DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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C'ERA UNA VOLTA PIRIPICCHIO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Feb 24, 2008 7:33 am

C'ERA UNA VOLTA PIRIPICCHIO
da www.modugno.it del 29 agosto 2006
di Vittorio Polito

Dopo 25 anni dalla scomparsa è stato ricordato un simpatico e originale personaggio Michele Genovese, in arte Piripicchio, che si aggirava per le piazze di Bari e della provincia, vivendo di quel poco che gli spettatori lasciavano generosamente nel suo cappello.
Piripicchio, nato a Barletta nel 1907 e morto a Bitonto nel 1980, rappresentava il Charlie Chaplin pugliese, una maschera a cui bastava una bombetta nera, un paio di baffetti, detti alla Charlot, ed un sottile bastone che accompagnava con gesti allusivi le sue battute.
Il popolare “attore” ha fatto la felicità di tante persone, soprattutto bambini, che affollavano le piazze per assistere alle sue performance rappresentate da canzonette, “mosse”, barzellette e sottintesi gesti che rallegravano gli spettatori.
Le testimonianze per ricordare questo insolito personaggio vengono innanzitutto da una serie di foto che Angelo Saponara, fotografo doc, scattò nei tempi andati e che in collaborazione con Lino Angiuli sono state pubblicate in una sontuosa pubblicazione, L’ultima mossa, edita da Gelsorosso.
Nella bella pubblicazione si sono uniti al coro per ricordare lo “Charlot della Puglia”, autorità, politici, attori, scrittori, docenti universitari, giornalisti, tra i quali: Vincendo Divella, Michele Emiliano, Francesco Salerno, Lino Banfi, Michele Mirabella, Vito Maurogiovanni, Egidio Pani, Enzo Spera, Giuseppe Solfato, Dante Marmone, Vito Signorile, Antonio Rossano, Vito Ventrella, Nicola Pice, Raffaele Macina, Emanuele Cazzolla, Rosa Maria Manzionna, il compianto Vito Lozito, Letterio Munafò, Marcello Salvemini, Tommaso Conte, Gino Pastore, Mimì Notarangelo, Ninì Tarantino, Mimmo Mancini, Antonio Amendolagine, Antonio Stornaiolo, Nicolò Carnimeo, Umberto Rizzo, Franco Scolamacchia, Lino di Turi, Domenico Colonna, Gianni Custodero, Nino Lavermicocca, Lino Sivilli, “Addosso agli scalini” e Pietro Leone.
Piripicchio è stato ricordato qualche anno fa anche attraverso una poesia dialettale barese scritta da Peppino Zaccaro, pubblicata su Il Dialetto, dignità di comunicazione, dignità sociale (ed. Aierre), e musicata da Rodolfo Ventrella (CD Baresità. L’altra faccia di Bari).
Michele Genovese è stato un attore di strada, un mimo che non ha mai recitato al chiuso, forse il suo sogno era quello di recitare in un teatro, sogno che non si è mai avverato.

PIRIPICCHIE
di Peppino Zaccaro

Da Palèse a Torre a Mmare
pe tutte le strate
e le chiazze de Bare
Piripicchie aggerave
pe fa devertì
ricche e poverjidde
granne e peccenunne
cu mègghie
spettague du munne.
U chiamavene Charlotte
u cappjidde a la bombètte
u bastengjidde de bambù
nu garoffene a la giacchètte
E sott’a le mestazze
racchendave storrie e barzelleètte.
Candave e freschettave
acchembagnate da catarre
tammurre e regonètte
e le crestiane
a fenèste e a uacchengjidde
ch’u prijesce mmènz’o core
nge menavene
cinghe e dèsce lire
e tutte atturne atturne
battèvene le mane
felisce e chendènde
pe cusse bbèlle devertemènde.
Chèsse iè na storria vère
c’angore josce
se pote racchendà.
U tijmbe pass’e vvà
ma de Piripicchie nesciune
se pote chiù scherdà.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mer Mar 26, 2008 6:44 am, modificato 2 volte
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LA POESIA DIALETTALE IN PUGLIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Dom Feb 24, 2008 7:33 am

LA POESIA DIALETTALE IN PUGLIA
di Vittorio Polito

Qualche anno fa si è svolto a San Marco in Lamis (Fg) un Convegno su La poesia dialettale pugliese del Novecento, organizzato dalla Fondazione “Pasquale ed Angelo Soccio”, con la partecipazione di numerosi studiosi e poeti non solo pugliesi ma anche di altre regioni. Il volume degli Atti a cura di Giuseppe De Matteis è stato pubblicato dalle Edizioni del Rosone.
Il presidente della Fondazione, prof. Michele Dell’Aquila dell’Università di Bari, nel suo intervento ha sottolineato che i dialetti, contrariamente a quanto si va affermando, non sono specie in estinzione nella famiglia linguistica ma vivono di una vita propria e si impongono rispetto alla lingua ufficiale, per il ricco corredo di vivezza, originalità e pregnanza, eredità che dovrebbe essere fortemente assecondata e conservata, non solo a livello linguistico ma anche come sostanza della vera poesia.
Giuseppe De Matteis, docente nell’Università di Pescara, ha osservato come «la poesia dialettale testimonia un grande bisogno di libertà, poiché affronta temi sentimentali quali l’amore, le passioni, l’ira, la memoria, il riso, il pianto ma anche istanze di notevole impegno umano e sociale».
In riferimento alla poesia dialettale di Bari e provincia, Daniele Giancane, docente di Letteratura per l’infanzia nell’Università di Bari, ha evidenziato il fervore di rinascita in questo settore nell’area barese di questi ultimi decenni. Giancane ha fatto anche la storia della poesia in dialetto in Terra di Bari, ricordando che la nostra poesia dialettale inizia col barese Francesco Saverio Abbrescia, aprendo così la strada a Pietro Pignatelli, ostunese, a Davide Lopez, Antonio Nitti, Giuseppe Capriati, Luigi Canonico (baresi), il tranese Francesco Ferrara, Giuseppe Laricchia di Santeramo, Cosimo Basile di Polignano, fino ai più recenti Gaetano Savelli, Alfredo Giovine, Domenico Dell’Era, Vito De Fano, Peppino Franco, Gaetano Granieri, Natale Lojacono, Arturo Santoro e tanti altri ancora. La poesia in dialetto di Terra di Bari, prosegue Giancane, registra numerose presenze, certamente di spessore assai diversificato.
Una mappa - sia pure molto sintetica - registra i nomi di Giovanni Panza (Cazzavune, Schena, 1985), che è anche l’autore di un bel testo di cucina popolare La checine de nononne (Schena, 1982); Peppino Zaccaro, Bare core mì (La Vallisa, 1988), che usa il dialetto barese come osservazione del reale colto nella sua quotidianità, con un pizzico di ironia. Sono da ricordare anche le poesie, di Vito Barracano, Vito Bellomo, Marcello Catinella, Arturo Santoro (Bari), Santa Vetturi (Bari), Mauro Zaza e Domenico Amato (Molfetta), Leonardo Tinelli, (Noci), Vito Loizzi e Lino Angiuli (Valenzano), Natale Grandolfo (Bitritto), Michele Lucatuorto (Bitetto), mentre Vito Maurogiovanni ha prodotto una mole straordinaria essenzialmente di teatro in dialetto, in cui però il codice dialettale assurge a dimensioni surreali e metafisiche.
Benito Mundi, direttore della Biblioteca e del Museo di San Severo, considerando l’ampio panorama della poesia dialettale della Daunia, si è soffermato in particolare sull’area garganica e subappenninica.
Donato Valli, docente nell’Università di Lecce, a proposito della poesia dialettale salentina, ha ricordato come il fenomeno esplode in tutta la sua vigoria espressiva nella seconda metà dell’Ottocento in alcuni centri privilegiati per motivi culturali, religiosi, politici ed economici: Lecce, Ostuni, Gallipoli, Maglie.
Ugo Vignuzzi, ordinario di dialettologia all’Università di Roma, ha evidenziato il valore dei dialetti e la necessità del loro recupero. La poesia dialettale, ha osservato, improntata a spontaneità e naturalezza, è esistita da sempre. Benedetto Croce attribuiva al canto popolare e alla poesia dialettale in genere, quella valida, ad esempio quella di Di Giacomo.
La rinascita del vernacolo, secondo l’illustre dialettologo, attraverso molti sperimentalismi ed adattamenti al “moderno”, pare sia oggi approdata ad una sua voce autonoma, senza più crogiolarsi, come accadeva un tempo, in languidi sentimentalismi o in crepuscolarismi di maniera, e senza assumere atteggiamenti “rivoluzionari”, per assecondare ragioni di carattere politico e sociale.
Lo stesso Eugenio Montale in un elzeviro pubblicato sul Corriere della Sera del 15 gennaio 1953 dal titolo “In soccorso della lingua”, evidenziava che «aver scoperto il dialetto come ‘una lingua vera e propria’ sta a significare che la lingua ufficiale spesso è da considerare ‘insufficiente o impropria ad un’ispirazione».
Anche il sindaco pro-tempore di San Marco in Lamis, Michele Galante, ha evidenziato che è «Molto diffuso il clichè secondo cui la poesia in dialetto è in sé una forma assolutamente secondaria, di rango inferiore: quasi materiale di risulta della poesia in lingua ritenuta ufficiale, colta, alta. Tale considerazione - ha ribadito Galante – è certamente retaggio di una concezione secondo la quale il dialetto era ritenuto un ostacolo al processo di unificazione nazionale anche sotto il profilo linguistico, dal che scaturivano forme assurde di dialettofobia che hanno compresso la ricchezza espressiva di questo veicolo comunicativo».
«La letteratura in dialetto, e segnatamente la poesia dialettale - secondo lo stesso Galante – è testimonianza preziosa di storia civile e culturale, intrisa com’è dell’intelligenza e della fatica, del sapere intellettuale e delle esperienze culturali dei soggetti e delle popolazioni che l’hanno prodotta o che in dialetto parlano».
Ugo Vignuzzi, nella sua relazione conclusiva, ha sostenuto che «Pasolini diceva che ogni vecchio contadino che muore è come una grande biblioteca che scompare: ciò è vero, ma il dialetto non è solo questo! Noi sappiamo bene che il dialetto esiste ancora e lo vediamo sempre di più a certi livelli, perfino negli strati più giovani della popolazione, a Roma, ad esempio, dove ormai i giovani, come autoidentificazione di gruppo di età nei confronti degli anziani, scrivono le loro tanto deprecate scritte sui muri della città, ricorrendo spesso al dialetto più che all’italiano. Ecco allora che il dialetto non è assolutamente morto, anzi noi sappiamo che maggiormente cresce la coscienza culturale della comunità e maggiormente nascono e si sviluppano gli elementi di difesa di qualcosa di sentito come inerente, cioè, appunto, le famose origini, le basi della nostra stessa comunità».
È il caso di ricordare anche alcuni autori più recenti come Emanuele Battista, commediografo e poeta, che ha scritto la commedia Quattefacce (Pubblicità e Stampa, 2000); Felice Alloggio, commediografo, con la commedia Originale adavère (Editrice Proto, 2002) ed il suo recentissimo libro Cape o crosce? Testa o croce? (Levante Editori, 2006), che riporta una serie di giochi illustrati recuperati dalla memoria scritti in dialetto barese con sintesi in lingua italiana a fronte. Da non dimenticare Domenico Triggiani che con il suo “Teatro” ha apportato un notevole contributo alla commedia dialettale barese.
Giuseppe Gioia, invece, presenta, insieme alle opere di Luigi Giacopino, pittore, numerose poesie nell’originale volume Ritratti (Adda Editore, 2005), in un linguaggio, comunicativo con ricchezza e genuinità dei termini. Gioia, ingegnere, nonostante la sua mentalità tecnica, fa emergere, attraverso le sue liriche, la sensibilità del suo animo verso la poesia.
Una menzione particolare merita Pasquale Sorrenti, scrittore e poeta recentemente scomparso, per il suo volume La Puglia e i suoi poeti dialettali (Arnaldo Forni Editore, 1981, ristampa), una sorta di antologia vernacolare pugliese dalle origini ad oggi. Sorrenti fa una breve storia della poesia popolare, dei dialetti pugliesi e della poesia d’arte, riportando un nutrito repertorio di autori e di commedie dialettali relative a diverse località della Puglia, nonché numerose poesie.
Ultima in ordine di tempo è la pubblicazione del volume Da San Catalde a Specchie, di Paolo Testone e Lino Angiuli (Gelsorosso Editore, 2006). L’antologia propone i luoghi della poesia dialettale barese tra ’800 e ’900 attraverso il veicolo della lirica dialettale, luoghi e stereotipi della baresità, senza la pretesa di una ricostruzione sistematica ed esaustiva sotto il profilo propriamente storico-letterario.
La novità editoriale sta nel fatto che al volume è allegato, per la prima volta, un CD con le voci di Vito Signorile e Antonella Genga, che interpretano nella suggestiva atmosfera delle note musicali di Pino di Modugno, le 23 poesie scelte per consentire al dialetto di esprimersi anche attraverso le sue originali sonorità.
Concludendo, si può affermare che il dialetto non è più sottostoria. Il dialetto è entrato a tutti gli effetti nella nostra letteratura, anche se gli studiosi dei processi letterari non se ne sono ancora accorti. Bisognerebbe inserire il vernacolo, in tutte le sue forme, nel quadro dei beni culturali, valorizzarlo a questo scopo, anche perché lavorare con il vernacolo si potrebbero avere delle ricadute economiche, poiché è risaputo che la cultura produce ricchezza.
A seguire, la poesia del poeta dialettale barese Giovanni Panza, scomparso nel 1994.

