personaggio che improvvisava spettacoli di strada. La cornice rumorosa e chiassosa la fanno i bambini del vicinato, poveri e ricchi che giocano e si azzuffano pure. “Mèste Pierìne” ha il suo bel da fare anche se sente mancare le forze e le energie, e proprio quando tutto sembra compromesso e pare impossibile che tra i vicini ci possa essere pace e serenità, avviene un fatto sconvolgente, imprevisto che aiuterà a maturare condizioni di vita diverse.
Il cast è numeroso (24 interpreti, con la partecipazione di 12 ragazzini), tra loro ci sono i volti noti della Compagnia “Amici del Sipario”: Maurizio Sarubbi, Maria Rosaria Ranieri, Maria Barbone, Massimo Restelli, Isabella Battista, Concetta Rinaldi, Canio Vitrani, Andrea De Tullio, Armando De Tullio, Gaetano Romanelli, Michele Piperis ed i nuovi Rino Nenna, Vincenzo Chiedi e Luciano Morcavallo. Regia di Emanuele Battista, luci e suoni Peppino Lorusso, costumi Grazia Carella, scenografia Maria Barbone, grafica Isabella Battista.
Gli appuntamenti sono così calendarizzati:
Teatro di Cagno (Corso Alcide De Gasperi 320)
Sabato 21 Gennaio ore 20,00 - Domenica 22 Gennaio ore 17,30
Granteatrino “Casa di Pulcinella” c/o Stadio della Vittoria
Sabato 28 Gennaio ore 20,30 Sabato 4 – 11 – 18 – 25 Febbraio ore 20,30
Sabato 3 – 10 – 17 – 24 – 31 Marzo ore 20,30
Domenica 1 Aprile ore 18,00. Infotel 335.7826236 – 080.5024444.

Vittorio E. Polito- Messaggi: 533
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Re: DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, CURIOSITA', INFORMAZIONI ED ALTRO
Giovedì 12 Gennaio 2012 ore 20 – Circolo Unione Bari
(ingresso accanto al Teatro Petruzzelli)
IL CIRCOLO UNIONE DI BARI
P R E S E N T A
DAL LIBRO AL GIOCO: I GIOCHI DI STRADA
con l’ autore e giocologo Felice ALLOGGIO
Introduce il prof. Francesco DE MARTINO
professore ordinario di Letteratura greca nell'Università di Foggia
Allieterà la serata il Gruppo Musiche Popolari BARINCANTO
Si accede per invito
(ingresso accanto al Teatro Petruzzelli)
IL CIRCOLO UNIONE DI BARI
P R E S E N T A
DAL LIBRO AL GIOCO: I GIOCHI DI STRADA
con l’ autore e giocologo Felice ALLOGGIO
Introduce il prof. Francesco DE MARTINO
professore ordinario di Letteratura greca nell'Università di Foggia
Allieterà la serata il Gruppo Musiche Popolari BARINCANTO
Si accede per invito

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I GIOCHI DI STRADA AL CIRCOLO UNIONE

http://www.giornaledipuglia.com/2012/01/bari-i-giochi-di-strada-al-circolo.html
5 gennaio 2012

Bari: i giochi di strada al Circolo Unione
di Vittorio Polito
Nell’ambito degli appuntamenti culturali del Circolo Unione di Bari (Teatro Petruzzelli), giovedì 12 gennaio alle ore 20, si svolgerà una serata dedicata ai giochi “Dal libro al gioco: i giochi di strada”.
È opinione comune che giocare sia l’esatto contrario di essere seri. Se questo può essere vero per gli adulti - tanto che a quelle persone che scherzano e giocano continuamente si dice: «tiìne sèmbe la cape a la scioggue, uè mètte la cap’à pposte?» (pensi sempre al gioco, vuoi mettere la testa a posto?) – non vale per i bambini per i quali, secondo il filosofo Michel de Montaigne, «il gioco è una delle azioni più serie»
Come si divertivano i ragazzi di duemila anni fa? Come giocavano i bambini di ieri? I bambini, greci e romani, conoscevano la palla, giocavano a moscacieca o con le monete? E quale atteggiamento assumevano gli adulti, di allora nei confronti dell’attività ludica? Le risposte a questi interrogativi le daranno certamente i relatori della serata, mentre i giochi saranno presentati praticamente da Felice Alloggio che ha pubblicato il volume “Cape o crosce? – Testa o croce?” (Levante Editori), scritto sia in lingua che in dialetto barese e corredato da numerose illustrazioni.
Interverranno: Giacomo Tomasicchio, vice presidente del Circolo Unione, Felice Alloggio, commediografo ed autore del volume citato. Introdurrà Francesco De Martino professore ordinario di Letteratura greca e responsabile scientifico del Laboratorio di Mitologia del Dipartimento di Tradizione e Fortuna dell’Antico dell’Università degli Studi di Foggia.
Allieterà la serata il Gruppo di Musiche Popolari “Barincanto”.
Si accede per invito.

