DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

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AL CIRCOLO UNIONE DI BARI SI PARLA DI "SAN NICOLA, IL DIALETTYO BARESE E..."

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Nov 26, 2014 2:26 pm








Complimenti vivissimi!!!
caro Vittorio, grazie per l'orgoglio barese che riesci a tenere alto nonostante il degrado che affligge il Sud e la nostra Città.
E grazie anche a S. Nicola che hai saputo così magnificamente illustrare con documenti e testimonianze.
Ora ci aspettiamo che il Presidente della Repubblica volga maggiore attenzione al Sud e tenga in considerazione il fatto che anche da noi ci sono illustri scrittori e persone di cultura.
Ti meriti un grande bacio!
Rosanna Albergo Baldacci.
28.11.2014


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AL CIRCOLO UNIONE DI BARI SI PARLA DI SAN NICOLA E IL DIALETTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Nov 28, 2014 2:53 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2014/11/al-circolo-unione-si-parla-di-san.html




venerdì 28 novembre 2014

Al Circolo Unione si parla di 'San Nicola, il dialetto barese e…'



BARI - Venerdì 5 dicembre alle ore 20,30 presso il Circolo Unione di Bari (Teatro Petruzzelli), sarà presentato il volume curato da Vittorio Polito “San Nicola, il dialetto barese e…” (Levante Editori).

Per l’occasione interverranno: Giacomo Tomasicchio, presidente del Circolo Unione; Corrado Petrocelli, Magnifico Rettore dell’Università di San Marino, Nicola Veneziani, cardiologo, esperto di tradizioni popolari; Anna Maria Di Terlizzi, scultrice; Rosa Lettini Triggiani, attrice e scrittrice; Felice Alloggio, attore e regista e Vittorio Polito, giornalista e scrittore.

È noto che il dialetto è la prima lingua che abbiamo sentito ed imparato sin dai tempi in cui eravamo in culla. Il dialetto è più immediato della lingua, è più vivace, conserva l’originalità delle lingue degli stranieri che di tanto in tanto hanno invaso le nostre città, ma è anche la lingua della nostra memoria storica, delle nostre tradizioni, dei nostri avi. Da qualche tempo il dialetto è sempre più presente: si parla spesso della sua importanza, della sua nobiltà, dei suoi rapporti con la lingua, di come e quando usarlo, della sua utilità nella comunicazione e, quindi, anche della sua utilità sociale.

San Nicola, com’è noto, è certamente uno dei Santi più diffusi nel mondo. Molte testimonianze confermano che San Nicola «che ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d’Occidente» (Giovanni Paolo II), rappresenta un simbolo di pace e riconciliazione fra gli uomini, segno di unità nella chiesa, punto di convergenza e di irraggiamento nell’ambito degli itinerari giubilari sulla rotta dei due Poli. Bari, poi, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture identificando il suo destino in quello di San Nicola, che prepotentemente  è entrato a far parte anche del nostro dialetto.
Vittorio Polito ha voluto assemblare nel suo libro prose e poesie a Lui dedicate, arricchendolo di curiosità, fatti storici, di cronaca e immagini.

Intermezzi musicali al piano a cura di Rosa Azzaretti.

Si accede per invito.

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TORNA JARCHE VASCE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Nov 29, 2014 7:12 am

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SAN NICOLA E IL DIALETTO BARESE AL CIRCOLO UNIONE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Dic 02, 2014 7:02 am

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BARI. CITTA' DI SAN NICOLA. SERATA AL CIRCOLO UNIONE CON SANICOLA E IL DIALETTO BARESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Dic 04, 2014 9:01 am



Bari, città di San Nicola


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BARI: APPUNTAMENTO AL CIRCOLO UNIONE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Dic 05, 2014 10:42 am




Bari città di San Nicola

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DIALETTO E SAN NICOLA AL CIRCOLO UNIONE DI BARI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Dic 07, 2014 7:00 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/12/san-nicola-e-il-dialetto-barese.html




sabato 6 dicembre 2014

San Nicola e il dialetto barese protagonisti al Circolo Unione



(Ph R. De Gaetano)

di Vito Ferri - Una splendida serata nella fantastica cornice dei Saloni del Circolo Unione di Bari, presieduto da Giacomo Tomasicchio, è stata dedicata al volume  “San Nicola, il dialetto barese e…” (Levante Editori), un volume curato da Vittorio Polito, giornalista e scrittore nel quale sono state raccolte circa 50 poesie, prose, curiosità ed anche uno spartito musicale di un inno dedicato al nostro grande e bel Santo.

Giacomo Tomasicchio, presidente del Circolo Unione, portando il saluto dei soci e del Consiglio Direttivo, si è detto amante della baresità e del dialetto barese.

Nico Veneziani, cardiologo ed esperto di tradizioni popolare, ha condotto e moderato abilmente la serata parlando di San Nicola, del dialetto barese, facendo una lunga e qualificata dissertazione sui contenuti del libro, curato da Vittorio Polito, che rappresenta una speciale antologia dedicata al Santo di Bari. Il moderatore ha presentato gli intervenuti, tra i quali il Magnifico Rettore dell’Università di San Marino, Corrado Petrocelli e la scultrice Anna Maria Di Terlizzi, autrice del quadro “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, oggetto dell’immagine di copertina.  Veneziani ha anche ricordato Nino Lavermicocca, l’archeologo barese recentemente scomparso e che per San Nicola aveva una particolare predilezione.



(Ph R. De Gaetano)


Petrocelli ha quindi preso la parola sottolineando il culto universale per San Nicola e la sua particolare protezione concessa ai deboli, ai bisognosi, agli emarginati, alle fanciulle da marito, ai bambini, ai marinai, ai commercianti, agli avvocati ed agli scolari. A tutto ciò si aggiungono i tratti della baresità, baresità che Polito conosce e riassume in una delle pagine del libro: tradizioni, folclore, cucina, monumenti, chiese, modi di dire, comportamenti, proverbi, soprannomi, usi e costumi, teatro, poesie e, prepotentemente rientra anche il nostro San Nicola e tutto quello che lo riguarda, dialetto compreso. Il dialetto è una lingua che si evolve, ha aspetti conservativi, quella che custodisce lasciti preziosi che vengono dal passato. Insomma i segni della nostra storia. Per questi motivi il dialetto è un bene comune e come tutti i beni comuni nessuno dovrebbe tentare di appropriarsene e tutti dovremmo collaborare a studiarlo con metodi scientifici in modo da metterci d’accordo sulla grammatica, la grafia, la fonetica, i dizionari. Quindi, “costretto” da Nico Veneziani, ha declamato in dialetto barese la poesia di Pino Gioia “La fèmmene du marenàre”, ottenendo un personale successo per la perfetta declamazione. Ha rivolto infine un pensiero per Nino Lavermicocca il quale sosteneva che San Nicola è un elemento di coesione.

È intervenuta Anna Maria Di Terlizzi, scultrice barese, autrice dell’opera “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, un collage che è stato oggetto della copertina del libro di Polito, illustrando il significato del suo quadro che vede San Nicola cavalcare il gallo.
Nel suo breve intervento Polito ha parlato dei motivi che lo hanno spinto a curare il volume “San Nicola. il dialetto barese e…”.
Rosa Lettini Triggiani e Felice Alloggio, entrambi attori, hanno declamato in dialetto barese brani ripresi dal libro ottenendo un personale successo per la particolare e precisa dizione entusiasmando il numeroso pubblico presente.

Apertura della serata con l’inno spagnolo a San Nicola, presente nel libro, suonato per la prima volta a Bari, e forse in Italia, dalla pianista Rosa Azzaretti, docente del Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, che ha curato anche gli intermezzi musicali con musiche di Chopin e Liszt.

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Alcuni commenti da Facebook

Flora De Vergori
6.12.2014

"Una presentazione e un incontro che ci ha riportato ai veri valori della cultura che, come giustamente ha affermato il Magnifico Rettore Petrocelli, sta perdendo terreno nel nostro territorio....
Nonostante le parole per salvaguardarla, chiudono le biblioteche, poco si fa per il teatro... E l'imbarbarimento, anche politico, va alla deriva. La cultura non è un fatto elitario, ma una consapevolezza di quello che siamo, nel passato, ma anche nel presente.
Grazie a studiosi come Vittorio Polito anche la nostra lingua può ricordare che è espressione e non solo patrimonio storico da salvaguardare.
Grazie, Vittorio!!"


Teresa Gentile
8.12.2014

Leggendo il tuo libro si apprezza la baresità operosa, umana, accogliente, aperta all'intercultura, rispettosa e cortese. Questo è il TUO modo di essere che in modo luminoso e avvincente si rispecchia tra le tue pagine dedicate ad una città e ad un santo da te, dai baresi e da adulti e bambini di tutto il mondo tanto amato.

Flora De Vergori
8.12.2014

"San Nicola e San Cassiano" leggenda magistralmente raccontata da Felice Alloggio durante la presentazione del libro "San Nicola , il dialetto barese e..." di Vittorio Polito.
Il testo - studio raccoglie anche versi su San Nicola in francese, in russo , e ancora... Di notevole pregio e degne di attenzione anche alcune testimonianze storiche molto antiche.
Un vero capolavoro questo testo di Vittorio!!...


Gino Canonico
10.12.2014

Caro Vittorio,
ho grandemente apprezzato il tuo messaggio atto a parteciparmi le fasi dell'incontro al Circolo Unione, oltreché le eccellenti foto dei presenti e del fastoso ambiente che vi ha ospitato per l'occasione; ma, ancor più, per i personaggi che hanno dato lustro alla giornata, te compreso, e per primo, com'è ovvio. Invero, il tuo attivo e costante impegno sta aggiungendo lustro al dialetto barese. Mi complimento per questo.
Con amicizia ti saluto caramente.



Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mer Dic 10, 2014 3:54 pm, modificato 3 volte
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CONCORSO UIL PENSIONATI PER POESIE IN VERNACOLO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Dic 07, 2014 4:11 pm

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CONCORSO POESIE IN VERNACOLO UIL PENSIONATI - DA EPOLIS BARI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Dic 12, 2014 6:46 am

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DI(A)LETTIAMOCI SENZA RANCORE... - GIORNALE DI PUGLIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Dic 16, 2014 7:17 am

http://www.giornaledipuglia.com/2014/12/dialettiamoci-cosi-senza-rancore.html



lunedì 15 dicembre 2014
Di(a)lettiamoci così senza rancore…




di Vittorio Polito

Il dialetto, patrimonio di cultura e saggezza di un ambito territoriale, secondo alcuni, riveste scarsa importanza, mentre appare sempre più evidente come la somma dei valori umani e spirituali delle diverse località – che si trasmettono in special modo attraverso il linguaggio – caratterizzino l’identità di una nazione. Così, la poesia dialettale, che rappresenta l’espressione immediata dei nostri sentimenti, va risvegliando sempre più l’interesse da parte dei cultori, degli studiosi e di tutti coloro che se ne servono per deliziarsi e dilettarsi e per dare sano sfogo alle proprie sensazioni.

Ma cos’è un dialetto? Dal punto di vista glottologico ed espressivo, non c’è alcuna differenza tra lingua letteraria e dialetto: entrambe hanno una formazione storica dovuta a fattori molto complessi, anche se esprimono una tradizione di cultura e letteratura. È errato quindi ritenere che i dialetti siano una degradazione della lingua letteraria. La verità è che tra il concetto di “dialetto” e quello di “lingua letteraria” esiste solo un rapporto logico, per cui l’una cosa non può intendersi senza l’altra, tanto che sarebbe assurdo parlare di dialetto senza presupporre una lingua nazionale e viceversa. È anche vero che il dialetto fornisce quella sicurezza e quella certezza della nostra provenienza, delle nostre radici, alle quali, nonostante tutto, siamo e saremo ancorati, malgrado i tentativi ingegnosi o maldestri che vengono messi in atto per tagliare questo importante e vitale cordone ombelicale.

Una poesia in dialetto, ad esempio, è per definizione possibile, solo quando esiste una lingua nazionale comune, rispetto alla quale, per ragioni diverse essa tende a distinguersi. Fino al Cinquecento troviamo documenti letterari che presentano spiccate caratteristiche dialettali, che però non vengono sentite come alternative o addirittura oppositive alla lingua letteraria nazionale. È nel Cinquecento che Ludovico Ariosto (1474-1533) decide di toscanizzare l’Orlando furioso, che acquista fortuna attraverso la versione di Francesco Berni (1498-1535) dell’Orlando innamorato.

In occasione della morte di Raffaello Baldini (1924-2005), uno dei maggiori poeti dialettali della seconda metà del Novecento, Patrizia Valduga scriveva su “La Repubblica” del 30 marzo 2005 che «Si può usare il dialetto, infatti, come lingua della poesia, e dare parola a chi la parola non l’ha mai avuta e conferire a questa parola lo spessore espressivo che ha la lingua scritta».
Giacomo Noventa, pseudonimo di Giacomo Ca’ Zorzi (1898-1960),  usava un dialetto veneto un po’ particolare, ripulito da eccessi gergali e motivava consapevolmente questo ricorso al dialetto sostenendo che «Nei momenti che ’1 cuor me se rompe / mi no’ canto che in Venessian» (Nei momenti in cui il mio cuore soffre, io canto solo in veneziano), e che «No’ gh’è lengua che valga el dialetto / che una mare nascendo ne insegna» (Non c’è lingua che valga il dialetto che una madre ti insegna nascendo).
Nel Novecento la lingua italiana tende a diventare progressivamente la lingua anche dell’uso comune, ma non in modo diffuso almeno sino ad anni a noi molto vicini. Si aggiunga il fenomeno della dialetto-fobia, diffusosi soprattutto nel ventennio fascista, ma in qualche misura fenomeno connaturato allo sforzo da parte delle istituzioni del nuovo Stato unitario di unificare di fatto la lingua degli italiani. Ciò rende da un lato ancora attuali le scelte del dialetto in polemica con la lingua letteraria nazionale, sentita come artificiosa ed elitaria, ancora in parte estranea alla realtà della vita vissuta. Da un altro lato si aprono più consistenti spazi e occasioni per altre motivazioni, più personali e intime, della scelta linguistica dialettale.

L’insoddisfazione nei confronti della lingua letteraria nazionale, aristocratica e limitata nei registri espressivi, può determinare l’opzione per il dialetto come una lingua vergine e istintiva, come lo strumento più adatto per dare voce al fondo autentico del proprio io.

Per restare dalle nostre parti, a proposito della poesia dialettale, è il caso di ricordare che la Fondazione “Pasquale e Angelo Soccio” di San Marco in Lamis (FG) organizzò nel 1999 un Convegno dedicato alla Poesia dialettale pugliese del Novecento, del quale sono stati pubblicati, a cura di Giuseppe De Matteis, gli Atti relativi (Edizioni del Rosone).
Per l’occasione illustri relatori del calibro di: Michele Dell’Aquila, Achille Serrao, Giuseppe De Matteis, Daniele Giancane, Donato Valli e Ugo Vignuzzi, si sono cimentati a trattare temi relativi alla poesia dialettale in Italia, nella Daunia, in Terra di Bari e nel Salento.

Daniele Giancane, docente nell’Università di Bari, nel suo intervento ha affermato che: «Il dialetto negli autori più significativi e intensi, non è più il codice dell’inferiorità linguistica e neppure dell’alternativa: è un linguaggio, che offre al poeta delle possibilità (sonore, retoriche, sintattiche), diverse rispetto a quelle della lingua. Non per nulla i poeti spesso seguono entrambi gli itinerari, con uno sforzo semantico e intellettuale di grande respiro: siamo bilingui e interculturali – pare che dicano – è bene non dimenticarlo, soprattutto che ci si apre ai nuovi linguaggi dell’Europa».

Ugo Vignuzzi, ordinario di Dialettologia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha sostenuto, tra l’altro, che «Bisognerebbe inserire il dialetto, in tutte le sue forme, nel quadro dei beni culturali, valorizzarlo a questo scopo, fare in modo di farlo conoscere, anche organizzando, come è stato fatto in molte zone d’Europa, giri turistico-culturali, gastronomici, etnografici, in cui c’è l’incontro con un gruppo folcloristico e, ancora, si vede una cosa di teatro dialettale, si mangia in particolari ristoranti tradizionali, si incontra un artigiano, un ceramista, un pescatore e così via: sono tutte cose, queste, che hanno ricadute economiche, e servono a valorizzare quello che è il nostro vero tesoro, quello che chiamiamo “giacimenti culturali”, ma che poi non sappiamo usare. Tutto questo non solo banalmente a livello economico, ma soprattutto per portare di nuovo, a livello di massa, l’esperienza dialettale». Inoltre, ha evidenziato il valore dei dialetti e la necessità del loro recupero. La poesia dialettale, ha osservato, improntata a spontaneità e naturalezza, è esistita da sempre.

Una menzione particolare merita Pasquale Sorrenti (1927-2003), scrittore e poeta barese, per il suo volume “La Puglia e i suoi poeti dialettali”, una sorta di antologia vernacolare pugliese dalle origini ad oggi. Sorrenti fa una breve storia della poesia popolare, dei dialetti pugliesi e della poesia d’arte, riportando un ampio repertorio di autori e di poesie relative a diverse località della Puglia. «La poesia dialettale - scrive Sorrenti - ha l’obbligo di non attingere alla lingua madre; anzi, al contrario essa deve fornire a questa i modi di dire spesso efficaci e insostituibili che nascono nella mente popolare. Nei discorsi tra plebe e plebe fioriscono idee chiare che in una lingua ufficiale sembrerebbero stonature. E poi, chi può mettere in dubbio che la maggior parte della gente parla il suo dialetto più che l’italiano? Il dialetto è un linguaggio vivo, aderente, fatto quasi su misura per dire certe cose, ed è quello che più spesso tiene a mantenersi puro». Quello che non ha senso è la ricerca affannosa della terminologia dialettale arcaica che, anche se incuriosisce, è di esclusivo interesse degli storici, degli studiosi e dei ricercatori di dialettologia. Il dialetto, al pari di tutte le lingue, si evolve, per cui non serve tornare indietro. Immaginate se andassimo alla ricerca dell’arcaico nella lingua italiana?

Eugenio Montale (1896-1981) in un elzeviro pubblicato sul “Corriere della Sera” del 15 gennaio 1953 dal titolo “In soccorso della lingua”, evidenziava che «Aver scoperto il dialetto come ‘una lingua vera e propria’ sta a significare che la lingua ufficiale spesso è da considerare ‘insufficiente o impropria’ ad un’ispirazione».
Vito Maurogiovanni (1924-2009), giornalista, scrittore e commediografo ha scritto diverse farse in dialetto come ‘Aminueamare’, ‘Chidde dì du 188’, ‘U café antiche’. Quest’ultima rappresenta la prima opera teatrale dell’autore. Dello stesso scrittore ‘Jarche vasce’, che rappresenta una ricostruzione dei cicli della vita e dell’anno secondo la cultura della tradizione. Tale lavoro ha avuto un grandissimo successo, oltre 3000 le repliche, raggiungendo così un primato nella storia del teatro barese difficilmente superabile.