LE DÒ VESAZZE
di Giovanni Panza

Acquanne da l’Olimbe u rre l’èmene chengreò,
sop’a la sckene dò vesazze nge abbeggiò;
iune pe mette jinde le mille defìitte e chiù
l’alde, piccinonne, p’astepà nguocche virtù.

Chedda chiù grannetedde aveva scì nnand’o pitte
pe petè a ogne momende uardarse le defiitte;
dret’a la sckene aveva la piccinonne mannà
percè le virtù tenute no mbetesse arremerà.

U uòmene, ca da sembe iè state pestregghiuse,
nonn’accapescì bbuene oppure se confuse;
la vesazze che le defiitte mette dret’a la sckene,
chedde p’asconne le virtù mbiitte s’ammandene.

Pecchesse vete sembe e assule le picche virtù
e le tande defìitte non le pote vedè chiù
e crenze d’esse addevendate medille de bondà
percè le vesazze de dret’a l’alde iè megghie acchiamendà.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mar Giu 24, 2008 8:53 am, modificato 3 volte
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DIALETTO, MUSICA, ODORI E SAPORI DEL MIO PAESE

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Apr 22, 2008 5:43 pm

DIALETTO, MUSICA, ODORI E SAPORI DEL MIO PAESE
Barisera 21 aprile 2008, pag. 18
di Vittorio Polito

Luigi Canonico
Iarie d'u paiìse mì!
Ed. Arteprint, Matera
pagg. 172, euro 12


Il dialetto, mezzo di comunicazione al pari di qualsiasi altra lingua, rappresenta lo specchio delle nostre radici e consente di arricchire la nostra preparazione culturale e, soprattutto, migliorare il rapporto umano.
Luigi Canonico, amabile poeta dialettale, ha pubblicato, per gli amanti ed i cultori del dialetto barese il volume “Iarie d’u paiìse mì!”, edito da Arteprint di Matera (pagg. 172, euro 12). Una ennesima prova che la poesia dialettale rappresenta l’espressione immediata dei nostri sentimenti, e risveglia sempre più l’interesse da parte dei cultori, degli studiosi e di tutti coloro che se ne servono per deliziarsi o per esprimere le proprie sensazioni.
L’autore che è alla sua terza esperienza editoriale (ha pubblicato “Abbàssce o Muèle” e “Mile e na notte”, entrambi editi da La Tipografica di Matera, e presenta questa volta un’ampia rassegna di sue poesie in dialetto barese, con traduzione letterale in lingua italiana.
Si tratta di un itinerario poetico che ritrae un mondo di piccoli eventi di antiche saggezze, che Canonico, abile poeta, presenta, ed attraverso la lettura delle sue liriche si coglie il divenire storico di Bari, gli usi, i costumi, la poesia della gente, i caratteristici sapori, oltre ai valori architettonici e artistici che la rendono singolare, collocandola tra le grandi realtà del nostro paese. La raccolta, infatti, è divisa per capitoli: la città, il suo sentire, figure e luoghi, l’incanto della natura, ricordi del dolore, riflessioni e considerazioni, amenità e, in conclusione le figure (personaggi e persone legati alla città ed ai suoi affetti personali).
Il sapore di queste pagine vuole essere nu bbuèffe d’aria nosta chelorate da respirare a pieni polmoni consentendo al cuore di ricevere un piacevole ristoro dall’arie d’u paiìse mì, scrive Canonico.
Antonio Giampietro, che presenta l’opera, scrive che Canonico traccia un itinerario esistenziale legato al mondo del passato, alle immagini più care e suggestive, in cui sono saggiamente coniugati i momenti del nascere che si fondono con i vari momenti poetici.
Non si può non complimentarsi con Canonico per la bellezza dei suoi versi e la buona scrittura vernacolare.
Il volume è anche corredato da disegni del pittore Aldo Domenichiello.


Segue una breve poesia di Canonico “Premavèra bbèdde”, definita nei suoi versi bella stagione di colori e di odori che dà gioia alla vita, che tacita le pene e trasmette brio.

Premavèra bbèdde
di Luigi Canonico

Ci ccose iè stamatine
ca t’arrechièsce u core?
Ci iaria dolge e ccalde,
ci addorene le ffiure!
Accordene l’acèddre
tutte le stremìinde,
rusce la cambbagne,
s’èggne u cìile de candante.
Ièsse u vècchie do screfutte,
la gevendute, ci allegrì,
sboccìe u-amore pe la vì:
ci iosate fascene tutte!
Sì bbèdde, Premavère,
staggione de chelure,
d’u cande e de l’addure,
ca dà la ggiò de vive,
c’ascunne le delure.
Premavèra bbèdde,
sì na siggnerinèdde,
che la vocche apèrt’a rrise:
ci aggigghie m’ave mise!


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Mar Mag 06, 2008 4:56 pm, modificato 1 volta
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LE LIRICHE DIALETTALI DI EMANUELE BATTISTA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Mag 06, 2008 11:06 am

LE LIRICHE DIALETTALI DI EMANUELE BATTISTA
di Vittorio Polito
da Barisera 5 maggio 2008, pag. 19


Battista Emanuele
Bari, amore e… poesia
Levante Editori, Bari
pagg. 104, euro 13

Nel rifiorire del dialetto barese ecco l’ultima novità editoriale sull’argomento “Bari, amore e… poesia” di Emanuele Battista (Levante Editori).
Emanuele Battista si diletta ad esprimere i suoi stati d’animo in poesia, ma ha anche pubblicato il volume di commedie dialettali “Quattefacce”, numerose volte rappresentate con successo e la commedia in lingua “Don Eustachio Montemurro, chicco fecondo”, scritta per la Congregazione delle Suore del Sacro Costato.
Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, Battista in questo volume raccoglie le sue poesie scritte in dialetto barese, presentate seguendo un filo conduttore che unisce il grande sentimento dell’amore terreno a quello soprannaturale, amore profondo che tocca la sfera celeste.
Le poesie di Battista sono uno straordinario affresco di vita, di rispetto per la dignità umana, di amore per la propria terra, di sentimenti ed emozioni spirituali, ma sono scritte con quel dialetto, che esprime la vera genuinità, la naturalezza della vita concreta, l’autentico soffrire e sentire di un popolo, uno strumento che rafforza la comunicazione.
La raccolta, molto ricca, inizia con la lirica “Na stèdde”, oggetto di vari premi e pubblicata in una raccolta di poesie dei più importanti poeti di Bari di tutti i tempi, dedicata alla mamma scomparsa ancora giovane. La rassegna continua con “Notte de San Lorènze”, “Gestizzie” in memoria di Giovanni Falcone, “U pulpe e la pelose”, Gaggiàne”, “N’omne sfertenàte”, “Na larme” e tante altre per finire con “Mamme” dedicata alla nostra mamma celeste, la Madonna, donna coraggiosa e misericordiosa.
Adele Pulice Lozito, che firma la prefazione, sostiene che «la poetica di Battista segue un modulo espressivo ben definito attraverso i versi in vernacolo: il monologo, che diventa spesso ricco di esuberanza vitale e suggestivo tra memorie ed emozioni individuali, che attraverso l’impegno culturale verso la sua città nativa, con un linguaggio chiaro e suadente, riesce a descrivere tutto un mondo di affetti, immagini, spiritualità, tradizioni che ci aiutano a intravedere la topografia mentale del poeta».
Il volume è arricchito da alcune foto, mentre l’immagine di copertina è di Isabella Battista.

