FRASI IDIOMATICHE BARESI

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E MANIPOLIAMOLE UN PO' QUESTE PAROLE!

Messaggio  Admin il Mer Giu 15, 2011 5:17 pm

So benissimo che molti arricceranno il naso, ma mi sto divertendo moltissimo per cui buon pro per chi non si troverà d’accordo con me. Sto manipolando un poco la scrittura di espressioni dialettali baresi, per l’esattezza sto accorpandone alcune insieme, rifacendomi a come si usa fare nella nobile lingua tedesca. Le vocali “e” quando sono accentate si pronunziano, quando non sono accentate non si pronunziano. Come la “e” muta in francese di “musique”. Ciò detto, eccovi qui alcuni esempi:


Nongesìdescènnenùdd
Kamustògaccrèsce
Kamlastogaccrèsce
Indacchìssèdodì
Sèmìsouànn
Ecchèccàzz!
Avèvrasciònubbarlettàne
Addòiàvete?
Mèmòmelavogaffà
Odadòodadà
Abbuènabbuène
Addòadafescì
Addòvvàbadànn
Addòsciàtebadànn
Aspìzzechèmmedìche
Dannadènz

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Tuttoattaccato

Messaggio  Nico Lomuto il Ven Giu 17, 2011 5:26 pm

L’idea che certe frasi vengano percepite come un tutto unico è veramente attraente, purché non si voglia estendere il concetto: peresempioquestatiratasarebbeunpoindigestacomeunaparolaunica. Ma ecco alcuni esempi
civvacchiann
civvafacenn
eccivvolecusse
eccusse civvole
ciadditte?
(notare la differenza con ci ha ditt, che è una semplice domanda).

Nico Lomuto

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QUESTA E' L'ULTIMA

Messaggio  Admin il Dom Giu 19, 2011 9:12 am

Un maestro muratore aveva praticamente terminato di posare un pavimento, gli mancava l’ultimo mattone e il suo aiutante glielo portò. Il maestro cercò di inserire quest’ultimo elemento ma si accorse che non riusciva a sistemarlo per cui chiese al suo aiutante di portargli ancora un altro mattone. La risposta del giovane aiutante fu secca: U meste chesse è l’uldema quadre. Maestro questa è l’ultima quadra.
Questo significava che se l’ultima mattonella non corrispondeva al proprio alloggiamento, il lavoro sarebbe stato per sempre difettoso. Come dire: questa è veramente l’ultima occasione per portare a compimento un lavoro. Considerazione amarissima. Come al solito lo straordinario dialetto barese ancora una volta ci insegna qualche cosa. Come tutti i dialetti, peraltro. franz falanga
P.S. Troveremo la quadra invece corrisponde a un desiderio impossibile. La quadra intesa come quadratura del cerchio. Non esiste. Un cerchio si può inscrivere in un quadrato, si può circoscrivere ad un quadrato, ma non si può farlo coincidere con il quadrato in questione. O dentro o fuori, tertium non datur, non esiste una terza soluzione. Ancora una volta l’importanza delle parole.

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PERNICOLOMUTOEPERTUTTIGLIALTRI

Messaggio  Admin il Ven Lug 08, 2011 9:53 am

Nico Lomuto ha scritto:L’idea che certe frasi vengano percepite come un tutto unico è veramente attraente, purché non si voglia estendere il concetto: peresempioquestatiratasarebbeunpoindigestacomeunaparolaunica. Ma ecco alcuni esempi
civvacchiann
civvafacenn
eccivvolecusse
eccusse civvole
ciadditte?
(notare la differenza con ci ha ditt, che è una semplice domanda).


