DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

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FESTA DEL DIALETTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Gen 16, 2016 5:49 am

http://video.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari-festa-dialetto/852595b4-bad2-11e5-81dc-99563e1ebef8

Vittorio E. Polito

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IMPORTANZA DEL DIALETTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Gen 16, 2016 5:01 pm



http://www.giornaledipuglia.com/2016/01/il-dialetto-oltre-ad-essere-importante.html

Il dialetto? Oltre ad essere importante è anche salutare
1/16/2016 09:29:00 AM Attualità, Cultura e Spettacoli, Libri


di Vittorio Polito

Com’è noto il dialetto è una lingua che può essere parificata ad ogni altro idioma ufficiale che, ancor prima di essere tale, è stata un dialetto: solo eventi storici, economici e politici ne hanno determinato la secondarietà.

«Il termine dialetto – secondo Carla Marcato – è un cultismo nella tradizione linguistica italiana; le sue remote origini risalgono al greco diálecktos che significa dapprima ‘colloquio, conversazione’ poi anche ‘lingua di un determinato popolo’; passato al latino, nelle forme dialectos (alla greca) o dialectus, il vocabolo indica ‘parlata locale assunta a importanza letteraria’.»

«Il dialetto - secondo il prof. Ugo Vignuzzi, ordinario di Dialettologia dell’Università La Sapienza di Roma - è la lingua di comunicazione primaria identitaria del gruppo che serve a parlare di cose di tutti i giorni.»

Allo stesso prof. Vignuzzi è stata posta la seguente domanda: “I dialetti italiani sono patrimonio della nostra cultura, pensa che siano debitamente tutelati dalle nostre istituzioni?”. Egli ha così risposto: «Il problema è cosa significa tutela. Io sono contrarissimo all’insegnamento dei dialetti, in quanto il dialetto è qualcosa di fluido. Se noi lo insegniamo corriamo due rischi: il primo è di ucciderlo. Tutto quello che fa la scuola dà fastidio ai ragazzi: se c’è un testo che è bellissimo da leggere sono i “Promessi Sposi”, che il 99 per cento degli italiani odia proprio per averlo dovuto studiare a scuola. Secondo: se noi dobbiamo insegnare un dialetto, dobbiamo per forza insegnare un dialetto “colto”, dove per esempio certe oscillazioni non possono essere accettate, a meno che non si mettano tutte ma questo diventerebbe un modello impossibile. Gli stessi dialettofoni si accorgerebbero che neanche la loro dialettalità è valida, perché quella che la scuola insegna è un’altra. Perché il dialetto non è soltanto una varietà linguistica ma un’interpretazione della realtà: un’interpretazione molto amichevole, calda, ma anche “rozza”, il vero dialetto parlato può lasciare perplessi. Si pensi che il vero saluto di un romano in romanesco è: “Che te possa’ pijà un colpo, quanto stai bene!”. Questo sulla bocca di Fabrizi o di Verdone può star bene ma io non posso certo insegnarlo. Andrebbe insegnato quindi il vero dialetto e non una forma ibrida che è un italiano dialettizzato. Meglio insegnare cultura dialettale: insegnare ai giovani di un territorio dai racconti degli anziani in dialetto come si viveva, i proverbi, le tradizioni che hanno un plusvalore come quelle gastronomiche, artigiane.»

Il dialetto, quindi, va usato nel quotidiano, insegnato ai nostri figli, non a scuola, ma nell’ambito famigliare attraverso lezioni e letture per i giovani, poiché a scuola è anche difficoltoso insegnare un vernacolo ad alunni provenienti da varie estrazioni linguistiche oggi anche da varie etnie ed anche da parte di insegnanti di diverse provenienze.

Il dialetto rappresenta la lingua degli affetti ovvero di tutto quanto attiene ad una località e non ad un’altra. Il dialetto è anche quel cordone ombelicale che lega generazioni di persone alla propria origine e da cui trae linfa vitale. Insomma il dialetto rappresenta il DNA della nostra identità attraverso il quale siamo collocati in un posto preciso della nostra storia personale.

L’importanza del dialetto, sta nel fatto che è vicinissimo alla vita quotidiana e rappresenta una diversità di radici storiche, di culture, di esperienze umane che non deve in nessun modo essere disattesa. Il dialetto identifica fatti, luoghi, episodi, storia e tradizioni di un popolo. Insegnarlo ai nostri figli significa renderli eredi di una grande ricchezza che durerà nei secoli.

Il dialetto è come un codice identificativo conosciuto solo da chi appartiene alla zona d’origine, i quali lo parlano bene e ne comprendono i significati e le sfumature. In questo senso chi parla un dialetto si auto-identifica col territorio, rafforzando così il legame culturale con la tradizione.

Da sottolineare l’aspetto importantissimo che ha l’apprendimento del dialetto e dell’italiano fin dall’infanzia, poiché quando si renderà necessario studiare un’altra lingua, la mente sarà già predisposta al bilinguismo e quindi l’apprendimento sarà facilitato.

Secondo una ricerca della York University di Toronto, infine, pare che il bilinguismo abbia anche un effetto benefico sul nostro cervello. Infatti è stato dimostrato che le persone che nel corso della loro vita parlano fluentemente e correntemente due lingue hanno addirittura una maggiore probabilità di ritardare di alcuni anni l’eventuale insorgenza di certe forme di demenza senile come il morbo di Alzheimer.

