DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

Pagina 3 di 22 Precedente  1, 2, 3, 4 ... 12 ... 22  Seguente

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

RE: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO.IT

Messaggio  Ospite il Ven Set 11, 2009 6:17 pm

Me piasce adavère chessa cose ca ha scritte De Luca sop'o dialètte e u taggliàne.
"L'italiano, più che da lingue antiche proviene da un'amazzonia di dialetti".

Brave a Polite, ma addò le va a jacchie tutte chisse notizzie? Ma chessa cosa me pare na resposte proprie adatte a chedda spèggie de taggliàne ca so le leghiste. O no? Vu ce dicite?
Salùte a tutte
Disciadisce

Ospite
Ospite


Tornare in alto Andare in basso

DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DEL 12 SETTEMBRE 2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Set 12, 2009 3:16 pm



Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DA "FAMIGLIA CRISTIANA" N. 36/2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Set 13, 2009 10:53 am





Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

Da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 10 SETTEMBRE 2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Set 15, 2009 5:11 am


Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

RE: GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 10 SETTEMBRE 2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Set 15, 2009 5:18 am



A proposito di dialetto, il signor Antonio Di Muro in Gazzetta del 29 agosto scriveva di astio verso i dialetti, il signor Carlo Salvati scrive il 10 settembre sullo stesso quotidiano di querelle (disputa, contesa), su un argomento di grande interesse culturale. Ebbene siete tutti su una cattiva strada: nessun astio, nessuna guerra e nessun contrasto. C’è solo qualcuno che difende, sbagliando, certe posizioni, ma si tratta veramente di un insignificante numero, certamente non in grado di far scoppiare una battaglia. La quasi totalità mi pare di capire è sulla buona strada e quindi sicuramente annullerà le pretese di una sparuta e scheletrica opposizione.

L
e proposte dei leghisti? Quelli sono fuori di testa e la risposta viene da Franco Loi, poeta, saggista e critico, che in una nota pubblicata sul Corriere della Sera del 28 febbraio 2009, ha tra l’altro scritto che «La questione di lingue e dialetti non si deve porre all’interno di una cultura, se non riconoscendo ai dialetti la sorgente alimentatrice di una lingua nazionale, come è attestato dai grandi linguisti e dai grandi scrittori», concordando senza volerlo con Camilleri e Migliorini, citati da Salvati.

Per cui mi sembra esagerato parlare di querelle e di astio verso i dialetti, i dibattiti vanno sempre bene e servono a chiarire i dubbi che solitamente emergono negli ambienti scientifici e perché no in qualsiasi consesso, e poi la notevole produzione letteraria dialettale degli ultimi tempi è la testimonianza della vivacità e dell’interesse verso il vernacolo.

Concordo quindi con Lino Patruno che nella sua risposta al signor Salvati scrive testualmente «Onore al dialetto, ma quant’è bella la lingua italiana che si legge come si scrive…».


Vittorio Polito

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DA "BARISERA" DEL 15 SETTEMBRE 2009, PAG. 14

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Set 15, 2009 6:01 pm





Errata corrige: per una banale svista nel corso del testo è stato citato il volume “Dialettologia italiana”, mentre deve intendersi: DIZIONARIO ETIMOLOGICO DEI DIALETTI ITALIANI di Manlio Cortelazzo e Carla Marcato (Ed. UTET Libreria, ristampa 2009


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Sab Set 19, 2009 4:25 pm, modificato 2 volte

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DAL CORRIERE DELLA SERA.it DEL 14 SETTEMBRE 2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Set 18, 2009 6:16 pm

