FRASI IDIOMATICHE BARESI

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FRASI IDIOMATICHE BARESI

Messaggio  felice.alloggio il Mar Nov 18, 2008 9:40 am

Ciao amici, propongo la scrittura di frasi idiomatiche baresi.

Alla Falanga (ovviamente la scrittura):
Diadanutuzze: colpire con una testata.

Asscinne da l'èlicottere: non sognare, stai con i piedi per terra!
Careghe a chiacchiere: troppe parole pochi fatti.
Mò, e ci iè ddò! : Che meraviglia!
Sdrèusse: persona inusuale o linguaggio incomprensibile.

Sotto a chi tocca con le frasi idiomatiche baresi.
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Frasi idiomatiche

Messaggio  Nico Lomuto il Mer Nov 19, 2008 12:08 am

Eccone qualcuna:


Picche, maledjitte e ssubete si dice richiedendo un pagamento rapido

Tutte medecíne si dice pagando un conto ritenuto esoso

Nneh, vide a cudde si dice denigrando

Du parole t’ia dice: STATTE ATTIJNDE si dice avvertendo o (meglio) minacciando

Ame rutte u prais = adesso abbiamo toccato il fondo. N.B. prais non è di Bari città, ove si direbbe pris, ma è più efficace. Si noti che pris vuol dire vaso da notte, ma come ha notato F. Falanga in Nella terra dell’U la frase ha uno sfondo più mangereccio che scatologico.


Ultima modifica di Nico Lomuto il Gio Nov 20, 2008 2:31 pm, modificato 2 volte
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CONTINUA

Messaggio  Admin il Mer Nov 19, 2008 8:53 pm

Percè ama dìsce.
Me sò alzàte kellècchjie papùnne papùnne.
Ah l'Amerecabbèlle!
Làsseme ammè!
Iè sfalze alla stàffe.
Nammànge pane la notte.
Ce dìgghe auuànde auuànde tu ciauuànde?

falàn
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Frasi idiomatiche 2

Messaggio  Nico Lomuto il Gio Nov 20, 2008 1:10 pm

Manghe muerte si dice rifiutando categoricamente

Mbrazze a Criste = perfettamente a proprio agio


Ultima modifica di Nico Lomuto il Gio Nov 20, 2008 7:35 pm, modificato 1 volta (Motivo della modifica : la terza alternativa era sgradevole)
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Frasi idiomatiche

Messaggio  felice.alloggio il Gio Nov 20, 2008 2:21 pm

ll classico:
- Se nge n'ama scì sciamaninne, se non nge n'ama scì non nge ne sime scènne. (spero di averlo scritto bene) e ancora:
- Nah, mo vène spidigonzalèsse!
- Va rrunze o llarghe.
- Le parinde so come alla fasule: parlene da drète!
- La carna triste non la vole nè u diauue e manghe Criste!
- Criste accìde l'agniìdde e none le crapune! (si uccidono o muoiono le persone per bene o non i caproni, cioè i malfattori)
- mò du ia dà iìnde alla dìinde.
Ciao Felix
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Re: FRASI IDIOMATICHE BARESI

Messaggio  Admin il Gio Nov 20, 2008 4:46 pm

Vistro che l'amico Felix l'ha espressamente richiesto mi permetto una piccola modifica. Naturalmente la mia modifica non è la legge!

Se nge n'ama scì sciamaninne, se non nge n'ama scì non nge ne sime scènne dice Felix
Ci nge n'ama scì sciamaninne, ci non nge n'ama scì non nge ne sime scènne dice falàn

Ciao Ciao da falàn
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Espressioni idiomatiche: Criste le face ...

Messaggio  Nico Lomuto il Gio Nov 20, 2008 7:51 pm

Io ho sentito 3 versioni di questo proverbio:

Criste le face e u Diau l'accocchie
Criste le face e Criste l'accocchie
Criste le face eppó l'accocchie

Qualcuno ne conosce altre?
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Eccone un'altra

Messaggio  Admin il Ven Nov 21, 2008 9:08 am

U grane a stame, u remmate a strame, le funge a rocchjie, le fjiesse a cocchjie.

cià da falàn
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RE: FRASI IDIOMATICHE BARESI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Nov 21, 2008 12:05 pm

Con l'aiuto di Enrica e Lorenzo Gentile attraverso il Nuovo Dizionario dei Baresi (Levante Editori), sottopongo alla vostra attenzione altre frasi idiomatiche.

Acquànne ma’ – Non dire sciocchezze
Adavè cape de zì Vengjìnze – Non devi avere niente
Allènd’allènde - Immediatamente
Amàr’a jèdde o a jìdde – Povera a lei o a lui
Ammenà a trùcche – Dire cose false
Ammène fuèche – Fa troppo caldo
Ammène u ngjìnze – Adulare
Anèma nètte – Persona sincera
Appènn’u mùsse – Imbronciarsi
Asàtte’asàtte - Esattamente, precisamente
Assùtte assùtte – Bruscamente
Bèlle bèlle – Stai attento
Biànghe biànghe – Pallido
Candà u calannàrie – Rimproverare
Canesciùte com’a ssètte de denàre – Persona nota in senso negativo
Ce sparte iave la megghia parte - Chi divide il bottino prende di più
Ce non è zuppe jè ppane bagnate - Come la giri e la volti è la stessa cosa
Ce tarde arrive mal’allogge - Chi tardi arriva trova il posto occupato
Chernùte e chendende – Facilone
Chernùte e mazziàte – Sventurato
Chiacchiere vacànde - Parole sensa senso (venditore di fumo!!!)
Chiòv’a zeffunne o a cjìl’apjìrte - Piove a dirotto o pioggia a catinelle
Ciùcche ciùcche - Brillo, Ubriaco
Ci auuande apprìme auuande dò volde - Chi prima si serve più prende
Citte citte mènz’a la chiàzze – Chiacchierone, persona che riferisce segreti
Comanacosaellalde - Così è, Dare atto di qualcosa
Crosce a l’ammèrse – Stupore
Discia disce – Chiacchierone
Dritte per dritte – Direttamente
Fà la crèste – Rubacchiare
Fà u fèsse – Fare finta di niente
Fà u quarandòtte – Minacciare
Jìnd’a nnudde – In breve tempo
La congrèghe de Sam Martine - La compagnia dei cornuti
Menà a trucche – Ingannare
Mètte u banne – Pettegolare
Mètte u nase – Indagare
Mìttece na croscia sope! – Dimentica, riferito in particolare ai crediti
Mosse de stòmeche – Nausea
N’à fritte de pulpe – Donna di molti amori, che si è data da fare…
Nziste e cammenatòre – Arzillo
S’a ffatte ciùtte ciùtte - Si è saziato
Tène la code de pàgghie - Si sente in colpa
Terà la calzètte – Farsi pregare
Vèn’ad oremus – Viene a dar conto delle azioni o a chiedere qualcosa


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Dom Nov 23, 2008 2:08 pm, modificato 3 volte
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GADDE'

Messaggio  Admin il Sab Nov 22, 2008 8:54 am

Il termine GADDE' sul Barracano non c'è, mentre lo trovo sul Gentile: cibo saporoso.
Personalmente sono convinto che abbia anche il significato di soldi, malloppo, tangente, cibanza, bustarella, guadagno un poco obliquo.
Potete comnfermarmi o non confermarmi tutto ciò?
Grazie.
falàn
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Gadde' non fa per me

Messaggio  Nico Lomuto il Sab Nov 22, 2008 2:16 pm

Caro Admin, sul termine "Gadde'" non posso illuminare
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RE: GADDE'

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Nov 22, 2008 2:20 pm

Neanche io sono in grado di illuminare. Ricordo solo vagamente che qualcuno diceva "carizze a gaddè" nel senso di fare o ottenere un buon trattamento nella compra-vendita o giù di lì.
Saluti
Vittorio
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Frasi idiomatiche 3

Messaggio  Nico Lomuto il Sab Nov 22, 2008 2:24 pm

Vene sembe tre ddí prime de m’rì = viene sempre 3 giorni prima della morte. Si dice scherzosamente per sdrammatizzare qualche sintomo di poco conto
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GADDE'

Messaggio  felice.alloggio il Lun Nov 24, 2008 7:04 am

Ciao amici,
Gadde': Non sarà che derivi da "GADDUSE"
Felix
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Frasi idiomatiche 4

Messaggio  Nico Lomuto il Lun Nov 24, 2008 2:04 pm



Ahó, e ci ame fatte ddó ... ? si dice respingendo enfaticamente. Esempio

- Mamma, visto che Mariuccia è a dieta, riso patate e cozze Domenica potresti farlo con meno patate?

- (Risposta poco aggraziata) Ahó, e ci ame fatte ddó, u ristorànd?



Ultima modifica di Nico Lomuto il Gio Nov 27, 2008 7:29 pm, modificato 1 volta
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ACCOVAZZARE

Messaggio  Admin il Mar Nov 25, 2008 8:27 am

Acchevazzà. Italianizziamolo subito, “accovazzàre”. E’ una parola estremamente complessa e carica di valori e di significati. Andiamo per gradi. L’origine è da ricercarsi nel grande lessico della natura. Le lepri, quando si costruiscono la tana, preferiscono farla in luoghi difficilmente accessibili dall’uomo e dotata di ogni comodità. La tana della lepre, il “covàzzo” (viene da covo, covaccio), è messa in posizioni difficilmente raggiungibili ed è foderata di piume di uccelli, peli della stessa lepre, e di ogni altro materiale organico che isoli dal freddo, tipo fili di paglia e foglie secche. Ed ora proviamo a descrivere il vero significato di “acchevazzà”. “Me sò acchevazzàte u mbiagàte, la uagnèdde, u ngegnjìere” “mi sono accovazzato l’impiegato, la ragazza, l’ingegnere” significa che “sono entrato in rapporti strettissimi di complicità con l’impiegato, con la ragazza, con l’ingegnere”. Accovazzarsi qualcuno, in soldoni significa entrare in stretta complicità con il medesimo, magari corrompendolo fino a farlo diventare proprio complice. Ma significa anche far cadere le difese di una giovane ciccina. Come si può notare, la parola è carica di significati. “Fà u chevàzze a ngocchejiùne” “fare il covazzo a qualcuno” significa conquistarsi la simpatia di un partner o di una partner, fino a portaselo/a a letto. L’amore platonico con il covazzo non c’entra un bel niente. Da “covàzzo” “accovazzàre” ne discende un altro bel termine dialettale, “la recòve”. Il termine, italianizzato, “ricòva” significa un ricovero sicurissimo, dove nessuno può immaginare che tu possa trovarti, dove nessuno può venire a romperti le balle. Mettersi alla “recòva” significa mettersi al sicuro. Gli aviatori inglesi che durante la seconda guerra mondiale, essendo stati colpiti dalla contraerea tedesca, riuscivano a lanciarsi con il paracadute e poi riuscivano anche a nascondersi presso qualche civile famiglia contadina italiana, si erano messi “alla recòva”. Si erano messi al ricovero. Come vedete un bel canestro di significati.
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LA MOSCIA

Messaggio  Admin il Mar Nov 25, 2008 6:00 pm

Moscie (La). La “Mòscia” e la “Sòcia” (vedi) erano due quartieri molto malfamati che esistevano a Bari fino a circa quarant’anni fa. La “Moscia” era localizzata alla periferia nord di Bari, verso la Fiera del Levante, grosso modo all’incrocio fra l’Estramurale e la via che conduce a Napoli, mentre la Socia era situata al centro della Bari murattiana, di fronte alla Caserma Picca in piazza Sant’Antonio. Queste due realtà urbane erano guardate con diffidenza e sospetto dalla buona borghesia barese. Finchè un giorno le famiglie che abitavano questi due mini insediamenti non furono “deportate” al CEP, quartiere residenziale popolare nei pressi dell’aeroporto di Bari. Il risultato di questa deportazione di massa (di questo trasferimento di abitanti si direbbe in linguaggio urbanistico) è che da un giorno all’altro in questi gruppi sociali diseredati e strappati dalla loro naturale residenza, ancorchè inadeguata e mal distribuita dal punto di vista fisico, la microcriminalità fece un balzo abnorme in avanti. Nella condizione iniziale si trattava di un sottoproletariato confinato in vecchi caseggiati/ghetto ma che aveva grandi ed evidenti connotazioni di familiarità, di interdipendenza, di vicinato, di grande solidarietà fra i componenti lo stesso gruppo sociale. Nella nuova condizione invece, il sottoproletariato, al quale erano state tagliate sotto i piedi le proprie radici, si trovò a dover fare i conti con una terribile solitudine e con un orrendo ambiente urbano, sebbene più “contemporaneo”, ma per nulla “moderno”. Il risultato, come ho detto, fu quello di far diventare questi gruppi sociali un serbatoio senza fine di microcriminalità che non accenna a diminuire. Non c’è paragone fra il grande senso di appartenenza alla propria comunità e la solitudine sopravvenuta in seguito al trasferimento. Impressionante la rapidità con la quale questi nostri concittadini, nostri fratelli, intelligenze di prim’ordine, si siano deteriorati e si siano spostati verso meccanismi incivili che erano sconosciuti ai loro genitori e ai loro nonni. Una tragedia annunziata. Della quale, chissà perché, non se ne parla mai volentieri. Una cosa è certa: io, da bambino passavo tutti i giorni davanti alla “Socia” e non ne traevo nessun turbamento. Va detto che mio padre e mia madre erano dei normalissimi piccolo borghesi che conoscevano benissimo l’esistenza e il significato di tali microcosmi sociologici. Mai sentito da parte loro commenti sull’argomento. Non so oggi se i cari buoni borghesi baresi farebbero andare a spasso i loro cari virgulti da soli nel CEP o in periferie urbane similari. Queste due enormi differenze comportamentali ed educative basterebbero per impiantarci su una tesi di laurea sulla qualità della vita. A proposito di periferie urbane degradate, i nodi stanno venendo al pettine, vedi quello che sta accadendo in Francia, anche se in questo caso particolare nei protagonisti gioca un ruolo fondamentale il ricordo delle colonie francesi dell’altra parte del mediterraneo.
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RE: LA MÒSCIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Nov 25, 2008 6:32 pm

ATTENZIONE FALAN, LA SÒCIA NON ERA UN QUARTIERE MA UN PALAZZO PROPRIO DI FRONTE ALLA CHIESA DI SANT'ANTONIO, PERICOLOSO SOPRATTUTTO PER GLI STRANIERI, INTENDO LE TRUPPE DI OCCUPAZIONE, CHE ANDAVANO IN CERCA DI PROSTITUTE. IL RISCHIO SEMBRAVA ESSERE QUELLO DI NON USCIRE PIU' DA QUEL MALFAMATO LUOGO. LI FACEVANO ADDIRITTURA SCOMPARIRE!!!
SALUTI
VITTORIO
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LA SOCIA

Messaggio  Admin il Mer Nov 26, 2008 5:04 pm

Ti ga raiòn, Vittorio, hai ragione. Era un palazzo, ma aveva delle visceri così profonde e impenetrabili che poteva paragonarsi a un miniquartiere. Un vero pozzo senza fondo. Comunque hai ragione, era un palazzo.
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LA FRISA O FRISELLA

Messaggio  Admin il Mer Nov 26, 2008 5:05 pm

Fresèdde (La). Le frisèlle sono delle squisitissime ciambelle schiacciate di pane biscottato fatto con farina integrale di orzo. Le frisèlle vanno bagnate con acqua, poi condite con una croce di olio di oliva e un pomodoro strazzato sopra. Possono anche essere di farina bianca o di farina integrale. Lecce, a buon diritto, può essere considerata la capitale della frìsa. Per la precisione, stiamo parlando di Poggiardo in provincia di Lecce. E’ in assoluto un boccone da re. Quando le cattedrali erano bianche e il mare era limpido come il cuore dei bambini, le frisèlle venivano bagnate senza preoccupazione alcuna nell’acqua di mare. I vecchi pescatori pugliesi sono vissuti a frisèlle e pòmodori. E qui vorrei ricordare le bellissime barche da pesca baresi, dette vuèzze, gòzzi in italiano. Queste barche sono caratterizzate da una specie di grossa forcella, simile a un paio di corna a prua, che serve per appoggiarvi i remi quando la barca è in secco. Le barche baresi non hanno poppa, nel senso che hanno poppa e prua che terminano ambedue a punta. I remi delle barche pugliesi sono caratterizzati da un rigonfiamento nella parte vicina all’impugnatura, un po’ come gli avambracci di Braccio di Ferro. Questo rigonfiamento serve per bilanciare il remo e per aumentare l’inerzia in avanti quando si rema. Si rema generalmente a remi incrociati, con il viso rivolto verso la direzione di marcia, cioè verso la prua. Nella barche baresi e pugliesi i remi, a differenza delle barche venete che hanno lo scalmo (che si chiama fòrcola) davanti al remo, hanno invece il remo davanti allo scalmo fissato ad esso da un legaccio. Nella parte di prua, e stiamo arrivando al problema, tutte le barche da pesca baresi hanno una specie di ripiano dove si appoggia la rete quando la si tira su dall’acqua. Su questo ripiano, che è fornito di un bordo di circa quindici centimetri, si poggiano le reti appena tirate su dall’acqua dalle quali si dìstricano i pesci impigliati lanciandoli ancora vivi in una tinozza che si trova sul pavimento della barca. Questo piano deve ovviamente smaltire l’acqua e le alghe che rimangono attaccate alle reti; per questa ragione sono praticati nella murata della barca, sui fianchi cioè di questi ripiani, tre o quattro buchi su tutti e due i lati della barca, per permettere lo scolo dell’acqua tirata su con le reti e con i pesci. Come si può agevolmente immaginare, dopo qualche settimana, i buchi in questione presenterebbero sulle murate delle imbarcazioni tracce dello scolo delle acque che non sono per nulla gradevoli da vedere. Che cosa hanno escogitato dunque i geniali pescatori nel corso dei secoli? Sulle murate esterne, usando i buchi come vertice, hanno dipinto dei triangoli con la base rivolta verso l’acqua e li hanno colorati con colori scuri come il marrone, il rosso scuro, il verde scuro, il blu, per mascherare le tracce delle acque di scolo. A ciò si aggiungano le fasce molto colorate che corrono orizzontalmente sui lati delle barche. Per questi motivi le barche pugliesi sono una festa di colori e di forme colorate. Blu, verdi smeraldo, marroni su fondo bianco rendono le barche pugliesi e baresi in particolare degli oggetti bellissimi. Però, ecco il problema, ho notato con molta malinconia che i triangoli colorati intorno ai buchi di deflusso dell’acqua da una ventina d’anni a questa parte vanno scomparendo. I giovani pescatori hanno sempre più fretta, hanno sempre più impegni a terra, hanno sempre meno tempo per abbellire e curare le loro barche. Fra qualche anno, questi esempi di manutenzione formale delle barche baresi saranno un bel ricordo, e fra qualche anno ancora nessuno ne conoscerà o ricorderà l’esistenza. Rimarranno i buchi nelle murate con la traccia delle acque e delle alghe .
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QUATTRO MODI DI DIRE

Messaggio  Admin il Gio Nov 27, 2008 8:38 am

1. Aah sèh! Significa “finalmente!”. Quando si è molto stanchi ci si avventa famelicamente su una sedia o su una poltrona prorompendo in un “aah sèh!” di soddisfazione.