Lo stesso Maurogiovanni, in una intervista a Samantha Dell’Edera sulla «Cultura popolare», a proposito del dialetto dichiara che «C’è stata una riscoperta. E nel caso dei libri è una cosa positiva». Mentre alla domanda: «A chi spetta il compito di fare riscoprire l’importanza della cultura popolare», così risponde: «Alla scuola: gli insegnanti devono ricordarne l’importanza ai ragazzi. Non smetterò mai di ripeterlo: le nostre radici servono a capire chi siamo. Ed allora la scuola deve puntare molto sulla nostra storia, su come siamo finiti a questo punto. Gli usi e le tradizioni sono parte della crescita del ragazzo e insegnano il rispetto dei genitori, dei nonni. Ora invece tutto viene sostituito dalla TV» (Corriere del Mezzogiorno del 22.9.2008).

Il dialetto rappresenta quindi una specie di tessuto connettivo fra il passato e il presente, nel quale ogni epoca o avvenimento ha lasciato dei segni che offrono testimonianze innumerevoli intorno all’antichità della storia barese, ai contatti avuti con gli stranieri e ai costumi del luogo.

Non chi vi sta scrivendo ma Oscar Wilde (1854-1900) ha affermato: «Coloro per cui  conta  solo il presente non conoscono in realtà nulla dell’età in cui vivono; per comprendere il secolo in cui si vive, bisogna comprendere tutti i secoli che lo hanno preceduto e che hanno contribuito a formarlo».

In conclusione ricordo Giovanni Panza (1916-1994), poeta e appassionato esperto di dialetto, gastronomia e tradizioni locali, che ha lasciato, pregevoli pubblicazioni dialettali baresi bilingue, (italiano e dialetto), di altissimo livello, opere che hanno avuto notevole e meritato successo. In particolare “La checine de nononne”, più volte ristampata, rappresenta l’inventiva, la fantasia, l’amore dei baresi per la cucina. Un’altra interessante opera di Panza è rappresentata da “La uerre de Troia”  (Iliade e Odissea chendate a la pobblazione – Iliade e Odissea narrata al popolo), presentata anche questa in italiano e dialetto barese.

San Giovanni Paolo II, il Papa Grande, in occasione di un incontro con i parroci di Roma, accogliendo al volo la “provocazione” di un parroco romano, pronunciò tre frasi in romanesco «Dàmose da fà, Volèmose bbene!, Semo romani», ulteriore tangibile e autorevole segno dell’immediatezza della comunicazione dialettale.
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NIGRO PARLA DI VITO CAROFIGLIO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Gen 19, 2015 11:18 am

DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DI OGGI 19.1.2015 PAG. 13
C'è qualche titolo errato nelle citazioni

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FELICE ALLOGGIO AL CIRCOLO UNIONE TRA LETTERATURA E DIALETTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Gen 25, 2015 6:19 am

http://www.giornaledipuglia.com/2015/01/felice-alloggio-al-circolo-unione.html



Felice Alloggio al Circolo Unione presenta saggi di letteratura italiana in dialetto barese
sabato, gennaio 24, 2015 Attualità , Bari , Cultura e Spettacoli , Libri , Territorio