CORRIERE DELLA SERA.it

Il caso di Pontremoli
E alle elementari si studia il dialetto

PONTREMOLI (Massa Carrara) - Un' ora di dialetto alla settimana nelle scuole elementari. La decisione non arriva da un dirigente scolastico padano dal cuore leghista ma dal consiglio di istituto di una scuola elementare toscana. Siamo a Pontremoli, terra di librai e romanzieri che ogni estate si ritrovano e si sfidano nel blasonato Premio Bancarella. E in questa terra, a partire da novembre, quasi 300 alunni dell'istituto onnicomprensivo «Giulio Tifoni» studieranno poesie, racconti e leggende nel dialetto della Lunigiana, terra di confine tra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna. L' insegnamento, inserito nell' offerta formativa della scuola, è stato approvato dal dirigente scolastico Angelo Ferdani. Che dice: «Non si tratta di un'iniziativa secessionista, è la volontà di valorizzare la tradizione culturale locale». Il dialetto sarà studiato anche da una ottantina di immigrati e servirà, dicono alla scuola, a favorire l' integrazione. Non mancano le perplessità. Il sindaco di Pontremoli, Franco Gussoni (Pd), spiega di non essere stato informato dell'iniziativa. E aggiunge: «Studiare le tradizioni popolari e la lingua del territorio può essere interessante, ma solo se si conosce bene l' Italiano. Soprattutto alle elementari». Anche Mirko Tavoni, storico della lingua all'Università di Pisa, è perplesso. «I dialetti sono un tesoro culturale - dice - ma alle elementari sarebbe meglio curare l'italiano parlato e scritto dei ragazzi. Oggi c'è una sorta di analfabetismo di ritorno che i giovani si portano dietro sino all'università. Nella scuola primaria è consigliabile dedicare più tempo a grammatica e sintassi e magari un po' di inglese».

Marco Gasperetti
RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina 11
(14 settembre 2009)

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

ANCORA SUL DIALETTO. NOTA DI SILVIO PANARO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Set 20, 2009 3:52 pm




Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

RISPOSTA ALL'ARTICOLO DELL'IMPRENDITORE SILVIO PANARO

Messaggio  felice.alloggio il Mer Set 23, 2009 7:44 am

Bravo Franz,
spero che l'imprenditore sig. Panaro mentre legge la tua risposta osservi anche il tuo fiero e "rosso" volto. Sei imponente e verace come imponenti e veraci sono state le tue parole.
Un caro saluto
Felice

felice.alloggio

Messaggi : 139
Data d'iscrizione : 21.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

DA: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 22 SETTEMBRE 2009, PAG. 16

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Set 24, 2009 5:49 am




Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DIALETTO/I: PUNTI DI VISTA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Set 25, 2009 5:14 am

