PERSONAGGI BARESI CHE HANNO DATO LUSTRO ALLA BARESITÀ

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PERSONAGGI BARESI CHE HANNO DATO LUSTRO ALLA BARESITÀ

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Giu 02, 2011 4:49 pm

Da Barisera del 20 dicembre 2010, pag. 20
La vita e le opere di uno dei maggiori operatori culturali baresi
DOMENICO TRIGGIANI
“TESTIMONE DEL TEMPO”

Fondatore di riviste, organizzatore del premio letterario “Città di Bari” si è cimentato in ogni genere letterario con onestà, bravura e successo

di Vittorio Polito

Cinque anni fa, veniva a mancare uno dei personaggi cardine della cultura barese, lo scrittore e drammaturgo Domenico Triggiani (1929-2005), barese doc.
Il suo esordio letterario risale agli inizi degli anni Cinquanta, quando risultò vincitore del Premio Nazionale per il Teatro bandito dall’Editore Gastaldi di Milano con la commedia Papà, a tutti i costi, pubblicata nel 1954.
È stato fondatore e condirettore, dal 1956 al 1959, della Rivista di lettere arti e critica «Polemica» - alla quale collaboravano noti esponenti della cultura italiana (Flora, Palazzi, Grande, Nazariantz, Beccari, Fiume, Govoni, Saponaro, Moretti, Bargellini), e principale organizzatore delle quattro edizioni del Premio letterario «Città di Bari» per la narrativa, sotto l’egida della Fiera del Levante e in collaborazione con la Casa Editrice Ceschina di Milano: felice iniziativa solo recentemente ripresa dall’Amministrazione comunale di Bari.
Artista poliedrico e instancabile operatore culturale, non c’è genere letterario con il quale Triggiani non si sia cimentato, con un contributo significativo (critica letteraria e di sociologia, commedie, drammi, radiodrammi, soggetti cinematografici, romanzi, racconti).
Schivo e riservato, non ha mai ricercato la facile popolarità, percorrendo tenacemente la sua strada con onestà intellettuale, senza scendere a compromessi: è stato «un testimone del Tempo, attento e scrupoloso», come ha scritto - molti anni orsono - il critico Gianni Custodero, anche nello svolgimento del suo lavoro nelle Istituzioni (come funzionario del Comune e della Prefettura di Bari e, in seguito, come uno dei «fondatori» della Regione Puglia, ove ha ricoperto delicati incarichi presso la Presidenza della Giunta).
Numerose sono le opere di saggistica e critica storico-letteraria: Alle soglie del caos (ed. Polemica, 1956); l’Inchiesta sulla gioventù bruciata, ed. Polemica, 1957); l’Inchiesta sul teatro (ed. Polemica, 1958); Zoo letterario (ed. Polemica, 1959); il Dizionario degli scrittori (1a ed. Milillo, 1960; 2a ed. Levante, 1961; 3a ed. Levante, 1964); la Storia delle riviste letterarie d’oggi (ed. Levante, 1961); la prima Guida storica artistica e turistica illustrata della provincia di Bari (ed. Levante, 1964); Per la storia della letteratura italiana contemporanea (ed. Levante, 1967).
Triggiani è stato soprattutto autore di teatro, cui ha dedicato la maggior parte della sua produzione letteraria. Il suo teatro è stato etichettato in vari modi dalla critica, con richiami a Betti, Aristofane, Pirandello, e Ibanez: si tratta, comunque, di teatro sociale e psicologico, che affonda il bisturi nei vizi e nelle virtù degli uomini. Dei suoi primi lavori teatrali se ne parlò agli inizi degli anni ’60 all’Actor’s Studio di Broadway, nel corso di conferenze sul teatro contemporaneo: in tale occasione Triggiani fu inserito fra gli autori validi del giovane teatro europeo.
A partire dagli anni ’80 Triggiani ha rivolto il suo interesse anche al dialetto barese, scrivendo una serie di commedie divertentissime, portate sulla scena centinaia di volte - anche nell’ambito di festival e rassegne teatrali nazionali – dal «Gruppo Teatrale Levante», da lui fondato e diretto per quasi un decennio, nonché da altre compagnie teatrali. In tale ambito artistico, come ha scritto lo scrittore e storico Vito Antonio Melchiorre, recentemente scomparso, l’autore ha mostrato «vena e capacità tali da consentirne, in qualche maniera, l’accostamento, in chiave moderna, a nomi come quelli di Giovanni Meli per il siciliano, di Giuseppe Gioacchino Belli e di Trilussa per il romanesco, e di Carlo Goldoni per il veneziano».
Le commedie in vernacolo - che costituiscono un importante contributo teso a recuperare la memoria storica del territorio in cui affondano le nostre radici - sono raccolte in tre volumi: il primo, con presentazione di V.A. Melchiorre, è stata pubblicato da Levante nel 1984 e comprende Le Barìse a Venèzie e La candìne de Cianna Cianne. La seconda raccolta di commedie in vernacolo, edita da Capone nel 1986, racchiude tre lavori: All’àneme de la bonaneme!, U madremònnie de Celluzze e No, u manecòmie no!.
L’ultima raccolta, pubblicata nel 2002 dall’Editrice Tipografica, comprende - oltre ai lavori in lingua, La valigia misteriosa e Come ti erudisco pupi e burattini - ben sette lavori teatrali in vernacolo: Che le sùrde jè megghie a jèsse mute; S’ò ffatte sé!; Nge ne sìme ascennùte; U retòrne de Giacchìne Muràtte; A cchiànge stù muèrte sò làggreme perdùte; No, u muèrte non u vògghie!; Nessciùne u sape.
Triggiani è altresì autore del primo romanzo storico-satirico in vernacolo barese, Da Adame ad Andriotte, scritto con la moglie Rosa Lettini e pubblicato nel 1992 dall’editore Schena, con presentazione di V.A. Melchiorre.
È importante ricordare che, grazie a Triggiani, il dialetto barese ha varcato non solo i confini regionali, ma anche quelli nazionali, raggiungendo praticamente tutto il mondo: le sue pubblicazioni in vernacolo sono state infatti acquistate dalla Regione Puglia per dotare le biblioteche delle Associazioni degli emigranti pugliesi residenti all’estero.
L’Università degli Studi di Bari, con il patrocinio del Comune di Bari e della Regione Puglia, lo ha ricordato il 19 marzo 2007, nel Salone degli Affreschi del Palazzo Ateneo, dedicandogli una giornata di studio, nel corso della quale il Magnfico Rettore, Corrado Petrocelli, il critico teatrale Egidio Pani, la prof.ssa Grazia Distaso e il prof. Giuseppe Bonifacino hanno celebrato la sua intensa attività di operatore culturale attento ed impegnato.