di Vittorio Polito

Mercoledì 28 gennaio alle ore 20, presso il Circolo Unione di Bari (Teatro Petruzzelli), Felice Alloggio presenterà “La letteratura italiana in dialetto barese”, una serie di brani di autori classici e moderni tradotti nel dialetto di casa nostra. Molti scrittori e poeti dialettali si sono cimentati a tradurre nella nostra prima lingua importanti e conosciute opere letterarie di scrittori italiani e stranieri. Tra le più note  “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, tradotta da Gaetano Savelli, l’Iliade e l’Odissea (La uerre di Troia), tradotta da Giovanni Panza; “La Fèmmena qualùngue” (Scèche-Spirre Guglièlme veldàte a la barèse e ’mbregghiàte da Vite Carofìglie  - Vito Carofiglio); “L’infinito” di Leopardi tradotto di Giuseppe De Benedictis; “U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese” di Augusto Carbonara; “Pregàme alla barèse” del sottoscritto in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani e, ultimo in ordine di tempo, “U Vangèle chendate da le quatte vangeliste Matté, Marche, Luche, Giuanne” di Luigi Canonico.

Inutile dire che leggere questi testi nel nostro dialetto è di una delizia impareggiabile, considerando che la versioni italiane non fanno rivivere le stesse emozioni. «Il dialetto letterario - scrive infatti Vito Carofiglio nell’introduzione de “La fèmmena qualùngue” – è sia un valore in sé sia un valore relazionale: è un valore in sé, in quanto esso può funzionare autonomamente nella sua comunicatività ed espressività; è un valore relazionale, in quanto prende senso e coloritura in rapporto alla lingua-cultura nazionale, in confronto con questa».
Alloggio ha allestito dall’anno 2006 ad oggi ben 16 spettacoli sia suoi che di altri autori, ottenendo sempre un lusinghiero successo di pubblico e di critica. Per quanto riguarda la scrittura dialettale, l’autore precisa nell’introduzione del suo testo che «nella consapevolezza dell’assenza a tutt’oggi di una grammatica dialettale barese ufficialmente codificata […] ho cercato, attraverso l’ascolto del dialetto da parte dei baresi, e attraverso lo studio dei cosiddetti Padri del dialetto barese, di proporre una scrittura semplice ed il più possibile comprensibile».
Per l’occasione potremo ascoltare in dialetto barese brani di tanti autori: Dante, Alfieri, Michelangelo, Calvino, D’Annunzio, Francesco d’Assisi, Manzoni, Leonardo,Petrarca, Sciascia, Scotellaro, Ungaretti e tanti altri.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Circolo Unione di Bari e l’Università della Terza Età “Eurolevante”, sarà allietato dal Gruppo musicale “Verdeluna”.  

Interverranno: Giacomo Tomasicchio, presidente del Circolo Unione; Elena De Tullio, presidente del “LUTE Eurolevante”; Mariella Castoro, docente di letteratura e scrittura; Monica Angiuli, attrice e scenografa, Felice Alloggio, commediografo e scrittore.
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Re: DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Gen 25, 2015 8:19 am

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EMANUELE BATTISTA PRESENTA "QUATTEFACCE"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Gen 25, 2015 12:00 pm

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SAN NICOLA E IL DIALETTO BARESE A "PUGLIEUROPA"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Gen 28, 2015 8:14 am



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APPUNTAMENTO AL 13 FEBBRAIO 2015

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Feb 06, 2015 10:06 am




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SAN NICOLA E IL DIALETTO BARESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Feb 14, 2015 7:00 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2015/02/a-puglieuropa-si-e-parlato-di-san.html



A Puglieuropa si è parlato di San Nicola, del dialetto barese e di… Einstein
sabato, febbraio 14, 2015 Bari , Territorio



di Vito Ferri

Si è svolto nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico “Romanazzi” di Bari l’evento organizzato dall’Università Popolare Barese “Puglieuropa” con la presentazione del volume curato da Vittorio Polito “San Nicola, il dialetto barese e…” (Levante Editori).
Dopo i saluti di Franco Minervini, presidente dell’Università Popolare “Puglieuropa”, ha presentato e moderato  magistralmente la serata il dott. Nico Veneziani, cardiologo e cultore delle tradizioni popolari, che ha parlato della traslazione e della palatinità della Basilica di San Nicola, riferendo alcune curiosità e particolari inediti sulla figura del Santo protettore di Bari.