PUNTI DI VISTA


Tutte le lingue degli italiani

Repubblica — 14 luglio 1998 pagina 35 sezione: CULTURA

Appena ebbe terminato d' ascoltare l' abbondante arringa dell' illustre avvocato Enrico Cocchia, si racconta che Eduardo Scarpetta, padre di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, chiamato a rispondere in tribunale dell' accusa d' aver plagiato Gabriele D' Annunzio, proruppe in un' irrituale ma musicalissima apostrofe: "Neh, ma che cacchio m' accocchia stu cacchio de Cocchia?". Accocchia è voce del verbo accocchiare, è napoletano stretto e sta per "accoppiare", ma anche "mettere insieme con difficoltà, affastellare un discorso di molte parole". Quelle che, appunto, l' esimio penalista del foro partenopeo accumulava per sostenere che Il figlio di Iorio di Scarpetta era una scopiazzatura de La figlia di Iorio scritta dal Vate. Vinse Scarpetta, ma non è questa la cosa più importante: a quasi un secolo di distanza (era il 1904), rotondo e fragrante, quell' accocchiare lo troviamo fra le migliaia di voci che compongono il Dizionario etimologico dei dialetti italiani, familiarmente detto Dedi, curato per la Utet da Manlio Cortelazzo e Carla Marcato (pagg. 726, lire 220.000). Accocchiare, dunque, o anche accucchiare: parola che arriva nel napoletano dal latino adcopulare, seguendo una regola di trasformazione fonetica che ha molte altre applicazioni e che dà dignità strutturale al dialetto di salvatore Di Giacomo e Totò, insieme ad una serie di norme grammaticali e sintattiche che formano quel complesso di precetti propri di una lingua. Il Dizionario Utet è il primo grande repertorio lessicale dei dialetti italiani, che ha la pretesa di riunirne il più possibile, confrontandoli fra loro, scoprendo analogie, ricostruendo genealogie e prestiti, ricorrendo ad attestazioni letterarie, a tradizioni orali e a centinaia di glossari di singoli idiomi (un' edizione ridotta è uscita nel 1992 con una scelta molto circoscritta di voci). E' un gigantesco scrigno in cui è custodita una memoria che tanti italiani - quelli in particolare delle generazioni recenti - forse non sapevano più di possedere, ma che invece riemerge nella forma di un passato linguistico che si infila nelle maglie dell' idioma che in maniera sufficientemente uniforme si parla da Bressanone a Lampedusa. Nelle pagine del Dedi sfila un rosario di terminologie culinarie, contadine, marinaresche, artigianali, dal siciliano e calabrese ficarazza, pianta del fico d' india, al piemontese, anzi albese, fjamurìca, specie di fico il cui frutto è grosso e di colore moro. Voci tipiche di alcuni dialetti, come il belìn ligure, il bauscia lombardo, il mona veneto, parole etimologicamente nobili, alcune delle quali ricollocate nell' italiano, altre di uso ormai molto marginale, molte di uso così intenso da essere rimaste senza un termine corrispondente in italiano, come ad esempio il freschìn veneziano, la cui definizione è: "Lezzo, odore sgradevole di pesce e di uova sulle stoviglie". Ma rimettere in sesto un dialetto quale senso può avere? Cortelazzo, linguista di lungo corso, che pure ha avviato un' opera di imponente recupero, non è affatto speranzoso sul futuro degli idiomi locali: "I dialetti italiani sono ormai in una fase terminale della loro storia, è inutile illudersi non tanto sulla possibilità di rivitalizzarli, quanto su quella di farli sopravvivere". Lei sta dicendo che gli italiani, più o meno bene, in modo più o meno ricco, parleranno solo italiano? "Esattamente. Un mio collega, Gaetano Berruto, sulla base di indicatori demografici e statistici, oltre che linguistici, ha anche fissato una data in cui morirà l' ultimo dei dialetti: il 2085". E lei ci crede? Sembra un paradosso fantalinguistico... "Io non penso che si possa indicare quella o altre date, ma sulla estinzione progressiva dei dialetti io non avrei dubbi". In attesa che si avveri il destino dei dialetti o che, con un colpo di reni, gli antichi idiomi riacquistino imprevisto vigore, da queste pagine emerge quanto la cultura italiana non si esaurisca nell' italiano fondato sul fiorentino letterario, al quale "sono sfuggiti", esemplifica Cortelazzo, "numerosissimi aspetti di molte culture, come quella tipicamente alpina, con tutta la sua terminologia montanara, oppure la complessa vitalità del mondo marinaro che esprimono le parlate meridionali". La ricchezza dei dialetti si piega prevalentemente sul versante popolare, ma non lascia scoperto il profilo colto che ritroviamo nelle tante etimologie latine, greche, catalane, come pure nelle distorsioni formali o di significato. In certe zone del Piemonte si dice artòlica quando si vuole indicare l' arroganza, l' insolenza, e così accade in Sicilia con ruttònica o a Mantova con ratòlica: in tutti questi casi si assiste ad una deformazione del latino rethorica. In Calabria viene definito litraru, degrado di letterario, il fannullone, il poltrone, mentre nel contado milanese il puvèta, da poeta, è un tizio "dal cervello bizzarro e un po' balzano" (come notava già Manzoni). L' uso della lingua italiana conquista posizioni che appena alcuni decenni fa erano impensabili, ma dal baule dei dialetti fuoriesce una grande quantità di modi, di morfologie e di costrutti, una competenza linguistica che sta lì come un deposito di cui si può disporre anche solo come consapevolezza propria, per non arrendersi all' ineluttabile dominio degli idiomi di plastica.