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I GIOCHI DI STRADA AL CIRCOLO UNIONE - Barisera

11 GENNAIO 2012, PAG. 14



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FIABA IN VERNACOLO DI E. BATTISTA A BARI

12 GENNAIO 2012, PAG. 15



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Località: Bari

IUNE MOND' A LA LUNE DI EMANUELE BATTISTA. GRANDE SUCCESSO
GRANDE SUCCESSO PER LA FIABA IN DIALETTO BARESE DI EMANUELE BATTISTA PRESENTATA AL TEATRO DI CAGNO E CHE PROSEGUIRA' NEI PROSSIMI GIORNI ALLA "CASA DI PULCINELLA" (STADIO DELLA VITTORIA).




Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mar Gen 31, 2012 6:49 pm, modificato 1 volta

Vittorio E. Polito- Messaggi: 533
Data d'iscrizione: 17.02.08
Località: Bari

I VIDEO DELLA SERATA SULLE BARESITA' SVOLTASI AL CIRCOLO UNIONE DI BARI
ECCO I VIDEO PUBBLICATI SU YOUTUBE DELLA SERATA DEDICATA ALLE BARESITA' DAL CIRCOLO UNIONE DI BARI, MAGISTRALMENTE DIRETTA DA FRANCESCO DE MARTINO, PROFESSORE ORDINARIO NELL'UNIVERSITA' DI FOGGIA, ED ALLA QUALE SONO INTERVENUTI:
GIACOMO TOMASICCHIO, PRESIDENTE DEL CIRCOLO UNIONE
VITTORIO POLITO
FELICE ALLOGGIO
ROSA LETTINI TRIGGIANI
ALESSANDRA E DELIA STALLONE CHE HANNO ESEGUITO AL PIANO MUSICHE DI MORITZ MOSZKOWSKI
http://www.webalice.it/vittorio.polito/le_baresita__circolo_unione_di_bari.html
http://www.youtube.com/watch?v=H3n8S2hb1gU
http://www.youtube.com/watch?v=QC5Gnu25-QI
http://www.youtube.com/watch?v=Edo7lGoNEIs
http://www.youtube.com/watch?v=GI082Ot-kPo
GIACOMO TOMASICCHIO, PRESIDENTE DEL CIRCOLO UNIONE
VITTORIO POLITO
FELICE ALLOGGIO
ROSA LETTINI TRIGGIANI
ALESSANDRA E DELIA STALLONE CHE HANNO ESEGUITO AL PIANO MUSICHE DI MORITZ MOSZKOWSKI
http://www.webalice.it/vittorio.polito/le_baresita__circolo_unione_di_bari.html
http://www.youtube.com/watch?v=H3n8S2hb1gU
http://www.youtube.com/watch?v=QC5Gnu25-QI
http://www.youtube.com/watch?v=Edo7lGoNEIs
http://www.youtube.com/watch?v=GI082Ot-kPo

Vittorio E. Polito- Messaggi: 533
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L'ARTE, L'ELEGANZA E IL DIALETTO BARESE AL CIRCOLO UNIONE

In una serata organizzata dal Circolo Unione di Bari presieduto da GIACOMO TOMASICCHIO, nello splendido Salone delle Muse, si è svolto un interessante incontro dal titolo “L’arte dell’eleganza”, durante il quale si è parlato di Atena e Medusa, Afrodite e l'intimo e Cassandra e l'eleganza del nero.
Sono intervenuti: GIACOMO TOMASICCHIO, presidente del Circolo Unione, STEFANIA DE FRANCESCHI, presidente del Club Lions Costanza d’Altavilla ed il prof. FRANCESCO DE MARTINO, professore ordinario di Letteratura greca e responsabile scientifico del Laboratorio di Mitologia del Dipartimento di Tradizione e Fortuna dell’Antico dell’Università degli Studi di Foggia, LUCIANO LAPADULA e VITO ANTONIO LERARIO dell'Atelier 1900, ed il poeta dialettale barese GIUSEPPE GIOIA, che ha appositamente scritto per la serata un componimento poetico, dedicato a Hèra e Afrodite, che è stato declamato dalla signora LILIANA CUCINELLA GIOIA.
Per il piacere di condividere il bellissimo poema che in dialetto barese ha un particolare significato, lo sottopongo all’attenzione degli appassionati che certamente gradiranno l’interessante e piacevole frutto dell’arte poetica di Giuseppe Gioia, con il quale mi complimento.
HÈRA E AFRODITE
Assà sèghele prìme de Crìste
Efesto frabbecò,’nzìste ’nzìste,
le resìdènze ‘ngìm’a l’Olìmbe
pe le devinità, ca a chidde timbe
ne facèvene de crùte e de còtte
tutte ’nzìme la dì e la nòtte
e còre a còre acchecchiàte,
assève nu casìne scilesciàte.
Frate e sóre, attàne e figghie
s’acchecchiàvene cóme chenìgghie
e totta na vòlde, che la capa uastàte,
cóm’a nùdde facèvene a mazzàte.
U prengepàle de la chembagnì
ière Zeus, ca ’ngazzùse, ogne dì
da sóp’a l’Ida arbetràve da lendàne
la uèrre ndra le Dànai e le Troiàne
Hèra, de Zeus sóre e megghière,
de l’Olìmbe ière ceremonière
e bèlla fèmmene sèmbe de prìsce
du madremònie ière la protettrìsce
ma tenève jìnde nu despiacère
ca non l’allassàve tutte le sère
peccè u marìte, scacchiatìdde,
a uèrre e femmene tenève cervìdde
e acquanne a la case se retràve
alla megghière non s’avvecenàve
e l’allassàve sop’o mègghie,
‘ngazzàte, cóme zite de Cegghie.
Pe frecà cudde bèlle scapestràte
Hèra capescì ca la mègghia stràte
ière d’indolettàsse chiète chiète
e de cangiàsse da la cape ò pète.
Tanne tanne, che linfa celestiàle,
se facì na lavàte eccezionàle
e che iègghie dolge e prefemàte
agnì d’addóre tutt’u criàte.
Fernùte chedda bèlla strecàte
a le capidde dette na mazzàte
e se mettì na vèste recamàte
che sop’o pitte tanda fibbie doràte.
Na cindùre che cinde pendènde
acchecchiate a recchìne sblendènde,
che nu pàre de chianìdde spegiàle,
faceren’assì na bellèzz’eccezionàle
e che la cape nu picche svambìte
scì ad acchià la bèll’Afrodìte
ca ière ’na sórte de pèlle pu lìtte
chièna de lussurie ma assà drìtte
Chèdda dea, chjèna de sblendóre,
cóme stadue du mègghie sculdóre
nascì lescènde, chièna d’aggigghie,
da jìnd’a mare sop’a na chenghigghie.
Cóme Zeus, vecchie malpiòne,
s’acchiò dananze cudde bèlle beccóne
l’accasò a l’Olìmbe, che sfazióne,
e dà seccedì na revoluziòne.
Chedda devinità, ’mbellettàte,
da le masque ière vramàte
e chiàne chiàne, quìte quìte,
mettì assà córne o marìte.
Cóme Hèra ’ngondrò Afrodìte
ngi decì jìnd’alla rècchie quìte quìte
ca veloscemènde velève ièss’aitàte
pure ce l’amicìzie se ièr’appassuàte.
Afrodìte, ca cóme a nu velpóne,
’mbrìme se mettì a desposiziòne
e Hèra, ca a la magàgne ière grànne,
che tanda serietà e vramànne,
nge cercò amóre, frenesì e sovranità,
ca a tutte quànne fascene ’nammerà
e descetescene cudd’aggigghie accheràte
ca pe le grattacàpe... iè scherdàte.
Afrodìte se sfelò... u reggepètte
ca recamàte e de chelùre chjìne chjìne
tenèv’aschennùte u mègghie destìne
d’amòre, de fequóre e chemmenìdde
e che seduzióne auànde u cervìdde
de le crestiàne ca tènene sale ’ngàpe
ma non se ne avvertene... ca remanene frecàte.
E cudde reggepètte reffiàne
Afrodìte u mettì jìnd’a le mane
di Hèra che la raccomandazióne
de mettassille senza privazióne
acquanne, pe chembenazióne,
u penzìre auànde la tendazióne
e u córe, sènza seggeziòne,
va acchiànne la mègghia sfazióne.
Giuseppe Gioia
19.01.012
Assai secoli prima di Cristo
Efesto fabbricò attivo attivo
le residenze in cima all’Olimpo
delle divinità, che quel tempo
ne facevano di crude e di cotte
tutti insieme il giorno e la notte
e cuore a cuore uniti,
si creava un casino debosciato.
Fratelli e sorelle, padri e figli
s’accoppiavano come conigli
e d’improvviso, con la testa guasta,
per sciocchezze facevano lite
Il comandante della compagnia
era Zeus, che litigioso, ogni giorno
dalla cima dell’Ida arbitrava da lontano
la guerra tra i Dànai e i Troiani
Hèra, di Zeus sorella e moglie,
dell’Olimpo era cerimoniere
e bella donna sempre allegra
del matrimonio era una protettrice
che teneva nell’intimo un dispiacere
che non la lasciava ogni sera
perché il marito, birichino,
a guerre e donne poneva attenzione
e quando alla casa si ritirava
alla moglie non s’avvicinava
e la lasciava sul più bello,
adirata, come donna obliata.
Per ingannare quello scapestrato
Hèra capì che la migliore strada
era d’intolettarsi piano piano
e di cambiarsi dalla testa ai piedi.
Lì per lì, con forza celestiale,
si fece una lavata eccezionale
e con olio dolce e profumato
riempì d’odore tutto il creato.
Finito quel bel lavaggio
ai capelli dette una pettinata
e si mise una veste ricamata
con sul petto tante spille dorate.
Una cintura con cento pendenti
unita ad orecchini splendenti,
con un paio di ciabatte speciali,
produssero una bellezza eccezionale
che con la testa un poco svampita
andò a trovare la bella Afrodite
che era una importante”pelle da letto”
piena di lussuria ma assai furba.
Quella dea, piena di splendore,
come statua del migliore scultore
nacque splendente, piena d’allegria,
da dentro al mare su una conchiglia.
Appena Zeus, vecchio furbacchione,
incontrò quel bel boccone
la sistemò all’Olimpo, con piacere,
e là successe una rivoluzione.
Quella divinità, agghindata,
dai maschi era desiderata
e pian piano, dolcemente,
mise assai corna al marito.
Appena Hèra incontrò Afrodite
le disse nell’orecchio con molta calma
che con urgenza desiderava esser aiutata
anche se l’amicizia si era affievolita.
Afrodite, da grande furbacchiona,
immediatamente si mise a disposizione
e Hèra, che all’imbroglio era grande,
con tanta serietà e bramando,
le chiese amore, frenesia e sovranità,
che a tutti fanno innamorare
e risvegliano quel desiderio ansioso
che a causa degli affanni... è dimenticato.
A questo punto, come fulmine,
Afrodite si sfilò... il reggipetto
che ricamato e di colore pieno pieno
teneva nascosto il migliore destino
d’amore, di desiderio e d’accordi segreti
che con seduzione ruba il cervello
delle persone che hanno intelletto
e non si accorgono... che sono truffati.
E quel reggipetto ruffiano
Afrodite lo mise nelle mani
di Hèra con la raccomandazione
di indossarlo senza privarsene
quando, per combinazione,
il pensiero cattura la tentazione
ed il cuore, senza soggezione,
desidera la migliore soddisfazione.

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