Na stèdde
di Emanuele Battista

Ce cunde ’ngìile le stèdde,
fàscene le quèrne ’mbàcce e o cuèdde”.
“Mamme, ma chidde punde de luscia bianghe
ce so’? Iì de vedèlle ma’ me stanghe”.
“Chidde… so’ l’àneme de le muèrte barìse,
ca buène pe lore, avònne sciùte o Paravìse”.
Iì, da peccenùnne nge sò sèmme credùte,
pure acquànne so’ fatte granne e sò capesciùte.
Chedda storie, pure ca non iève vère,
ditte da te iève probbie singère.
E da quanne ’ngìile si volàte,
non me la so’ chiù scherdàte.
E adachsì, ogne sère che l’ècchie te vengh’a cercà,
pe stà ‘nzìime che te, nu picche a ragionà.
Tu, me sa’ dà cudd’aiute e chedda pasce,
ca sole nu core de mamme iè capàsce.
Tutte le sère, tra mille e chiù stèdde,
chedda tò… iè sèmme la chiù bèdde!
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BARI FRA DIALETTO E POESIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Giu 16, 2008 6:39 pm

da Barisera 16 giugno 2008, pag. 19
di Vittorio Polito


P. Caratù, D.M. Pegorari, A. Rubano
Bari fra dialetto e poesia
Ed. Palomar
pagg. 184, 27


BARI FRA VERNACOLO E VERSI POETICI

La letteratura in dialetto, e segnatamente la poesia dialettale, è testimonianza preziosa di storia civile e culturale, intrisa com’è dell’intelligenza e della fatica, del sapere intellettuale e delle esperienze culturali dei soggetti e delle popolazioni che l’hanno prodotta o che in dialetto parlano.

Con l’interessante volume “Bari fra dialetto e poesia”, gli autori, tutti docenti universitari, sottopongono ai lettori un argomento squisitamente antropologico come il dialetto di una città, accostando dialettologia e “poesia” dialettale.

Il volume, che si avvale dell’introduzione e della cura di Francesco Tateo, professore emerito dell’Università di Bari, coniuga le competenze della dialettologia con quelle della lettura di testi dialettali, intendendo avviare la conoscenza del dialetto di Bari come patrimonio culturale da salvaguardare. Pertanto oltre all’analisi sistematica della lingua tradizionale della città nelle sue caratteristiche fondamentali, si troverà la delineazione cronologica, mediante un discorso critico della poesia più significativa che negli ultimi due secoli abbia adottato il vernacolo barese.

Il volume è diviso in tre parti: “Il dialetto di Bari” (Caratù), che tratta del dialetto della città e varietà “bareseggiante”, dei fatti e dell’analisi linguistica, della fonetica, della morfologia, della sintassi, del lessico, ecc.; “La letteratura dialettale a Bari e dintorni dal 1850 al 2000” (Pegorari), e “Un contratto matrimoniale settecentesco a Bari (Rubano), in cui l’autrice illustra lingua, fonetica, morfologia e sintassi dell’originale documento conservato presso l’Archivio storico del Comune di Bari.

L’impostazione è motivata da un discorso introduttivo, che si riferisce non solo alla tradizione culturale della regione in cui la città e capoluogo, ma anche ai problemi connessi con l’attenzione attuale rivolta al dialetto e al classico rapporto tra lingua e poesia.
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LA POESIA DIALETTALE IN PUGLIA

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Giu 23, 2008 5:36 pm

da BARISERA
Quotidiano della sera
del 23/06/2008 – pag. 20


Il vernacolo è entrato nella nostra letteratura
La poesia dialettale in Puglia
di Vittorio Polito

Qualche anno fa si è svolto a San Marco in Lamis (Foggia) un convegno su "La poesia dialettale pugliese del Novecento", organizzato dalla fondazione "Pasquale ed Angelo Soccio", con la partecipazione di numerosi studiosi e poeti non solo pugliesi. Il volume degli atti a cura di Giuseppe De Matteis è stato pubblicato dalle Edizioni del Rosone .
Il presidente della fondazione, Michele Dell'Aquila dell'Università di Bari, oggi scomparso, nel suo intervento sottolineò che i dialetti, contrariamente a quanto si va affermando, non sono specie in estinzione nella famiglia linguistica ma vivono di una vita propria e si impongono rispetto alla lingua ufficiale, per il ricco corredo di vivezza, originalità e pregnanza, eredità che dovrebbe essere fortemente assecondata e conservata, non solo a livello linguistico ma anche come sostanza della vera poesia.
In riferimento alla poesia dialettale di Bari e provincia, Daniele Giancane, docente di Letteratura per l'infanzia nell'Università di Bari, evidenziò il fervore di rinascita in questo settore nell'area barese di questi ultimi decenni. Giancane fece anche la storia della poesia in dialetto in Terra di Bari, ricordando che la nostra poesia dialettale inizia col barese Francesco Saverio Abbrescia, aprendo così la strada a Pietro Pignatelli, ostunese, a Davide Lopez, Antonio Nitti, Giuseppe Capriati, Luigi Canonico (baresi), il tranese Francesco Ferrara, Giuseppe Laricchia di Santeramo, Cosimo Basile di Polignano, fino ai più recenti Gaetano Savelli, Alfredo Giovine, Domenico Dell'Era, Vito De Fano, Peppino Franco, Gaetano Granieri, Natale Lojacono, Arturo Santoro e tanti altri ancora.
Una mappa - sia pure molto sintetica - registra i nomi di Giovanni Panza (Cazzavune, Schena, 1985), che è anche l'autore di un bel testo di cucina popolare La checine de nononne (Schena, 1982); Peppino Zaccaro, Bare core mì (La Vallisa, 1988), che usa il dialetto barese come osservazione del reale colto nella sua quotidianità, con un pizzico di ironia. Sono da ricordare anche le poesie, di Vito Barracano, Vito Bellomo, Marcello Catinella, Emanuele Battista (Bari, amore e... poesia), Santa Vetturi (Bari), Mauro Zaza e Domenico Amato (Molfetta), Leonardo Tinelli, (Noci), Vito Loizzi e Lino Angiuli (Valenzano), Natale Grandolfo (Bitritto) e Michele Lucatuorto (Bitetto).
Donato Valli, docente nell'Università di Lecce, a proposito della poesia dialettale salentina, ricordò come il fenomeno esplose in tutta la sua vigoria espressiva nella seconda metà dell'Ottocento in alcuni centri privilegiati per motivi culturali, religiosi, politici ed economici: Lecce, Ostuni, Gallipoli, Maglie.
Ugo Vignuzzi, ordinario di dialettologia all'Università di Roma, evidenziò il valore dei dialetti e la necessità del loro recupero. La poesia dialettale, osservò lo studioso, improntata a spontaneità e naturalezza, è esistita da sempre. Benedetto Croce, ad esempio, attribuiva al canto popolare e alla poesia dialettale in genere, quella valida, ad esempio quella di Di Giacomo.
Anche il sindaco pro-tempore di San Marco in Lamis, Michele Galante, ha evidenziato che è «Molto diffuso il clichè secondo cui la poesia in dialetto è in sé una forma assolutamente secondaria, di rango inferiore: quasi materiale di risulta della poesia in lingua ritenuta ufficiale, colta, alta. Tale considerazione - ha ribadito Galante - è certamente retaggio di una concezione secondo la quale il dialetto era ritenuto un ostacolo al processo di unificazione nazionale anche sotto il profilo linguistico, dal che scaturivano forme assurde di dialettofobia che hanno compresso la ricchezza espressiva di questo veicolo comunicativo».
Giuseppe Gioia, invece, presenta, insieme alle opere di Luigi Giacopino, pittore, numerose poesie nell'originale volume Ritratti (Adda Editore, 2005), in un linguaggio, comunicativo con ricchezza e genuinità dei termini.
Una menzione particolare merita Pasquale Sorrenti, scrittore e poeta scomparso qualche anno fa, per il suo volume La Puglia e i suoi poeti dialettali (Arnaldo Forni Editore, 1981, ristampa), una sorta di antologia vernacolare pugliese dalle origini ad oggi. Sorrenti fa una breve storia della poesia popolare, dei dialetti pugliesi e della poesia d'arte, riportando un nutrito repertorio di autori e di commedie dialettali relative a diverse località della Puglia, nonché numerose poesie.
Una novità editoriale è rappresentata dalla pubblicazione del volume Da San Catalde a Specchie, di Paolo Testone e Lino Angiuli (Gelsorosso Editore, 2006). L'antologia propone i luoghi della poesia dialettale barese tra '800 e '900 attraverso il veicolo della lirica dialettale, luoghi e stereotipi della baresità, senza la pretesa di una ricostruzione sistematica ed esaustiva sotto il profilo propriamente storico-letterario.
La novità sta nel fatto che al volume è allegato, per la prima volta, un CD con le voci di Vito Signorile e Antonella Genga che interpretano, nella suggestiva atmosfera delle note musicali di Pino di Modugno, le 23 poesie scelte per consentire al dialetto di esprimersi anche attraverso le sue originali sonorità.
Concludendo, si può affermare che il dialetto in tutte le sue forme non è più sottostoria. Il dialetto è entrato a tutti gli effetti nella nostra letteratura, anche se gli studiosi dei processi letterari non se ne sono ancora accorti. Bisognerebbe inserire il vernacolo, in tutte le sue forme, nel quadro dei beni culturali, valorizzarlo a questo scopo, anche perché lavorare con il vernacolo si potrebbero avere delle ricadute economiche, poiché è risaputo che la cultura produce ricchezza.



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IL COMMISSARIO NAVARRINI E LO STRANO DESTINO DEL GENERALE SCENOGRAFO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Giu 23, 2008 5:48 pm

da Barisera 23 giugno 2008, pag. 19
di Vittorio Polito

Franz Falanga
Il commissario Navarrini
e lo strano destino del generale scenografo
Adda Editore
pagg. 170, € 14,00

UN ORIGINALE GIALLO IN SALSA BARESE

Vede la luce in questi giorni un giallo di Franz Falanga, “Il commissario Navarrini e lo strano destino del generale scenografo” (Adda Editore).

Falanga, un architetto barese trapiantato a Treviso, con la passione della musica, della scrittura e del dialetto, ha pubblicato “Nella terra dell’U” (Menabò), “O Dadò O Dadà” (Adda) e “La didattica dell’architettura” (Gangemi).

La trama: l’architetto Tornelli di origini baresi che vive in Veneto, viene a Bari per fare una mostra di certi documenti storici molto interessanti. Arrivato in città questi documenti gli vengono scippati. A questo punto incarica l’ex commissario di P.S. Franco Navarrini, ormai in pensione e gestore di un’agenzia investigativa, di rintracciare il maltolto. La faccenda si risolve in maniera assolutamente inaspettata attraverso una serie di peripezie e, alla fine, tutti vissero felici e contenti.

L’originalità di questo volume, oltre nello svolgersi delle vicende, è rappresentata dal fatto, che pur frutto della fantasia dell’autore, è ambientato a Bari, si parla di tradizioni, si incontrano personaggi come Cartemangande, che è un uomo con i fiocchi, il deus ex machina dell’intera vicenda. Si parla del crudo, di polpi, di gamberoni, di Santa Teresa dei Maschi, di verdeca, di dialetto, di musica, ecc. Insomma leggendo il libro ci sentiamo letteralmente a casa nostra con i nomi della nostre vie, ecc. Ma, l’autore ha fatto di più ha arricchito il volume con immagini di Bari. C’è anche una foto di polpi arricciati. Insomma è un giallo che parla di tutto e che dimostra in modo inequivocabile che Falanga ha scritto questo libro, soprattutto perché ama questa strana città sopra ogni cosa al mondo.

La genialità dell’autore ipotizza addirittura che non esiste al mondo popolo bravo come quello barese a parlare bene del crudo e a comportarsi di conseguenza. Se fosse istituito un festival di Sanremo, egli scrive, nel quale dovessero concorrere specialisti delle varie finezze gastronomiche della propria città, non ci sono dubbi, i baresi vincerebbero con larghissimo margine su tutto.

Le foto sono di Annika De Tullio, scenografa e fotografa, e dello stesso Falanga, mentre l’immagine di copertina è di Gabi Hauser, un architetto svizzero che conosce Bari, dove ha scoperto colori e sapori a lei ignoti in precedenza.
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IL FOLCLORE BARESE, UN VARIEGATO CALEIDOSCOPIO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mar Lug 15, 2008 7:21 am

da Barisera 14 luglio 2008, pag. 19
di Vittorio Polito

Vito Antonio Melchiorre
Storie e Patorie
Adda Editore
pagg. 154, euro 10

IL FOLCLORE BARESE, UN VARIEGATO CALEIDOSCOPIO
Vito Antonio Melchiorre ha pubblicato il volume “Storie e Patorie” (Adda Editore), con lo scopo di segnalare la necessità di far prendere coscienza del folclore barese, una ricchezza da incrementare per meglio comprenderne il valore e per tramandare il tutto ai posteri nel miglior modo possibile.
Melchiorre, noto storico e conoscitore della storia di Bari, della baresità, di usi e costumi, con questa pubblicazione rievoca tutto quello che è stato possibile conoscere intorno a vari aspetti del folclore: giochi e sport, feste importanti, drammi sacri, teatro, serenate, proverbi e modi di dire, mestieri, dialetto, poesia, festa della Piedigrotta barese, processioni, il mondo del soprannaturale e del fantastico, confraternite, soprannomi, grandi ricorrenze, non esclusi i festeggiamenti per San Nicola e il Maggio di Bari, e tante altre manifestazioni legate alla nostra città.
L’autore ha cercato di rievocare tutto quello che è stato possibile conoscere sulla tematica del folclore barese, avvalendosi di fonti scritte ed orali ed augurandosi che altri facciano di meglio nell’avvenire.
La descrizione delle storie e dei racconti sono state raggruppate in gruppi il più possibile omogenei e relative, essenzialmente, alle costumanze della gente che vive a Bari.
Nel variegato caleidoscopio del folclore barese, non manca l’abitudine inveterata di attribuire al prossimo nomignoli e soprannomi e Melchiorre ne fa un lungo elenco rilevati da documenti esistenti, oltre ad un altro elenco di soprannomi divenuti cognomi. Insomma un bel lavoro per l’instancabile Melchiorre.
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LA TERRA DELL'U E LA SUA CREATIVITA'

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Lug 17, 2008 10:31 am

da IL BARI 17 luglio 2008, pag. 6
di Vittorio Polito
LA TERRA DELL’U E LA SUA CREATIVITÀ
Un poliedrico personaggio barese emigrato in Veneto, Franz Falanga, architetto, scrittore, musicista, cultore della musica e del dialetto barese, autore del volume O dadò o dadà (Adda Editore), una sorta di lessico ‘quasi’ ragionato del vernacolo barese, ma anche una maniera di cercare la baresità attraverso il suo dialetto. Il suo estro non finisce qui. Ha scritto, infatti, anche il curioso volume Nella Terra dell’U, (Edizioni Menabò), che col pretesto di narrare una storia di giovani e del jazz a Bari dal 1946 in poi, dedicato a tutte le persone che hanno gran curiosità di conoscere come e perché siano nati certi fenomeni, come si siano sviluppati in condizioni ambientali difficili, ma al contempo, stimolanti, ha narrato anche un po’ della propria storia senza tralasciare quella di Bari e della baresità.
Ma qual è il significato dell’U? È presto detto. L’articolo determinativo ‘il’, usato nella lingua italiana, in dialetto barese si traduce con la lettera “U” (U ppane, U vine, U mare, ecc.).
Falanga, nel suo libro parla di tutto e di più: dalla storia dei nomi dei suoi genitori, agli elementi basilari del dialetto barese (scrittura, pronunzia e declinazioni), alla storia della Southern Jazz Band, della quale faceva parte, delle Ferrari, del gioco del calcio, che considera salvifica scoperta del proletariato, del fascismo, delle donne, e perché no, anche di Bari e della baresità, che l’autore divide in due grandi categorie: la baresità leggera/divertente e la baresità pesante/per nulla divertente.
Falanga, con l’estrosità dell’architetto, tratta moltissimi altri argomenti come ad esempio il cosiddetto “cazzo franco”. Non scandalizzatevi. Si tratta di uno stabilimento che trattava lo schiaccio delle mandorle, che fino a qualche anno fa era a Bari in Via Putignani, e dai baresi era indicato “U càzz”, che in italiano significa “Lo schiaccio” (da schiacciare), nel nostro caso, è riferito allo schiacciamento delle mandorle per estrarne il frutto. Perché “franco”? Perché ogni operaia otteneva settimanalmente, in mandorle, tutto il ricavato di un’ora di lavoro, oltre al solito salario. Oggi questa attività viene svolta con tecnologia moderna.
Amerigo Restucci, che firma la prefazione, sostiene che la pubblicazione, «non ha nulla a che fare con la sociologia o con prodotti storiografici simili; il racconto si concentra intorno ad eventi scelti in base agli interrogativi di un barese che si porta dentro la sua città: e lascia vuoti, inviti a ricerche e a letture ulteriori»”.
L’autore si «augura di risvegliare nei più giovani la curiosità per il passato e la curiosità per il futuro. Le nuove generazioni saranno tanto più creative quanto più conosceranno ‘i fatti’ che le hanno precedute, nel tempo e nello spazio», ma soprattutto li esorta a conoscere per non sbagliare».
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IL BARION SI TINGE DI GIALLO E JAZZ CON FALANGA E IL COMMISSARIO NAVARRINI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Ott 23, 2008 3:39 pm


BARISERA
Quotidiano della sera del 20/10/2008
È stato presentato a Bari il libro “Il commissario Navarrini e lo strano destino del generale scenografo”
Il Barion si tinge di giallo e jazz con Falanga e il commissario Navarrini
Vittorio Polito
È stato presentato nei giorni scorsi al Circolo Barion di Bari il giallo di Franz Falanga “Il commissario Navarrini e lo strano destino del generale scenografo” (Adda Editore).
Per l'occasione la “Adovabadan Jazz Band” con Falanga al pianoforte, Mauro Brunato al banjo, Isaac De Martin alla chitarra e Enrico Scriminich alla batteria, ha eseguito un concerto di jazz tradizionale con incursioni nel ragtime per arrivare agli inizi dello swing. Una operazione meritoria, poiché ripropongono in chiave jazzistica brani assai celebri della canzone italiana alle nuove generazioni, tra i quali In cerca di te altrimenti conosciuto come Solo me ne vo per la città.
Particolarmente apprezzati il bengioista Mauro Brunato in Strutting with some barbecue, Isaac De Martin nella sua introduzione con la chitarra in Sweet Georgia Brown e il lungo assolo di batteria di Enrico Scriminich in Ain't she sweet. Il pubblico ha anche particolarmente apprezzato The Enterteiner suonato in omaggio al grande pianista e compositore Scott Joplin. Fra il pubblico che affollava il bel salone del Circolo Canottieri Barion notati il maestro Paolo Lepore, Armando de Cillis, Gianni Giannotti e Nico Esposito che negli anni settanta suonavano insieme a Franz Falanga nel Southern Jazz Ensemble. Erano inoltre presenti Umberto Fiore e Tonino Antonelli che furono in assoluto, con Falanga, agli inizi dei favolosi anni cinquanta, i fondatori del primo gruppo Southern Jazz Band che funzionò da apripista alla straordinaria cultura musicale jazzistica barese contemporanea
.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Gio Ott 23, 2008 5:32 pm, modificato 2 volte
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IL COMMISSARIO NAVARRINI E L'AMICIZIA

Messaggio  Admin il Gio Ott 23, 2008 4:33 pm

BARISERA
Quotidiano della sera
È stato presentato a Bari il libro “Il commissario Navarrini e lo strano destino del generale scenografo”
Il Barion si tinge di giallo e jazz con Falanga e il commissario Navarrini

Devo ringraziare Vittorio Polito per aver recensito il concerto della mia band al Circolo Canottieri Barion. La serata è stata fantastica sia per l'accoglienza che gli amici baresi hanno riservato a me e ai miei giovani amici musicisti veneti, per non parlare della focaccia, del pesce, dei colori, della la rivisitazione della mia terra e di tante altre cose che qui non vi elenco. Siete autorizzati a pensare il meglio del meglio. Di ritorno qui sul Monte Grappa, dopo un paio di giorni mi è pervenuta un'ulteriore testimonianza dell'essenza della nostra terra che mi ha reso particolarmente felice e contento. L'amico Pino Gioia mi ha inviato una poesia che mi ha rallegrato e illuminato il cuore, Essendo la poesia stata scritta in barese mi pare giusto inserirla nel nostro forum. Anche se rivolta me, è un bel brano sull'amicizia che a mia volta giro a tutti gli amici che hanno la fortuna di coltivare questo sentimento. In questi tempi di grande barbarie culturale non c'è niente di meglio che riuscire a ritrovare certi sapori che fortunatamente non sono ancora andati persi. Per questi motivi grazie di cuore all'amico Pino Gioia!
falàn

ALL’AMICO FRANZ FALANGA
Lettera aperta

Caro Franz,

ijnd’o Barionne, com’a nu fràte,
u mègghie regàle nge si pertàte
Che cudde serrìse dolge e sengère
nge si agnùte d’amicizia vère

e nge si fatte sendì, pe nu menùte,
come uagnùne nu picche... cresciùte
ca assà simbateche e chiazzaiùle
tènene aggighie e pepe ngùle!

Come la rendènedde pellegrìne
ca totta chendènde matìne matìne
scioche ngijle che tutte l’amisce
e come se ijacchiene... jè prisce,

adachesì tu, come vine da lendàne,
ce ijgne d’aggigghie come ng’acchiàme
e nge fasce sparèsce dalla cape
ogne penzijre e grattacape

E ijnd’a nu munne de pestrigghie
ca nge tène ngatture che le quaquigghie,
nge puerte nu beccòne de libbertà
chijne d’amicizzie e della baresità

ca tin’azziccàte ijnd’ò còre
ca ijèsse dalle libbre e jè tresòre
ca dolgemende nge ijègne uècchie
e nge dà u calòre de Bare Vèccchie

Ce pò t’assite ò piane forte,
tanne nge auànde e nge trasporte
ijnda nu munne lendàne, ngandàte
della giovendù... scherdàte!

Grazzie Franz pe chèdde ca me sì dàte
ca me fasce sendì ca si nu fràte
e pure ce ijavete lendàne da Bare
ij te vegghe ijalde come u fare

ca da sope o muèle, mbacce o’ Bariònne,
ammène la lusce mènze all’onne
e abbrazzànne Bare nève, e Bare vecchie,
scald’u core e dà lusce ò uècchie!

Giuseppe Gioia
15.10.08
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BARESITÀ E... MARESITÀ recensione di GIUSEPPE GIOIA

Messaggio  GIUSEPPE GIOIA il Mer Nov 05, 2008 9:40 am


UN NUOVO PALCOSCENICO SU
BARESITÀ e MARESITÀ




Per la Collana “La Puglia nei documenti” della Levante Editori, è stato recentemente pubblicato il volume n. 13 di Vittorio Polito dal titolo “Baresità e… maresità” con la prefazione di Vito Maurogiovanni, noto scrittore, giornalista e commediografo.
Il volume, in elegante e coloratissima veste tipografica, è ricchissimo di illustrazioni e foto e si avvale della collaborazione del commediografo Felice Alloggio e dello scrittore Franz Falanga, il quale ultimo, autore del noto volume “O dadò o dadà” (Adda Editore), ha curato il capitolo “A proposito della baresità e della maresità dei baresi”, dando tra l’altro un’esauriente spiegazione del neologismo maresità.
Vittorio Polito, attento, colto e vivace giornalista, racchiude in quest’opera, come in prezioso scrigno, la poliedrica varietà dell’immanente quotidiano osservato con competenza e dotta originalità non disgiunta da interventi poetici d’alta levatura. L’autore si conferma così scrittore di alta statura che fornisce al lettore una novità editoriale di preziosa e pregevole lettura.
Dopo aver chiarito com’è nato il libro, infatti, Polito dà luogo ad una lunga rassegna sul dialetto, cultura e poesia, sviluppando il relativo tema ampiamente e con ricchezza di riferimenti bibliografici. Scrive infatti della musica popolare e colta di Bari, dei mestieri scomparsi, dei nuovi nomi dei venti in dialetto barese, descritti da Augusto Carbonara, della calandrèdde e della condròre e dei baresi a tavola, del dialetto e salute, dei proverbi marinari e, per finire, unitamente ad un omaggio al nostro caro San Nicola, correda il volume del prezioso "linguaggio dialettale del mare".
Ha dato un valido contributo a questo primo volume il noto poeta e scrittore dialettale Giovanni Panza con un capitolo, dedicato al pesce, che Polito ha tratto da “La checine de nononne” (Schena Editore) mentre, non per ultimo, il bravo commediografo Felice Alloggio, ha trattato, con la sua profonda competenza, i due capitoli “Teatro di strada e popolare” e “Baresità e giochi di strada”. Alloggio, com’è noto, è fra l’altro autore della commedia “Originale adavère” (Proto Editrice), e del volune “Cape o crosce?” (Levante Editori).
L’originalità del volume, che costituisce un prezioso plusvalore, emerge dalla numerosa presenza di poeti dialettali: Francesco Saverio Abbrescia, Emanuele Battista, Vito Bellomo, Marcello Catinella, Maria D’Apolito Conese, Giuseppe De Benedictis, Vito De Fano, Ettore De Nobili, Michele Fanelli, Peppino Franco, Lorenzo Gentile, Alfredo Giovine, Giovanni Laricchia, Davide Lopez, Giovanni Lotito, Nicola Macina, Saverio Micunco, Agnese Palummo, Giovanni Panza, Giuseppe Romito, Arturo Santoro, Peppino Santoro, Gaetano Savelli, Santa Vetturi, Peppino Zaccaro, e, con mia sorpresa e immeritatamente, ci sono pure io. Le liriche presentate, tutte inerenti ai temi trattati, sono numerose: per il lettore c’è solo l’imbarazzo della scelta. Inoltre, l’opera contiene anche le poesie in lingua di Armando Perotti, Michele Campione, Michele Damiani, Vincenzo Cardarelli e Franz Falanga. L’autore, attraverso una puntigliosa ricerca, non ha dimenticato quasi nessuno dei nostri poeti.
Lasciando ai lettori ogni giudizio sulla bontà del lavoro, vagamente su descritto, è d’obbligo porre in evidenza che Polito ha completato la sua opera con una folta serie di foto della città vecchia e nuova, del mare, dei teatri, delle chiese, dei pesci, del Faro, della Fiera del Levante, del Lido San Francesco, ecc., unitamente a tutta una serie di copertine di libri sul dialetto, sulla città, sul teatro, su dizionari, insomma una sorta di bibliografia illustrata.
Questa pregevole opera, che riflette il grande amore di Polito per Bari e il suo dialetto, appare completa in ogni sua parte: non manca quasi nulla.
Inoltre, a ulteriore conferma e testimonianza dell’amore per la sua città, l’autore si mostra perfetto poeta chiudendo il suo lavoro, a sorpresa, con la sua poesia “Bare mì”, in cui, Bari, migliore città del mondo, viene paragonata ad un meraviglioso bocconotto. Per la delizia dei lettori, riporto nel seguito questo prezioso e originale componimento.

Giuseppe Gioia



BARE MÌ
di Vittorio Polito

Tu sì come nu beghenòtte
ca berefatte e saperìte
ijnda ijnde, sope e sotte
me dà prìesce e predìte!

Tu sì dolge, sì na mamme
ca che cudd’affètte ndelecàte
m’appicce u còre che na fiamme
ca m’allasse mbriacàte!

Tu sì nu fiore de checòzze
ca vèrde vèrde, prefemàte,
nzim’o rise, patàne e còzze
fasce nu piatte prellebàte!

Tu sì granne com’o prisce
ca m’auuande acquanne jè sère
e me porte Mbaravise
abbrazzate che la megghière!

Assà paijse so canesciùte
viaggiànne do e dà, a zeffunne
all’alde vanne stogghe sperdùte:
tu sì la megghia città du munne!



Ultima modifica di GIUSEPPE GIOIA il Gio Nov 06, 2008 7:16 pm, modificato 2 volte

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RE: BARESITÀ E... MARESITÀ

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Nov 06, 2008 6:06 am

Un sentito grazie a Pino Gioia, fine poeta dialettale, per l’ampia e puntuale recensione del mio libro. La segnalazione è oltremodo gradita per la sua competenza in materia di dialetto.
Vittorio Polito
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BARESITA' E... MARESITA' recensione dal quotidiano BARISERA

Messaggio  Admin il Sab Nov 15, 2008 6:02 pm

Da BARISERA del 19 novembre 2008, pag. 18
Vittorio Polito
Baresità e... maresità
Levante Editori
pagg. 220, € 16

Il libro di Vittorio Polito edito da Levante
BARI, VIAGGIO LETTERARIO E POETICO
di Gilda Camero