FRANCESCO ERBANI




RISTUDIARE L' ITALIANO

Repubblica — 25 agosto 2009 pagina 45 sezione: CULTURA

Quanto ai nostri dialetti, che stanno tanto a cuore alla Lega, la situazione è chiara: i dialetti italiani (come quelli di altri paesi, quali Germania e Spagna) vanno dissolvendosi, cioè disfacendosi nelle forme di italiano che si usano nelle diverse regioni. Il dialetto "stretto" lo usa solo la gente su cui la scuola è passata senza fare né caldo e né freddo: analfabeti o semianalfabeti, emarginati, incorreggibili somari e isolati di varia natura. Chi non rientra in queste categorie dovrebbe disporre, sapendoli opportunamente alternare, di un dialetto (italianizzato) e di una qualche forma di italiano, anche se oggi la maggior parte della gente parla italiano, sia pure in modo non esaltante. Ciò accade anche nelle regioni (Veneto, Campania, Sicilia, Piemonte, e altre) in cui nei rapporti fra le persone si usa quasi solo il dialetto. Il dialetto da solo è uno stigma di arretratezza, non una risorsa culturale. Ciò non toglie chei dialetti siano un aspetto centrale della nostra tradizione, anzi! Il fatto è che alla loro dissoluzione non si può opporre nessuno, neanche Bossi con tutta la guardia padana. In parte sono i genitori che non lo insegnano più ai figli, in altri casi sono i figli a non volerne sapere; al resto pensa il mondo globalizzato, che non va tanto per il sottile rispetto alla conservazione dei dialetti e delle piccole lingue in generale. Ma non tutto è perduto: la trasmissione del dialetto è proprio come la religione, cioè una questione privata e familiare. Chi lo vuole insegnare ai figli è padronissimo, ma non può pretendere che a occuparsene siano la scuola o i media. Anche perché la scuola di un paese unitario (fino a prova contraria) deve diffondere una lingua ragionevolmente unitaria. Amen. Come si vede, senza saperlo Bossi con le sue sparate si è spinto sul difficile terreno della politica culturale. Felix culpa! In questo campo, visto che per i dialetti non c' è nulla da fare, sarebbe semmai utile segnalare un problema più serio, di cui non si trova traccia nell' agenda del governo: qual è la "salute linguistica" degli italiani? Questa domanda non riguarda la scuola, ma interpella direttamente la politica, anzi l' alta politica. Infatti, pochi si rendono conto che ciò che chiamiamo "lingua" è un fascio di know how fra i più complicati: sapere l' italiano significa saper scrivere, leggere, capire ciò che si legge e si ascolta, ragionare su ciò che si sta per scrivere, elaborare argomenti e forme, e così via. È chiaro che il possesso di una così complessa gamma di capacità incide in modo diretto sul futuro dell' intelligenza del paese. Molti indizi lasciano pensare che in questi campi gli italiani non siano all' altezza dei tempi e, meno ancora, all' altezza degli altri paesi civili. Gli indizi pullulano: la perdurante presenza di analfabeti (almeno un paio di milioni anche se l' Istat ne registra di meno), la scadente qualità della confezione linguistico-culturale dei media (a partire dalla scrittura dei giornali), la scarsa diffusione della lettura, la bassa qualità dell' informazione radio-televisiva, il subdolo diffondersi di quel semi-alfabetismo che trionfa in media sedicenti democratici come il computer e il telefonino. Ma ci sono anche dati tosti, depositati in varie indagini sulle capacità dei nostri pupetti. Nella ricerca Ocse Pisa del 2006 (mai sentita nominare, ministra Gelmini?), ad esempio, gli studenti italiani risultavano drammaticamente sotto la media europea in un' abilità cruciale come la comprensione della lettura (uno dei difficili know how che formano "la lingua"). Simili dati fanno capire con chiarezza che quel che è urgente non è imporre i dialetti per decreto ma ricominciare daccapo con la formazione linguistica di base degli italiani.

RAFFAELE SIMONE

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DA LA "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DEL 28.9.2009, PAG. 19

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Set 28, 2009 5:18 pm


Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DAL "CORRIERE DELLA SERA" DEL 29 SETTTEMBRE 2009, PAG. 53

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Ott 01, 2009 4:39 am

29 settembre 2009 - Corriere della Sera

Bilanci Lo storico della letteratura si interroga sull'identità culturale italiana in rapporto alla tradizione
Ferroni: «Studiare il dialetto ci porterebbe fuori dall' Europa»