Quindi, dal momento che il dialetto è anche salutare, vi è un motivo in più per tenerne viva la fiamma, poiché, oltre a rappresentare un patrimonio culturale accumulato nei secoli, è la nostra madre lingua. Un condensato di storia, di saggezza popolare, di fede e di tradizione. È nostro dovere custodirlo.

E per restare in tema riporto una poesia di Giovanni Panza (1916-1994) sull’argomento.

U Dialette
di Giovanni Panza

                          L’amore per il linguaggio avito con il quale si possono
                           esprimere anche i più riposti sentimenti


Percèscrìveche ’ndialètte?
Pe prisce e pe dilette;
acquannetenghe da chendà
ccoseviicchie da recherdà

jind’occoretannesenghe
tutte le ccosecatenghe:
recuerde a mè chiù ccare,
bedde cose, patem’amare;

la passata giovendùte
le speranze cassò perdute,
l’amoregranne pe le figghie,
lamalingonìca me pigghie.
acquannepenzeca non ghiù
chemèstonne; canù e dù
remanute sime a nvecchià
p’aspettà de scirneddà.

Quanne le penziiere brutte
e la mende mènene tutte
e me vòleneassagrà
e me fàscene male assà

sop’a la carte me mètteche
etanne me permètteche
dechendarte le fessarì
come u sàcceche fa ji.

Vittorio E. Polito

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GIORNATA DEL DIALETTO E FESTA DEL DIALETTO BARESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Gen 20, 2016 10:55 am

http://www.giornaledipuglia.com/2016/01/celebrata-la-giornata-nazionale-del.html



Celebrata la “Giornata Nazionale del dialetto” con la “Festa del dialetto barese”






1/18/2016 06:29:00 PM Attualità, Cultura e Spettacoli

di Vittorio Polito


Si è svolta, nella Sala Consigliare del Comune di Bari, il 16 gennaio, e nel Circolo Unione di Bari, il 17, la Festa Nazionale del Dialetto 2016, organizzata dal Comune di Bari (Assessorato Culture Turismo Marketing Territoriale e Sport e Commissione omonima, presieduta da Giuseppe Cascella), con coordinamento di Vito Signorile, direttore tecnico del Teatro Abeliano di Bari, in collaborazione con il Circolo Unione, presieduto da Giacomo Tomasicchio, insieme a 24 Associazioni che hanno aderito al progetto.

Sono intervenuti nella prima giornata: Vito Signorile che ha esposto il programma “oMaggio a Bari”, già illustrato in una precedente nota, Giuseppe Cascella, presidente della Commissione Culture Turismo e Marketing del Comune di Bari per i saluti ufficiali del Sindaco, a cui è seguita la canzone “Bari Mediterranea”, cantata da Tiziana Schiavarellli e Dante Marmone, quindi breve intervento di Vito Signorile che ha accennatoal progetto “oMaggio a Bari”, seguito dalla lettura della poesia “A le puete”, di Francesco Saverio Abbrescia, primo poeta dialettale barese, a cui è dedicato il premio poesia nella “Piedigrotta Barese”

Ji non zacce fa vijrs’all'andrasatte
nonzòpuète che llucaj e lla
Vu tenite la Muse e ji la gatte
e de fame la fazze’ndesecà.
Chiù m’allècche le mane e chiù la sbatte
quannesckàme le digghe: scettrà
ca ce tene le dogghie e fasce ’ngnaue
rassemegghie alla voscedudiaue.

Sono intervenuti i rappresentanti di alcune associazioni aderenti al progetto “oMaggio a Bari” (Nicola Cutino, Rocco Capri Chiumarulo, Antonio Loprieno), e la declamazione, da parte di alcuni attori (Nicola Pignataro, Maria Giaquinto, Nico Salatino, Antonella Genga e Davide Ceddìa).Vito Signorile ha letto la poesia di Pasquale Sorrenti “A Bare”.

In apertura e in chiusura l’intervento degli alunni di alcune classi della Scuola elementare “Piccinni” che hanno recitato la poesia di Peppino Franco “U pile ducane” e cantato il brano popolare “Abbasce’ a la marìne”.

Il giorno 17, nella splendida Sala delle Muse, del prestigioso Circolo Unione di Bari, presieduto da Giacomo Tomasicchio, particolarmente gremita, si è svolta la seconda giornata della “Festa del dialetto barese”.

È intervenuto lo stesso presidente Tomasicchio, porgendo i saluti del Circolo, seguito dal canto popolare “Abbasce ’a la marìne” cantato dagli alunni della Scuola Elementare “Piccinni”, quindi l’introduzione di Vito Signorile.

Sono seguite le performance di attori e poeti: Felice Alloggio con l’attrice dialettale Mariarosaria Ranieri (con il brano “U retòrne a case dalla uèrre de Ruzzulàne”, traduzione dialettale dell’opera Ruzante, primo dialogo di Angelo Beolco, tradotto in dialetto barese dallo stesso Alloggio); Elisa Ferorelli; Nico Salatino (omaggio a Vito De Fano); Savino Morelli, Giuditta Abatescianni, Elisa Ferorelli; Nico Salatino (omaggio a Vito De Fano); Emanuele Zambetta, Nietta Tempesta (omaggio aMario Piergiovanni); Sabina Minerva (legge Ettore De Nobili,94 anni presente in sala); Vito Sciacovelli; Davide Ceddìa (Bari 2.0 e caratteristiche del nostro dialetto); Vito Signorile spiega il secondo appuntamento del progetto “oMaggio a Bari” e cioè “Versi alla luna” e legge “Alla luna”, del poeta Giuseppe De Benedictis (Giudebbe); Saverio Sciacovelli; Maria Giaquinto(omaggio a Francesca Romana Capriati) e canzone Viduavidue; Anna Cassano; Anna Sciacovelli; Nicola Pignataro (omaggio a Vito De Fano); Rosa Ungaro; Antonella Genga (omaggio ad Agnese Palummo ed a Leopoldo Laviosa); Cosimo Ventrella canta una canzone barese; Vito Signorile rende omaggio a Pasquale Sorrenti e Nicola Cutino legge uno nota sul dialetto.

A chiusura della serata il presidente del Circolo, Tomasicchio, salutando gli ospiti, legge, a proposito dell’importanza del dialetto, uno stralcio da una nota del sottoscritto pubblicata recentemente dal “Giornale di Puglia”, che è bene non dimenticare: «Il dialetto rappresenta la lingua degli affetti ovvero di tutto quanto attiene ad una località e non ad un’altra. Il dialetto è anche quel cordone ombelicale che lega generazioni di persone alla propria origine e da cui trae linfa vitale. Insomma il dialetto rappresenta il DNA della nostra identità attraverso il quale siamo collocati in un posto preciso della nostra storia personale».

Vito Signorile ringrazia tutti e invita ad operare sempre più collettivamente dichiarando la totale apertura dell’insieme delle nostre Associazioni.

Ed in conclusione mi piace riportare un ulteriore intervento di Vito Signorile a proposito del progetto “oMaggio a Bari”: «L’obiettivo di portare tutte le Associazioni che si occupano di tradizioni, baresità e lingua ad essere coprotagoniste di progetti e rivalutazioni di luoghi e costumi popolari baresi può ritenersi più che soddisfacente pur tenendo conto di qualche caparbia “defezione” e qualche “mal di pancia” da protagonismo. Le due giornate sono risultate superaffollate di pubblico e di sincero interesse. Il coordinamento è consistito nell’invitare alle due giornate del dialetto alcuni importanti artisti, protagonisti della scena teatrale e musicale barese e nel raccogliere le volontarie adesioni di poeti e associazioni ad intervenire con proprie opere e propri pensieri. Il limitato tempo a disposizione e le numerose richieste ha suggerito l’invito alle Associazioni a presentare documenti scritti sul dialetto (i primi documenti pervenuti sono di Vittorio Polito, Nicola Cutino e Franz Falanga).

Permane l’abitudine di alcuni di voler intervenire all’ultimo momento quasi che uno spettacolo o una manifestazione minimamente organizzata fosse un’assemblea in cui si alza la mano e si interviene. Comunque la soma si assesta mentre l’asino cammina e un prossimo incontro tra tutte le associazioni potrà non solo gettare le basi per una sempre migliore organizzazione ma moltiplicare e perfezionare ideazioni e produzioni di attività per la nostra città.»

Vittorio E. Polito

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DIALETTO E POESIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Feb 06, 2016 11:13 am




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OMAGGIO A BARI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Feb 23, 2016 3:35 pm




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UNA LEZIONE DI SUA SANTITA' PAPA PIO XII SUL DIALETTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Mar 20, 2016 3:23 pm

UNA LEZIONE DI SUA SANTITA' PAPA PIO XII, SUL DIALETTO, AI PARTECIPANTI AL III CONGRESSO DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA POETI DIALETTALI


DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI PARTECIPANTI AL III CONGRESSO
DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA POETI DIALETTALI*
Domenica, 13 ottobre 1957

Con vivo senso di paterna simpatia vi accogliamo, diletti figli, partecipanti al 3° Congresso dei Poeti Dialettali, esprimendovi la Nostra riconoscenza per la filiale devozione che avete voluto testimoniarci con la vostra venuta.
L'accolta di esimi cultori della poesia, modulata negli accenti propri di ciascuna regione d'Italia, Ci suggerisce della vostra Penisola l'immagine di una magica arpa, vibrante bensì in differenti tonalità, ma sprigionante un'unica mirabile sinfonia: il sentimento nobile e fervido dell'italica gente. Non che la lingua nazionale, retaggio comune di una patria che abbraccia regioni numerose e distinte per temperamento, storia e cultura, sia incapace d'interpretarne gli animi; tuttavia i dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigeni dell'interiore linguaggio, che precede ogni fatto linguistico.
A voi sono noti i rapporti vicendevoli tra lingua e dialetti, e a quante ardue questioni aprono il campo, segnatamente ove si voglia risalire alle origini. Comunque si sia compiuto il loro sviluppo storico, sembra potersi dire che, mentre le lingue, come mezzo di espressione e di comprensione a vantaggio di un gruppo più vasto, risentono sovente dell'astratto e del convenzionale, i dialetti, invece, manifestano le percezioni e gl'impulsi dell'animo con maggiore immediatezza e vivacità, poiché esprimono sensazioni attinte direttamente dalla natura e dalla vita. Per questo il dialetto è già per sé stesso, almeno all'origine, poesia, vale a dire personale e calda effusione dei moti dell'animo. Alla sua frequente ristrettezza supplisce la lingua nazionale, più ricca di pensiero e di flessibilità, dal carattere sociale più spiccato, ma il cui uso importa l'accettazione di forme talora non consone all'indole di un particolare gruppo.
Da ciò non deriva che lingua e dialetti debbano considerarsi nemici tra loro, o che quella abbia assorbito tutti gl'intimi valori degli altri. Il «volgare», particolarmente quello della vostra Nazione, che il sommo Poeta soleva indicare coi nomi di, «illustre, cardinale, aulico, curiale» (cfr. De Vulgari Eloquentia lib. I, cap. XVIII), sia nella sua formazione, sia dopo, può paragonarsi ad un solido Istituto, ove i dialetti depositano e prelevano i migliori mezzi espressivi a comune vantaggio. Tale apporto costruttivo dei dialetti all'arricchimento del linguaggio comune ha forse ispirato il tema del vostro Congresso, che mira ad indagare il contributo che la letteratura dialettale può recare nella «formazione della coscienza nazionale». L'argomento trascende in tal moda la questione puramente linguistica, per elevarsi in regioni più vitali, restituendo ai dialetti la funzione propria di ogni lingua, come naturale veicolo dei valori dello spirito.

Vittorio E. Polito

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PIEDIGROTTA BARESE 2016

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Mag 30, 2016 7:28 am

http://www.giornaledipuglia.com/2016/05/piedigrotta-barese-assegnati-i-premi.html




Piedigrotta barese, assegnati i premi
5/28/2016 04:25:00 PM



di VITTORIO POLITO —
Si è conclusa al Teatro Abeliano di Bari l’edizione 2016 della Piedigrotta barese, il premio annuale di poesia e racconto breve in dialetto barese, ideato da Vito Signorile e che si è avvalso quest’anno del patrocinio dell’Assessorato e della Commissione Culture del Comune di Bari, retti rispettivamente da Silvio Maselli e Giuseppe Cascella. La manifestazione di premiazione si è svolta presso lo stesso Teatro Abeliano, venerdì 27 maggio, nell’ambito della festa della baresità cui hanno preso parte insieme allo stesso Signorile che, con Antonella Genga, ha indirizzato letture e omaggi a numerosi Poeti del nostro passato e del presente. Sono intervenuti inoltre Davide Ceddìa, Nico Salatino, Giuseppe De Trizio, Paolo Pace, Silvia Cascella oltre la Giuria del premio composta da: Giuseppe Cascella, Filippo Melchiorre, Alessandra Anaclerio, Ilaria De Robertis, Antonio Mariani, Eugenio Scandale, Aldo Luisi, Vito Signorile, Annalisa Tatarella, Nicola Cutino, Cettina Fazio Bonina, Vittorio Polito, Anna Santoliquido, Enzo Quarto.

Sono risultati vincitori:

Premio Francesco Saverio Abbrescia per la poesia in dialetto barese – sez. Scuola
1° Classificato pseudonimo Crazygirl – Poesia “La vite”
(Istituto Comprensivo “Savio Montalcini”) insegnante rif. Belinda Favia
Autore Batavia Giorgia                                                                        
2° Classificato pseudonimo Roberta – Poesia “Iè jìdde u Sand mì”
(Istituto Comprensivo “Eleonora Duse” insegnante rif. Angela Boggia e Isabella Fornelli – Autore: Roberta Genchi;
3° Classificato pseudonimo Dreamer – Poesia “L’amore e l’amecizzie”
(Istituto Comprensivo “Savio Montalcini”) insegnante rif. Belinda Favia
Autore Martina Fasan.

Premio Alfredo Giovine per il racconto in dialetto barese – sez. Scuola
1° Classificato pseudonimo Forza E. - Racconto “Ce jè bbelle Bare”Autore: Classe II E - Istituto Comprensivo Perone–Levi – ins. Rif.  Clarissa Veronico;

Premio Francesco Saverio Abbrescia per la poesia in dialetto barese
1° Classificato pseudonimo Fiammetta – Poesia “Sendore”, autore Elisa Ferorelli;
2° Classificato pseudonimo Marosasol – Poesia “Sckume de mare”, autore Rosa Ungaro;
3° Classificato pseudonimo L’agreste – Poesia “Arue andìche”, autore Savino Morelli.

Premio Alfredo Giovine per il racconto in dialetto barese
1° Classificato pseudonimo Chicco Bello Ciuffettino – Racconto “La fine de u sorghe” - autore Giuditta Abatescianni.

La necessità di recuperare e salvaguardare le nostre tradizioni e il nostro dialetto è meritorio da parte degli “addetti ai lavori” e Vito Signorile, direttore artistico del Teatro Abeliano di Bari, si sta adoperando da molto tempo al recupero ed alla diffusione della nostra prima lingua. Ovviamente, non si tratta di rincorrere un nostalgico e impossibile ritorno al bel mondo antico, ma di offrire un possibile contributo, nella ricerca di radici e identità, attraverso il teatro, la poesia, i canti, le feste, i racconti e quel che resta della Tradizione orale.

È recente il progetto “oMaggio a Bari” dello stesso Signorile, in collaborazione con la Commissione Culture del Comune di Bari, presieduta da Giuseppe Cascella, in favore della baresità, del dialetto barese, del salvataggio delle edicole votive, ecc. che ha coinvolto, nell’interesse superiore della cultura, 30 associazioni.

Signorile alla luce di quanto sopra propone un progetto “inclusivo” che costringa a nuove abitudini e nuovi metodi di collaborazione, dando egli stesso l’esempio, organizzando nel foyer del suo teatro, mostra di libri relativi alla baresità, organizzando conferenze e dibattiti con associazioni culturali, poeti, scrittori, commediografi, operatori, illustrando loro l’iniziativa e l’organizzazione di eventi e chiedendo nel contempo la fattiva collaborazione di tutti (associazioni, artisti, poeti, quotidiani, emittenti radiofoniche e TV, case editrici, autori), nell’esclusivo interesse di valorizzare Bari, il dialetto, le edicole votive e, soprattutto, la sua cultura.

Vittorio E. Polito

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VITTORIO POLITO, IL CRONISTA INNAMORATO DEL SUO DIALETTO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Giu 23, 2016 5:20 am

http://www.giornaledipuglia.com/2016/06/vittorio-polito-il-cronista-innamorato.html


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Vittorio Polito, il cronista innamorato del suo dialetto



di Grazia Stella Elia

6/22/2016 01:20:00 PM

Per più di un secolo si è guardato con angoscia (da parte dei sostenitori della cosiddetta “lingua materna”) alla decadenza e sottovalutazione dei dialetti. Oggi possiamo dire che i dialetti non solo resistono, ma si rinnovano. Ben lungi dallo scomparire, come temeva Pasolini, soppiantato dall’italiano regionale, il dialetto è diventato una risorsa ed è salito, dalla considerazione di mezzo espressivo sottoproletario, al rango di lingua letteraria.

Ha detto chiaramente Tullio De Mauro: “Il fiorentino dantesco, prima di essere italiano, era fiorentino, cioè un dialetto”.
Per quanto riguarda il dialetto barese, si può dire che il cronista Vittorio Polito ne è un difensore e sostenitore accanito. Le sue opere, infatti, tutte pubblicate con Levante editori, mirano a rivalutare tanti lavori letterari di autori dialettali baresi. Citiamo ad esempio il volume ‘ Baresità, curiosità e…’, con prefazione di Corrado Petrocelli.

Un lavoro ponderoso, di oltre quattrocento pagine, che comprende molti capitoli, di cui alcuni sono di autori che hanno inteso dare la propria collaborazione per un libro che tutti dovrebbero apprezzare, possedere, custodire e tramandare. Una fatica che l’autore, nei suoi versi introduttivi, definisce un’esplosione di scintille, una sorella dell’opera precedente.

Nel capitolo “Baresità, curiosità e…” Vittorio Polito si esprime con dovizia di particolari e sfoggia una completa conoscenza di notizie relative a San Nicola e alla Cattedrale; inoltre disserta dello scoglio “Monte Rosso”, della tramvia Bari–Barletta, dei comizi in dialetto, della banda dei ‘fichi secchi’, ecc. Tante pagine di “curiosità” corredate di poesie in vernacolo di vari autori, non accompagnate, purtroppo, dalla traduzione in lingua.(Non una lacuna, ma un grido di dolore, intriso di sensibilità, che lo porta ad escludere dall’appartenenza tutti coloro che snobbano il vernacolo!).

Nelle circa 100 pagine del capitolo le curiosità sono davvero tante e tutte descritte con la perizia di chi ha dedicato tempo e impegno alla ricerca.

Nel capitolo “Le Barise e…” di Felice Alloggio, copioso di pagine come il precedente, fa spicco, con la grazia che la distingue, la poesia “Amòre de marenàre” di Michele Scorcia.

Segue la descrizione di mercati e piazze baresi, con articoli di ogni genere, comprese note interessanti su “La Gazzetta del Mezzogiorno” e “Fiera del Levante”.

È poi la volta dei luoghi di evasione, specialmente vicini al mare, dove i cittadini portano, fra le tante bontà, anche la gustosissima focaccia barese, a cui sono dedicate pagine di meritata apologia.

Si prosegue con la trattazione dei giochi a carte e a biliardo, per finire allo sport che accomuna tutti i tifosi che sono passati dallo stadio ‘Della Vittoria’ al faraonico ‘San Nicola’ con immutata passione e fede nei mitici colori bianco e rosso.




Il capitolo “La Baresità al femminile” non poteva non essere scritto da una donna; ne è infatti autrice Linda Cascella, la quale rivisita le produzioni poetiche di validi autori baresi, per trarne testi relativi alla donna, naturalmente in dialetto barese. Si leggono così, in queste pagine, notizie importanti sulle donne, dalle umili “tabacchine”, alle grandi Isabella d’Aragona e Bona Sforza, il cui “fascino” rimane, per l’autrice e non solo per lei, davvero “irresistibile”.

Eccoci al capitolo “Teatralità del dialetto barese” di Franz Falanga, l’architetto-scrittore, ottima forchetta e grande consumatore di “cialdella”, che considera il dialetto barese “un formidabile strumento da poter utilizzare in una scuola di teatro”.

Ed ecco di nuovo Vittorio Polito con “La baresità di Giovanni Panza”, “L’Università di Bari”, “l’Aula Magna e la baresità”, “I proverbi”, “Magia e superstizione”, “Il gioco del lotto e i Baresi”, “Le feste in Italia e a Bari”, “I soprannomi”, capitoli densi di tradizioni, usi e costumi, peculiarità proprie della gente di Bari: un lavoro di indagine e ricerca senza dubbio encomiabile, se si pensa che il tempo, laddove non vi fosse una registrazione scritta, spazzerebbe tutto, gettandolo nell’oblio.

Ultimo capitolo è “Dedicato a Vito Maurogiovanni”, un omaggio al grande commediografo, instancabile cantore della propria città.

Ma non è tutto. Il libro si chiude con una sorta di appendice, una rassegna di fotografie dal titolo “Sul filo dell’ironia”, a cura di GioCa. Si tratta di foto che evidenziano aspetti architettonici della città di Bari, frontespizi di libri, personaggi…

Un libro importante, dunque, questo di Vittorio Polito, che considera la sua Bari un mare magnum da esplorare e cantare in tutte le sfaccettature, con l’amore di un figlio grato e devoto.

L’intento precipuo e costante di Vittorio Polito è quello di far ritenere il dialetto un mezzo linguistico ricco di importanti contenuti storici ed etici, identitari di chi ci ha preceduti e quindi di noi stessi.

Non è dato sapere se Polito abbia praticato il pugilato, lo sport senz’altro dato il possente fisico atletico conservato nel tempo, ma sicuramente ha amato il grande pugile Alì, recentemente scomparso, e il suo modo di lottare nella vita tanto che ha fatto sua, come stile di vita, una frase di Muhammad che recita “…dentro a un ring o fuori, non c’è nulla di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.” Da ex giornalista Polito non ha messo gli ‘altri’ al tappeto, ma li ha lasciati a ‘terra’, lui volando per altre terre secondo il famoso detto universale che per l’occasione ‘vestiamo’ di dialetto barese: “Ogne bène da la tèrre vène”.

Vittorio E. Polito

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DIALETTO SI, DIALETTO NO.

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Giu 27, 2016 2:31 pm


Vittorio E. Polito

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IL DIALETTO? UN BENE DA SALVAGUARDARE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Nov 01, 2016 6:19 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2016/10/il-dialetto-un-bene-da-salvaguardare.html

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Il dialetto? Un bene da salvaguardare

10/31/2016 02:01:00 PM


di VITTORIO POLITO


È sufficientemente noto che l’utilizzo del dialetto dà una maggiore vivacità e spontaneità anche all’opera letteraria e, spesso, molti scrittori romantici rivalutano il dialetto per la sua vicinanza al popolo. Pertanto il dialetto, chiunque lo usi, rappresenta una risorsa espressiva in più e quanto mai utile a colorire un discorso, una poesia, una prosa, rendendo immediata la sua comprensione.
Il dialetto, quindi, rappresenta un patrimonio da non disperdere in quanto strumento di comunicazione, di cultura, ma anche di tradizioni, usi, costumi. Il dialetto è anche una forma di linguaggio verbale più immediata e nello stesso tempo più sofisticata, in quanto riesce ad imprimere quel tanto di drammatizzazione al nostro parlare, funzionando l’espressione dialettale come efficace rafforzamento del nostro eloquio.

Nel novembre 1999 un gruppo di assessori delle Regioni Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento, si riunirono a Palazzo Balbi a Venezia stilando un accordo per il recupero, la conservazione e la tutela del dialetto per la salvaguardia delle “tradizioni orali”, mentre il Consiglio comunale di Torino approvò, a larga maggioranza, un ordine del giorno inteso a far riconoscere da parte dello Stato la lingua piemontese, a tutela delle minoranze linguistiche.

È il caso di ricordare che anche Gesù parlava una varietà dialettale dell’aramaico, una lingua appartenente al gruppo occidentale delle lingue semitiche. Lo stesso Vangelo è stato scritto in aramaico, mentre San Francesco, un anno prima di morire, completamente cieco, ma fortemente illuminato, cantò il “Cantico delle Creature” scritto in “volgare”, per non parlare di Goldoni, Edoardo De Filippo, Totò, Gilberto Govi, Trilussa, tanto per citare i più noti.

In riferimento poi al dialetto barese l’elenco di scrittori, commediografi e poeti dialettali è abbastanza lungo e lo spazio non consente di citarli tutti. Ne ricorderò qualcuno, solo a mo’ di esempio: Francesco Saverio Abbrescia, primo poeta dialettale; Alfredo Giovine, con le sue numerose pubblicazioni; Giovanni Panza con il suo libro “La checine de nononne” (Schena), una sorta di bibbia bilingue (italiano e dialetto) della cucina barese; Vito Maurogiovanni, giornalista, scrittore e commediografo di cultura popolare con il suo “Il Teatro” e “U Café antiche” (Levante), per non parlare dei suoi capolavori dialettali, “Jarche vasce”, replicati oltre tremila volte, le cui recite si protraggono da oltre trent’anni, e del dramma teatrale “La passione de Criste”, trasmesso anche da Raitre; Domenico Triggiani, le cui commedie in vernacolo costituiscono un importante contributo teso a recuperare la memoria storica del territorio con i suoi tre volumi di teatro dialettale editi da Levante, Capone ed Editrice Tipografica. Triggiani è altresì autore del primo romanzo storico-satirico in vernacolo barese, “Da Adame ad Andriotte” (Schena), scritto con la moglie Rosa Lettini, con presentazione di V.A. Melchiorre. Grazie a Triggiani, il dialetto barese ha varcato non solo i confini regionali, ma anche quelli nazionali, raggiungendo praticamente tutto il mondo.

I poeti dialettali baresi non si contano: da Francesco Saverio Abbrescia, canonico e primo poeta dialettale barese, a Gaetano Granieri, Giovanni Laricchia, Giuseppe Capriati, Gaetano Savelli, quest’ultimo ha tradotto la Divina Commedia in dialetto barese, Michele Bellomo, Nicola Macina, Onofrio Gonnella (Ogon), Giuseppe Romito, Arturo Santoro, Francesco Lopez, Vito De Fano, Giovanni Panza, Francesca Romana Capriati, Marcello Catinella, Maria D’Apolito Conese, Ettore De Nobili, Giuseppe De Benedictis, Agnese Palummo, Giuseppe Gioia, Peppino Franco, Lorenzo Gentile, Franca Fabris Angelillo, Luigi Canonico, Santa Vetturi, Peppino Zaccaro, Felice Alloggio, Emanuele Battista, i quali ultimi hanno scritto anche commedie dialettali rappresentate con successo. Citati o non citati l’applauso va a tutti.

Anche la medicina ha dato una mano a dare importanza universale al dialetto. Infatti nel 1513 fu pubblicato a Strasburgo un libro intitolato “Der swangern Frauen und Hebammen Rosengarten”, cioè “Il Roseto delle donne incinte e delle levatrici”. L’autore, Eucario Roesslin, medico a Worms e Francoforte, non diceva nulla di originale però lo scriveva in volgare e non in latino, e la pubblicazione divenne il primo manuale per levatrici ed ebbe larghissima diffusione.

Il dialetto, in conclusione, è anche un universo verbale a suo modo “colto”, più colto dell'italiano piatto e banale imposto dai mezzi di comunicazione e degradato dall’uso che ne fanno i giovani attraverso i loro messaggi criptati,

Esprimiamoci quindi liberamente nel nostro dialetto, che rappresenta anche un ulteriore mezzo per abbattere le barriere della comunicazione e, soprattutto, insegniamolo ai nostri figli per conservare nel tempo la memoria storica da tramandare alle generazioni future.

Per restare in tema, eccovi alcune strofe di una poesia di Peppino Franco dal titolo “Dialette bedde mì sì nnu tresore”, nella quale l’autore esprime tutto il suo amore per la lingua dei nostri nonni, ipotizzando che il dialetto è stato inventato da Dio e che fu Lui stesso il primo a parlarlo.


………..
Ci sape quanda volte sò ppenzàte
a cci ha parlàte apprime nu dialette;
fù ’u Paddretèrne acquànne ngi ha creiàte?
Percè nzijme ’o serpènde, Adame ed Eve
e ttutte l’alde ch’onne nate doppe,
s’avèvena parlà trà llòre e llòre,
e nnu segnàle o ’na paròle stève.
E allore certamende le dialette,
iè state ’u Terneddì ca l’ha nvendàte.
………
….

Vittorio E. Polito

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ARTURO SANTORO, CANTORE DIALETTALE BARESE, E CERTI QUOTIDIANI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Dic 08, 2016 4:56 pm

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Arturo Santoro, cantore dialettale barese, e certi quotidiani


12/08/2016 10:10:00 AM

di VITTORIO POLITO

Mi capita fra le mani un libro di poesie in dialetto barese di Arturo Santoro (1902-1988), un poeta con all’attivo diverse centinaia di poesie in dialetto barese dagli argomenti più disparati. Ha pubblicato diverse antologie, alcune recenti a cura del figlio Armando, ove ci si delizia per i numerosi argomenti trattati. Don Arturo era un operatore economico affermatosi nel settore delle drapperie (tessuti per uomo), ed a causa delle notti tragiche del 1943, si rifugiò con la famiglia in un ricovero antiaereo. Rendendosi conto dell’immane disastro che la guerra stava provocando al nostro Paese, preso dallo sconforto, trovò lo sfogo nei versi suggeriti dalla sua lingua madre: il dialetto barese.
Le sue innumerevoli poesie trattano gli argomenti più vari: dalla guerra, alle campagne elettorali, agli animali inutili, ai mestieri della strada, all’artigianato che scompare, agli sfottò in famiglia, ecc. Insomma era considerato “Il Trilussa dei baresi”.

Maria Marcone (1931-2014), nota scrittrice foggiana, ma barese di adozione, la cui produzione letteraria è nota tutto il mondo, nella prefazione di uno dei suoi libri (Parlann sule sule” - Edizioni Interventi Culturali), scrive: «Grazie ai versi di Santoro io e i miei figli, che eravamo “forestieri” abbiamo preso confidenza con la lingua dei baresi, ma soprattutto col loro modo di vedere e di pensare, al positivo, al meglio, naturalmente, perché il poeta ce ne offriva un distillato, il più schietto e incorrotto possibile. Il dialetto è facile parlarlo per chi lo possiede, ma è tutt’altra cosa scriverlo e la grafia è arte complicata e difficile, cui si può dedicare solo chi sa coglierne tutta la ricchezza sulla bocca dei parlanti, ma soprattutto nel cuore antico della sua storia secolare. Santoro ha tale sensibilità linguistica che riesce a rappresentare anche l’italiano sporco di un barese che vuole parlare pulito, e i risultati sono tutti da gustare; come sono da gustare la musicalità, le assonanze, le metafore, i traslati, usati sempre a proposito”.

Il Comune di Bari con delibera n. 513 del 10 giugno 2006 attribuì all’unanimità ad Arturo Santoro, poeta dialettale barese, una strada a suo nome nel quartiere San Girolamo. Un meritato riconoscimento al dialetto e ad un figlio di Bari.

Tra le tantissime poesie di Arturo Santoro mi piace ricordare “Il giornale del padrone” (1957), pubblicata su “Le piaghe di Bari” (1978), con ogni probabilità riferita ad un quotidiano barese, forse il più diffuso, nel periodo in cui, gli anni ’50, furono quelli della guerra fredda, tra USA ed URSS, caratterizzati dalla corsa agli armamenti e dal Maccartismo in USA, e che lo stesso quotidiano, a cui si riferisce Santoro, fu uno dei pochi giornali a non prendere mai posizione.

IL GIORNALE DEL PADRONE
di Arturo Santoro

Tenìm’a Bàre nu giornàle,
nu giornàle spresedùte,
spresedùte, tàl’e quàle
o lemòne già spremùte.

Ce sapièss quànd’è ‘nzùlze,
senza sùche, senza sjìnze,
malalèngue, velenùse
(e besciàrd) màngh’u pjìnze.

Non te dìsce na paròle,
na paròle pe la pàsce,
appìccia-fuèche, semb’amàre,
tùtt uàst, tùtt sfràsce.

U sapìme stù giornàle,
ca se stàmb’a stu pajìse,
u sapìme da tand’ànn,
ca volèss jèss ‘mbìse!

Stu giornale jè nu sèrv,
sèrv scème de patrùne,
ca p’u rèst non ge pènz,
a ci sòffr’e stà desciùne!
Jère sèrv pur’apprìme,
prim’angòre d’u fascìst,
leccapiàtt d’u patrùne,
u patrùne capetalìst!

E pe fà u servetòre,
sòne sèmb na cambàne,
ma remane sèmb sèrv,
sèrv scème, vasa-màne!
Pure mò ca s’aspètt,
de petè parlà de pàsce,
stu giornale maledètt,
de ce còse jè capàsce.

Se destùrb a stà sperànz,
e vòle fà u speretùse,
scètt fuèche de la pènn,

fàsce angòr’u velenùse:
invènd trùcch’e fàsce dànn,
pe sterdèsce le crestiàne,
che la trùff e che le ‘ngànn!

Ma speriàme ca la pàsce,
pàsce vèra vòle jèss,
e ca rèst stù giornale,
sverghegnàte com’o fèss!!


Vittorio E. Polito

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GIORNATA DEL DIALETTO 2017

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Gen 08, 2017 7:01 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2017/01/in-preparazione-bari-la-giornata-del.html



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In preparazione a Bari la Giornata del Dialetto 2017


1/08/2017 10:42:00 AM


di VITTORIO POLITO



Anche quest’anno torna la “Giornata nazionale del dialetto”, appuntamento che da qualche anno si svolge in molte città d’Italia con lusinghieri successi.

Il dialetto, com’è noto, è la struttura connettiva che permette agli uomini di creare un senso di appartenenza, una originale identità, una comunanza di esperienze, di disegni per il futuro, di storie della memoria, di ricordi del passato. Come sostenuto da illustri studiosi della materia, abbiamo bisogno di due lingue: quella della dimensione familiare, intimistica con la quale entriamo in contatto con i nostri cari in maniera calda, da complici, con il desiderio di capirci nel profondo perché abbiamo parlato quella lingua sin dall’infanzia. E poi abbiamo bisogno della lingua della comunità che ha adottato i medesimi valori, che ha lo stesso percorso storico, che ha lottato per i traguardi più alti. Questi i valori del dialetto che vogliamo celebrare nella giornata ad esso dedicata.

Bari partecipa all’evento, organizzato dal Comune di Bari e coordinato da Vito Signorile, regista e direttore artistico del Teatro Abeliano, che si svolgerà il 17 gennaio nella Sala Consiliare del Comune e nel Museo Civico. Come l’anno scorso la manifestazione si svolgerà in due tempi: la mattina, dalle 10 alle 12, nella Sala Consiliare del Comune, ove avrà luogo la cerimonia ufficiale con la presenza delle autorità e dei soci delle numerose Associazioni che hanno aderito al progetto “oMaggio a Bari”. Dopo gli interventi delle Autorità presenti e del presidente della Commissione Cultura e Turismo del Comune di Bari, Giuseppe Cascella, seguirà la declamazione di poesie da parte di poeti che hanno aderito alla manifestazione.

Nel pomeriggio, alle 18, appuntamento al Museo Civico (Strada Sagges - centro storico). Quest’anno non vi saranno dibattiti sul dialetto o sul suo valore, visto che sulla sua importanza siamo tutti d’accordo, ma unicamente interventi di alcuni attori professionisti che offriranno al pubblico le loro performances con omaggi a poeti autorevoli del nostro dialetto.

Previsti interventi di Antonio Decaro, sindaco di Bari, Silvio Maselli, assessore alla Cultura, Paola Romano, assessore Politiche Giovanili, Carla Palone, Giuseppe Cascella, presidente Commissione Cultura e Turismo, assessore Politiche Economiche, Filippo Melchiorre, vice presidente Commissione Cultura e Turismo e Vito Signorile, coordinatore della manifestazione.

Parteciperanno alla manifestazione gli artisti: Davide Ceddia, Rocco C. Chiumarulo, Antonella Genga, Maria Giaquinto, Dante Marmone, Nicola Pignataro, Nico Salatino e Tiziana Schiavarelli.

Vittorio E. Polito

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Re: DIALETTO BARESE E DINTORNI: NOTIZIE, APPUNTAMENTI, INFORMAZIONI, NOVITÀ ED ALTRO

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