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DUE BARESI DOC, GIOVANNI PANZA E DOMENICO TRIGGIANI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Giu 02, 2011 5:11 pm

http://www.giornaledipuglia.com/2011/02/libri-due-baresi-doc-giovanni-panza-e.html
Due baresi doc, Giovanni Panza e Domenico Triggiani


pubblicato
• domenica 20 febbraio 2011
• in
• Etichette: Bari, Libri, Territorio





di Vittorio Polito

GIOVANNI PANZA (1916-1994), barese doc, laureato in Giurisprudenza, fondò e diresse nel 1948 il settimanale satirico-sportivo “L’Arciere”. Fu dirigente dell’Ispettorato Provinciale dell’Alimentazione di Bari e coordinatore dei Servizi dell’Alimentazione della Regione Puglia, curò per l’Istituto Centrale di Statistica lo studio su “Il prodotto netto dell’Agricoltura nella provincia di Bari”, editi dalla locale Camera di Commercio. Collaborò anche al periodico “Il Confratello” con articoli e poesie in lingua e in dialetto. Sono rimaste inedite molte opere e moltissime poesie in lingua e in vernacolo.
Il reale interesse di Panza era il dialetto barese, al quale era molto affezionato, come testimonia la sua prima importantissima pubblicazione “La checine de nononne” (Schena Editore), ovvero “u mangià de le barise d’aiire e de iosce”, diffusa in diverse edizioni. È disponibile ancora oggi. Trattasi di un volume bilingue (italiano e dialetto), un ricettario sul modo di mangiare dei baresi di ieri e di oggi che dovrebbe essere presente in ogni casa.
Nel testo va sottolineato «il senso della baresità, l’esaltazione di tutto ciò che rappresenta l’inventiva, la fantasia, l’amore dei baresi per la cucina intesa sia come modo di preparare le vivande sia come centro materiale e spirituale al cui calore si forma e progredisce la famiglia». Nella recensione di Franco Sorrentino si legge tra l’altro: «Con queste tenere note si rivela poeta oltre che gastronomo e cultore di antiche e deliziose tradizioni».
Panza, che definiva a torto i suoi scritti “scemetùdene de nu schecchiate” (sciocchezzuole di uno scriteriato), non si è limitato solo al libro citato. Egli ha scritto anche “Cazzavune” (lumachine) (Schena Editore), libro di poesie bilingue, nel quale egli spazia con versi sulla sua amata Bari, sui pensionati, sul primo amore, sul dialetto, esprimendo tutto il suo attaccamento per il linguaggio degli avi con il quale si possono esprimere anche i più riposti sentimenti.
Un altra importante opera di Panza è rappresentata da “La uerre di Troia” (Iliade e Odissea chendate a la pobblazione – Iliade e Odissea narrata al popolo), (Edizioni Unione Tipografica), scritta anche questa in italiano e dialetto barese. Forse perché Omero pare rappresenti una delle fonti da cui risale il nostro linguaggio, per certe citazioni come “Tallone d’Achille”, “Cavallo di Troia”, “Tela di Penelope”, ecc., che ricorrono ancora oggi come espressioni di linguaggio corrente anche da parte di chi non ha mai letto Omero. Infatti, in un’epoca oppressa da eccessivi materialismi e tecnicismi, tutti i mezzi possono essere strumenti idonei a contrastare l’antiumanesimo. Uno di questi mezzi può essere rappresentato dal dialetto barese che Giovani Panza ha utilizzato per tradurre nel nostro vernacolo i famosi poemi omerici “Iliade” e “Odissea”. Si legge nella presentazione che «Il piacere di rileggere i due poemi è stato tale da suscitare il desiderio di renderne partecipi tanti altri. Ovviamente non avevo altri mezzi per attirare l’attenzione se non il dialetto barese e, in dialetto, ho voluto riaccostarmi – con reverente umiltà – al mondo omerico per raccontare, con il tono degli antichi cantastorie, i fatti cruenti e quelli edificanti; i tanti ricchi di spunti poetici, di insegnamenti morali, di considerazioni filosofiche che nell’Iliade e nell’Odissea sono contenuti».
Mi sia consentito un personale affettuoso ricordo dell’indimenticabile Giovanni, dal momento che ho avuto l’onore e il piacere di conoscerlo e frequentarlo, potendo testimoniare soprattutto le sue doti umane ed intellettuali.

L’altro barese doc è DOMENICO TRIGGIANI (1929-2005), uno dei maggiori operatori culturali baresi. Egli infatti ha organizzato il premio letterario “Città di Bari”, cimentandosi in ogni genere letterario con bravura e successo. Il suo esordio letterario risale agli inizi degli anni Cinquanta, quando risultò vincitore del Premio Nazionale per il Teatro bandito dall’Editore Gastaldi di Milano con la commedia Papà, a tutti i costi, pubblicata nel 1954. È stato fondatore e condirettore, dal 1956 al 1959, della Rivista di lettere arti e critica «Polemica» - alla quale collaboravano noti esponenti della cultura italiana (Flora, Palazzi, Grande, Nazariantz, Beccari, Fiume, Govoni, Saponaro, Moretti, Bargellini), e principale organizzatore delle quattro edizioni del Premio letterario «Città di Bari» per la narrativa, sotto l’egida della Fiera del Levante e in collaborazione con la Casa Editrice Ceschina di Milano: felice iniziativa solo recentemente ripresa dall’Amministrazione comunale di Bari.
Artista poliedrico e instancabile operatore culturale, non c’è genere letterario con il quale Triggiani non si sia cimentato, con un contributo significativo (critica letteraria e di sociologia, commedie, drammi, radiodrammi, soggetti cinematografici, romanzi, racconti). Schivo e riservato, non ha mai ricercato la facile popolarità, percorrendo tenacemente la sua strada con onestà intellettuale, senza scendere a compromessi: è stato «un testimone del Tempo, attento e scrupoloso», come ha scritto - molti anni orsono - il critico Gianni Custodero, anche nello svolgimento del suo lavoro nelle Istituzioni (come funzionario del Comune e della Prefettura di Bari e, in seguito, uno dei «fondatori» della Regione Puglia, ove ha ricoperto delicati incarichi presso la Presidenza della Giunta).
Numerose sono le opere di saggistica e critica storico-letteraria: Alle soglie del caos (ed. Polemica, 1956); l’Inchiesta sulla gioventù bruciata, ed. Polemica, 1957); l’Inchiesta sul teatro (ed. Polemica, 1958); Zoo letterario (ed. Polemica, 1959); il Dizionario degli scrittori (1ª ed. Milillo, 1960; 2ª ed. Levante, 1961; 3ª ed. Levante, 1964); la Storia delle riviste letterarie d’oggi (ed. Levante, 1961); la prima Guida storica artistica e turistica illustrata della provincia di Bari (ed. Levante, 1964); Per la storia della letteratura italiana contemporanea (ed. Levante, 1967). Triggiani è stato soprattutto autore di teatro, cui ha dedicato la maggior parte della sua produzione letteraria. Il suo teatro è stato etichettato in vari modi dalla critica, con richiami a Betti, Aristofane, Pirandello, e Ibanez: si tratta, comunque, di teatro sociale e psicologico, che affonda il bisturi nei vizi e nelle virtù degli uomini. Dei suoi primi lavori teatrali se ne parlò agli inizi degli anni ’60 all’Actor’s Studio di Broadway, nel corso di conferenze sul teatro contemporaneo: in tale occasione Triggiani fu inserito fra gli autori validi del giovane teatro europeo.
A partire dagli anni ’80 Triggiani ha rivolto il suo interesse anche al dialetto barese, scrivendo una serie di commedie divertentissime, portate sulla scena centinaia di volte - anche nell’ambito di festival e rassegne teatrali nazionali – dal «Gruppo Teatrale Levante», da lui fondato e diretto per quasi un decennio, nonché da altre compagnie teatrali. In tale ambito artistico, come ha scritto lo scrittore e storico Vito Antonio Melchiorre, recentemente scomparso, l’autore ha mostrato «vena e capacità tali da consentirne, in qualche maniera, l’accostamento, in chiave moderna, a nomi come quelli di Giovanni Meli per il siciliano, di Giuseppe Gioacchino Belli e di Trilussa per il romanesco, e di Carlo Goldoni per il veneziano».
Le commedie in vernacolo - che costituiscono un importante contributo teso a recuperare la memoria storica del territorio in cui affondano le nostre radici - sono raccolte in tre volumi: il primo, con presentazione di V.A. Melchiorre, è stata pubblicato da Levante nel 1984 e comprende Le Barìse a Venèzie e La candìne de Cianna Cianne. La seconda raccolta di commedie in vernacolo, edita da Capone nel 1986, racchiude tre lavori: All’àneme de la bonaneme!, U madremònnie de Celluzze e No, u manecòmie no!.
L’ultima raccolta, pubblicata nel 2002 dall’Editrice Tipografica, comprende - oltre ai lavori in lingua, La valigia misteriosa e Come ti erudisco pupi e burattini - ben sette lavori teatrali in vernacolo: Che le sùrde jè megghie a jèsse mute; S’ò ffatte sé!; Nge ne sìme ascennùte; U retòrne de Giacchìne Muràtte; A cchiànge stù muèrte sò làggreme perdùte; No, u muèrte non u vògghie!; Nessciùne u sape.
Triggiani è altresì autore del primo romanzo storico-satirico in vernacolo barese, Da Adame ad Andriotte, scritto con la moglie Rosa Lettini e pubblicato nel 1992 dall’editore Schena, con presentazione di V.A. Melchiorre.
Il dialetto barese vede Panza e Triggiani protagonisti tra poesie e commedie, scritte in un ottimo vernacolo, il che denota la preparazione e la padronanza della lingua dei nostri nonni che entrambi gli autori possedevano. D’altro canto il dialetto, che è un potente mezzo di comunicazione, vanta numerose espressioni artistiche, in poesia, in prosa e in teatro, come testimonia appunto il lavoro dei due baresi doc, rivelandosi quindi uno strumento importante per la crescita socio-culturale di una popolazione. Entrambi hanno contribuito a creare un ponte autentico tra le generazioni, che hanno necessità di comunicare in modo spontaneo, per crescere senza vincoli e barriere.
Come baresi ed estimatori del dialetto e della baresità è doveroso dare atto a Giovanni Panza e Domenico Triggiani, del loro particolare attaccamento alla nostra città, ai suoi valori storici, morali e la tendenza a mettere in risalto la lingua dei nostri padri, il dialetto, finalizzato a far rivivere nel tempo usi e costumi della nostra gente.