La nostra migliore narrativa si è sempre mossa con uno sforzo unitario

«Gravi e pericolose» sono definite da una mozione unanime degli italianisti italiani le iniziative recenti sulle celebrazioni del 2011 per l'Unità d' Italia e sui dialetti: iniziative «mirate a mettere in questione, nella vita sociale, nella comunicazione, nella scuola, il carattere unitario della lingua e della cultura italiana». Gravi e pericolose perché la nostra tradizione culturale è un «intreccio fecondo tra pluralità di esperienze e tensione unitaria». E di questo intreccio, chi può parlarne meglio di Giulio Ferroni, critico e storico della letteratura al quale nei prossimi giorni verrà consegnato il Premio De Sanctis? Ferroni + De Sanctis + Ariosto: perché il premio è assegnato alla monografia dedicata dallo stesso Ferroni all' autore dell' Orlando furioso (Salerno editrice). Partiamo dall'inventore della nostra storia letteraria: «Nel raccontare il legame tra civiltà, storia, letteratura, arte, De Sanctis dimostra come la cultura italiana abbia sempre cercato un' unità - dice Ferroni -, è stato l' autore del grande romanzo dell' Unità d' Italia proprio mentre l' Unità si realizzava sotto i suoi occhi». Perché viene giudicato pericoloso mettere in discussione questa dimensione unitaria? In fondo, già un grande storico della letteratura venuto dopo De Sanctis, Carlo Dionisotti, espresse qualche dubbio sulla «teocrazia desanctisiana» e sul suo disegno storico: «Secondo Dionisotti c'è una molteplicità di centri che però tendono a un discorso comune: ognuno di questi centri si confronta con gli altri. Dionisotti rivendicava con forza la propria tradizione familiare risorgimentale e nel suo disegno di storia e geografia non ha mai messo in dubbio quella tradizione: per lui, che guardava all' Italia da Londra, dove viveva, l' attenzione per le varietà locali era inserita in un orizzonte europeo». Niente di «pericoloso» in senso leghista? «Le proposte leghiste sono pretesti per fare rumore, uscite pericolose che ci fanno tornare al Medioevo e rischiano di proiettarci verso un modello jugoslavo: pensate a che cosa succederebbe se i nostri giovani si mettessero a studiare il dialetto (e quale dialetto poi?) in una situazione in cui l' italiano nelle scuole è già molto sacrificato e le lingue straniere si studiano male. Rimarrebbero tagliati fuori da qualunque contesto internazionale». Eppure ci sono stati importanti filoni di studio - per esempio tutte le indagini «lombarde» di un grande filologo come Dante Isella - che hanno rivalutato la letteratura dialettale, senza che nessuno vi intravedesse pericoli di sorta: «Isella, studiando Maggi o Porta, li collocava in rapporto dialettico con la lingua centralizzata e con la grande cultura europea: la Milano illuminista di Verri era un centro internazionale e il dialettale Porta era un romantico illuminista legato a uno scrittore europeo come Manzoni. E poi non bisogna dimenticare che c'è uno scambio continuo: Belli ha tenuto in notevole considerazione le suggestioni di Porta». Anche il padanissimo Ariosto sembra muoversi su più dimensioni: lo ricordava ieri sul «Corriere» Carlo Lizzani citando Sergio Leone: «Lizzani ha ragione a indicare la vocazione internazionale italiana anche con quel singolare percorso Ariosto-Leone: la Ferrara di Ariosto guardava ai romanzi cavallereschi francesi come noi abbiamo guardato al cinema americano. Ma a me pare che cinema e letteratura recenti l' abbiano perduta, quella vocazione, sospesi provincialmente tra chiusura locale e mero remake di modelli americani». Ciò non esclude, anche in Ariosto, un carattere locale: «Ariosto è fortemente radicato a Ferrara e in un poema di avventure fantastiche com' è l' Orlando furioso inserisce riferimenti concreti alla realtà quotidiana della sua città, alle guerre contemporanee eccetera. Insomma, ha la straordinaria capacità di