Vittorio Polito, giornalista e scrittore, nel suo intervento ha ricordato i motivi che lo hanno ispirato per la realizzazione del volume, evidenziando, tra l’altro, la bella immagine che campeggia sulla copertina “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, opera dell’artista barese Anna Maria Di Terlizzi, divenuta ormai simbolo del libro e della creatività della nota scultrice.

Anche Anna Maria Di Terlizzi, a sua volta, è intervenuta descrivendo le motivazioni della realizzazione artistica della sua opera, donando a Polito una formetta di ceramica,  di recentissima fattura, che rappresenta appunto l’imponente “San Nicola a cavallo del Gallo Barium”.

La serata è stata allietata con gli interventi di Elena Cascella, Paolo De Girolamo, Franco Minervini, Rosanna Salomone, Rocco Servodio e Lia Corona che hanno letto ed interpretato poesie e brani scelti dal volume e, tutti insieme, un passo tratto dall’opera teatrale “Nicolaus”, di Vito Maurogiovanni, “Il miracolo dei ciucci”. Mentre le chitarre e le voci di Rosa Gusman, Gianni Casieri, Antonio Sassanelli e Piero Romano, in conclusione, hanno interpretato la canzone popolare “Sanda Necòle marenàre”.

Ed a proposito di creatività,  Nico Veneziani ha evidenziato quella di Vittorio Polito che, nel giro di pochi anni,  ha curato ben 4 volumi su Baresità e dialetto (tutti editi da Levante Editori), citando Albert Einstein che in una raccolta di suoi scritti del 1931 “Il mondo come io lo vedo”,  di una attualità impressionante, così ammoniva i suoi contemporanei: «La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla». Un monito valido per gli attuali amministratori della cosa pubblica che farebbero bene ad evitare il più possibile la così detta ‘unità di crisi’, vera rovina della nostra Nazione. La crisi si combatte evitando di citarla, ma operando per metterla in un angolo, in perfetta solitudine.  Lo stesso vostro cronista per non entrare in ‘crisi’ cercherà di inseguire la propria chimera che al momento si presenta nuda, ma che con passione… proverà a vestire.


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BARESITA'

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Lug 17, 2015 5:43 pm


Baresità: il teatro popolare in 9 piazze dal 31 luglio al 30 agosto  


di Nicola Zuccaro - Recuperare la straordinaria stagione del teatro popolare a Bari. L'obbiettivo annunciato dall'Assessore Comunale alle Culture, Silvio Maselli ha un nome: Baresità. Dal 31 luglio al 30 agosto, artisti del calibro di Davide Ceddìa, Gianni Colajemma, Nico Salatino, Antonella Genga, Dino Loiacono, Marisa Eugeni, Vito Signorile, Nietta Tempesta e Nicola Pignataro, intepreteranno i grandi testi della tradizione popolare barese da Solfato a Maurogiovanni, da De Fano a Eugeni a Cimmarusti.

In 9 luoghi diversi della città, a bordo di una apecalessino (elaborato del più noto motocarro a 3 ruote Ape Piaggio) contribuiranno a riscoprire questo giacimento di storie. Il calendario dell'iniziativa tesa a stimolare la socialità fra i baresi - come sottolineato dal sindaco Antonio De Caro - potrà essere prossimamente consultato sul portale www.comune.bari.it
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IL DIALETTO - La foto è di Leo Bartolini

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Ott 14, 2015 5:27 am

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PRESENTAZIONE LIBRO DI VITO SIGNORILE . GELSOROSSO EDITORE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Nov 05, 2015 6:15 pm

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IL DIALETTO E' VIVO E VEGETO, ALMENO QUELLO LOCALE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Dic 04, 2015 10:50 am

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DIALETTO SI, MA SOPRATTUTTO ITALIANO!

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Gen 10, 2016 8:15 am

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Re: DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

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