2. Abbrescià u pagghiòne. Traducendo alla lettera significa “bruciare il paglione”. Vuol dire truffare qualcuno; bruciandogli il materasso, gli si toglie anche la possibilità di dormire. Firmare un assegno scoperto è una bruciatura di paglione. Andare con una ciccina che la dà per soldi e poi darsi al piede (altra colorita espressione dialettale barese che significa darsi alla fuga), senza darle l’onorario dovuto, è una bruciatura di paglione. Come al solito, in questo modo di dire, il personaggio che subisce la truffa è una donna. La cultura maschilista è dura a morire. Comunque viene usato per estensione anche quando si riferisce ad altro genere. Far andare “iùrmo” qualcuno (vedi “zumbarièddo”) è una leggera bruciatura di paglione, perché in questo caso la malafede è sostituita dallo scherzo, ancorchè pesante. Dimenticavo, il paglione è il materasso, per l’esattezza quello ripieno di foglie secche di granoturco. Mi sovvengono le stoppie del grano che in Puglia viene comunemente chiamato “restùccio”, usato solo al singolare. Il restùccio, cioè quel che resta dopo la trebbiatura, viene subito dopo incendiato. Alla fine del mese di agosto è uno spettacolo straordinario, per chi passa sull’autostrada fra San Severo e Foggia, nel cuore del tavoliere delle Puglie, assistere all’incendio di estesissime superfici. Incendi, questi, non dolosi e non pericolosi. Si sconsiglia di passare per quelle località durante la controra (verso le due o le tre di pomeriggio) durante il solleone. Si potrebbero avere anche delle visioni tipo San Gioacchino che, a cavalcioni dei cartelli indicatori dei prossimi distributori di benzina aperti, vi saluta cordialmente.

3. Abbuène Abbuène. Significa “senza nessuna giustificazione”, così tanto per fare, tanto per dire. “A buono a buono”. Un fulmine a ciel sereno insomma. Pronunziare con forza le doppie “b”.

4. Accàtte u sòle evvènne la lùne. Qui si parla sotto metafora di un imbroglione. Infatti “compra il sole e vende la luna”. Assolutamente inaffidabile. Il mio amico Tonino direbbe che si è in presenza di un commerciante in satelliti.
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??? giusta, mò tu

Messaggio  Nico Lomuto il Sab Nov 29, 2008 4:04 pm

Mia madre ed io non ci siamo mai messi d'accordo su questo. Io ho sempre sostenuto che la frase sia: dì la giusta, mò tu; invece secondo mia madre la frase sarebbe dilla giusta, mò tu.

Come la si scriva duinque non so, ma ecco una frase idiomatica.


Ultima modifica di Nico Lomuto il Gio Gen 08, 2009 7:22 pm, modificato 1 volta
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Ma guarda che mi sono ricordato

Messaggio  Nico Lomuto il Ven Dic 05, 2008 11:52 pm

alla zumbaffúusse si dice di quei pantaloni (maschili, mi scusino le signore) che, troppo corti, lasciano la caviglia scoperta.
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Ehilà, si dorme?!

Messaggio  santa vetturi il Lun Dic 08, 2008 6:47 pm

Beh, ci penso io a descetàrve!
Curiosando sul web ho trovato qualcosina di sfezziùse... uhm... uhm... non aggiungo altro.
Dall'unica (per il momento) femminuccia del forum, un'altra voce femminile (a quanto sembra) queen : non ve l'aspettereste mai, ma... per dirla con i Latini... absit iniuria verbis.
Vi passo il link:
http://blog.alfemminile.com/blog/seeone_177384_7169995/-oggi-sto-pensando-a/-i-b-un-termine-dialettale-tipico-barese.
A me mi ha fatto ridere.
Buona serata a tutti lol!
Santa
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Ho guardato meglio...

Messaggio  santa vetturi il Lun Dic 08, 2008 6:59 pm

... il blog è decisamente di un maschietto... comunque, lo sfizio resta.
Ari... ciao!
Santa
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Re: FRASI IDIOMATICHE BARESI

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