metabolizzare nel poema tutte le conoscenze classiche e grazie a ciò riesce a trasformare il suo forte radicamento in un' apertura inventiva straordinaria. Così Ferrara acquista una dimensione altra, molto più ampia». Ma non piacque molto a De Sanctis: «In Ariosto vedeva un dominio del cinismo comico e un culto eccessivo della bellezza fine a se stessa, come fosse privo di tensione civile. Però ha messo in luce il valore dell' ironia e la forza fantastica». C' è un filone comico-emiliano che sopravvive ancora oggi: «Il più ariostesco di tutti è Cavazzoni, ma anche il primo Celati è nel solco di Ariosto. Per non dire della combinatoria fantastica di Calvino. Ma gli ariosteschi si trovano anche fuori d' Italia: basti pensare a Borges. Altro che scrittore padano!». Quel che ancora oggi ci dice De Sanctis è che la grande letteratura non è campanilista né secessionista. Non lo è neanche quel filone di poesia dialettale così importante nel Novecento (tantissimi i nomi, da Marin a Pasolini, da Giotti a Scataglini, da Noventa a Baldini)? «La scelta del dialetto in poesia è stata la scelta di una lingua pura per eccellenza, in contrasto con la lingua della comunicazione consumata dai media: è quella che Pascoli chiama "la lingua che più non si fa". Il dialetto della poesia non ha un rapporto effettivo con la comunità dei parlanti, è la lingua originaria, dell' infanzia perduta». Come succhiare il latte di Eva, ha detto Zanzotto: «Niente a che vedere con il dialetto usato oggi in certa narrativa, un colore locale, un idioma banalizzato che ha aspetti di espressionismo soltanto esteriore, un uso superficiale e di maniera». Ma oggi, tolto l'aspetto linguistico o espressivo, qual è in letteratura il vero elemento unificante? «Nei libri migliori, direi l'attenzione alla disgregazione, la capacità di collocarsi dentro il cuore frammentato della società, dalla Sicilia a Milano: penso all'orizzonte romano di Andrea Carraro o a quello lombardo di Giorgio Falco (una grande sorpresa!), o ai napoletani Giuseppe Montesano e Antonio Pascale, tutti autori che affrontano la dimensione slabbrata della quotidianità e di una periferia diffusa e alla deriva: tutta gente che evita gli effetti choc e esasperati del noir, ormai diventato un genere consumato». A proposito. Ferroni ha appena pubblicato, da Liguori, una sua intensa testimonianza in difesa della letteratura, La passione predominante: vi racconta, tra l'altro, come nacque il suo piacere di lettore negli anni della ricostruzione, quando trovare un libro era un'impresa. Ci sono pagine molto suggestive in cui si raccontano incontri-chiave, come il prof. Puntoni che obbligava i suoi allievi a redigere una sorta di storia letteraria personale, il gusto combinatorio sperimentato nel gioco e nello sport e poi trasferito all' esercizio critico. E i primi oggetti del desiderio: la scoperta dei piccoli libretti grigi ed economicissimi della Bur, con i «noir» di Poe e le opere di Gogol, e poi con i drammi di Shakespeare. Un'iniziazione letteraria che coincide con i nodi esistenziali ed etici di una vita, dandole pienezza e valore. E proprio sul concetto di valore ci fa riflettere Ferroni, nella seconda parte del suo libro, più amara: vissuto il tempo della lettura come esperienza critica e rapporto vitale con l'altro, si passa a un'epoca (quella attuale) in cui il solo valore visibile è la quantità. E l'effetto della costipazione (di libri, di istituzioni, di burocrazia, di oggetti), opposto alla penuria di un passato pieno di futuro, diventa vera e propria angoscia della quantità. Così, anche l'esigenza di un'ecologia della letteratura quale coscienza e difesa della memoria dovrebbe essere un'urgenza capace di unirci. RIPRODUZIONE RISERVATA Riferimenti Dall' alto: il docente e critico Giulio Ferroni e gli storici della letteratura italiana Francesco De Sanctis (1817- 1883) e Carlo Dionisotti (1908-1998)