Vittorio E. Polito

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RICORDO DI DOMENICO TRIGGIANI, SCRITTORE E COMMEDIOGRAFO BARESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Giu 02, 2011 5:49 pm

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RICORDO DI DOMENICO TRIGGIANI, SCRITTORE E COMMEDIOGRAFO BARESE


• martedì 26 aprile 2011
• in
• Etichette: Bari, Cultura e Spettacoli, Libri


- Domenico Triggiani

di Vittorio Polito


Parlare di una persona quale è stato Domenico Triggiani (1929-2005), barese doc, benemerito e personaggio cardine della cultura barese, è cosa assai difficile e impegnativa. Nella sua lunga carriera letteraria ha fatto di tutto e di più, senza limiti. Si è interessato di tutto: dalla direzione di riviste letterarie a scrittore in dialetto e in lingua, alla fondazione di premi letterari, alla scrittura di commedie, ecc. Artista poliedrico e instancabile operatore culturale, ha trattato ogni genere letterario, portando contributi significativi: inchieste di costume, repertori bio-bibliografici, saggi di critica letteraria e di sociologia, commedie, drammi, radiodrammi, soggetti cinematografici, romanzi, racconti. Basti pensare che vanta trentamila recensioni e segnalazioni. Egli infatti ha iniziato giovanissimo a collaborare, con articoli e rubriche, a quotidiani e periodici.
Il suo esordio letterario risale agli inizi degli anni Cinquanta, quando risultò vincitore del Premio Nazionale per il Teatro bandito dall’Editore Gastaldi di Milano con la commedia “Papà, a tutti i costi”, pubblicata nel 1954.
È stato fondatore e condirettore, dal 1956 al 1959 della Rivista di lettere arti e critica “Polemica” - alla quale collaboravano noti esponenti della cultura italiana come Flora, Palazzi, Grande, Nazariantz, Beccari, Fiume, Govoni, Saponaro, Moretti, Bargellini - e il principale organizzatore, negli stessi anni, delle quattro edizioni del Premio letterario “Città di Bari” per la narrativa, sotto l’egida della Fiera del Levante e in collaborazione con la Casa Editrice Ceschina di Milano: felice iniziativa solo recentemente ripresa dall’Amministrazione comunale di Bari.
Tra le proposte culturali promosse dalla Rivista “Polemica” durante la direzione di Triggiani, merita di essere segnalato l’avvio di un’attività editoriale attraverso la Collana “Le Pietre” e la realizzazione, in collaborazione con il G.A.D.-Prometeo, del Teatro Circolare presso l’Albergo delle Nazioni sul Lungomare di Bari: il secondo in Italia dopo il Sant’Erasmo di Milano.
Schivo e riservato, lontano dalla ribalta televisiva, non ha mai ricercato la facile popolarità, percorrendo tenacemente la sua strada con onestà intellettuale, senza scendere a compromessi: è stato «un testimone del Tempo, attento e scrupoloso», come ha scritto - molti anni orsono - il critico Gianni Custodero, anche nello svolgimento del suo lavoro nelle Istituzioni (ha ricoperto il ruolo di funzionario del Comune e della Prefettura di Bari e, in seguito, è stato uno dei “fondatori” della Regione Puglia, ove ha ricoperto delicati incarichi presso la Presidenza della Giunta).
Numerose sono le opere di saggistica e critica storico-letteraria che Triggiani ci ha lasciato, tra le quali: “Alle soglie del caos” (ed. Polemica, 1956); “Inchiesta sulla gioventù bruciata”, con prefazione del Prof. Aldo Agazzi (ed. Polemica, 1957); “Inchiesta sul teatro” (ed. Polemica, 1958); “Zoo letterario” (ed. Polemica, 1959); il “Dizionario degli scrittori” (1a ed. Milillo, 1960; 2a ed. Levante, 1961; 3a ed. Levante, 1964); la “Storia delle riviste letterarie d’oggi” (ed. Levante, 1961); la prima “Guida storica artistica e turistica illustrata della provincia di Bari” (ed. Levante, 1964); “Per la storia della letteratura italiana contemporanea” (ed. Levante, 1967).
Triggiani è stato soprattutto autore di teatro, cui ha dedicato la maggior parte della sua produzione letteraria. Il suo teatro è stato etichettato in vari modi dalla critica, con richiami a Betti, ad Aristofane, a Pirandello, a Ibanez: si tratta, comunque, di teatro sociale e psicologico, che affonda il bisturi nei vizi e nelle virtù degli uomini. Dei suoi primi lavori teatrali se ne parlò agli inizi degli anni ’60 all’Actor’s Studio di Broadway, nel corso di conferenze sul teatro contemporaneo: in tale occasione Triggiani fu inserito fra gli autori validi del giovane teatro europeo.
Oltre al già citato atto unico “Papà, a tutti costi”, ripubblicato da Capone nel 1982, più volte rappresentato con successo, meritano di essere ricordati: l’atto unico “Il dramma di un giudice” (1a ed. Gastaldi, 1962, 2a ed. Levante, 1983), trasmesso nel 1982, con grande successo di ascolti, dalla RAI nell’adattamento radiofonico di Luigi Angiuli; il dramma “Il destino dipende da Cristina” (ed. CEM, 1955); il dramma “Peccati di Provincia” (ed. Levante, 1983), rappresentato in molti teatri pugliesi tra cui il Teatro Piccinni di Bari; la commedia musicale “Donne al potere”, con musiche del M° Ignazio Civera (ed Capone, 1982), rappresentata in prima assoluta al Teatro Petruzzelli di Bari nel 1983.
A partire dagli anni ’80 Triggiani ha rivolto il suo interesse anche al dialetto barese, scrivendo una serie di commedie divertentissime, portate sulla scena centinaia di volte - anche nell’ambito di festival e rassegne teatrali nazionali - dal “Gruppo Teatrale Levante”, da lui fondato e diretto per quasi un decennio, nonché da altre compagnie teatrali. In tale ambito artistico, come ha scritto lo scrittore e storico Vito Antonio Melchiorre, recentemente scomparso, l’autore ha mostrato «vena e capacità tali da consentirne, in qualche maniera, l’accostamento, in chiave moderna, a nomi come quelli di Giovanni Meli per il siciliano, di Giuseppe Gioacchino Belli e di Trilussa per il romanesco, e di Carlo Goldoni per il veneziano».
Le commedie in vernacolo - che costituiscono un importante contributo teso a recuperare la memoria storica del territorio in cui affondano le nostre radici - sono raccolte in tre volumi. Il primo, con presentazione di V.A. Melchiorre, è stata pubblicato da Levante nel 1984 e comprende “Le Barìse a Venèzie” e “La candìne de Cianna Cianne”.
La seconda raccolta di commedie in vernacolo, edita da Capone nel 1986, racchiude tre lavori: “All’àneme de la bonaneme!”, “U madremònnie de Celluzze” e “No, u manecòmie no!”.
L’ultima raccolta, pubblicata nel 2002 dall’Editrice Tipografica, comprende - oltre a due lavori in lingua, “La valigia misteriosa” e “Come ti erudisco pupi e burattini” - ben sette lavori teatrali in vernacolo: “Che le sùrde jè megghie a jèsse mute”; “S’ò ffatte sé!”; “Nge ne sìme ascennùte”; “U retòrne de Giacchìne Muràtte”; “A cchiànge stù muèrte sò làggreme perdùte”; “No, u muèrte non u vògghie!”; “Nessciùne u sape”.
Triggiani è altresì autore del primo ed unico romanzo storico-satirico in vernacolo barese, “Da Adame ad Andriotte”, scritto con la moglie Rosa Lettini e pubblicato nel 1992 dall’editore Schena, con presentazione di V.A. Melchiorre.
Il dialetto barese lo ha visto protagonista, anche perché le sue commedie dialettali, oltre ad essere numerose, sono scritte in un ottimo vernacolo, il che denota la preparazione e la padronanza della lingua dei nostri nonni che Triggiani possedeva. D’altro canto il dialetto, potente mezzo di comunicazione vanta numerose espressioni artistiche, in poesia, in prosa e in teatro, come testimonia il lavoro dello scrittore, rivelandosi uno strumento importante per la crescita socio-culturale di una popolazione. Lo scrittore contribuisce così a creare un ponte autentico tra le generazioni, che hanno necessità di comunicare in modo spontaneo, per crescere senza vincoli e barriere.
È importante ricordare che, grazie a Triggiani, il dialetto barese ha varcato non solo i confini regionali, ma anche quelli nazionali, raggiungendo praticamente tutto il mondo: le sue pubblicazioni in vernacolo sono state infatti acquistate dalla Regione Puglia per dotare le biblioteche delle Associazioni degli emigranti pugliesi residenti all’estero.
Quanto alle opere di narrativa in lingua di Triggiani, un posto di rilievo occupano i tre romanzi scritti in collaborazione con Rosa Lettini: “Il virus del passato” (ed. Capone, 1989); “Il giudice Pandis – Un’odissea nel tempo”, con presentazione di V.A. Melchiorre (ed. Serarcangeli, 1990); “In diretta dall’Inferno” (Editrice Tipografica, 2003).
La validità della sua feconda e appassionata attività artistico-letteraria è attestata dalle oltre trentamila recensioni e segnalazioni delle sue opere da parte della critica e della stampa nazionale ed estera e dai numerosi premi e riconoscimenti ricevuti nella sua lunga carriera: tra essi, il Diploma con medaglia di “Benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte”, conferitogli dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1998, l’onorificenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica italiana”, i numerosi Premi della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (l’ultimo nel 2005), il Premio “Pugliese Illustre” (1982) della Fondazione Nuove Proposte di Martina Franca, il Premio Letterario Internazionale di Cultura Popolare “Puglia” (1988), il Premio Nazionale “Cicolella” per la Saggistica 1990, il Premio Letterario Nazionale “Cicolella” per il Teatro 1990 e 1991.
Molte altre cose si potrebbero dire sul suo conto, se solo si volesse passare in rassegna quanto ha prodotto Triggiani nella sua lunga e variegata attività culturale, ma per fare ciò occorrerebbe una capacità pari alla sua, capacità, che non si ha la pretesa di eguagliare.
L’Università degli Studi di Bari, con il patrocinio del Comune di Bari e della Regione Puglia, il 19 marzo 2007, nel Salone degli Affreschi del Palazzo Ateneo, ha dedicato a Triggiani una giornata di studio, nel corso della quale sono intervenuti il Magnifico Rettore, Corrado Petrocelli, la prof.ssa Grazia Distaso, preside della Facoltà di Lettere, il prof. Giuseppe Bonifacino, docente nella stessa Facoltà, ed il critico teatrale Egidio Pani, tutti concordi nel sottolineare in Domenico Triggiani le qualità di artista poliedrico e instancabile operatore culturale, soprattutto per la notevole produzione letteraria e teatrale, sia in lingua che in dialetto barese, che lo ha visto meritevole di riconoscimenti nazionali ed internazionali e vincitore di numerosi premi ed onorificenze.
Michele Campione, il grande giornalista barese, scriveva sul “Corriere del Giorno” del 10 maggio 2002: «Domenico Triggiani è uno di quei personaggi ai quali la cultura barese deve non poco ma che Bari, città in genere immemore, non ha gratificato per nulla e non se ne capiscono le ragioni».
Pertanto, ricorrendo tra qualche anno il decennale della scomparsa di Domenico Triggiani, sarebbe auspicabile che il Comune di Bari si attivasse, per ricordare degnamente Domenico Triggiani, un grande figlio della sua terra, intestandogli una strada, come è stato fatto per altri cittadini che hanno dato lustro e dignità alla nostra città.
- Il volume edito da Levante

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RICORDO DI VITO ANTONIO MELCHIORRE AD UN ANNO DALLA SCOMPARSA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Ott 14, 2011 5:12 pm



http://www.giornaledipuglia.com/2011/10/ricordo-di-vito-antonio-melchiorre.html

Ricordo di Vito Antonio Melchiorre, storico e galantuomo barese

di Vittorio Polito

Vito Antonio Melchiorre

È trascorso un anno dalla scomparsa di Vito Antonio Melchiorre, lo storico di Bari, nato il 9 luglio 1922. Laureato in Giurisprudenza ed in Lingue e Letterature straniere presso l’Ateneo barese. Ha ricoperto per 40 anni il ruolo di funzionario del Comune di Bari. Con il sindaco Nicola Vernola ha ricoperto anche l’incarico di Capo di Gabinetto.
Ha pubblicato centinaia di libri sulla storia locale con importanti case editrici (Adda, Adriatica, Electa, Levante, New Compton).
L’ultima sua imponente pubblicazione dal titolo “Storie baresi” (Levante Editori), ha visto la luce solo qualche settimana prima della sua scomparsa. È stato mio l’onore della prima recensione del suo ultimo libro (Barisera del 27 settembre 2010), e di aver comunicato a Melchiorre la pubblicazione della stessa, il giorno prima del suo ricovero a cui è seguita qualche giorno dopo la morte.
«La scomparsa di Vito Antonio Melchiorre - scriveva il Sindaco di Bari Emiliano - lascia un vuoto incolmabile. I numerosissimi e pregiati testi che in tanti anni egli ha dedicato alla storia della nostra città sono il segno autentico della sua passione e del suo amore per Bari».
“Storie baresi”, l’ultimo suo libro di oltre mille pagine (con la bella copertina del maestro Carlo Fusca), è un caleidoscopio di notizie e informazioni sul passato della nostra città. L’amore per la sua terra è, inoltre, testimoniato anche da quello che egli stesso scrive nella sua presentazione al volume: «La presente pubblicazione, intende rappresentare, soprattutto, un deferente atto di omaggio verso la terra e la città di Bari».
Vito Antonio Melchiorre è stato per Bari uno tra i più grandi e amati figli, un galantuomo d’altri tempi, la cui modestia lo contraddistingueva, colui che sapeva tutto su fatti e storia della nostra città. La sua copiosa produzione letteraria e storica resta come documentazione e testimonianza del suo amore e del suo interesse per i trascorsi di Bari, delle sue origini e dei suoi abitanti.


La sua ultima pubblicazione edita da Levante Editori

Alcune sue pubblicazioni:

‘Bari antica’ (Adda editore, 1980), ‘Bari & S. Nicola’ (Edipuglia, 1986), ‘Bari’ (Mario Adda Editore, 1987), ‘Il Comune di Bari’ (Levante editori, 1989), ‘Il Teatro Petruzzelli’ (Adda editore, 1992), ‘Bari. Il Palazzo di Città’ (Mario Adda editore, 1997), ‘Il Borgo murattiano di Bari’ (Mario Adda editore, 1998), ‘Donne baresi’ (Mario Adda editore, 1998), ‘Il Natale di Bari alla vigilia del duemila’ (Mario Adda editore, 1999), ‘Bari fra le due guerre mondiali’ (Mario Adda Editore, 2000), ‘Note storiche su Bari’ (Levante editori, 2001), ‘Storie di Bari’ (Adda editore, 2002), ‘Bari nella storia’ (Adda editore, 2002), ‘Bari Vecchia’ (Adda editore, 2003), ‘Storie Baresi’ (Levante editori, 2010).

Vittorio E. Polito

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VITO MAUROGIOVANNI, IL CANTORE DI BARI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:28 pm


Vito Maurogiovanni, scrittore, giornalista, commediografo e sceneggiatore, la grande memoria storica della nostra città non è più tra noi.
Bari perde uno dei suoi grandi e amati figli che sapeva tutto sulla nostra città, sui personaggi, sui fatti, sulla storia. La sua innumerevole produzione letteraria su varie materie: teatro, dialetto, commedie, sopravvivrà sempre a se stesso a testimoniare la sua “immortalità”.


Ricordo solo qualche titolo delle sue opere relative al dialetto.

MAUROGIOVANNI C. & V.: Natale a Bari
, Paolo Malagrinò Editore, Bari, 2006; Poesie;
MAUROGIOVANNI V.: Il Teatro, Levante Editori, Bari, 1993;
Una raccolta di otto commedie delle quali sette largamente rappresentate ed una inedita: Chidde dì du 188; Aminueamare; Sanghe, amore e contrabbanne; Cinque monaci da fucilare; Piove, l’acqua è di limone, Papa Galeazzo: splendori e miserie; Nicolaus (… venne dal mare); e Onda Marina.
Cose e fatti baresi calati nel più vasto contesto dei tempi che vede i personaggi, tratti da un sottoproletariato urbano, vivere le realtà temporali con una magica autenticità popolare. In tale tessuto, importante è l’uso del dialetto barese nella sua ricchezza idiomatico-espressiva piuttosto che nel valore filologico.
MAUROGIOVANNI V.: La passione de Criste, Edipuglia, Bari, 1988;
Il dramma teatrale La Passione de Criste è, in sostanza, un altro grande lavoro in dialetto. Replicata oltre cento volte in teatro è stata trasmessa anche da Raitre. Il dramma rappresenta "la passione di una classe che supera la propria condizione di emarginazione e misera attraverso emigrazione e abbandono di affetti, abitudini, ricordi e perviene così a una resurrezione in negativo" (Raffaele Nigro)
MAUROGIOVANNI V.: U cafè antiche, Levante Editori, Bari, 1983;
In Via De Rossi, a Bari, c'era un antico caffè aperto nel 1860 dal padre dell'autore, quell'Antico Caffè, con il lampione rosso, i divani rossi, i quadri dei Mille di Garibaldi, tutti commossi naturalmente e in camicia rossa. E un lampione bianco, luminoso, che si accendeva nelle grandi occasioni. Quì ha vissuto l'autore consentendogli di memorizzare tante di quelle cose e di quei personaggi, da indurlo a scrivere, tra le sue numerose pubblicazioni in lingua e in vernacolo, il dramma in dialetto barese U cafè antiche. Il dramma si svolge nel piccolo caffè, quello di Maurogiovanni, che dà materia all'autore, una mescita aperta a Bari da un bisnonno di origine napoletana, che vide passare borbonici e garibaldini, e che nei suoi tre atti fioriscono anche spontanee situazioni comiche attinte dal vivere quotidiano del nostro popolo. Il lavoro è ambientato in un epoca ormai lontana ma che l'autore ha trattato con una finezza davvero pregevole.


Vittorio E. Polito

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DEDICATO A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:31 pm



da Barisera del 7 marzo 2009, pag. 18

Il libro di memorie dello scrittore e giornalista scomparso qualche giorno fa

IL “COME ERAVAMO” DELLA BARI DI MAUROGIOVANNI
di Vittorio Polito
Vito Maurogiovanni, la grande memoria storica di Bari, appena scomparso, ha scritto per i suoi concittadini il corposo e bel volume “Come eravamo”, con la presentazione di Lino Patruno, edito in elegante veste tipografica da Levante Editori, una delle importanti case editrici baresi che danno lustro alla nostra città.
Ricordo questo volume perché, Maurogiovanni, il cantore della nostra Bari, ci teneva tanto: “Come eravamo”, infatti, è il titolo della fortunata rubrica firmata dallo stesso Maurogiovanni e che La Gazzetta del Mezzogiorno pubblica da diversi anni e che Vito, nonostante la sua infermità, ha continuato a scrivere fino a qualche giorno fa. Rubrica molto seguita dai lettori per gli importanti contenuti che l’autore riportava e ricordava di volta in volta.
Le opere del grande giornalista, drammaturgo, commediografo e scrittore, non si contano e non finiscono mai di stupirci: passano, infatti, dalla cultura popolare, al teatro, ai racconti, alle tradizioni, a San Nicola, al dialetto, al quale ultimo ha dato dignità letteraria e teatrale.
Monsignor Cacucci, Arcivescovo di Bari, disse in occasione del suo 80° compleanno «Che la città deve a lui l’aspetto migliore per la sua profondità culturale, mai ostentata, la sua fede, la sua umiltà. Si coglie nella sua persona un tratto di storia di Bari». Il volume è una rassegna di storie, personaggi e fatti accaduti nella nostra città negli anni passati che, Maurogiovanni, da acuto ed attento testimone ed osservatore ha puntualmente annotati e memorizzati per ricordarli ai meno giovani e lasciare ai posteri cronaca, nomi e storia della nostra città, quella città che Vito ha tenuto sott’occhio da antica data, e che, l’autore dell’immagine di copertina, Carlo Fusca, ha ben rappresentata sotto lo sguardo bonario dell’autore.
La prima pagina di questo libro Vito l’ha dedicò a don Mario Cavalli, suo grande amico ed editore, fondatore della casa editrice Levante, scomparso qualche anno fa, un esempio mirabile di uomo, padre e amico che, grazie al notevole attaccamento al lavoro, al grande spirito di sacrificio e, soprattutto, alle referenze di stima e carisma che ha collezionato nel corso dei decenni da parte di coloro che lo hanno conosciuto, ha creato una casa editrice di grande prestigio.
Nella bella pubblicazione si parla di cinema, eventi, personaggi, dei luoghi della memoria, di scuola, di guerre, di treni e di ferrovieri, di sarti, di viaggi, di Natale e feste comandate e di teatro. Ma uno dei capitoli più interessanti ed avvincenti è quello dei personaggi nel quale si incontrano molte persone ormai scomparse anch’esse: da Michele Campione, indimenticabile e simpatico giornalista, a Vito Lozito, scrittore e docente di storia della chiesa, all’arcivescovo Mariano Magrassi, arcivescovo di Bari, a Nunzio Schena, editore di Fasano, a Donato Marrone, grande direttore d’orchestra, direttori di quotidiani, uomini politici, attori, attrici, ecc. Ma si parla anche di personaggi viventi: Raffaele Nigro, Carlo Fusca, Luigi Giacopino, Rino Bizzarro, Nino Lavermicocca, Antonio Castorani, Padre Bova, attuale Priore della Basilica di San Nicola. Insomma sono citati centinaia e centinaia di personaggi tra persone comuni, autorità, sindaci, giornalisti, monaci, registi, generali d’aviazione, ecc. Tutte persone che si sono avvicendate nella storia di Bari molte delle quali sono ancora sulla scena. Va sottolineato che delle persone citate, non compaiono solo i nomi, ma anche fatti e vicende a loro legati che all’attento cronista Maurogiovanni non sono sfuggiti e che ha puntualmente annotato.
L’opera è completata da un appendice di ricordi e testimonianze. Un “Come eravamo” a cura di Gianni Cavalli. Si tratta di una serie di riflessioni che mettono in evidenza il concetto che “mondo è, mondo era e mondo sarà” e rappresentano una carrellata di immagini che, scorrendo come in un film, testimoniano ancora una volta il passare impietoso e implacabile del tempo.
Nella stessa appendice si fa anche la storia della rivista letteraria “Fragile”, che raggiunse gratuitamente tutte le librerie d’Italia. Nata da un’idea di Raffaele Nigro, diretta da Gianni Cavalli, edita e distribuita da casa Levante, vide tra i protagonisti Manlio Rossi Doria, Luigi Lombardi Satriani, Leonardo Sciascia, Francesco Bellino, Michele Campione, Ettore Catalano, Michele Dell’Aquila, Maria Marcone, Vito Maurogiovanni, Antonio Rossano, Domenico Cara, Sergio D’Amaro, Leo Sforza, Francesco De Martino, Giorgio Saponaro, Lucio Zinna, Alberto Mario Moriconi, Mario Lunetta, Gilberto Finzi, Pasquale Voza, Geno Pampaloni, Nino Palombo, Gigliola De Donato, Franco Manescalchi, Tito Spinelli e Silvano Folliero.
Tommaso Fiore scrisse di lui: «Non è un poeta, cioè potrebbe anche essere un poeta e non fare nessuna impressione. Invece questo uomo si distingue facilmente, mi ha colpito sempre per qualcosa di singolarmente puro, ecco, francescano. La sua faccia, come di un bambino senza pelo, bianchissima, gli occhi grandi e neri pensosi e assorti, sempre. A che cosa pensa? Non so, ma ha sempre qualcosa cui pensare… Non è facile far nascere la poesia dalle comuni vicende quotidiane. Invece tutta la poesia a stampa di questo poeta non è che un appendice dell’uomo. Scrive “Quando mia madre era ammalata” per un fatto reale, scrive “Il cappotto” perché gli hanno rubato il cappotto e la moglie si è messa a piangere davvero». D’altro canto la sua attività di giornalista e scrittore di chiara fama non poteva non regalarci l’avvincente pubblicazione di cui parliamo, da leggere attentamente e consultare alla bisogna.
Grazie Vito per averci regalato con tanta finezza, amore ed eleganza una delle tante testimonianze della vita di Bari, della quale molti di noi sono stati protagonisti e/o testimoni, ma che devono conoscere anche i giovani, dal momento che è guardando il passato che si può leggere il futuro.
Non si può che convenire con Lino Patruno che nella presentazione scrive, «I suoi ottant’anni sono immortali perché egli sopravvivrà sempre a se stesso». Vito, infatti, se ne è andato con discrezione, come era il suo carattere, non ha voluto disturbare nessuno e con le chiavi della città, consegnategli dal primo cittadino qualche tempo fa, ha chiuso silenziosamente la porta.
Mi sia consentito, infine, il mio personale ringraziamento e viva gratitudine al caro Vito, che nonostante le sue precarie condizioni di salute, volle onorarmi della sua prefazione ad una mia recente pubblicazione.

Vittorio E. Polito

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OMAGGIO DI GIUSEPPE GIOIA A VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:33 pm

OMAGGIO DI GIUSEPPE GIOIA AL GRANDE E INDIMENTICABILE VITO MAUROGIOVANNI

A VITO MAUROGIOVANNI

Come u jacchieche dananze
serredènde e chjìne de criànze
jìnd’ò core tanne me pìgghie
nu dolge prjìsce e n'aggìgghje

ca prepotènde come vambàte,
me fasce sendì affertenàte
de canosce cusse crestiàne
ca jè frate e... attàne

E come fasce u mègghie fare
ca da lendàne chiàre chiàre
carrèsce da mènze all’onne
le varchecèdde peccenònne
e aspettànne n'arria nòve
se le strènge alle recòve,

adachesì Maurogiovanni
citte citte, da tand’anne,
la terra sò v'acchiamendànne
a ogne spunde e a ogne vànne
e che sèndemènde e ardòre
se la strènge fort’o còre

E da cudde core frevènde
che la fandasì e u sendemènde
assà storrie sò assùte
assà libbre se sò agnùte

de pausì e de calòre
de fiàte e d’amòre
ca jìnd’a Bare, rezzuànne,
Jìdde jàcchie a ogne vanne


Giuseppe Gioia
13.09.2004

Vittorio E. Polito

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TESTIMONIANZA DI PASQUALE LOCAPUTO PER VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:37 pm

Riporto un messaggio del prof. Pasquale Locaputo di Conversano indirizzato a me, sapendomi amico del grande Vito Maurogiovanni.

Caro Vittorio,

sono rimasto come fulminato dalla lettura del pezzo di Bari Sera per la morte di Maurogiovanni. Ho conosciuto personalmente il grande cuore di Bari: Lo invitai a Conversano per l'Associazione Sturzo e rimasi letteralmente affascinato dalla sua semplicità e dalla sua straordinaria ricchezza umana. Ricordo che l'uditorio lo ascoltò con un religioso silenzio e costante attenzione testimoniandogli una specie di venerazione nonostante la sua verve e ironia tipica della 'baresità' con cui riuscì a rendere leggera e vivace la serata. Un uomo che Bari meritava perchè di Bari aveva il cuore, l'anima più profonda, gli umori, la vivacità scanzonata. Voglio esprimere a te che gli sei stato amico il dolore per la sua scomparsa, il rimpianto più profondo per non essermi più spesso giovato della sua grande disponibilità. Contavo proprio quest'anno di incontrarlo presso l'editore Levante per pregarlo di preparare la presentazione del mio Dizionario. E anche questa è un'occasione perduta. Ma lo ricorderò con piacere ogni volta che leggerò nella mia biblioteca i dorsi delle sue pubblicazioni che ebbe la bontà di regalarmi.
È la parte del suo cuore che resterà intramontabile nel ricordo delle generazioni future. Addio Vito Maurogiovanni: ci hai raccontato la Bari più verace e più sana, quella che stiamo già rimpiangendo vedendola ogni giorno oscurata dalla distrazione e dalla volgarità di certi baresi di oggi.
Ciao.
Pasquale Locaputo

Vittorio E. Polito

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DA FELICE ALLOGGIO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:38 pm

felice.alloggio ha scritto:Partecipo commosso al dolore dei familiari di Vito Maurogiovanni per la sua improvvisa scomparsa. Lo ricordo sempre con molto affetto perchè con lui è cominciato nel 1992 il mio percorso di attore amatoriale, avendo interpretato tre delle sue brillanti commedie, "U figghie de nessciune", "la figghie de chemmà Iangeline" e "U appundamènde". Queste commedie furono rappresentate negli anni '50 nel Teatro Petruzzelli con protagonista l'attore Osvaldo Ruggeri. Lo ricordo ancora con commozione perchè nel 2001 mi assegnò l'incarico di fondere in un'unica commedia due suoi atti unici che intitolai ricevendone la sua approvazione "Vecchi tempi...". Quest'ultima commedia in due atti è andata in scena con l'allestimento del Gruppo Teatrale "Originàle adavère" di Bari, e con il Gruppo d'Animazione Lapecheronza di Ruvo di Puglia, nei quali ho interpretato la parte di Don Michele, sacerdote che amava parlare in dialetto con i suoi parrocchiani.
Ma sono tanti i ricordi che mi legano a lui, tutti belli, come le presentazione dei suoi libri, le chiacchierate ora in questa ora in quell'altra libreria di Bari, gli incontri a casa sua, ultima in ordine di tempo quello avuto insieme alla figliola di Lorenzo Lastilla, autore insieme a Vito delle scenette della "Caravella". In questa circostanza, la signora Lastilla mi dette le veline di numerosi testi di quelle scenette, dattiloscritti che conservo gelosamente, chiedendo a me e a Vito di poterli pubblicare. Vito era assolutamente d'accordo e mi affidò l'incarico di riscriverli sul Personal Computer per poi procedere ad una eventuale loro pubblicazione.
Ciao Vito e grazie per quello che hai dato a me, a noi baresi e a tutta la città.
Felice Alloggio

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PROPOSTA PER VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:40 pm

DA "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DEL 10 MARZO 2009




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LA SCOMPARSA DEL PROF. VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:42 pm

Quando una persona per bene come il professor Vito Maurogiovanni lascia questo mondo è sempre un lutto. Se poi questa persona per bene è già entrata nel DNA di una città, nel nostro caso Bari, la tristezza per la perdita è ancora più profonda. E' scomparso un cantore della baresità, è scomparsa una persona a cui i baresi devono molto, è scomparsa una persona che doveva molto alla sua baresità. Insieme agli altri amici del forum piango la scomparsa di un galantuomo.
Franz Falanga

Vittorio E. Polito

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PER VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:44 pm

santa vetturi ha scritto:Ognuno di noi, "baresacci" nel cuore, si sente oggi più povero, per questa perdita.
Con Vito Maurogiovanni se ne va non solo la memoria, ma forse, in qualche modo, anche l'anima antica di questa città, fatta di cose semplici ma concrete, e di gente sincera e operosa. Quell'anima che lui ha così mirabilmente delineato nelle sue opere.
Io non ho da raccontare di frequentazioni assidue, solo delle tante volte in cui sono rimasta incantata nell'ascoltarlo dipingere, con una pennellata affettuosa quanto mordace, un mondo ormai passato ma radicato nel ricordo e vivificato dalle sue parole... e di quell'unica volta in cui ho gli ho detto della mia passione per il dialetto e delle mie poesie, ricevendone in cambio un caloroso incoraggiamento e potendone apprezzare la signorilità e bontà d'animo, così evidenti anche in un approccio casuale.
Posso solo dire di quanto i suoi scritti mi prendano e m'insegnino, di quanto io l'abbia sempre considerato un modello, stratosfericamente lontano dalla mia "piccolezza" di autrice, ma vicino di certo nell'intensità del sentire e nell'amore per la nostra Bari, per quella che fu e per quella che è e sarà.
E voglio qui esprimere la tristezza profonda che provo, ora che mi sto cimentando come "attrice", proprio in una delle sue opere... non so davvero con che animo riuscirò più a calarmi nella mia piccola, briosa parte e tenterò di dare vita alle sue parole.
O forse lo so bene, così come so qual è il modo migliore per onorarne la memoria... serbarla nel cuore e raccogliere il testimone che ci lascia, ciascuno di noi con il contributo delle sue capacità e del suo impegno, perchè la nostra città cresca sempre più armoniosamente e il nostro amato dialetto continui a vivere non nei fantasmi del passato ma nei verdi virgulti delle nuove generazioni.
Ciao, Vito, porta lassù con te la tua baresità... saprà strappare un sorriso e una paterna carezza anche al buon Dio!
Quanto a noi, no, non siamo più poveri... siamo ricchi di quello che ci hai donato.... grazie!

Vittorio E. Polito

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RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:46 pm

Da Barisera del 5 marzo 2009, pag. 10


L’addio allo storico e commediografo barese

È SCOMPARSO UNO DI NOI:
VITO MAUROGIOVANNI


Vito Maurogiovanni, scrittore, giornalista, commediografo e sceneggiatore, la grande memoria storica della nostra città non è più tra noi.
Bari perde uno dei suoi grandi e amati figli che sapeva tutto sulla nostra città, sui personaggi, sui fatti, sulla storia. La sua innumerevole produzione letteraria su varie materie: teatro, dialetto, commedie, sopravvivrà sempre a se stesso a testimoniare la sua “immortalità”.
In occasione di una festa organizzata dal Teatro Abeliano per i suoi 80 anni tutti furono d’accordo a dichiarare la sua profondità culturale, mai ostentata, la sua fede, la sua umiltà, la sua bontà.
Giorgio Otranto, docente universitario, presente quella sera, sottolineò le non comuni doti dello scrittore nel trarre dal dialetto la baresità, anche perché le sue opere sono tratte dalla quotidianità della piccola gente.
Ogni lettore che abbia superato i cinquant’anni ricorderà sicuramente molti fatti e personaggi che si sono avvicendati nella nostra città, ben descritti nel volume “Cantata per una città” (Levante Editori), pubblicazione nella quale Maurogiovanni esprime tutto l’amore per la sua città.
Forse il capitolo più importante per Maurogiovanni, era considerato “Suonavano le fisarmoniche... (fatti, personaggi e cose viste di via De Rossi)”, la strada in cui l’autore è nato e vissuto e che definiva “bella via mia”, ove era ubicato «l’“Antico Caffè”, con il lampione rosso, i divani rossi, i quadri dei Mille tutti commossi naturalmente in camicia rossa. E un lampione bianco, luminoso, che s’accendeva nelle grandi occasioni», un bar, come diciamo oggi, che rappresenta un po’ la vita dell’autore, poiché dal 1860 al 1939 al civico 119 è stato ubicato quell’Antico Caffè di G. Maurogiovanni, oggetto anche di una commedia dialettale. Una volta molte attività commerciali si svolgevano in locali adibiti a casa e bottega. Gianni Cavalli nella presentazione, sostiene, tra l’altro, che «I fatti narrati dall’autore, pur appartenendo alla storia personale della famiglia Maurogiovanni, possono essere benissimo la storia delle nostre famiglie. Una delle pagine più poetiche è quella dedicata alla “brioches di mia madre”, lirismo e praticità si fondono e si amalgamano a meraviglia dando origine ad una libidine olfattiva di cui il lettore non riesce a liberarsi».
Grazie Vito per quello che hai dato e darai ancora con le tue infinite pubblicazioni alla tua città ed ai baresi. Te ne saranno sicuramente grati e certamente pregheranno per la tua anima buona.
Ai familiari del grande Vito le condoglianze di Barisera e mie personali, al quale ero legato da profonda e sincera amicizia.