E' sempre un piacere pingpongare con te, fratello. D'accordo per non estendere il concetto sennò sarebbe un chiangone difficile da digerire. Vedo che tu, caro Nico, scrivi il dialetto barese in maniera difforme da come lo scrivo io, oppure io scrivo il dialetto barese in maniera difforme da come lo scrivi tu. Però io ho capito i tuoi meccanismi così come mi auguro tu abbia compreso i miei. Va benissimo così, ognuno ha il suo modo di scrivere il barese. Ma pare bellissima e vivacissima cosa.
T'abbràzzeche Colì!
falàn

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ALTRE DUE FRASETTINE

Messaggio  Admin il Sab Ott 15, 2011 4:24 pm

Continuando a cercare nella memoria propria e altrui sono riuscito a ricostruire due filastrocche della parlata barese che vi espongo subito. La prima filastrocca appartiene ad anni lontani, addirittura agli anni precedenti gli anni cinquanta, quando era abitudine per i baresi, specialmente per quelli che non avevano eccessive disponibilità economiche per avere un’automobile (allora si chiamava così, non era ancora invalso l’uso delle parole auto o macchina) fare delle lunghe passeggiate a piedi nelle campagne circostanti la città. La primavera e l’estate erano evidentemente le stagioni preferite. Specialmente dai ragazzini che andavano a caccia di lucertole utilizzando dei fili di erba particolarmente adatti alla bisogna, fili ai quali era praticato in cima un piccolo cappio con il quale si riusciva spesso a prendere per la coda o per la testa la povera lucertola. La presa per la coda era spesso traumatica per l’animaletto il quale a furia di strattonarsi lasciava il pezzettino di coda nel cappio e scompariva di colpo nelle fessure dei muri a secco pugliesi. Le storie raccontano che la coda ricrescesse loro. Ma non è questo lato della faccenda ad interessarci, quanto un’altra credenza. Si diceva che la coda, ancora fornita di vita propria, con il suo movimento scomposto, malgrado fosse stata già mozzata, facesse venire, per vendicarsi, un gran mal di testa all’autore del misfatto. C’era a tutto ciò un assoluto rimedio. Il ragazzino, autore del fattaccio, conoscendo questo pericolo, si avvicinava a circa mezzo metro dal muretto di campagna e, toccando alternativamente con la mano la propria fronte e il muretto, pronunciava ad alta voce la seguente filastrocca per diverse volte, onde esorcizzare il pericolo: non sò stàte jì è stàte u càne de la massarì, non sono stato io è stato il cane della masseria. Cosi comportandosi per un buon minuto, il mal di testa cambiava destinatario ed andava ad infelicitare un non meglio individuato cane di una qualsiasi masseria lì nei paraggi. Gli anni passavano e il ragazzino diventava grandicello e poi approdava, nel migliore dei casi, all’università. Era allora sana abitudine il riunirsi in tre o quattro a casa dell’amico più fortunato e più ricco che aveva tutti i libri per studiare insieme e, perché no, anche per approfittare dell’ospitalità della mamma che, verso le cinque del pomeriggio ci portava dei panzerotti tiepidi fatti a mezzogiorno. Capitava talora, che qualcuno, durante lo studio, rilasciasse in silenzio delle puzzette, senza peraltro farsene accorgere. Dovendo individuare chi fosse stato, si faceva una specie di conta fra gli amici studiosi, utilizzando la seguente filastrocca, ci ha fàtte u pèpete fetènde SandAntònie ngiabbrùsce la vèndre, ci ha fàtte u pezzarùle, SandAntònie ngiabbrùsce u cùle. Chi ha fatto la scorreggia fetente Sant’Antonio gli brucia il ventre, chi ha fatto il pezzarùlo Sant’Antonio gli brucia il culo. Sono convinto che qualcuno di voi si divertirà, qualcuno di voi lo saprà per la prima volta e qualcuno di voi penserà che, alle volte, sono troppo scapricciatello. Ahimè, nell’ultimo caso la risposta è sì, ma spero che continuiate a leggere, già che siamo in tema di parolacce, le mie adorabili cazzate. Naturalmente a parte la modestia che non è una delle mie caratteristiche migliori. E vi ringrazio per continuare a sopportarmi malgrado tutto. franz falanga

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RE: ALTRE DUE FRASETTINE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Ott 15, 2011 7:36 pm

COME AL SOLITO, CARO FRANZ, TU NON RICORDI SOLO IL DIALETTO BARESE, MA ANCHE QUELLO DI TRANI O DI VATTELAPPESCA E NE FAI UNA MISCELA.