Una lingua che esprime la genuinità, la spontaneità, la naturalezza della vita concreta. Una lingua che disegna l'autentico soffrire e sentire di un popolo. Un viaggio in una Bari sospesa tra presente e passato, in cui il dialetto rappresenta una modalità espressiva più diretta, immediata: un linguaggio che è diventato poesia, teatro, tradizione e modo dire. A compierlo Vittorio Polito nel libro Baresità e... maresità (appena pubblicato nelle edizioni Levante nella Collana La Puglia nei documenti diretta da Irene Cavalli) in cui la prefazione è stata firmata da Vito Maurogiovanni, mentre la copertina è stata realizzata dall'artista Michele Damiani (presente nel volume anche come autore di alcuni versi e altri disegni): viene ricostruita una vera e propria mappa non solo della baresità ma anche del rapporto che per esempio la città e i suoi abitanti hanno nei confronti del mare, che diventa motivo ispiratore di alcuni scritti ed elemento culinario. Il libro, infatti, offre anche una lettura non sequenziale dei capitoli perchè ognuno affronta un argomento specifico: dagli interventi sul dialetto, come lingua e sulla sua valenza culturale, all'omaggio a San Nicola, simbolo della città e collegamento ideale verso l'Oriente, dal teatro di strada e popolare (il riferimento è a Piripicchio) alla musica (sia nella sua dimensione più aulica che in quella popolare come nella Tarandedde pe tutte). Ma non è tutto: dalle ricette marinare alle abitudini dei baresi a tavola, dai giochi che si facevano una volta per strada (come U verruzze) ai mestieri ormai scomparsi (dall'ombrellaro a la mesta-recamatrisce, dall'arrotino a u mest varvjire), fino ai nomi per i venti, ai proverbi marinari e ad una parte dedicata alla medicina e alla salute. Accanto a moltissime poesie ed interventi di scrittori baresi, che continuano a far sentire la loro voce o che lo hanno fanno in passato (Giovanni Panza, Gaetano Savelli, Giuseppe De Benedictis, Vitantonio Di Cagno, Vito De Fano, Armando Perotti, Nicola Macina, Alfredo Giovine, Peppino Santoro, Enrica e Lorenzo Gentile, Vito Bellomo, Michele Fanelli, Peppino Zaccaro, Giuseppe Gioia, Giuseppe Romito, Marcello Catinella, Santa Vetturi, Maria D'Apolito Conese, Anna Sciacovelli, l'attore Vito Signorile, Peppino Franco, Giovanni Laricchia, Luigi Canonino Franz Falanga Emanuele Battista, Nicola Macina, Agnese Palummo, Davide Lopez, Giovanni Lotito, Saverio Micunco, Arturo Santoro Felice Alloggio e moltissimi altri, impossibile citarli tutti) il volume contiene anche una ricca documentazione fotografica che lo rende un documento prezioso anche per chi desidera esplorare la città dal punto di vista visivo (molte le immagini della città vecchia, cuore pulsante di Bari da sempre dal Fortino alla Vallisa dal Castello alla Cattedrale) e materiale che invece si riferisce alle pubblicazioni che sono state fatte nel corso del tempo, capaci di fotografare un particolare momento storico (sono raccolte centinaia di copertine di riviste e di libri).
Un lavoro corposo quello di Polito, realizzato anche grazie alla collaborazione di alcuni autori e amici capaci di condividere le stesse passioni.
Sicuramente molto mi hanno sostenuto nella realizzazione di questo lavoro - ha dichiarato l'autore - contribuendo in maniera fondamentale attraverso i loro interventi. Felice Alloggio per i giochi e il teatro, Franz Falanga per baresità e maresità, Giovanni Panza per il capitolo dedicato al pesce, Luigi Canonico per i proverbi marinari, Augusto Carbonara che ha realizzato la rosa dei venti in barese e Carlo Scorcia per la parte sia su dialetto e salute che sul linguaggio dialettale del mare. Naturalmente un ringraziamento va a tutti gli autori, all'editore, a Maurogiovanni per la prefazione e a Damiani per i disegni tra cui quello della copertina perchè mi hanno permesso di dar vita a questo volume a cui stavo lavorando da tempo e che testimonia il mio amore per la città e la sua lingua".


Ultima modifica di Admin il Sab Nov 29, 2008 9:04 am, modificato 2 volte
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BARESITA'... E MARESITA' recensione dal quotidiano PUGLIA

Messaggio  Admin il Sab Nov 15, 2008 6:09 pm

Da PUGLIA del 15 novembre 2008, pag. 11
Rosita Casulli

Non bisogna essere ‘barìse’ Doc per il libro di Polito, ma conoscere un po’ la città

Bari nei versi in dialetto di chi vive
la sua ‘maresità’ pure nel Duemila

BARI – Avvertenze: chi non conosce dialetto e spirito baresi potrebbe non capire. Già, perché bisogna aver passeggiato almeno una volta sul Lungomare del capoluogo pugliese o fatto un giro tra i vicoli di Bari vecchia per avere una minima idea di come si parli in ‘Baresità e… maresità’, il volume di Vittorio Polito, con prefazione di Vito Maurogiovanni, edito da Levante Editori. Il titolo è una sintesi perfetta di quel rapporto baresi-mare poco comprensibile a chi non conosce la materia.
Non bisogna essere ‘barìse’ Doc, ma almeno essersi avvicinati per un attimo a questo mondo fatto di arte, cucina, mare, teatro che è Bari. Raccontata qui in versi e in lingua ‘originale’. Non si tratta però di una operazione ‘di nicchia’. È lo stesso Polito a spiegarlo: “I protagonisti di questa baresità sono docenti universitari e pasticceri [… ]”, legati dall’essere tutt’uno col posto nel quale sono nati e cresciuti. Cosa c’è di meglio che raccontarne le bellezze in poesie?
Molte liriche riportate in “Baresità e… maresità” sono già conosciute agli amanti del genere, qualcuna inedita. Ad introdurle una panoramica sulla tematica affrontata: un racconto, più che altro, basato spesso su altri testi dedicati alla cultura barese. Un ‘aiuto’ per chi ha a che fare per la prima volta con questo mondo, ma senza pretese di insegnamento. Anzi: a dettare il volume è la voglia di conservare e salvaguardare ricordi, usanze e modi di dire che possono inorridire menti più ‘giovani’ o puriste, soprattutto della lingua italiana. In questo contesto viene inserito, in maniera naturale, il concetto di ‘maresità’, derivazione dell’essere baresi, caratteristica che, spiega Polito, “se vogliamo salvarla, e bisogna farlo, la salveremo non mummificandola nel passato ma rivitalizzandola”.
Operazione possibile mettendo a confronto poesie su mare, San Nicola, ‘verrùzze’ e gli altri giochi di strada. Ricordi di un mondo che non c’è più? Ovviamente no: lo dimostra l’elenco di pubblicazioni a tema, perfino un glossario coi termini medici dialettali usati da chi pensa ancora, come ad esempio Peppino Franco nei suoi versi: “dialette bbedde mì, sì nnu tresore”.

Rosita Casulli


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BARESITÀ E… MARESITÀ Recensione da CONTRAPPUNTI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Nov 26, 2008 7:01 am

Da CONTRAPPUNTI
Mensile di Cultura Spettacolo Costume, diretto da Franco Chieco
Anno XIV, n. 10 (136). Dicembre 2008, pag. 11-12

«Baresità e… maresità» di Vittorio Polito, prefazione di Vito Maurogiovanni (Levante Editori)

Un affettuoso, singolare, articolato omaggio alla città di Bari, al suo dialetto, alle sue tradizioni ed ai suoi poeti. Si può sintetizzare così «Baresità e… maresità» il corposo testo che Vittorio Polito ha pubblicato per i tipi di Levante. Pubblicista impegnato su più fronti, Polito ha curato un’antologia di poesie dialettali ospitando antichi e nuovi cantori della baresità, da Peppino Franco a Michele Campione, da Francesco Saverio Abbrescia ad Alfredo Giovine. Affettuosa, densa la prefazione di Vito Maurogiovanni. Disegno di copertina del maestro Michele Damiani, presente nel volume con tre poesie e altrettanti disegni.

Antonio Rossano


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BARESITA' E... MARESITA'. Recensione DEL "QUOTIDIANO DI BARI"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Nov 29, 2008 1:48 pm

Da «QUOTIDIANO DI BARI», Anno XXI, n.. 262 – sabato 29 Novembre 2008, pag. 13


GRAZIE AL DIALETTO RISCOPRIAMO LE NOSTRE RADICI PIÙ AUTENTICHE

UN PEANA ALLA "BARESITÀ"
CON POETI, PITTORI E… SAN NICOLA




Il dialetto può considerarsi un attentato alla lingua nazionale? Niente di più falso. Lo sostiene Vittorio Polito nel suo accattivante saggio "Baresità e… maresità" Levante Editori – Bari. E, per portare acqua al mulino del suo assunto, chiama in causa scrittori, poeti e pittori che sono scesi baldanzosamente in campo per avallare, con le loro opere, le ascose virtù del vernacolo, patrimonio di cultura e saggezza di un ambito territoriale. A partire dalla poesia dialettale “che rappresenta – osserva l’Autore – l’espressione immediata dei nostri sentimenti”. Dialetto, dunque, non più avversato – come accadeva ai tempi del Ventennio – quale degradazione della lingua letteraria, ma visto quale strenuo difensore di una ridda di valori, come certezza della nostra provenienza e baluardo delle nostre radici alle quali e saremo saldamente ancorati “malgrado i tentativi ingegnosi o maldestri che vengono messi in atto per tagliare questo vitale cordone ombelicale”. La lista dei baresi-doc è ampia e variegata. In apertura, con la prefazione, c’è Vito Maurogiovanni, uno dei cultori più “in” delle nostre tradizioni. Che – come attestano gli altri compagni di cordata – comprendono tipiche specialità culinarie – illustrate ampiamente da Giovanni Panza nella sua “Checine de nononne”, nonché mestieri antichi o scomparsi, - come “u chiappa cane”, “il sensale di matrimonio”, la “mesta-capera”, “u mest-varvjiere”. Tra i protagonisti delle “patrie lettere” incontriamo anche Alfredo Giovine, Vito De Fano, Michele Campione, Daniele Giancane, il pittore Michele Damiani, autore della copertina e di altre illustrazioni a corredo delle sue poesie, l’architetto Franz Falanga. Quest’ultimo ci parla anche del “cazzo franco”. No, non arricciate il naso, non è un termine osceno, ma significa “schiaccio gratis”; e lo stesso va detto per “u cazze dell’aminnue”: si tratta di uno stabilimento (che esisteva nel centro di Bari fino a qualche decennio fa) per lo schiaccio delle mandorle allo scopo di estrarne il frutto, noto ai baresi con tale soprannome. Altri temi toccano il teatro di strada e il teatro popolare, i giochi di strada, quali “u verrùzze”, la “cerbottàne” la “cambàne”, la “corse che le cìirchie”; la musica popolare e colta, i nuovi nomi dei venti. Non manca, infine, un’accoppiata vincente: Luigi Giacobino e Giuseppe Gioia, che ci irretiscono l’uno con deliziose immagini, l’altro con avvincenti liriche. E accanto alla baresità fa capolino la “maresità”, un neologismo che punta a riconoscere l’importante ruolo del mare nella vita del capoluogo pugliese, un mare nel quale abbondano “u pulpe e la pelose”, “u ciambotte”, “u calamaridde”, “la cozza gnore e l’ostreche”. E sempre dal mare è arrivato “Sanda Necòle”, il santo di tutte l genti. Certo, nessuno avrebbe potuto mai immaginare che un clamoroso furto – perpetrato ai danni del Santuario di Myra – avrebbe dato tanto lustro alla città di Bari: in Oriente e in Occidente; tra cattolici, ortodossi e protestanti. Un Santo che è al centro di un “giallo” storico. Secondo alcune fonti, infatti, il Patrono di Bari sarebbe la somma di due Santi: il buon vescovo dell’Asia lontana e un altro monaco, Nicola da Sion, anch’egli cristiano di somme virtù. E, restando in tema, altra diatriba riguarda il seggio dell’Abate Elia. Secondo il domenicano padre Gerardo Cioffari risalirebbe al 1098, di diverso avviso, invece, è Pina Belli D’Elia. Secondo l’ex direttrice della Pinacoteca Provinciale di Bari, l’antico retaggio sarebbe più giovane di quasi un secolo: dovrebbe cioè collocarsi tra il 1160 e il 1170, al tempo della ripresa barese dopo la distruzione operata dai normanni. Buone nuove, infine, per i patiti della pennichella: rimette in sesto chi ha avuto una mattinata laboriosa. Come noto, quel provvidenziale riposo pomeridiano si fa nella “condrore” per affrontare la “calandrèdde”, ossia l’afa estiva, la calura pomeridiana, la canicola. E con questo invito ad una pausa ristoratrice prendiamo congedo dall’effervescente Vittorio Polito, grati di questo variegato e divertente viaggio in un mondo dove il dialetto ha piena cittadinanza e gode, per fortuna, ottima salute.

M.V.C.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Sab Gen 10, 2009 10:06 am, modificato 7 volte
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BARESITA' E... MARESITA' - Nuova recensione su Internet

Messaggio  Vittorio E. Polito il Sab Nov 29, 2008 8:17 pm

Una nuova recensione del mio volume "Baresità e... maresità" è stata pubblicata sul sito internet

http://garganopress.net/modules/news/article.php?storyid=10217


Baresità e… maresità

un volume Levante Editori di Vittorio Polito

Il mare nel dna dei baresi

Esiste la baresità? Certamente sì, come i siculi hanno la sicilianità e i partenopei la napoletanità. Però non basta da sola a identificare il barese, lascia fuori il suo legame profondo con il mare.

Perciò serve anche la maresità, che l’esploratore studioso appassionato di cultura e tradizioni cittadine, Vittorio Polito, illustra con l'aiuto di validissimi collaboratori-amici in "Baresità e... maresità". Un volume particolarmente elegante, amorevolmente curato da Levante, editori baresi manco a dirlo (collana La Puglia nei documenti, 220 pagg. + 64 ill. 16 euro), ben illustrato e con in copertina una solare e coloratissima caravella del maestro Michele Damiani. La prefazione è di Vito Maurogiovanni, che non è il solo barese, anzi, "barese e marese", ad essersi speso in questo omaggio alla propria genìa natale. Gli altri validi “complici” sono il commediografo Felice Alloggio, il poeta Giovanni Panza, Luigi Canonico e l’architetto e scrittore Franz Falanga, al quale si deve una esauriente interpretazione della maresità, un neologismo che probabilmente avrà un futuro nella definizione del carattere distintivo della gens barensis. Il libro è un’antologia di liriche dialettali, di proverbi e modi di dire legati al mare. Spazio anche alla musica ed ai musicisti locali, anche insigni, ad un dizionario dei termini vernacolari ed agli immancabili mestieri di una volta. È il caso di dire più che mai che “se Parigi avesse u mar sarebbe ’na piccola Bar”.


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"BARESITA' E... MARESITA'" RECENSIONE DI FRANZ FALANGA

Messaggio  Admin il Gio Dic 04, 2008 3:39 pm

I BARESI, IL MARE E IL DIALETTO

Segnalo all’attenzione dei visitatori di questo sito un delizioso libro del giornalista Vittorio Polito dal titolo Baresità e… maresità, edito da Levante Editori in Bari, uscito in questi giorni. Il libro, come si evince dal titolo, è dedicato alla baresità e alla maresità del capoluogo pugliese ed è una interessante e intrigante antologia della straordinaria poesia dialettale barese, vista attraverso la compresenza del mare e dei grandi miti di Bari, come per esempio il leggendario ed amatissimo mito di San Nicola. Procedendo nella redazione del libro, Vittorio Polito è stato via via incantato e suggestionato anche da altri argomenti che costituiscono la struttura della cultura della città, cultura che i baresi e quelli che amano questa nostra particolarissima città conoscono bene ed amano, spesso anche in conflitto con le proprie idee. Un oggetto complesso come una città, non può che coinvolgere in maniera altrettanto complessa. E questo libro ci è riuscito abbondantemente. Leggendo senza soluzione di continuità l’indice, troveremo oltre alla bella e civile presentazione di Vito Maurogiovanni, la spiegazione del neologismo maresità, la cultura e la poesia dialettale, un omaggio a San Nicola, scritti e poesie sulla baresità, il teatro di strada e il teatro popolare a Bari, la musica popolare e colta barese, i giochi di strada, i mestieri scomparsi, i nomi dei venti, un delizioso capitolo riservato al pesce, i baresi a tavola, il dialetto nel lessico medico, i proverbi marinari e il linguaggio dei marinai baresi. Mi pare un gran bel leggere su questa grande città del sud. Correndo il rischio di essere partigiano (lo sono praticamente sempre) mi piace segnalarvi una deliziosa poesia di Giovanni Panza che troverete ad inizio libro dal suggestivo titolo (e contenuto) U cavadde de taue, che non è altro che una deliziosa rivisitazione in chiave barese della celeberrima guerra di Troia. Last but not least, permettetemi di citare con vero piacere la copertina e le tre splendide illustrazioni che accompagnano altrettante poesie del maestro Michele Damiani che in questa occasione, come sempre peraltro, ha abbandonato le briglie sul collo alla sua grande fantasia formale. In fine di brano, segnalo una bella e inedita poesia, peraltro in italiano, dedicata a San Nicola, del caro Michele Campione, giornalista di razza e persona di squisita umanità, che ho avuto il privilegio di conoscere di persona tanti, troppi, anni fa.

Vittorio Polito, Baresità e… maresità. Levante Editori – Bari, 220 pag. + 64 ill. € 16,00
www.levantebari.com

FRANZ FALANGA


Ultima modifica di Admin il Ven Gen 02, 2009 3:58 pm, modificato 1 volta
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BARESITÀ E… MARESITÀ di Felice Alloggio

Messaggio  Admin il Ven Dic 19, 2008 4:14 pm

da “IL FARO PALESE”, ANNO XXXVII, N. 10, DICEMBRE 2008, pag. 19
Recensione di Felice Alloggio
BARESITÀ E… MARESITÀ
Polito V., Levante Editori, pagg. 224+Ill.

Scatti e libri dedicati a coloro che amano e rispettano Bari e a Mario Cavalli, “colpevole” ispiratore di questa mia seconda vita.

Con questa profonda riflessione si apre la sezione illustrativa del libro di Vittorio Polito, giornalista pubblicista e tanto altro ancora che, attraverso un amabile e raffinato miscuglio di poesie, saggi, illustrazioni e semplici riflessioni, ha voluto dedicare il suo lavoro a Bari e ai Baresi a dimostrazione della gratitudine e del profondo affetto che lo stesso nutre per i suoi concittadini e per la sua città.
Un testo che per Polito non è il punto di arrivo di uno scrittore che una volta terminato il suo impegno vede il proprio libro sugli scaffali o nelle vetrine di una libreria, ma il punto di partenza di quella sua seconda vita, l’età matura, in cui sempre e più forte è la voglia di contribuire, fra l’altro, alla protezione delle nostre tradizioni, del nostro dialetto, e lasciare un segno tangibile della nostra storia e di noi stessi. Tutto ciò per non rischiare di far cadere il nostro passato nell’oblio con la conseguente mancanza di certezze per le future generazioni, quelle dei suoi nipoti a cui ha dedicato il testo e di tutti i bambini e i giovani baresi che della baresità intesa nel senso più genuino del termine, ahimé, sanno davvero poco. E il libro si presta a tutto ciò, attraverso una oculata disamina orientata alla protezione delle tradizioni popolari baresi, il cui percorso per Polito non può che essere quello incantevole ed incantato della poesia dialettale locale, del nostro amato protettore San Nicola, del teatro popolare, della musica popolare e colta di Bari, dei giochi e dei mestieri di un tempo, della calandrèdde, la controra dei baresi, della gastronomia, del nostro pesce e della vita dei nostri pescatori, del linguaggio dialettale del mare, persino dei venti che soffiano nella città e con cui i suoi concittadini baresi convivono da sempre. Temi essenziali della baresità che per il nostro non è solo uso del dialetto ma quel modo diverso di essere e di porsi fatto di mille diversi fattori. Uno di questi è dato proprio dai protagonisti di tale baresità, che lo stesso Vito Maurogiovanni, noto drammaturgo e scrittore barese che ne ha curato la prefazione, indica nella variegata e numerosa prole barese che egli individua nelle più svariate professioni e in tutti i ceti socio-economici presenti nel pulpito cittadino. E ci sono proprio tutti a cantare le cose nell’alma lingua materna, a difendere la propria lingua, quella che tutti hanno sentito nelle nenie mentre erano tra le braccia della loro mamma e della loro nonna. Dal pasticciere al docente universitario, dall’impiegato al pensionato, dalla casalinga al libraio, dal giornalista alla numerosa pletora che irrora il mondo artigiano e commerciale del barese levantino. Categorie sociali che si commuovono, che protestano, che gioiscono e che Polito ha voluto riunire facendoli parlare attraverso le tante bellissime liriche che l’autore con molto tatto e molto acume, ha inserito nel libro, lasciando opportunamente intatta la loro struttura lessicale.
La poesia si sa non è mai stata per il grande pubblico, essendo la poesia paragonabile ad un buon distillato che come tutti i distillati raffinati bisogna sapere apprezzare. Ma Polito con questo lavoro ha voluto lanciare una vera e propria sfida, perché ha intuito che comunicare con la poesia dialettale non solo è più facile e più bello, ma talvolta rappresenta una vera e propria esigenza per le nuove generazioni che, ormai saturi di intelligenti tecnicismi, vogliono reagire alla refrattarietà, alla superficialità, tornando a vivere a dimensione d’uomo e rispolverando nel passato le antiche tradizioni e gli antichi valori come ad esempio il valore della bontà vera di un tempo vero anche se passato.
Apprezzabilissimo pertanto risulta l’impegno di Polito il cui testo ha fra l’altro il doppio merito di aver offerto l’ennesimo contributo al recupero della lingua originale e di aver fatto conoscere al vasto pubblico barese, autori la cui produzione poetica e letteraria ha avuto sempre un grande impatto culturale nella nostra città.
Il libro la cui copertina è stata disegnata dal Maestro Michele Damiani, e all’interno del quale il lettore troverà contributi sul teatro popolare barese e sui giochi di strada scritti da Felice Alloggio, e accattivanti scritti di Franz Falanga sui preziosi e reattivi termini di “baresità” e “maresità” - è arricchito da un’ampia sezione fotografica comprendente non solo alcuni dei luoghi architettonicamente e artisticamente più belli di Bari, ma anche le copertine di numerosi volumi su Bari e i Baresi, quasi che l’autore abbia voluto presentare un’originale bibliografia illustrata sulla baresità di cui si è detto sopra.
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BARESITÀ E MARESITÀ – Recensione da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Messaggio  Vittorio E. Polito il Mer Dic 31, 2008 3:31 pm

Da
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO del 28 dicembre 2008, pag. 18




Quando la «maresità» è baresità


In un libro, proverbi e canzoni scritti e immagini made in Bari


Chi può mai scindere Bari dal suo litorale? Anche senza ricorrere al solito detto «se Parigi avesse u mar…», è chiaro che la nostra «maresità» è tutt’uno con la «baresità».
E su queste due parole si basa il lavoro di Vittorio Polito, giornalista e già assistente bibliotecario della Facoltà di medicina del Policlinico, autore di un volume per Levante Editori che s’intitola proprio Baresità e… maresità (collana La Puglia nei documenti, 220 pag. 16 euro).


Il mare, da solo, però non basta: serve infatti il linguaggio e ad esplorare lingua e tradizioni è Polito nelle pagine del suo volume che riporta una prefazione di Vito Maurogiovanni e disegni del pittore Michele Damiani. E poi testi del commediografo Felice Alloggio, del poeta Giovanni Panza, di Luigi Canonico e dell’architetto e scrittore Franz Falanga. Ma cos’è la maresità? Il neologismo ha a che fare con la nostra «razza», aperta e ventosa come lo è il mare, ma pure un po’ insidiosa forse. Il libro è un’antologia di liriche dialettali, di proverbi e modi di dire legati al mare. C’è spazio per tutto: anche per la musica e per i musicisti locali, anche insigni.


Ottima la scelta del vocabolario dialettale di un’epoca in cui molti lal citano e mal scrivono in barese. E poi i proverbi marinari, gocce di mare e di saggezza, come quando si dice «U mare iè amare», o si taccia chi fa gran mostra di sé e delle sue virtù, con il bel detto «Patrune de bastimìinde non dène varche», un po’ come quando il calzolaio va con le scarpe rotte. Polito precisa che conoscere il «dialetto è indispensabile», sottolineando e provando con esempi pratici che il barese è una lingua «immediata e al tempo stesso più sofisticata che riesce ad imprimere quel tanto di drammatizzazione al nostro parlare». Insomma: Bari, mari e teatri.


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Sab Gen 10, 2009 9:58 am, modificato 17 volte
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BARESITÀ E… MARESITÀ da www.cartantica.it

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Gen 05, 2009 3:30 pm

BARESITÀ E… MARESITÀ
da www.cartantica.it

Segnalazione dal sito internet www.cartantica.it del 13 novembre 2008



Con piacere vi informo dell’uscita del libro “Baresità e… Maresità” (Levante Editori, Bari) del nostro valido collaboratore Vittorio Polito, che per 40 anni ha ricoperto il ruolo di Assistente Bibliotecario presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Bari. Ha collaborato con il Tribunale del Diritti del Malato, con l’Associazione Pugliese Soccorritori e con l’Ass.ne Int.le Ricerca e Recupero Disordini della Comunicazione Umana (AIERRE) e con i periodici La Mia Salute, ORL Magazine, Bariracconta, Japigia-Torre a Mare…informa (periodico della V Circoscrizione di Bari) e con i quotidiani Roma, Il Quotidiano di Bari, Puglia d’oggi, e con i siti internet www.modugno.it e www.palesemacchie.it.

Ha curato e coordinato, in collaborazione, le due Edizioni del volume “Il dialetto, dignità di comunicazione, dignità sociale”, del quale è anche coautore, edito dall’AIERRE, pubblicato con il sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Puglia e con il Patrocinio del Comune di Bari. Il volume, presentato dal sindaco di Bari, è stato recensito da numerosi quotidiani tra cui l’autorevole Osservatore Romano.

Nell’ambito dell’Associazione Culturale Italo-Ellenica di Bari è socio e componente del Consiglio Direttivo e addetto-stampa.

Attualmente collabora con i quotidiani Barisera ed EPolis Bari, con i periodici La Vallisa, Il Faro Palese, L’Informatore e con i siti internet http://comanacosaellalde.forumattivo.com/, www.pescheriadeibaresi.it e, ovviamente con Cartantica.

Nel 2007 si è classificato secondo al concorso per la Sezione Fotografia al Premio Nazionale di Letteratura e Arti Figurative “Creatività Itinerante”.


È stato insignito dal Presidente della Repubblica delle onorificenze di Cavaliere (1995) e di Ufficiale dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana (2002).
Interessante, istruttivo e divertente excursus sul dialetto barese, la poesia, la cultura, i proverbi, le tradizioni, i personaggi, la musica, il teatro, i giochi di strada ed i mestieri scomparsi della città di Bari.


Patrizia di Cartantica


Ultima modifica di Vittorio E. Polito il Sab Gen 10, 2009 10:13 am, modificato 6 volte
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BARESITÀ E… MARESITÀ. Recensione del quotidiano EPolis Bari

Messaggio  Vittorio E. Polito il Lun Gen 12, 2009 7:10 am

BARESITÀ E… MARESITÀ.

Recensione del quotidiano EPolis Bari del 10 gennaio 2009, pag. 38

VERSI, RICORDI ED EMOZIONI
POLITO RACCONTA LA SUA CITTÀ


Bari, baresità e maresità un trinomio perfetto per il bel capoluogo della Puglia ed anche oggetto della recente pubblicazione del giornalista Vittorio Polito «Baresità e… maresità» (Levante Editori).
Il volume, che si avvale della prefazione di Vito Maurogiovanni, scrittore e memoria storica di Bari, e della collaborazione di Felice Alloggio, commediografo, di Franz Falanga, architetto, Giovanni Panza e Luigi Canonico, poeti, vuole essere un’antologia dedicata a Bari ed al suo dialetto che Polito difende a spada tratta.
Il bel volume, con la coloratissima copertina del maestro Michele Damiani, racchiude, come in un gradevole contenitore, circa 90 poesie, quasi tutte in dialetto barese in rappresentanza di 30 poeti dialettali di ieri e di oggi che rendono prezioso il lavoro di Polito: originale, istruttivo e divertente excursus non solo sul dialetto barese ma anche sulla poesia dialettale, la cultura, i proverbi, la musica, le tradizioni, il pesce, i giochi di un tempo, il teatro di strada, i mestieri scomparsi, il linguaggio marinaro.
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CANTI POPOLARI DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI BARESI

Messaggio  Vittorio E. Polito il Ven Gen 16, 2009 4:05 pm

Recensione di Vittorio Polito
dal quotidiano BARISERA del 12 gennaio 2009, pag. 19


La prima edizione del libro fu pubblicata nel 1966 da Alfredo Giovine
DIALETTO BARESE E CANTI POPOLARI D’INFANZIA

Per i tipi della Stilo Editrice è stato pubblicato in questi giorni il tascabile di Alfredo Giovine «Canti popolari dei bambini e dei ragazzi baresi», a cura di Felice Giovine (pagg. 142, € 10,00). Un ulteriore contributo alla causa del dialetto barese.
La pubblicazione propone, in una nuova edizione (la prima fu pubblicata nel 1966), i canti in dialetto barese con relativa traduzione in lingua, raccolti anche con l’uso del registratore ai primi degli anni ’60, e riproposti suddivisi in sezioni tematiche, arricchito di nuove fotografie, e con gli aggiornamenti della grafia barese che Alfredo Giovine suggeriva.
Daniele Giancane, docente di letteratura per l’infanzia della nostra Università, che firma la prefazione, scrive tra l’altro a proposito del dialetto: «Il dialetto ha sue precise strutture, ha una sua grammatica, una sintassi, una declinazione dei verbi: non si può affermare che, mentre la lingua italiana è il regno della regola, il dialetto è il regno dell’anarchia, sennò vorrebbe dire che è un sottoprodotto di serie B, cosa che non è; anzi come tutti sanno il dialetto è la lingua materna per eccellenza, quella in cui si pensa, ci si emoziona, ci si adira».
Queste le sezioni presentate: personaggi, modi di dire, scioglilingua, giochi, animali, feste e natura. Il tutto accompagnato con antiche foto dell’Archivio Giovine.
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BARESITÀ E… MARESITÀ – Recensione "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO"

Messaggio  Vittorio E. Polito il Gio Feb 19, 2009 7:57 am

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Re: DIALETTO BARESE: RECENSIONI

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