Vittorio Polito


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CERIMONIA AL COMUNE DI BARI IL 25 MAGGIO 2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:49 pm



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CANTATA PER LA CITTÀ E PER MAUROGIOVANNI - Da BARISERA DEL 27 MAGGIO 2009

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:55 pm



Da Barisera del 27 maggio 2009

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PROPOSTA DI UN PREMIO IN MEMORIA DI VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:57 pm


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RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI di Gino Dato

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 5:58 pm

Da "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" DEL 3 MARZO 2010, PAG. XXV


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IL RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI di Vittorio Polito

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 6:01 pm

Da Barisera del 13 marzo 2010, pag. 20

A un anno dalla scomparsa dello scrittore e autore barese,
un omaggio sentito e sincero di chi lo ha conosciuto




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IN RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 6:03 pm



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ADDIO AL PIU' GRANDE CANTASTORIE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 6:06 pm

DA EPOLIS BARI DEL 12 MARZO 2009, PAG. 6



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PREMIO "SAN NICOLA" IN RICORDO DI VITO MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 6:08 pm


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A PROPOSITO DI MAUROGIOVANNI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Nov 12, 2012 6:11 pm


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BICENTENARIO DELLA NASCITA DI FRANCESCO SAVERIO ABBRESCIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Giu 05, 2013 9:42 am

http://www.giornaledipuglia.com/2013/06/anche-per-francesco-saverio-abbrescia.html



Anche per Francesco Saverio Abbrescia il bicentenario della nascita

09:06 | Raccolto in: Bari, Cultura e Spettacoli, Territorio | Pubblicato da: Giornale di Puglia


di Vittorio Polito

Il prossimo 12 luglio ricorre il bicentenario della nascita di Francesco Saverio Abbrescia (12 luglio 1813 - 9 novembre 1852), evento che segue a breve distanza di tempo quello della Bari murattiana.

Francesco Saverio Abbrescia veste l’abito talare a 17 anni. A 22 anni teneva scuola privata di lettere, esercitandosi nella difficile prova dell’orazione sacra. Canonico della Basilica di San Nicola e professore nel Liceo delle Puglia fu inserito tra i soci di varie Accademie tra cui l’Accademia Pontaniana.

Allora la Bari che viveva nel centro storico aveva una popolazione di circa 18mila abitanti, costretti a vivere nelle antiche mura medievali, tra 40 chiese, 20 confraternite, 12 monasteri maschili e 5 femminili. Una città industriosa con le sue strade, i suoi fondachi ed il molo ove risuonavano, oltre al dialetto barese, anche lingue di ogni nazionalità insieme alle policromatiche bandiere.

Le opere in lingua e in dialetto non si contano, oltre a numerose composizioni religiose. Il giovane canonico iniziò anche una composizione di un “Saggio di nomenclatura barese-italiana”, con il proposito di intitolarlo “Le grazie della lingua italiana” ma, scrive Vito Antonio Melchiorre nel suo libro “Francesco Di Cagno Abbrescia – La vita e le opere” (Adda Editore),che è stato impossibile rintracciarne il manoscritto.

Vito Maurogiovanni (1924-2009) nel suo libro “Cantata per una città” (Levante Editori), scrive che a Francesco Saverio Abbrescia «dobbiamo il primo e vero impulso - nel lontano Ottocento - nella creazione di una poesia dialettale barese. Fu lui che le dette anima e cuore e scritture con uno svolgersi graffiante e insuperabile».

Senza entrare nel merito di come si scrive “correttamente” il dialetto barese, si può certamente affermare che oggi non c’è proprio nessuno in grado di documentare quale sia il «puro dialetto barese», se si eccettua quello che ha la paternità del canonico Francesco Saverio Abbrescia, come sostiene Pasquale Sorrenti (1927-2003), poeta, scrittore e giornalista, nella sua nota introduttiva alla quarta ristampa del volume di Antonio Dentamaro “Le rime baresi di F.S. Abbrescia” (Levante Editori). Lo stesso Dentamaro, riferendosi ad Abbrescia, scrive nel 1910: «…Unico seppe piegare la difficile dicitura del suo popolo alla fine misura del verso, vario e spontaneo, com’è dei rimatori più veri della prima letteratura dell’Italia meridionale».

«Nume tutelare del nostro dialetto, – scrive Sorrenti - Francesco Saverio Abbrescia è certamente uno dei grandi poeti dialettali in senso lato, da non sfigurare davanti a chicchessia. Forse a lui, creatore del nostro idioma, mancò l’accortezza di farsi avanti, e forse non volle sentirsi il primo. Uomo di grande modestia, ma non di piccola taglia, visto che era accademico di più accademie, poeta in lingua di stile manzoniano, ma non vogliamo gabbare nessuno, solo vogliamo dire che amava Manzoni e lo venerava, così come venerava il purista Basilio Puoti al punto da emularne la scuola linguistica e di fondarne nella sua Bari una scuola aderente al purismo, che crebbe magnificamente».

La città di Bari lo ha immortalato dedicandogli una strada al quartiere Madonnella.

Riporto, a mo’ di esempio, un sonetto di Francesco Saverio Abbrescia scritto nel suo dialetto barese per la morte di Maria Cristina di Savoia.


A la morte de Marì Cristine de Savoje

Già la Regine au Cijle se ne scì,
E u figghie a ffà nghè-nghè acchemenzò:
Jedde spezzass’u core se sendì,
E p’acchiesciue subte se veldò.

Cu chiand’all’ecchie au pijtte su strengì,
E che nnu vase su u acchendandò:
Figghie, non chiange chiù, po le decì,
Da te non ze ne và la Mamma tò.

Che ’ll’arie che tu jà da respirà
J vrazz’aperte jagghia corre a te,
E jorfanijdde mì non d’agghia fa.

Ce non de pozche dà la menna mè,
T’agghia menì da u Cijle a chenzegghià
Pe fatte jesse buene e sande Re.
--------
A ffà nghè-nghè = a piagnucolare; P’acchiesciue = per acchetarlo; A chenzegghià = a consigliare.


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Vittorio E. Polito

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Re: PERSONAGGI BARESI CHE HANNO DATO LUSTRO ALLA BARESITÀ

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