TU SCRIVI:

"ci ha fàtte u pèpete fetènde SandAntònie ngiabbrùsce la vèndre, ci ha fàtte u pezzarùle, SandAntònie ngiabbrùsce u cùle. Chi ha fatto la scorreggia fetente Sant’Antonio gli brucia il ventre, chi ha fatto il pezzarùlo Sant’Antonio gli brucia il culo".

VITO SIGNORILE NEL SUO DISCO "QUANDO IL LUPO DORME" DECLAMA LA STESSA NENIA CANTANDOLA ED IL TESTO E' IL SEGUENTE:
"Ci ha fatte u pèpete dò drete a la porte du segnòre, ce se n’avverte la segnòre ngià va dà nu calge ngule. Sandandè nge avà brescià u cule".


Pertanto, come puoi vedere, non c'entra nè la scorreggia fetente, nè ventre, che a Bari si dice vènde, ne pezzarùle, che nel nostro dialetto non c'è e neanche Sant'Antonio poichè Sandandè corrisponde a Sant'Antonio Abate.

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CARO VITTORIO

Messaggio  Admin il Dom Ott 16, 2011 9:19 am

Ad andare tutto male, se io avessi sbagliato dalle fondamenta, il ping pong sarebbe stato comunque fruttuoso, perchè si sono aggiuti tre modi di dire (le due puzzette e la coda delle lucertole) al patrimonio di comanacosaellalde. E questo mi pare cosa buona e giusta. Mi permetto di farti notare in maniera assolutamente damascata, mio caro Victor, che la mia frase incriminata non l'ho ascoltata a Trani, ma moltissimi anni fa quando io ero studente con i capelli neri e andavo a studiare a casa di amici che erano al mille per mille baresi quanto meno di settima generazione. Non erano quindi tranesi. Che significa questo? Che possono esserci modi dire nati nello stesso luogo e leggermente diversi fra loro. Quindi sia benvenuto tutto ciò che porta ad arricchire la nostra nobile parlata. Oddio, che se poi la mia parlata barese fosse, come dire, "inquinata" dalla nobila parlata tranese per me sarebbe una conquista straordinaria, visto che io sarò sempre dalla parte del meticciato e del novantanove per cento. Sui maccheroni al forno non c'è storia, me li devi eccome! franz falanga

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RE: CARO VITTORIO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Ott 16, 2011 9:47 am

D'ACCORDO SU TUTTO, MA IN QUESTA PAGINA SI PARLA DI DIALETTO BARESE, QUINDI SI NOTA LA DIFFERENZA, DIVERSAMENTE C'E' LA PAGINA "ALTRI DIALETTI".
BUONA GIORNATA
VICTOR

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UMORISMO RUVIDO

Messaggio  Admin il Dom Ott 23, 2011 6:08 pm

A proposito di un certo umorismo ruvido dei baresi ricordate il modo di dire fatte nu chiappe? Ricordate quando è nato e dove è nato? Ricordate anche come si traduceva in barese sandokan e merci beacoup? E che frasettina simpatica si diceva quando qualche incauto amico diceva io abito a via de Rossi oppure io abito a via imbriani? l'admin

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PER FRANZ

Messaggio  felice.alloggio il Mer Ott 26, 2011 11:58 am

Per Franz

"...non sò stàte jì è stàte u càne de la massarì..." non sono stato io è stato il cane della masseria" Se non sbaglio si dicèva anche: "Non nzo state jì ma è state u cane de la vecciarì".
Ciao Felix

felice.alloggio

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LUCERTOLE

Messaggio  Admin il Mer Ott 26, 2011 5:46 pm

"...non sò stàte jì è stàte u càne de la massarì..." non sono stato io è stato il cane della masseria" Se non sbaglio si dicèva anche: "Non nzo state jì ma è state u cane de la vecciarì".
Ciao Felix.
Verissimo Felix! Grazie per avermelo/avercelo ricordato. Dirò di più, sono d'accordo con come hai scritto non nzo, io ho scritto non state jì, ma va meglio non nzo come hai scritto tu.
E' sempre un piacere. Stammi bene e fraterni saluti!
franz

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RE: LUCERTOLE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Ott 26, 2011 6:53 pm

CREDO ABBIA RAGIONE FALANGA.

Vittorio E. Polito

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