Di Stefano Paolo

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DEL 2 OTTOBRE 2009, PAG. 32

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ott 05, 2009 4:34 pm


Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

RICHIESTA NOTIZIE

Messaggio  felice.alloggio il Ven Ott 09, 2009 6:37 am

Cari amici buongiorno,
c'è qualcuno che mi sa dire perchè quando fa freddo e tira molto vento a Bari si usa dire. "ammène na feleppìne!"
In particolare da dove deriva il termine "feleppìne"
Grazie per la collaborazione e affettuosi saluti
Felice

felice.alloggio

Messaggi : 139
Data d'iscrizione : 21.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

RE: RICHIESTA NOTIZIE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Ott 09, 2009 6:41 am

Caro Felice,

Rispondo alla tua domanda con quanto scrive Carlo Scorcia nel suo volume "SAGGIO DI NOMENCLATURA POPOLARE BARESE" (Resta Bari 1967):
Feleppìine = "Folatina. Soffio di vento freddo ed impetuoso di ponente. Sizzettina".

Saluti
Vittorio

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

CI AGGIUNGO UN'ALTRA CHICCA

Messaggio  Admin il Ven Ott 09, 2009 1:59 pm

In barese indovinare si dice addevenà. In spagnolo si dice adivinàr.
Falàn

Admin
Admin

Messaggi : 267
Data d'iscrizione : 16.02.08
Località : Provincia di Treviso

Vedere il profilo dell'utente http://www.franzfalanga.it

Tornare in alto Andare in basso

ASS.NE ALTAIR PRESENTAZIONE LIBRO "BARESITÀ E… MARESITÀ"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Ott 09, 2009 2:22 pm




NOVITA' IN ARRIVO

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

FELICE ALLOGGIO PRESENTA ALL'ALTAIR "BARESITA' E... MARESITA'"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Ott 12, 2009 6:03 am





Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

da BARISERA DEL 13 OTTOBRE 2009, PAG. 19

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Ott 13, 2009 5:31 pm




Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

da REPUBBLICA BARI DEL 14 OTTOBRE 2009, PAG. XIII

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Ott 14, 2009 5:46 am








Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

DA "BARISERA" DEL 15 OTTOBRE 2009, PAG. 16

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Ott 15, 2009 4:43 pm





Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

ALTAIR: PRESENTAZIONE LIBRO "BARESITÀ E… MARESITÀ" (Levante Editori)

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ott 18, 2009 9:14 am




1) UN ASPETTO DELLA SALA
in primo piano Rosa Lettini, Santa Vetturi, Giuseppe Gioia e Adele Pulice Lozito


2) Felice Alloggio, Rosalba Baldassarre, Vittorio Polito e Peppino Zaccaro

3) Felice Alloggio, Rosalba Baldassarre, Vittorio Polito e Rosa Lettini

4) Vittorio Polito e Peppino Zaccaro (a sinistra) - 5) Liliana Cucinella (a destra)

6) Vittorio Polito e Anna Cassano (a sinistra) 7) Vittorio Polito ed Emanuele Battista (a destra)



8)UN ALTRO ASPETTO DELLA SALA

in primo piano Rosa Lettini, Santa Vetturi, Giuseppe Gioia, Liliana Cucinella, Emanuele Battista e Adele Pulice Lozito



Le foto 1-7 sono di Rosario De Gaetano; la foto 8 è di Vittorio Polito

Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

OGGI È NATO «BARESITÀ, CURIOSITÀ E… »

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Ott 21, 2009 4:19 am

ANNUNCIO VOBIS

CON GRANDE PIACERE CHE OGGI È NATO IL MIO NUOVO LIBRO «BARESITÀ, CURIOSITÀ E… » (LEVANTE EDITORI) CON LA PREFAZIONE DI CORRADO PETROCELLI, MAGNIFICO RETTORE DELL'UNIVERSITÀ DI BARI.
COPERTINA DEL MAESTRO MICHELE DAMIANI.
IL VOLUME CHE SI COMPONE DI 384 PAGINE + 64 DI IMMAGINI (€URO 25,00), CONTIENE SCRITTI DI FELICE ALLOGGIO, LINDA CASCELLA, FRANZ FALANGA, LORENZO GENTILE E GIOVANNI PANZA E 100 POESIE IN DIALETTO BARESE DI AUTORI CLASSICI E CONTEMPORANEI E........
NEI PROSSIMI GIORNI SARA' DISPONIBILE NELLE LIBRERIE.


Vittorio E. Polito

Messaggi : 971
Data d'iscrizione : 17.02.08
Località : Bari

Vedere il profilo dell'utente http://www.webalice.it/vittorio.polito/

Tornare in alto Andare in basso

Nuovo libro

Messaggio  santa vetturi il Gio Ott 22, 2009 2:04 pm

Complimenti e auguri a Vittorio.
Santa

santa vetturi

Messaggi : 20
Data d'iscrizione : 26.02.08

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Pagina 3 di 22 Precedente  1, 2, 3, 4 ... 12 ... 22  Seguente

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permesso di questo forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum